José Maria Eça de Queirós

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José Maria Eça de Queirós

José Maria Eça de Queirós (Póvoa de Varzim, 25 novembre 1845Neuilly-sur-Seine, 16 agosto 1900) è stato un giornalista, diplomatico e scrittore portoghese.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato nel centro di Póvoa de Varzim, Praça do Almada[1] , figlio illegittimo di un magistrato, trascorse la prima parte dell'infanzia (1845-1851) presso la sua balia, a Vila do Conde.[2] La lontananza dai genitori contribuì in parte alla formazione del suo carattere, dandy e talvolta snob, ma anche tenero con i bambini.[3] Frequentò le scuole inizialmente a Oporto, fino alle medie, per poi trasferirsi a Coimbra, con lo scopo di conseguire la laurea in legge; proprio l'ambiente di Coimbra influenzerà l'opera dello scrittore e vi comparirà più volte.[3] Una volta ottenuta la laurea, si trasferì a Lisbona per seguire il padre; nel 1866 iniziò la sua prima collaborazione letteraria, scrivendo per la Gazeta de Portugal.[3] Aderì al "Movimento dissidente di Coimbra", alla cui guida stavano Teófilo Braga, Antero de Quintal e Oliveira Martins: alla base di questo movimento vi era il desiderio di rinnovare la cultura portoghese, troppo ancorata allo stile di António Feliciano de Castilho e ferma da anni nel convenzionalismo.[3] Eça si unì al movimento nell'àmbito di una serie di sperimentazioni, che lo portò a tentare diversi mestieri e svariate attività, quasi tutte per breve tempo e lestamente rimpiazzate da altre.[4] Dal suo desiderio d'essere giornalista nacque un'altra esperienza: fu co-fondatore di un settimanale a Évora.[4] La testata venne chiamata O distrito de Évora ed era compilata quasi interamente dallo stesso Eça, che si stancò presto dell'atmosfera della provincia e fece ritorno a Lisbona, dove intraprese l'avvocatura in uno studio proprio.[4] Ancora una volta, Eça sentì il bisogno di cambiare attività, e dopo pochi anni di professione forense si dedicò ad altri incarichi, d'àmbito amministrativo, a Leiria.[4] Nel 1872 divenne console e visse a L'Avana, Newcastle e Bristol, per poi giungere a Parigi dove morì, malato di tubercolosi, nel 1900.[4] Benché quando lo scrittore era in vita il suo cognome fosse scritto Queiroz, e come tale era riportato sulle copertine dei suoi libri, in seguito alle riforme ortografiche applicate alla lingua portoghese la grafia è cambiata: da Queiroz a Queirós.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

Massimo esponente del realismo portoghese, ha innovato profondamente la lingua portandola agli esiti attuali. Grande viaggiatore, ha composto all'estero la maggior parte della sua opera anche se con un occhio costantemente attento alla realtà portoghese di cui è anche un profondo critico.

La produzione letteraria di Eça De Queirós non si riduce ai romanzi, come Il cugino Basilio (1878), di impronta veristica, Il crimine di Padre Amaro, I Maia, L'illustre casata Ramires, La capitale (1880) di gusto satirico e umoristico, La reliquia (1887), fortemente influenzato da Memorie di Giuda di Ferdinando Petruccelli della Gattina (da alcuni considerato un vero e proprio plagio),[5] ma comprende anche molti racconti, come Il Mandarino (1880), che sono spesso esperimenti che costituiscono un laboratorio di nuovi romanzi.

Tra gli impegni più rilevanti dell'autore vi fu il progetto di redigere una serie di dodici romanzi definiti come: Scene della vita portoghese, da Lisbona a Oporto, dalla provincia, ai professionisti, ai commercianti, agli uomini politici, agli avventurieri, ai nobili, alle prostitute, ai banchieri; quindi una completa galleria di tipi sociali avrebbe dovuto apparire in questi racconti, per fornire al lettore un quadro completo della vita contemporanea portoghese.

Eça preparò i titoli delle dodici opere: il primo sarebbe risultato La Capitale e l'ultimo I Maia, e dopo tre anni di lavoro quello che avrebbe dovuto essere un breve racconto en che invece divenne un volume di seicento pagine. Il suo romanzo, che si occupava prevalentemente della vita letteraria di Lisbona, dai giornalisti agli artisti, suscitò scalpore e scandalo, al punto da attendere cinquant'anni prima di pubblicarlo.[6]

Negli anni seguenti Eça si impegnò nella stesura de I Maia, dove tracciò un quadro di Lisbona un po' meno crudo rispetto all'opera precedente. Grazie al suo estro ricco di fantasia, impregnata di un gusto romantico, l'autore mise in ridicolo l'ambiente e la società contemporanea partendo dallo spunto di una storia di un incesto avvenuto tra i due protagonisti.

Pur seguendo nelle sue opere la linea tradizionale del romanzo dell'Ottocento, basata sull'intreccio e sui dialoghi efficaci, su una galleria di tipi e di caratteri descritti con acume e profondità di analisi, non mancano spunti originali, sinceri ed autentici che rendono ancor più gradevole l'intreccio.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Eça de Queirós"
  2. ^ Marchiori, op. cit., p. 5.
  3. ^ a b c d Marchiori, op. cit., p. 6.
  4. ^ a b c d e Marchiori, op. cit., p. 7.
  5. ^ Giuseppe Carlo Rossi, La letteratura italiana e le letterature di lingua portoghese, Società editrice internazionale, 1967, p.121
  6. ^ Laura Marchiori, introd. a I Maia, Rizzoli, 1959, Milano, pag.5-8

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Laura Marchiori, Nota, in José Maria Eça de Queirós, Il Mandarino, Milano, Rizzoli, 1953.

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