Juan Domingo Perón

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Juan Domingo Perón
Perón de traje (1973).jpg

Presidente dell'Argentina
Durata mandato 12 ottobre 1973 –
1º luglio 1974
Predecessore Raúl Alberto Lastiri
Successore Isabel Martínez de Perón

Durata mandato 4 giugno 1946 –
21 settembre 1955
Predecessore Edelmiro Julián Farrell
Successore José Domingo Molina Gómez

Dati generali
Partito politico Giustizialista
Tendenza politica Socialismo nazionale
Populismo
Peronismo[1]
Firma Firma di Juan Domingo Perón
Juan Domingo Perón Sosa
Perón alla sua prima investitura presidenziale
Perón alla sua prima investitura presidenziale
8 ottobre 1895 - 1º luglio 1974
Nato a Lobos
Morto a Buenos Aires
Cause della morte naturale
Luogo di sepoltura Villa Quinta 17 de Octubre, Buenos Aires
Dati militari
Nazione servita Flag of Argentina.svg Argentina
Forza armata Esercito argentino
Anni di servizio 1911 - 1955
Grado Tenente generale
Studi militari Accademia militare
Altro lavoro politico

[senza fonte]

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Juan Domingo Perón Sosa (Lobos, 8 ottobre 1895[2][3]Buenos Aires, 1º luglio 1974) è stato un politico e militare argentino.

Fu ininterrottamente presidente dell'Argentina dal 1946 al 1955 quando venne rovesciato da un Colpo di Stato militare. Rieletto alla stessa carica nel 1973, morì l'anno dopo, venendo sostituito dalla terza moglie, già vicepresidente, Isabel Martínez de Perón.

I seguaci di Perón acclamavano i suoi sforzi per eliminare la povertà e dare maggiore dignità al lavoro; mentre i suoi oppositori politici, rappresentati dall'oligarchia a cui veniva impedito di continuare a sfruttare il popolo argentino, lo hanno considerato un demagogo e un dittatore. Diede vita al movimento politico conosciuto come Peronismo, che si proponeva come una terza via fra il capitalismo e il socialismo. Perón costruì la sua immagine anche grazie all'aiuto della seconda moglie, Evita Perón.

È stato uno dei presidenti argentini più discussi sia per la mancanza di un riferimento politico ben preciso[4], sia per aver dato asilo ai nazisti che scappavano dai processi per crimini di guerra al termine della Seconda guerra mondiale. In realtà Perón non aveva vicinanza ideologica con i criminali nazisti, ma continuò una tradizione argentina di asilo politico. Prova che nel peronismo non vi è traccia di antisemitismo sono gli aiuti della Fondazione Evita Peron al neonato stato di Israele, ricambiati con una visita ufficiale di Golda Meir in Argentina.[5]

Indice

Primi anni [modifica]

Juan Domingo Perón nacque a Lobos l'8 ottobre 1895, figlio di Juana Sosa Toledo, di lontane origini native tehuelche, e di Mario Tomás Perón, di origine spagnola, scozzese e italiana.[6] Juan Perón entrò nella scuola militare all'età di 16 anni e dopo il diploma fece rapidamente carriera nei vari gradi. Prestò servizio in Italia alla fine degli anni trenta nel ruolo di osservatore militare[7], e frequentò la "Scuola centrale militare di alpinismo" di Aosta[8] dove prese lezioni di sci e di arrampicata da Gigi Panei.

Nel giugno del 1943, con il grado di colonnello, svolse un ruolo di primo piano nel golpe militare del GOU (Grupo de Oficiales Unidos) contro il governo civile di Ramón S. Castillo. Inizialmente sottosegretario alla guerra sotto il generale Pedro Pablo Ramírez, divenne ministro del lavoro e dello stato sociale nel novembre dello stesso anno e in seguito vicepresidente e segretario alla guerra sotto il generale Edelmiro Julián Farrell nel febbraio 1944. Si sposò la prima volta nel 1929 con Aurelia Tizón, da cui divorziò nel 1938.

Il matrimonio civile di Perón con Eva nel 1945

Vittoria elettorale [modifica]

Perón in veste ufficiale al suo primo mandato

Costretto alle dimissioni dai suoi oppositori all'interno delle stesse forze armate, il 9 ottobre del 1945, Perón fu arrestato poco dopo; tuttavia grandi manifestazioni di massa, organizzate dal sindacato CGT, fecero pressioni notevoli sul governo e lo portarono al suo rilascio, il 17 ottobre; il supporto popolare gli aprì inoltre la strada per la candidatura alla presidenza, che si concretizzò con il 56% dei voti nelle elezioni del 24 febbraio 1946.

