Kabir

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Kabir

Kabir (Benares, 14401518) è stato un mistico e poeta indiano.

Vissuto durante l'epoca delle riforme innovatrici dell'induismo, insegnò una religione personale, tratta dal sufismo e dal sincretismo religioso e favorita dall'imperatore Akbar.

Nemico del politeismo e delle caste, cercò di unificare le correnti religiose indiane nella bhakti, la completa devozione amorosa e timorosa di Dio.

Nacque presso Benares, figli illegittimo di una vedova brāhmana, fu allievo del maestro Rāmānanda. Da bambino fu adottato da un tessitore musulmano di Benares che gli insegnò le arti del mestiere e probabilmente gli affibbiò anche il nome Kabir.[1] Avvicinatosi al circolo religioso di Rāmānanda formulò il proposito di riunire tutte le sette e le religioni nel culto di un Dio solo e quindi incominciò a condannare l'adorazione delle immagini sacre, i digiuni e le penitenze. Conservò la dottrina della Liberazione, del Karman e del samsāra e prese dal Cristianesimo la leggenda di Abramo e del Paradiso terrestre.[2] Il suo insegnamento venne raccolto nella Granthāvali ("Raccolta delle opere", v. trad. italiana di L.P. Mishra, Torino, 1971).

Il movimento iniziato da Kabir assume notevole importanza per un motivo storico-politico, ossia il tentativo svolto dall'imperatore moghul Akbar di creare una religione unitaria superando la divisione tra Islam e Induismo e per un motivo religioso, ossia la nascita della comunità dei Sikh.

Si sposò due volte ed ebbe due figli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pio Filippani-Ronconi,Miti e religioni dell'India, Newton Compton, 1992, Roma, pag. 206
  2. ^ Pio Filippani-Ronconi,Miti e religioni dell'India, Newton Compton, 1992, Roma, pag. 206

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