JonBenét Ramsey

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JonBenét Ramsey durante un concorso di bellezza

JonBenét Patricia Ramsey (Atlanta, 6 agosto 1990Boulder, 25 dicembre 1996) era una reginetta di bellezza statunitense, famosa perché i concorsi spesso la vedevano vincitrice.

Fu trovata morta all'età di sei anni nella cantina della casa di famiglia quasi otto ore dopo la denuncia di scomparsa. Sul corpo c'erano fratture e segni di molestie sessuali, la bimba era stata colpita alla testa e poi strangolata. Inizialmente le forze dell'ordine del Colorado sospettarono dell'omicidio i genitori o il fratello (quest'ultimo avrebbe agito per gelosia verso la sorellina, coccolatissima per il suo status di reginetta, e i genitori avrebbero coperto la sua implicazione). Tuttavia, la famiglia è stata parzialmente scagionata nel 2003, quando il DNA prelevato dai vestiti della vittima suggerì il loro non coinvolgimento. Il proscioglimento avvenne nel luglio 2008 per mancanza di prove. Nel febbraio 2009, il Dipartimento di Polizia di Boulder ha chiesto al procuratore distrettuale di riaprire l'inchiesta. I mezzi di comunicazione si sono spesso concentrati sulla partecipazione di JonBénet a concorsi di bellezza per bambini, sull'agiatezza economica dei genitori e sugli elementi insoliti nel caso. Spesso è stata critica la gestione complessiva del caso da parte della polizia. Diverse cause per diffamazione sono state depositate contro gli organi d'informazione da parte dei familiari di JonBénet e dei loro amici. Il caso, che rimane tuttora irrisolto, continua a generare interesse pubblico e dei media.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

JonBenét Ramsey era nata ad Atlanta in Georgia il 6 agosto 1990 presso il Northside Hospital. Quando aveva nove mesi la sua famiglia si trasferì a Boulder nel Colorado. Il suo nome era una combinazione dei nomi del padre (John Bennett) e il cognome della madre Patricia. Durante la sua brevissima vita, JonBenét frequentò la High Peaks Elementary School e veniva portata regolarmente dai suoi genitori alla Chiesa Episcopale St. John di Boulder. Il padre republicano John Bennett Ramsey (Lincoln, 7 dicembre 1943), era presidente di un'azienda informatica di successo.[1] Dopo essersi laureato presso l'Università statale del Michigan e dopo essersi distinto come ufficiale della marina americana, nel 1989 decise di concludere la sua carriera militare per diventare un uomo d'affari. John Ramsey e i suoi soci crearono la Advanced Product Group, una delle tre società che insieme diedero origine alla Access Graphics. Ramsey venne nominato presidente e amministratore delegato della Access Graphics. Nel 1996, Access Graphics incassò oltre un miliardo di dollari e John Ramsey fu nominato "Imprenditore dell'anno" dalla Camera di Commercio di Boulder, Il suo patrimonio netto ammontava a 6,4 milioni dollari a partire dal 1 maggio 1996. La madre si chiamava Patricia Ann "Patsy" Paugh (Gilbert, 29 dicembre 1956 - Atlanta, 24 giugno 2006) ed era una ex reginetta di bellezza incoronata Miss West Virginia nel 1977,[2] John e Patricia si sposarono il 5 novembre 1980. JonBenét aveva anche un fratello, Burke Hamilton (Atlanta, 27 gennaio 1987), due fratellastri, John Andrew (24 luglio 1976) e Melinda (14 novembre 1971), questi ultimi nati dal precedente matrimonio del padre con Lucinda Pasch Johnson e residenti in Georgia con la loro madre; un'altra sorellastra, Elizabeth (15 luglio 1969 - 8 gennaio 1992), era morta assieme al suo fidanzato in un incidente stradale (la BMW su cui viaggiavano si scontrò con un camion a Burr Ridge a causa del maltempo). A 6 anni JonBenét vantava già un curriculum da professionista: la madre, rimasta legata al circuito - molto popolare in America - dei concorsi di bellezza, la iscrisse fin da piccola a numerose competizioni in diversi Stati. Patricia Ramsey stessa finanziava alcuni dei concorsi a cui JonBénet partecipava, così come i corsi di arrampicata su roccia e le lezioni di violino. Il suo ruolo attivo negli spettacoli è stato molto analizzato dai media in seguito all'assassinio. Tra i molti concorsi di bellezza a cui JonBénet partecipò ricordiamo; America's Royal Miss (vinto), Colorado State All-Star Kids Cover Girl (vinto), Little Miss Charlevoix (vinto), Little Miss Colorado (vinto), Little Miss Merry Christmas (vinto), Little Miss Sunburst e National Tiny Miss Beauty (vinto). L'ultimo spettacolo di JonBenét risale al 17 dicembre 1996. Si esibì cantando "Rockin' Around the Christmas Tree" e sfilando con alcuni abiti di scena. La competizione ha avuto luogo presso il Southwest Plaza a Denver, Colorado. Venne incoronata "Piccola Miss Natale" e vinse una medaglia per il suo talento.

