Jovan Cvijić

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Jovan Cvijić (Lingua serba: Јован Цвијић; 18651927) è stato un geografo serbo, presidente della Accademia serba delle scienze e delle arti e rettore dell'Università di Belgrado.

Da studente[modifica | modifica wikitesto]

Terminato il ginnasio nel 1884, Cvijić decise di studiare medicina all'estero, ma non poteva permetterselo. Il suo professore, Vladimir Karić, gli suggerì quindi di interessarsi alla geografia. Terminato il secondo grado di studi, nel 1888, iniziò gli studi di geografia fisica e geologia all'Università di Vienna. Cvijić terminò i suoi studi a Vienna nel 1892 e nel 1893 si laureò discutendo il suo dottorato sul carsismo.[1] Nel 1893 divenne professore alla facoltà di filosofia di geografia fisica ed etnografia, ma successivamente solo in geografia.

Da professore[modifica | modifica wikitesto]

Cvijić iniziò il suo lavoro scientifico mentre ancora era studente e lo continuò da professore approfondendo i suoi studi riguardo alla Serbia, all'Istria e alla costa adriatica.

Oltre alla pura geografia, Cvijić viene ricordato per il suo lavoro di geologia. I suoi studi sul carso raccolsero positivo interesse tra gli studiosi d'Europa. Si consideri che non si conosceva ancora la morfologia del terreno, tanto che si riteneva i monti Balcani tagliassero in due i Balcani, dall'Adriatico al Mar Nero. Nel 1905, alla fondazione dell'Università di Belgrado, venne eletto rettore per due volte (1906–1907, 1919–1920). Nel 1910, con altri colleghi geografi naturalisti, fondò la Società geografica serba, a Belgrado, e ne divenne presidente sino alla morte.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo: L'annexion de la Bosnie et la question serbe, Parigi, 1909; L'ancien lac Egeen, Parigi, 1911; Questions balkaniques, Parigi, 1916; L'époque glaciaire dans la penisule Balkanique, Parigi, 1917; La péninsule balkanique: géographie humaine, Parigi, 1918; The evolution of lapies: a study in Karst physiography, New York, 1924; Geographie physique, Parigi, 1925.

Cvijić morì il 16 gennaio 1927 a Belgrado all'età di 62 anni.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia del personale nazionalista interesse, mosso dalle guerre balcaniche del 1912-1915, cerca di rispondere alla volontà dei suoi studenti parigini riguardo alla regione balcanica con il libro La penisola Balcanica (Parigi, 1918), offrendo un vivo e interessante quadro d'insieme che cerca di ricostruire, in un contesto geografico-filosofico, la storia delle popolazioni che i Balcani hanno generato.

Il suo libro pone l'accento sui principali caratteri geografici; sulle regioni naturali (lo scacchiere balcanico); sulle influenze geografiche e i movimenti sociali; sui fatti etnografici ed etnologici (le case rurali). In questo studio evidenzia la diversità etnica e distingue i tipi psichici tra iugoslavi e bulgari, nonché le quattro componenti interne ai Balcani: dinarici [adriatici e islamizzati], centrali [serbi], balcanico orientali [verso la Bassarabia[senza fonte]] e pannonici [Danubio, Ungheria sino a Vienna, benché consideri il Danubio non come una frontiera, ma piuttosto come un legame].

I confini[modifica | modifica wikitesto]

"Mappa Etnografico della penisola balcanica," di Jovan Cvijic, 1918

I confini dei Balcani, secondo Cvijić, sono a Nord il Danubio, a Ovest l'Isonzo e a Sud-Est la Tracia. Egli include l'Istria, ma non la considera realmente come appartenente ai Balcani. Giustifica questa inclusione sostenendo come la connessione fra caratteristiche geografiche e destini storici siano, nel caso della penisola balcanica, “innegabilmente” un fato geografico. V'è da considerare che quando Cvijić scrive, nel 1918, egli si trova a Parigi, dove i francesi avevano riunito tutti i geografi e intellettuali a loro disposizione per progettare la nuova e futura Jugoslavia, la quale però non esisteva su nessuna carta geografica. L’interesse di Cvijić, dunque, fu quello di forzare, quanto più possibile, la classificazione dei confini a oriente, includendo anche zone che non rientravano assolutamente nel fato geografico da egli considerato per i confini a ovest.

Incivilimento[modifica | modifica wikitesto]

Dal lato sociale, l'incivilimento, cioè l’incidenza culturale delle civiltà balcanica, secondo Cvijić, è stata influenzata dalla civiltà bizantina "modificata", cioè dall'ambiguità di vivere nel mezzo tra Roma e Costantinopoli, tra cattolicesimo e ortodossia, tra alfabeto latino e caratteri cirillici; dalle influenze turco orientali, cioè dagli Albanesi e dagli islamizzati che hanno creato popoli oppressi[2]; dalla civiltà occidentale e dal particolare regime di vita zupo-patriarcale. Questi fattori hanno determinato i movimenti metanastasici.

Balcanismo[modifica | modifica wikitesto]

Cvijić riconosce il balcanismo perché esiste una civiltà balcanica, tuttavia sostiene come l’ambiente geografico possa spiegare i generi di vita, ma che questo non basti a determinare le coscienze nazionali.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ethnographic Map of the Balkan Peninsula, World Digital Library. URL consultato il 23 gennaio 2013.
  2. ^ Jovan Cvijić, La péninsule balkanique : géographie humaine, Parigi, 1918.

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