Jonestown (Guyana)

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Coordinate: 7°42′17.86″N 59°54′22.1″W / 7.704961°N 59.90614°W7.704961; -59.90614

Eccidio di Jonestown
Jonestown Houses.jpg
Case a Jonestown
Stato Guyana Guyana
Data 18 novembre 1978
Morti 909
Motivazione suicidio di massa

Jonestown è il nome informale con il quale ci si riferisce al Peoples Temple Agricultural Project (in italiano "Progetto Agricolo del Tempio del Popolo"), una comunità intenzionale nella Guyana nordoccidentale formata dal Tempio del Popolo, un movimento religioso statunitense fondato dal pastore Jim Jones.[1][2]

Balzò tristemente all'attenzione della cronaca quando, il 18 novembre 1978, 909 abitanti del progetto vennero assassinati con cianuro. La decisione fu discussa dalla comunità in assemblea poco prima del drammatico evento: fu registrato un nastro, in cui Jones e altri membri del gruppo si riferirono al gesto come ad un "suicidio rivoluzionario".[1][3]

Il suicidio di massa di Jonestown fu preceduto dalla morte di cinque persone per mano di membri del Tempio alla pista d'atterraggio di Port Kaituma, tra le quali il membro del Congresso Leo Ryan, primo e unico deputato nella storia degli Stati Uniti a essere assassinato in servizio. Altri quattro membri del Tempio morirono a Georgetown su comando di Jones.[3]

Se si escludono disastri naturali e gli attentati dell'11 settembre 2001, mai tanti cittadini statunitensi erano morti in una sola circostanza.[4]

Mappa di localizzazione: Guyana
Jonestown
Posizione di Jonestown nella Guyana

Insediamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tempio del Popolo.

In seguito alle accuse di promiscuità sessuale e di attività politiche segrete negli anni 50 presso Indianapolis,[1][5] i primi adepti del movimento si trasferirono dall'Indiana presso la Contea di Mendocino in California nel 1965.[1][6][7]

In seguito, circa un migliaio di aderenti al movimento, guidati dal pastore Jones, si trasferirono nella giungla della Guyana, fondandovi la nuova città di Jonestown in una concessione ottenuta già nel 1974 dal governo della Guyana in un territorio al confine con il Venezuela per un "progetto agricolo". La dottrina ed il sistema economico prescelto prendevano spunto dal naturismo applicato nella Cambogia di Pol Pot, del quale il reverendo Jones era un fervido ammiratore.[8]

L'idea era quella di trasformare questa comunità in un paradiso in terra: i membri venivano indottrinati con linguaggio millenaristico. Coloro che abbandonavano la comune venivano definiti disertori ed esisteva una polizia informale per rendere difficoltosa, se non impossibile, la diserzione. Il pastore Jones proponeva di praticare quello che lui stesso aveva definito un "socialismo pentecostale".[9][10]

L'assassinio di Leo Ryan e il suicidio di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il deputato Leo Ryan

In seguito alle richieste delle famiglie di alcuni membri (che ritenevano che i loro parenti fossero trattenuti al campo contro la loro volontà), si svolse un'indagine e si recarono al Tempio il 17 novembre del 1978 il deputato Leo Ryan, con familiari dei membri del movimento e giornalisti. Al momento della partenza, sulla pista di decollo nella vicina Port Kaituma, il servizio di sicurezza del movimento sparò alla delegazione, uccidendone cinque membri.[2][3]

Jim Jones, venuto a conoscenza dell'attacco, convocò un'assemblea generale, registrata in un nastro, in cui avanzò la richiesta ai membri del movimento di effettuare un "suicidio di massa per la gloria del socialismo", tramite l'ingestione di una bevanda avvelenata con del cianuro di potassio; nonostante l'alto numero di armi da fuoco presenti a Jonestown, i morti d'arma da fuoco confermati sono solo due, Jim Jones e l'infermiera Annie Moore.[2][3]

Il livello d'estremo fanatismo forse può spiegare l'adesione della comunità alla decisione di suicidio collettivo, cui si associarono anche quattro adepti residenti a Georgetown. Esistono svariate testimonianze da parte dei pochi superstiti che testimoniarono come le madri abbiano avvelenato volontariamente, e talvolta spontaneamente i figli. L'idea del suicidio di massa circolava già da diversi mesi nella comunità, ed era ormai accettata da diversi membri in quel giorno.[2][3]