JonBénet è oggi sepolta nel cimitero St. James Episcopal di Marietta (Georgia), accanto alla madre e alla sorellastra Elizabeth Pasch Ramsey (figlia di John e della prima moglie), deceduta a 22 anni con il fidanzato Matthew Derrington in un incidente stradale nel 1992, quando la bimba aveva due anni.

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

Il giorno di Natale del 1996 i Ramsey (John, Patsy, Burke e JonBenét) si recano ad una festa a casa di amici, una delle numerose occasioni mondane cui la famiglia - tra le più in vista nella città di Boulder - partecipa nel periodo natalizio. La famiglia fa rientro nella loro casa al numero 755 di 15th Street attorno alle 22:00 ed i bambini vengono mandati subito a letto, mentre Patsy e John preparano i bagagli in vista della partenza - programmata per il giorno successivo - nel Michigan In seguito, Patsy Ramsey dichiarerà di non essere entusiasta alla prospettiva del viaggio, in quanto reduce da un pesante ciclo di chemioterapia cui s'era sottoposta per curare una forma particolarmente aggressiva di cancro alle ovaie che le era stato diagnosticato nel 1993. La loro casa da mezzo milione di dollari, era composta da 15 stanze, tre piani più un seminterrato. All’ultimo piano c’è la stanza dei coniugi, a cui sono annesse due stanze guardaroba, una per ciascuno.[3] Al secondo piano le camere dei bambini, la “stanza dei giochi” e una camera per gli ospiti.[4] Al pianoterra una grande cucina e quattro stanze: due da pranzo, una formale e una elegante, un salotto buono e uno studio.[5] Nel seminterrato ci sono la cantina, una stanza adibita a palestra, la lavanderia e altre stanze di servizio. I tre piani principali sono in comunicazione tra loro mediante delle scale normali e tramite una scala a chiocciola, che viene utilizzata sempre da Patsy per scendere in cucina la mattina quando si alza. In seguito, alcuni vicini testimonieranno di aver sentito un urlo di un bambino la notte tra il 25 e il 26, ma i familiari dichiareranno di non aver notato nulla di strano che suggerisse la presenza di un intruso in casa. Patsy Ramsey dichiara di aver avuto certezza della sparizione della figlia la mattina del 26 dicembre quando, attorno alle 5:30 del mattino rinvenne sulle scale di servizio che conducevano alla cucina, una lunga lettera di riscatto. Tale insolita missiva in seguito fu accertata che era stata vergata a penna su due fogli strappati da un quaderno appartenente alla stessa Patsy e, a nome di una non meglio precisata "fazione straniera" che "rispetta il suo lavoro ma non il Paese per il quale lo svolge" ordinava a John Ramsey di preparare la somma in contanti di 118.000 dollari per il rilascio della piccola JonBenét "senza che le fosse torto un capello". La lettera del riscatto conteneva il seguente testo:[6]

(EN)
« Mr. Ramsey, Listen carefully! We are a group of individuals that represent a small foreign faction. We do respect your bussiness but not the country that it serves. At this time we have your daughter in our posession. She is safe and unharmed and if you want her to see 1997, you must follow our instructions to the letter.

