Jules Amédée Barbey d'Aurevilly

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Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly

Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly (Saint-Sauveur-le-Vicomte, 2 novembre 1808Parigi, 23 aprile 1889) è stato uno scrittore francese.

Era specializzato in un genere di storie misteriose che esaminavano le segrete spinte interiori ed alludevano al male, sfiorando il soprannaturale. Ebbe una decisiva influenza su autori come Auguste Villiers de l'Isle-Adam, Henry James e Marcel Proust, nonché, in tempi più recenti, sull'opera di Carmelo Bene.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La sua famiglia è politicamente di fede legittimista e professa un cattolicesimo con forti simpatie per il giansenismo. Trascorre l'infanzia nel Cotentin e studia legge a Caen. In questa località diventa amico del libraio Trébutien che lo avvicina, seppur per un breve periodo, alle idee liberali. Dopo aver trascorso un periodo di vita in agiatezza, ma anche in dissolutezza, è costretto a guadagnarsi da vivere e quindi incomincia la collaborazione con diversi giornali e riviste.

Negli anni '50 dell'Ottocento, Barbey d'Aurevilly diventa critico letterario per la rivista Le Pays. Paul Bourget lo descrive come un sognatore con uno squisito talento visionario, il quale cerca e trova nei propri lavori un rifugio nei confronti di un mondo che non gli è congeniale. Jules Lemaître, un critico più severo, rintraccia i segni di un esagerato Byronismo negli straordinari delitti dei suoi eroi e delle sue eroine, nelle sue posizioni reazionarie, nonché nel suo dandismo e snobismo.

Nei suoi scritti si mescolano il rigore del moralista con il gusto della contraddizione e la ricerca di stupire continuamente il lettore. Dispensa condanne e censure, bersagliando con toni sarcastici, mode, usi, costumi, uomini e opere.

Amato dai decadentisti di fine Ottocento, Barbey d'Aurevilly è il classico esempio dei caratteri che i Romantici sapevano assumere e, leggendo le sue opere, si comprende il discredito che ne derivò nel successivo Vittorianesimo. Assume posizioni fortemente cattoliche, prende come soggetti dei suoi romanzi temi molto rischiosi, si dà un tono aristocratico e allude ad un passato misterioso, sebbene la sua parentela sia completamente rispettabile e la sua giovinezza banale ed innocente.

Ispirato dalla popolazione e dall'ambiente di Valognes, nei suoi scritti si pone in contrasto con le strutture sociali dell'aristocrazia della Normandia. Sebbene non scriva in normanno, incoraggia una ripresa dell'uso del dialetto.

Tra le sue opere più apprezzate, si ricordano Les Diaboliques (1874), sei racconti nei quali la profondità dell'introspezione è pari almeno all'abilità di ritagliare personaggi e atmosfere demoniaci.

Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly muore a Parigi nel 1889 e viene tumulato nel cimitero di Montparnasse. Nel 1926 i suoi resti vengono trasferiti al cimitero di Saint-Sauveur-le-Vicomte.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Du Dandysme et de George Brummell (trad. it. George Brummell e il Dandismo, 1845)
  • Une vieille maîtresse (1851)
  • L'Ensorcelée (trad.it. La stregata o La donna affascinata, 1854)
  • Chevalier Destouches (trad.it. Il cavaliere Des Touches, 1864)
  • Les Diaboliques (trad.it. Le diaboliche, 1874)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Jean Canu, Barbey d'Aurevilly, Parigi, Laffont, 1945
  • Hubert Juin, Barbey d'Aurevilly, Parigi, Seghers, 1975
  • Jean-Pierre Thiollet, Barbey d'Aurevilly ou le triomphe de l'écriture, Parigi, H & D, 2006 ; Carré d'Art: Barbey d'Aurevilly, lord Byron, Salvador Dali, Jean-Edern Hallier, Parigi, Anagramme éditions, 2008.

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