Kharja

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La kharǧa ("finale" in arabo; in lingua spagnola jarcha) è una composizione lirica popolare della Spagna musulmana che costituiva la parte finale della muwaṡṡaha, della quale esistono esempi fin dall'XI secolo. Le kharǧat sono composte in dialetto ispano-arabo colloquiale o nella lingua romanza parlata dagli Andalusi, chiamata mozarabica. Possono essere divise in tre serie diverse: araba, ebraica (molto più confidenziali) e anonima. Il numero preciso di Jarchas non è stato ancora specificato poiché hanno suscitato interesse solo in epoca moderna, grazie allo studioso di origine ebraiche Stern. Stern notò che questi testi lirici, scritti con caratteri arabi, corrispondevano a parole spagnole e per questo ne incoraggiò lo studio.

Furono infatti scritte essenzialmente da poeti arabi e ebrei colti che prendevano come modello la lirica tradizionale romanza, o da soldati che si recavano nella penisola iberica per combattere contro i Cristiani ed erano costretti a lasciare i propri familiari. Furono raccolte dal folclore popolare e adattate alle proprie necessità metriche (dovendosi integrare con la muwaṡṡaha), oppure composte di nuovo a partire da modelli tradizionali. La sua importanza risiede nel fatto di essere la documentazione più antica che si conosca di poesia in lingua romanza iberica e quindi la prima testimonianza letteraria della penisola.

L'esistenza della kharǧa testimonia una stretta relazione fra tre culture: romanza, araba ed ebraica. Il soggetto è sempre una donzella innamorata che si rivolge al suo amato, a sua madre o alle sorelle e amiche; dando così un'anticipazione alle cantigas de amigo galiziano-portoghesi che si diffusero nei secoli successivi. La tristezza espressa dalla donna rappresenta la catarsi, in cui la donna non è oggetto bensì soggetto di un'emozione fortissima, da cui deriva grande sofferenza. A causa dell'influenza della lingua araba vi sono molte parole che appartengono ad essa come " habib " (<<amato,amico>>) con la quale la donna si rivolge all'uomo.

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