You will withdraw $118,000.00 from your account. $100,000 will be in $100 bills and the remaining $18,000 in $20 bills. Make sure that you bring an adequate size attache to the bank. When you get home you will put the money in a brown paper bag. I will call you between 8 and 10 am tomorrow to instruct you on delivery. The delivery will be exhausting so I advise you to be rested. If we monitor you getting the money early, we might call you early to arrange an earlier delivery of the money and hence a earlier delivery pick-up of your daughter. Any deviation of my instructions will result in the immediate execution of your daughter. You will also be denied her remains for proper burial. The two gentlemen watching over your daughter do not particularly like you so I advise you not to provoke them. Speaking to anyone about your situation, such as Police, F.B.I., etc., will result in your daughter being beheaded. If we catch you talking to a stray dog, she dies. If you alert bank authorities, she dies. If the money is in any way marked or tampered with, she dies. You will be scanned for electronic devices and if any are found, she dies. You can try to deceive us but be warned that we are familiar with law enforcement countermeasures and tactics. You stand a 99% chance of killing your daughter if you try to out smart us. Follow our instructions and you stand a 100% chance of getting her back. You and your family are under constant scrutiny as well as the authorities. Don't try to grow a brain John. You are not the only fat cat around so don't think that killing will be difficult. Don't underestimate us John. Use that good southern common sense of yours. It is up to you now John!

Victory!

S.B.T.C »

(IT)
« Signor Ramsey, Ascolti bene! Siamo un gruppo di persone che rappresentano una piccola fazione straniera. Rispettiamo il suo lavoro ma non la nazione per cui lo svolge. In questo momento abbiamo sua figlia in nostro possesso. È sana e salva e se vuole che veda il 1997, deve seguire le nostre istruzioni alla lettera.

Prelevi 118.000$ dal suo conto. 100.000 devono essere in biglietti da 100 e gli altri 18.000 in biglietti da 20. Si assicuri di portare alla banca una valigetta di dimensioni adeguate. Quando torna a casa metta i soldi in una busta di carta marrone. La chiamerò domattina tra le 8 e le 10 per darle le istruzioni per la consegna. La consegna sarà faticosa per cui le consiglio di essere riposato. Se vediamo che preleva i soldi prima, la chiamerò presto per accordarci su una consegna anticipata e quindi una riconsegna anticipata di sua figlia. Ogni deviazione dalle mie istruzioni causerà l’immediata esecuzione di sua figlia. Non avrà nemmeno i suoi resti per il funerale. I due signori che la tengono in custodia non hanno una particolare simpatia per lei, per cui la avverto di non provocarli. Parlare a chiunque della sua situazione, come alla polizia, all’FBI ecc., avrà come risultato la decapitazione di sua figlia. Se la vediamo parlare anche con un cane, lei muore. Se lei avverte la banca, lei muore. Se i soldi sono in qualsiasi modo segnati o manomessi, lei muore. Può provare a imbrogliarci ma sappia che noi conosciamo molto bene le tattiche e le contromisure delle forze dell’ordine. Ha 99 possibilità su 100 di uccidere sua figlia se tenta di fregarci. Segua le nostre istruzioni e avrà il 100% di possibilità di riaverla indietro. Lei e la sua famiglia siete sotto controllo costante, così come le autorità. Non tentare di fare il furbo John. Non sei l’unico ricco dei dintorni, per cui non pensare che per noi uccidere sia difficile. Non ci sottovalutare John. Usa quel tuo buon senso del Sud. Adesso dipende da te John!

Vittoria!

S.B.T.C »

