Kitež

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L'invisibile città di Kitež, Konstantin Gorbatov
Città di Kitež (nelle foreste), Michail Nesterov

Kitež (in russo: Китеж?) è una città leggendaria localizzata sulle rive del lago Svetlojar, nell'Oblast' di Nižnij Novgorod, in Russia. Il suo mito fu menzionato per la prima volta nella cosiddetta "Cronaca di Kitež", un documento anonimo del tardo XVIII secolo che si ritiene originato nell'ambiente dei Vecchi credenti.[1]

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda il gran principe Jurij II fondò la città di Malyj Kitež (Piccola Kitež) sulle rive del fiume Volga (l'odierna Krasnyj Cholm). In passato tale città fu erroneamente identificata in Gorodec, fondata in realtà ben trent'anni prima della nascita del principe Jurij II nel 1189. Successivamente costui attraversò i fiumi Uzola, Sanda e Kerženec e trovò un bellissimo luogo ubicato sulle rive del lago Svetlojar, dove decise di costruire la città di Bol'šoj Kitež (Grande Kitež). In base agli studi di paretimologia il nome della città deriverebbe dalla residenza reale di Kidekša (vicino Suzdal'), saccheggiata dai mongoli nel 1237. Mentre invece il linguista Max Vasmer attribuì al nome un'etimologia "oscura".[2]

Dopo aver assoggettato alcuni territori russi il capo mongolo Batu Khan sentì parlare di Kitež e decise di dirigersi verso di essa. I mongoli innanzitutto presero il controllo della Piccola Kitež, costringendo Jurij e i suoi uomini a ritirarsi nei boschi siti nei pressi della Grande Kitež. A quel punto, un prigioniero avrebbe rivelato ai mongoli un sentiero segreto capace di condurre al lago Svetlojar. Fu così che le armate asiatiche giunsero al cospetto delle mura della città e scoprirono con sorpresa che essa non era dotata di fortificazioni. In aggiunta a ciò, notarono che gli abitanti della città non intendevano difendersi con le armi, ma che erano al contrario impegnati a pregare con fervore, chiedendo a Dio la propria redenzione. Quando i mongoli avanzarono per attaccare la città si accorsero che essa stava per essere sommersa dalle acque del lago. L'ultima cosa che videro inabissarsi fu la lucente cupola della cattedrale sormontata dalla croce.

Questa leggenda ha dato vita a numerose credenze sopravvissute nonostante il passare dei secoli. È diffusa l'idea che solo i puri di cuore possano trovare la strada per Kitež e, ironicamente, il percorso che conduce al lago è tuttora chiamato "sentiero di Batu" (Батыева тропа). Un'altra credenza vuole che nei momenti di tempo sereno sia possibile sentire canti e suoni di campane provenienti dal fondo del lago. Inoltre, alle persone più pie sarebbe possibile vedere le luci delle processioni religiose (chiamate "крестный ход") e addirittura gli edifici della città. Per tutti questi motivi il lago Svetlojar viene talvolta chiamato "Atlantide russa".[3]

Nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (RU) La leggenda della città di Kitež
  2. ^ (RU) Il mitologema-toponimo Kitež nel sistema poetico di Nikolaj Kljuev
  3. ^ (RU) Sulle rive dell'Atlantide russa

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