La testimonianza dei sopravvissuti[modifica | modifica wikitesto]

Entrata a Jonestown
Il tempio del popolo presso Georgetown

I sopravvissuti descrivono Jonestown come un misto di prigione e progetto utopistico. Le diserzioni erano poche, sia per la barriera naturale costituita dalla giungla, sia per le feroci punizioni verso i disertori, sia perché lo stato di mobilitazione continua all'interno della comunità rendeva difficile organizzarsi per progettare una fuga.[5]

Discrepanze sul numero di morti e modalità di uccisione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teorie del complotto su Jonestown.

Le prime pagine di New York Post,[11] New York Times[12] e San Francisco Examiner[13] che avevano citato i resoconti originali dell'esercito della Guyana, riportavano della scoperta di 408 cadaveri, mentre circa 500 persone sarebbero fuggite nella giungla circostante.

L'esercito statunitense arrivò alcuni giorni dopo e aumentò sensibilmente le stime dei cadaveri: dai 700 iniziali, a 780, per un rilievo definitivo dopo una settimana di ricerche di 909 morti, ai quali andavano sommati i 4 seguaci morti alla sede del Tempio a Georgetown, e i 5 caduti durante la sparatoria alla delegazione di Leo Ryan. I sopravvissuti furono solo 167.[14][15]

Nello spiegare le discrepanze, un funzionario statunitense disse che la Guyana "non sapeva contarli",[16] mentre un altro portavoce spiegò che i 400 trovati inizialmente erano stati ammassati, mentre gli altri 500 e oltre erano in altri luoghi della comunità più nascosti. I morti erano sparsi un po' dappertutto, in alcune parti ammassati uno sopra l'altro e in via di decomposizione in prossimità del padiglione, mentre quelli negli edifici e in zone più lontane non furono subito trovati.

Dal momento che nessuna stima o forma di censimento fu effettuata alla popolazione di Jonestown prima del massacro, si pensa comunque che possano esserci da 20 a 120 seguaci non rientranti nelle statistiche. Questi, secondo i teoristi del complotto, avrebbero formato le cosiddette "Brigate Rosse", il corpo armato del culto responsabile dell'attacco alla delegazione del Congresso, oltre che avente le funzioni basilari di una normale fonte di sicurezza come il controllo lungo le strade e la stabilità interna.

Secondo il New York Times,[17] il primo medico qualificato inviato sulla scena del massacro fu il medico legale guyanese Leslie C. Mootoo. Lui e i suoi assistenti esaminarono oltre 100 cadaveri per circa 32 ore totali di esami e analisi, scoprendo che gran parte degli adulti presentava dosi di cianuro anche in parti del corpo impossibili da raggiungere senza assistenza, come ad esempio nelle scapole, mentre altri presentavano segni d'arma da fuoco. Charles Huff, uno dei primi soldati statunitensi ad arrivare sul posto, riferì d'aver visto "molte vittime d'arma da fuoco", da aggiungersi a quelle invece frecciate con balestre, per le cui modalità di ritrovamento sembrava stessero fuggendo. Mootoo inoltre ritenne che fosse impossibile per i bambini accettare un volontario suicidio, concludendo preliminarmente che la maggior parte delle persone morte a Jonestown non si fossero suicidate, bensì uccise tra di loro.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d La storia del massacro di Jonestown su il Post
  2. ^ a b c d (EN) Ministry of Terror su infoplease.com
  3. ^ a b c d e (EN) "Murder or Suicide: What I Saw" by Tim Carter. Alternative Considerations of Jonestown and Peoples Temple. Jonestown Project: San Diego State University
  4. ^ (EN) Richard Rapaport. Jonestown and City Hall slayings eerily linked in time and memory. San Francisco Chronicle, 16-11-2003.
  5. ^ a b (EN) CNN - Jonestown massacre + 20: Questions linger. CNN.com. Accessed on 9 April 2007.
  6. ^ (EN) Catherine Wessinger (2000) "How the Millennium Comes Violently: From Jonestown to Heaven's Gate" ISBN 978-1-889119-24-3, p. 31-34
  7. ^ (EN) The Religious Movements Homepage Project: Peoples Temple. (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2006).
  8. ^ (EN) Reiterman, Tim and John Jacobs. Raven: The Untold Story of Rev. Jim Jones and His People]]\\. Dutton, 1982. ISBN 0-525-24136-1. p. 237.
  9. ^ (EN) Lorne L. Dawson, Cults and new religious movements: a reader, Wiley-Blackwell, 2003, p. 194, ISBN 1-4051-0181-4.
  10. ^ (EN) Time Magazine, "Mass Suicide at Jonestown: 30 Years Later", 2008
  11. ^ (EN) New York Post, Nov 28, 1978: "Cult Dies in South American Jungle: 400 Die in Mass Suicide, 700 Flee into Jungle."
  12. ^ (EN) New York Times, Nov 21, 1978; Nov 22, 1978; Nov 23, 1978
  13. ^ (EN) San Francisco Examiner, Nov 22, 1978
  14. ^ (EN) Guyana Inquest - Interview of Odell Rhodes. Alternative Considerations of Jonestown and Peoples Temple. Jonestown Project: San Diego State University.
  15. ^ (EN) Guyana Inquest - Interview of Stanley Clayton. Alternative Considerations of Jonestown and Peoples Temple. Jonestown Project: San Diego State University.
  16. ^ (EN) New York Times, November 25, 1978
  17. ^ (EN) New York Times, December 14, 1978