Perón perseguì una politica sociale che mirava all'aumento di potere della classe operaia. Espanse enormemente il numero di lavoratori iscritti al sindacato e contribuì a rafforzare la potente Confederazione Generale del Lavoro (CGT). Definì questa come la «terza posizione» (definizione ripresa in seguito da numerosi movimenti antagonisti radicali europei, compresi quelli italiani), tra il capitalismo e il comunismo, sebbene egli fosse dichiaratamente anti-americano e anti-britannico. Perón spinse molto anche verso l'industrializzazione del paese; nel 1947 annunciò il primo piano quinquennale per dare un aiuto alle industrie appena nazionalizzate. La sua ideologia, soprannominata peronismo e che ebbe come sbocco istituzionale la costituzione del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), ebbe grande influenza tra i partiti politici argentini.

La seconda moglie di Perón, Eva Duarte de Perón (1919 - 1952) da lui sposata il 2 ottobre 1945, divenne in breve tempo molto famosa e le fu assegnato l'affettuoso diminutivo di Evita; ella aiutò il marito con il sostegno del sindacato e dei gruppi femminili e gestì gran parte dell'attività propagandistica del coniuge.

L'esilio [modifica]

Perón rivinse le elezioni nel 1951 ma l'approfondimento di un modello di giustizia sociale ed il principio di un avvicinamento all'Unione Sovietica portarono a un sanguinoso colpo di Stato militare organizzato il 19 settembre 1955. Il Peronismo divenne illegale in Argentina che di fatto avrà elezioni non democratiche fino al 1973.

Perón si recò in esilio in Paraguay, da dove infine riparò a Madrid. Sposò poi in terze nozze una famosa cantante e ballerina di un night club, Isabel Martínez Cuartas, nota anche come Isabelita Perón. In Argentina, gli anni cinquanta e sessanta furono segnati da frequenti cambi di governo e da un'insufficiente crescita economica, con continue rivendicazioni sociali e sindacali. I diversi governi che si succedettero, di fatto dittature poiché il principale avversario politico era illegale, approfondirono un modello di dipendenza dalle potenze capitaliste portando l'Argentina ad un progressivo impoverimento. Alla fine degli anni sessanta e nei primi settanta, si aprì la strada al ritorno di Perón. Il generale Alejandro Agustín Lanusse si impossessò militarmente del potere nel marzo del 1971 e dichiarò l'intenzione di ripristinare la democrazia costituzionale a partire dal 1973. Dall'esilio, Perón sostenne i peronisti di sinistra e le organizzazioni sindacali più attive.

Peron a bordo della nave della marina paraguaiana che lo porterà in esilio

Il ritorno e la morte [modifica]

L'11 marzo del 1973 si tennero in Argentina le elezioni generali. Anche se a Perón fu impedito di concorrere, gli elettori votarono come presidente un suo sostenitore, Héctor José Cámpora, peronista di sinistra. Cámpora si dimise nel luglio dello stesso anno, spianando la strada a nuove consultazioni. A quel punto la confusione era tale che da più parti si invocava il ritorno di Perón. Egli tornò al suo paese natale e vinse la tornata elettorale, divenendo presidente per la terza volta, nell'ottobre del 1973, affidando a sua moglie Isabel il ruolo di vicepresidente.


Il nuovo regime peronista però si disfece per via dei conflitti tra i sostenitori di sinistra e quelli di destra e a causa di numerosi morti negli scontri. Nel tentativo di ristabilire l'ordine pubblico, il governo deliberò alcuni provvedimenti di emergenza. Il peronismo di governo, per influenza di Isabel e altri ministri (tra cui il potente massone José López Rega, detto "el brujo", lo stregone, uomo di fiducia di Gelli), divenne un governo di centro-destra, e il vecchio Perón fu usato per accreditarsi presso il popolo. I gruppi peronisti radicali, come i montoneros, ne divennero nemici, e lo stesso Presidente li criticò pesantemente. Perón morì improvvisamente il 1º luglio 1974, colpito da infarto miocardico acuto, con tali problemi ancora non risolti, e a lui succedette Isabel. La vedova ed erede organizzò imponenti funerali di stato e fece imbalsamare il corpo di Perón, ponendolo temporaneamente nella cappella della sua casa presidenziale, in attesa della costruzione di un mausoleo, non completato per gli avvenimenti successivi, dove avrebbe dovuto essere trasferito anche il corpo di Evita.[9] Isabelita Perón fu però rovesciata da un golpe il 24 marzo del 1976 e il suo esecutivo fu sostituito da una giunta militare presieduta dal tenente generale Jorge Rafael Videla, che diede inizio agli anni del terrorismo di stato durante i quali furono sequestrati, torturati e uccisi 30.000 argentini.

