Joseph Varin

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Joseph-Désiré Varin

Joseph-Désiré Varin (Besançon, 17 febbraio 1769Parigi, 19 aprile 1850) è stato un religioso francese, secondo superiore generale dei Padri del Sacro Cuore. Contribuì alla restaurazione della Compagnia di Gesù (soppressa da papa Clemente XIV nel 1773) e alla fondazione della Società del Sacro Cuore di Gesù e delle Suore di Nostra Signora di Namur.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Di nobile famiglia, era studente al seminario di San Sulpizio a Parigi e nel 1791 si arruolò sotto Victor-François de Broglie nell'armata controrivoluzionaria: il 18 luglio 1894, a Venlo, si unì ai Padri del Sacro Cuore, fondati da François-Léonor de Tournély e Charles de Broglie a imitazione della Compagnia di Gesù.[1]

Rifugiatosi con i confratelli in Baviera, sotto la protezione del vescovo di Augusta Clemente Venceslao di Sassonia (zio materno di Luigi XVI), venne ordinato prete il 12 marzo 1796. Nel 1797 succedette a de Tournély come superiore della Società e nel 1899, su invito di papa Pio VI, unì la sua congregazione alla Società della Fede di Gesù di Niccolò Paccanari (l'unione venne rescissa nel 1804).[1]

Varin tornò in Francia e servì nell'ospedale della Salpêtrière: nel 1807 i padri del sacro Cuore vennero dispersi da Napoleone Bonaparte e Varin venne confinato nel castello di Chevroz. Dopo la restaurazione della Compagnia di Gesù, il 19 luglio 1814 Varin, assieme ai suoi confratelli, entrò nell'ordine.[2]

Varin ebbe un ruolo notevole nell'organizzazione della Società del Sacro Cuore di Gesù (il fratello della fondatrice, Madeleine-Sophie Barat, era stato tra i padri del Sacro Cuore) e nella stesura delle costituzioni delle Suore di Nostra Signora di Namur.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b M. Colpo, DIP, vol. IX (1997), col. 1733.
  2. ^ a b M. Colpo, DIP, vol. IX (1997), col. 1734.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Guerrino Pelliccia e Giancarlo Rocca (curr.), Dizionario degli Istituti di Perfezione (DIP), 10 voll., Edizioni paoline, Milano 1974-2003.