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Barden, Renardo Barden, Cults (Troubled Society series), Rourke Pub Group, 1990, ISBN 0-86593-070-8.
  • Chidester, David, Salvation and Suicide, Bloomington, Indiana University Press, 1988, ISBN 0-253-35056-5.
  • Dolan, Sean, Everything You Need to Know About Cults, New York, Rosen Pub. Group, 2000, ISBN 0-8239-3230-3.
  • Feinsod, Ethan, Awake in a Nightmare: Jonestown: The Only Eyewitness Account, New York, W.W. Norton & Co., 1981, ISBN 0-393-01431-2. Based on interviews with Odell Rhodes.
  • Galanter, M., Cults: Faith, Healing, and Coercion, New York, Oxford University Press, 1999, ISBN.
  • Hall, John R., Gone from the Promised Land: Jonestown in American Cultural History, New Brunswick, New Jersey, Transaction Publishers, 1987, ISBN 0-88738-124-3.
  • Kerns, Phil., People's Temple, People's Tomb, Logos Associates, 1978, ISBN 0-88270-363-3.
  • Kilduff, Marshall and Ron Javers., The Suicide Cult: The Inside Story of the Peoples Temple Sect and the Massacre in Guyana, New York, Bantam Books, 1978, ISBN 0-553-12920-1.
  • Klineman, George and Sherman Butler., The Cult That Died, G.P. Putnam's Sons, 1980, ISBN 0-399-12540-X.
  • koq, Recordead : The Jonestown Tapes, Kindle Publishing, 2014.
  • Krause, Charles A. with Laurence M. Stern, Richard Harwood and the staff of The Washington Post, Guyana Massacre: The Eyewitness Account, [New York], Berkley Pub. Corp, 1978, ISBN 0-425-04234-0.
  • Layton, Deborah, Seductive Poison, New York, Anchor Books, 1998, ISBN 0-3854-8984-6.
  • Maaga, Mary McCormick, Hearing the Voices of Jonestown, Syracuse, Syracuse University Press, 1998, ISBN 0-815-60515-3.
  • Moore, Rebecca., A Sympathetic History of Jonestown: the Moore Family Involvement in Peoples Temple, Lewiston, E. Mellen Press, 1985, ISBN 0-88946-860-5.
  • Naipaul, Shiva., Journey to Nowhere: A New World Tragedy, Harmondsworth [Eng.], Penguin, 1982, ISBN 0-14-006189-4. (published in the UK as Black and White)
  • Reiterman, Tim and John Jacobs, Raven: The Untold Story of Rev. Jim Jones and His People, Dutton, 1982, ISBN 0-525-24136-1.
  • Sargeant, Jack., Death Cults: Murder, Mayhem and Mind Control (True Crime Series), Virgin Publishing, 2002, ISBN 0-7535-0644-0.
  • Sorell, W. E., Cults and Cult Suicide. International Journal of Group Tensions, 1978, ISBN.
  • Stephenson, Denice, Dear People: Remembering Jonestown, Heyday Books, 2005, ISBN 1-597-14002-3.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]