Kim Jong-nam

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Kim Jong-Nam)

Kim Jong-nam (Pyongyang ?, 10 maggio 1971) è il primogenito di Kim Jong-il, ex-leader della Corea del Nord, avuto dalla sua seconda moglie Song Hye-Rim. Alcune fonti mettono tuttavia in dubbio il matrimonio fra il dittatore nordcoreano e la donna, sostenendo dunque che Kim Jong-Nam sia un figlio illegittimo. È stato a lungo ritenuto il possibile successore di suo padre alla guida della Repubblica Democratica Popolare, prima che cadesse in disgrazia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

All'età di 10 anni, Kim Jong-nam è mandato dalla famiglia a Ginevra per studiare in occidente. Frequenta le Università di Ginevra e di Mosca, ma non si conosce il suo campo di studi. Tornato in patria, è subito posto dal padre ai vertici dei servizi segreti nordcoreani. Si "distingue" nel 1996 come il responsabile di una "purga", che coinvolge decine di oppositori politici. Da sempre appassionato di computer, guida nel 2001 il Comitato Nordcoreano per l'Uso del Computer e (anche se non ci sono conferme ufficiali al riguardo) riveste il compito di Responsabile per la Linea di condotta sulla Information Technology.

Nel gennaio del 2001, il suo lavoro produce i primi frutti: il giornale nordcoreano Nodong Sinmun ("Il Giornale dei Lavoratori") annuncia che verrà intrapresa una linea di "nuovo pensiero" (in coreano, Saeroun kwanjom). Tutti gli sforzi dovranno essere concentrati nell'estirpare la vecchia mentalità e ricostruire su basi tecnologiche l'intero Paese, con particolare interesse per la Information technology. È proprio questa menzione, secondo alcuni analisti, ad indicare l'alta probabilità di Kim Jong-Nam di succedere al padre Kim Jong-il.

Il "piccolo generale" (nomignolo attribuitogli) pare nutra un certo interesse per il Giappone, anche al fine di migliorare la sua conoscenza della lingua giapponese e del computer. La prima visita al vicino Paese risalirebbe al 1995, con un passaporto falso. Pare che le autorità giapponesi non lo abbiano riconosciuto in quella occasione a causa delle poche informazioni e delle ancora più scarse foto disponibili. Ufficialmente, infatti, Kim Jong-Nam non è mai apparso in pubblico.

Il 1º maggio del 2001 Kim Jong-Nam viene arrestato all'aeroporto di Narita (vicino Tokyo) mentre tentava (per l'ennesima volta) di entrare illegalmente nel Paese. Assieme a lui, vengono fermate anche due donne (la più giovane delle due si ritiene sia la sua segretaria ed interprete) ed un bambino di quattro anni (molto probabilmente suo figlio). Non si conosce l'identità esatta della seconda donna (che si suppone sia Shin Jong-Hi, la moglie di Kim Jong-Nam).

Kim viene trovato in possesso di un passaporto (ovviamente falso) della Repubblica Dominicana, da cui si risale ad altri tre ingressi dello stesso in Giappone (uno effettuato nell'ottobre del 2000, altri due nel dicembre dello stesso anno). Kim Jong-Nam afferma ripetutamente agli ufficiali di essere il figlio del dittatore nordcoreano Kim Jong-il e che era entrato nel Paese per "andare a visitare Tokyo Disneyland"[1]. Ulteriori controlli confermano altre brevissime visite in Giappone, sotto falso nome, dello stesso Kim Jong-Nam. I quattro vengono espulsi il 4 maggio 2001 e trasferiti a Pechino.

Dopo l'incidente di Narita, Kim Jong-Nam passa lunga parte del 2002 a Mosca, accudendo la madre Sung Hye-Rim. Sung, famosa ex-attrice nordcoreana, abbandonò verso la fine degli anni settanta il "Caro Leader" Kim Jong-il per le troppe scappatelle. Da tempo malata di diabete e sofferente di problemi cardiaci e di depressione, Sung Hye-Rim muore nel luglio (o agosto) del 2002.

Questi due avvenimenti segnano molto probabilmente il declino di Kim Jong-Nam. Dagli inizi del 2003 vive in Cina, lontano dal padre. Il 25 settembre 2004 viene avvistato all'aeroporto di Pechino, mentre scende da solo la scaletta dell'aereo (che non proveniva dalla Corea del Nord, ma da qualche altro Stato non identificato). Nessun picchetto ad accoglierlo, nessuna guardia del corpo a proteggerlo: molti analisti lo ritengono un chiaro segno della perdita dello status di "erede legittimo".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco del Corona, Fermato il figlio di Kim Jong - Il in Corriere della sera.it, 4 maggio 2001. URL consultato il 19 agosto 2010.