Kōyō Gunkan

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Takeda Shingen, capo del clan Takeda di cui si narra nel Kōyō Gunkan, in una stampa di Utagawa Kuniyoshi.

Il Kōyō Gunkan (甲陽軍鑑?) è un documento riguardante le gesta militari della famiglia Takeda della provincia di Kai, dalla nascita di Takeda Shingen fino alla morte di suo figlio Katsuyori. L'originale consisteva di 20 rotoli, e si ritiene sia stato compilato in gran parte dal vassallo Takeda Kōsaka Danjō Masanobu; fu completato nel 1616 da Obata Kagenori[1]. La famiglia Obata discendeva dal clan Heike, ed Obata Masamori fu uno dei famosi Ventiquattro generali di Takeda Shingen prima di diventare Signore del castello Kaizu di Shin Shu (l'attuale Nagano). Il figlio di Masamori, Obata Kagenori (1570-1644) passò dalla parte dello shogun Tokugawa Hidetada, e sotto il servizio di questi completò il famoso Takeda-ryu Koyo Gunkan-sho, lavoro dal quale vide successivamente la luce l'Heihō Okigi-sho, il libro segreto di strategia dei Takeda[2]. In questo libro che viene anche citato per la prima volta il Bushidō.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il Kōyō Gunkan contiene le descrizioni ed alcune delle statistiche più dettagliate sulle battaglie durante il periodo Sengoku ancora oggi disponibili, fornendo oltretutto dati precisi sugli esiti di queste. Descrive gli archibugi cinesi utilizzati nella battaglia di Uedahara del 1548, fatto che rese questo campo di battaglia il primo in Giappone nel quale si utilizzarono armi da fuoco. Si narra anche del famoso scontro uno contro uno avvenuto tra Takeda Shingen ed Uesugi Kenshin nella quarta battaglia di Kawanakajima del 1561, in cui Kenshin, dopo aver rotto le linee di Shingen, raggiunse la tenda di comando di questo e vi ingaggiò un duello sferrandogli un colpo con la propria katana; Shingen deviò l'affondo con il suo ventaglio da guerra di ferro, cercando di recuperare la spada, ed a quel punto un servitore Takeda riuscì a ferire il cavallo di Kenshin, costringendolo a ritirarsi[3].

In una sezione, la cronaca riporta il dettaglio dell'intero esercito Takeda nel 1573, elencando tutto da paggi e portatori di bandiere a personale di cucina, veterinari per i cavalli e commissari delle finanze. Secondo il documento, i 33 736 membri dell'esercito Takeda includevano 9 121 cavalieri, 18 242 ausiliari di cavalleria, 884 ashigaru dell'hatamoto shoyakunin (truppe personali del daimyō), ed altri 5 489 ashigaru. Il dettaglio dell'esercito fornisce anche un aspetto interessante nelle gerarchie di seguaci e alleati all'interno di tale forza[4].

Il Heihō Okigi-sho contenuto nell'opera, è generalmente attribuito al generale Yamamoto Kansuke, un altro dei ventiquattro generali di Takeda Shingen e suo braccio destro, ma è altamente probabile che rappresenti un lavoro successivo strutturato grazie al contributo di Obata e che fu attribuito successivamente a Yamamoto per conferirgli maggiore credibilità; indipendentemente dall'autore è considerato uno dei primi trattati di arti marziali in Giappone, nel quale vengono descritte tecniche, tattiche e strategie, e forniti consigli pratici su come maneggiare spada, lancia, arco ed archibugio, con capitoli speciali dedicati alle tattiche di infiltrazione e le diverse forme di ammanettamento dei prigionieri chiamate hojōjutsu[5].

Alcune sezioni scritte da Kosaka Masanobu esprimono la sua particolare visione del codice di condotta del guerriero, in relazione ai rapporti tra signore e vassallo. La figura di Shingen è vista come quella del signore ideale e contrasta con quella di suo figlio Takeda Katsuyori, la cui mancanza di abilità nel comando ha portato rapidamente il clan verso il declino[6] .

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Koyo Gunkan" Yoshida Toyo, 19ª edizione, Tokyo, agosto 2005.
  2. ^ "Heiho Okugisho: The Secret of High Strategy" Yamamoto Kansuke, Toshishiro Obata, Hawley Pubns; 2ª edizione (2000) ISBN 0910704929
  3. ^ "Legends of the Samurai" Hiroaki Sato, Overlook 1995 ISBN 0879516194
  4. ^ "Sengoku Bushou Omoshiro Jiten" Narumoto Tatsuya, Giappone 1998
  5. ^ "The Samurai Sourcebook" Stephen Turnbull Casell&o Londres 1998
  6. ^ "Daito-ryu Aikibudo - Tokyo SoShibu Nijushunen Kinen", Kondo Katsuyuki, Daito-ryu Aikibudo Tokyo SoShibu 1989

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]