Peron nel 1974, alla sua ultima apparizione pubblica

I dubbi sulle origini [modifica]

L'esatta data e il luogo di nascita sono state messe a volte in discussione. L'anagrafe è contestata da Hipolito Barreiro, che nella sua pubblicazione Juancito Sosa, un indio Tehuelche[10] sostiene che Juan Perón non è nato a Lobos l'8 ottobre 1895, ma a Roque Perez il 7 ottobre 1893, e che fosse per metà, da parte di madre, un nativo americano della Patagonia, e non soltanto di lontane origini imparentato con questa etnia.

La teoria "sarda" [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mamoiada#Diatriba sulle origini di Peron.

Secondo una teoria pseudostorica sostenuta e argomentata da alcuni studiosi sardi[11], Perón sarebbe stato, in realtà, un emigrato sardo, tale Giovanni Piras di Mamoiada, inventatosi natali argentini per sfuggire alla coscrizione durante la prima guerra mondiale. La notizia del Perón sardo appare per la prima volta nel marzo del 1951[12].

Il ricercatore Raffaele Ballore[13] pare demolire però scientificamente la teoria sarda, anche ripercorrendo le orme del vero immigrato. Inoltre sono sottolineate le gravi lacune nella ricerca e la confusione delle vite del Piras e del presidente Juan Perón.[14]

Busto di Perón

È molto più probabile che Juan Domingo Peròn discenda semplicemente da un qualche emigrante veneto in Argentina. Infatti, il cognome Peròn (tale e quale) è abbastanza diffuso in Veneto. Molto più improbabile, invece, se non cervellotica, l'ipotesi di una trasformazione, da parte del Piras (pere in sardo), nell'inventarsi natali argentini, del proprio cognome in quello di Peròn.

Profanazione della tomba e traslazione della salma [modifica]

Funerali di Juan Domingo Perón

Il corpo di Perón rimase quindi al cimitero Chacarita, dove i militari lo avevano fatto seppellire nel 1976, dopo che il dittatore Videla aveva ordinato la distruzione del mausoleo in costruzione. Ignoti, nel giugno del 1987, trafugarono le mani del presidente argentino, mutilandone il corpo, rubando anche alcuni oggetti sepolti con lui (come la spada ornamentale della sua uniforme militare), e chiedendo un riscatto pari a otto milioni di dollari al Partito Giustizialista[15]. Non se ne seppe più nulla. Una ricerca di Damian Nabot e David Cox ha sostenuto che la P2 di Licio Gelli fosse coinvolta nella dissacrazione del corpo di Perón. C'è chi disse anche che le impronte digitali di Perón servissero per accedere a presunti conti svizzeri di Peron ed Evita.[16] Nel 2006, sotto la presidenza di Néstor Kirchner, peronista di sinistra, il corpo di Perón è stato traslato nella sua definitiva sistemazione, in una tomba costruita appositamente in un terreno di proprietà del defunto leader e della seconda moglie Evita, all'interno della tenuta della villa "Quinta 17 de Octubre". Durante la cerimonia di trasferimento ci sono stati scontri armati e proteste.[17]

Citazioni nella cultura popolare [modifica]

  • Evita, musical
  • Perón viene citato in un dialogo della serie animata statunitense I Simpson di Matt Groening, nell'episodio Soldato d'oh (2008). Nella scena viene erroneamente associato alla dittatura militare e ai desaparecidos. La Fox ha deciso di non mandare in onda l'intero episodio in Argentina per non offendere la sensibilità della popolazione, soprattutto sull'ultimo argomento. In realtà, a parte questo, i creatori della serie hanno dichiarato che la confusione è voluta, per lo stile satirico dello show, tanto che per sottolineare l'ignoranza dei personaggi hanno inserito anche la battuta in cui uno di loro dice che la moglie di Perón era Madonna, riferimento al film su Evita, interpretato appunto dalla cantante, creduto reale da essi.[18]
  • Il logo del Campionato mondiale di calcio 1978 in Argentina riprende il caratteristico gesto di Perón, che usava salutare la folla con le braccia tese sopra la testa, uno delle sue immagini più famose a livello popolare; il disegno era stato creato ancora nel 1974 ma, dopo che i militari presero il potere nel 1976, si accorsero troppo tardi di tale simbologia in vista dell'avvio dei mondiali e tentarono quindi di modificare il logo della manifestazione; ma oramai il disegno era stato già ampiamente commercializzato e il merchandising avviato, per cui una modifica forzata "sarebbe sfociata in un mare di azioni legali contro il paese", per cui i militari "masticarono la sconfitta"[19].

