José María Jiménez

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
José Maria Jiménez
Nome José Maria Jiménez Sastre
Nazionalità Spagna Spagna
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Specialità Strada
Ritirato 2002
Carriera
Squadre di club
1992-2000 Banesto
2001-2002 iBanesto.com
 

José Maria Jiménez Sastre (El Barraco, 6 febbraio 1971Madrid, 6 dicembre 2003) è stato un ciclista su strada spagnolo.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Soprannominato El Chava (il selvaggio),[1] fu uno scalatore le cui gesta per certi versi ricordavano quelle di Marco Pantani,[1] altro campione scomparso prematuramente. Viene considerato tra i più forti scalatori di tutti i tempi. Colse 28 successi, oltre ad aggiudicarsi la maglia verde di miglior scalatore alla Vuelta a España 1997, 1998 (anno in cui indossò per quattro giorni la maglia oro di leader della corsa iberica e finì terzo), 1999 e 2001.

Sul finire della carriera fu curato per una sindrome depressiva e nel 2002 si ritirò dall'attività agonistica. Si sposò nel maggio 2003.[1] Il 6 dicembre 2003, quando era ricoverato nella clinica psichiatrica San Miguel di Madrid, morì colpito da un infarto mentre firmava foto per alcuni tifosi. Due giorni dopo, a El Barraco, venne celebrato il funerale.[1]

È stato cognato di Carlos Sastre, altro ciclista spagnolo vincitore del Tour de France 2008, avendone sposato la sorella.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Altre vittorie[modifica | modifica wikitesto]

Classifica scalatori Vuelta a Burgos
Classifica scalatori Vuelta a España
Classifica scalatori Vuelta a España
Classifica GPM Critérium du Dauphiné Libéré
Classifica scalatori Vuelta a España
Classifica a punti Vuelta a España
Classifica scalatori Vuelta a España

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Grandi Giri[modifica | modifica wikitesto]

1995: 26º
1999: 33º

Tour de France

1996: 57º
1997: 8º
1998: ritirato (16ª tappa)
2000: 23º
1996: 12º
1997: 21º
1998: 3º
1999: 5º
2000: ritirato (8ª tappa)
2001: 17º

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Jimenez, la salita più tragica in La Gazzetta dello Sport, 8 dicembre 2003. URL consultato il 6 febbraio 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]