Galleria [modifica]

Onorificenze [modifica]

Onorificenze argentine [modifica]

Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del liberatore San Martín
Gran Maestro dell'Ordine di Maggio - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Maggio

Onorificenze straniere [modifica]

Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1946
Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca) - nastrino per uniforme ordinaria Classe speciale della Gran Croce dell'Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca (Repubblica Federale Tedesca)
— 25 agosto 1953
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Italiana (Italia)
— Roma, 16 novembre 1953[20]

Note [modifica]

  1. ^ Juan Domingo Perón, Elementi di dottrina peronista, 1952
  2. ^ (ES) Vida del General Juan Domingo Perón. Instituto Nacional Juan Domingo Perón. URL consultato in data 2 marzo 2011.
  3. ^ La data di nascita anagrafica è contestata da Hipolito Barreiro che, in una sua recente pubblicazione, sostiene sia nato il 7 ottobre 1893 a Roque Perez; alcuni scrittori sardi (Tola, Canneddu, Casula) sostengono che dietro la figura del generale si nasconda il contadino Giovanni Piras di Mamoiada emigrato in Argentina nel 1909.
  4. ^ La sua posizione ideologica ebbe in Italia un'accoglienza calorosa, alla sua assunzione di potere in Argentina. Nei manifesti politici dell'epoca, infatti, sia il Partito Comunista Italiano, sia il Movimento Sociale Italiano esaltarono la sua ascesa, sottolineando le affinità ideologiche che l'avrebbero collegato potenzialmente a questa o quella formazione politica italiana.
  5. ^ Il giustizialismo peronista
  6. ^ Joseph Page, Perón, a Biography, Random House, 1983
  7. ^ L'alpino Peron, in Paolo Valente, Porto di mare, ed. Temi, Trento 2005 - Vertigine, in Paolo Valente, La città sul confine, ed. OGE, Milano 2006.
  8. ^ Franco Fucci, Aosta l'università della montagna, su Storia illustrata n° 313, Dicembre 1983 pag. 27
  9. ^ Juan Domingo Peron: find a grave memorial
  10. ^ Pubblicato nel 2000 a Buenos Aires.
  11. ^ Peppino Canneddu in Giovanni Piras - Juan Peron: due nomi una persona e Gabriele Casula in ¿Dónde nació Perón? Un enigma sardo nella storia dell'Argentina. Ed. Condaghes, 2004.
  12. ^ in un articolo a firma Nino Tola, avvocato-giornalista di Mamoiada
  13. ^ anche di lui di Mamoiada, autore del libro dal titolo El presidente: il caso Piras-Peron: la leggenda di un sardo che sarebbe diventato Juan Peron
  14. ^ Piero Salerno & Raffaele Ballore. Il caso Piras-Peron, chi bleffa e chi non. .mamoiada.org, gennaio 2012. URL consultato in data 7 luglio 2012.
  15. ^ I casi di salme trafugate da Chaplin a Ferruzzi. la Repubblica, 17 marzo 2011. URL consultato in data 16 gennaio 2012.
  16. ^ Il bottino di Evita
  17. ^ Peron, violenza a traslazione salma
  18. ^ I Simpson censurati in Argentina
  19. ^ Pablo Llonto, "I Mondiali della vergogna. I campionati di Argentina '78 e la dittatura", Edizioni Alegre, Roma 2010, p. 38.
  20. ^ PERON S.E.Gen Don Juan Domingo decorato di Gran Cordone. quirinale.it. URL consultato in data 16 gennaio 2012.

Bibliografia [modifica]

  • Sulla presenza di Perón in Italia vedi anche:

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Predecessore Presidente dell'Argentina Successore Coat of arms of Argentina.svg
Edelmiro Julián Farrell 4 giugno 1946 - 21 settembre 1955 José Domingo Molina Gómez ad interim I
Raúl Alberto Lastiri 12 ottobre 1973 - 1º luglio 1974 Isabel Martínez de Perón II

Controllo di autorità VIAF: 73866687 LCCN: n50083258