Alle 5:52 Patsy chiamò il 911 per denunciare il rapimento della bambina. Gli inquirenti appurarono che la somma richiesta dai presunti rapitori ammontava all'esatto valore di un bonus che John Ramsey aveva ricevuto quale gratifica natalizia dall'azienda di cui era presidente.[7] Nonostante la lettera imponesse ai familiari di non avvisare nessuno, tanto meno le forze dell'ordine: "pena l'immediata esecuzione della bambina", Patsy Ramsey telefonò immediatamente a polizia, parenti e amici (il pastore delle Chiesa Episcopale di St. John, gli amici John e Barbara Fernie e i coniugi White). La polizia locale - che nel corso dell'anno 1996 non aveva mai dovuto affrontare casi di omicidio né di sequestro di minore - condusse una ricerca sommaria all'interno e all'esterno della casa, senza trovare segni evidenti di intrusione o di effrazione. Le istruzioni della richiesta ammonivano che la raccolta del riscatto sarebbe stata monitorata e che JonBenét sarebbe stata restituita alla famiglia non appena il denaro fosse stato ottenuto. John Ramsey prese accordi per avere immediata disponibilità dell'ammontare del riscatto, che un amico, John Fernie, prelevò la mattina stessa da una banca locale. Attorno alle ore 13:00 circa, il detective della polizia di Boulder Linda Arndt chiese a Fleet White, un amico dei Ramsey, di accompagnare John Ramsey a ispezionare la casa per controllare se ci fosse "qualcosa di atipico". John Ramsey e due dei suoi amici iniziarono la ricerca nel seminterrato.[8] Dopo aver visionato il bagno ed una stanza dedicata agli hobby, si spostarono nella cantina dei vini, una stanza isolata ed appartata, dove Ramsey trovò il corpo di sua figlia, avvolto nella sua coperta bianca preferita. La piccola indossava i pantaloni bianchi di un pigiama, mutandine bianche, una maglia a maniche lunghe e una felpa con sopra disegnata una stella brillante. Era riversa supina, con le braccia verso l'alto. Nel palmo della sua mano sinistra era stato disegnato un cuoricino usando un pennarello rosso[9] (quel disegno era stato fatto dall'assassino). Del nastro adesivo le copriva la bocca (in sede di autopsia fu rilevato che era stato con ogni probabilità posizionato post-mortem) e polsi, sopra la sua testa, e collo erano legati con una corda di nylon, stranamente lasciata molto allentata. Il manico rotto di un pennello appartenente a Patsy Ramsey era stato usato per avvolgervi attorno un capo della corda di nylon per formare una garrota.[10] In preda al panico, John Ramsey rimosse il nastro adesivo dalla bocca della figlia e trasportò immediatamente il corpo al piano superiore, dove nonostante l’evidente rigor mortis fu fatto un tentativo di rianimazione. Uno dei detective spostò ancora il corpo, poggiandolo sul pavimento del soggiorno accanto all’albero di Natale. John lo coprì con una coperta presa da una sedia lì accanto e in seguito qualcuno ci mise sopra anche una felpa. Solo alle 13:50 la casa fu dichiarata scena del crimine e posta sotto sequestro. Alle ore 20:00 il medico legale effettuò un primo sommario esame sul posto e alle 20:45 il corpo fu portato all’obitorio. L’autopsia venne svolta il giorno successivo. Il rinvenimento avvenne quasi otto ore dopo la denuncia di scomparsa. Molti criticano l'indagine sostenendo che i funzionari avevano permesso un andirivieni di familiari e amici sulla scena del delitto, cancellando e alterando le prove e che non avevano tentato di raccoglierle prima e dopo il rinvenimento del corpo di JonBenét, forse perché i loro sospetti erano stati immediatamente rivolti ai Ramsey. Alcuni titolari di questa inchiesta iniziarono a riferire tali sospetti ai media locali, che il 1° gennaio riportavano la notizia che il procuratore distrettuale pensava di non sbagliare quando evidenziava che il fatto che il corpo della bimba fosse stato ritrovato in casa sua era un indizio molto forte. Gli inquirenti notarono che le lenzuola del letto di JonBenét erano bagnate; numerosi testimoni confermarono che la bambina (all'epoca di 6 anni) soffriva di enuresi notturna, disturbo generalmente collegato a una situazione di ansia e/o sofferenza, comprensibile in una bimba che, così piccola, riceveva fortissime pressioni a causa delle ambizioni dei genitori. Emersero inoltre indiscrezioni - mai del tutto verificate - in merito ad una forte depressione che avrebbe colpito Patsy Ramsey, a causa del cancro per il quale si stava curando e dei disturbi connessi. La scena del crimine appariva quantomeno singolare, posto che in casa non era stato rubato nulla e non furono rivelati segni di scasso su porte o finestre, circostanze che indussero a ritenere molto probabile che il responsabile dell'omicidio dovesse essere ricercato tra i familiari della bambina. Lo scantinato dove fu rinvenuto il cadavere di JonBenét era un locale pressoché in disuso e la sua ubicazione era ignota persino all'ex domestica, la quale più volte sostenne che la casa era particolarmente difficile da percorrere per qualcuno che non fosse di famiglia, per la sua complessità e perché alcune modifiche inusuali erano state apportate dai Ramsey. I risultati dell'autopsia rivelarono che JonBenét era morta per strangolamento e che presentava una massiccia frattura del cranio di circa 20 cm,[11] causata da un corpo contundente smussato (non c’era lacerazione cutanea).[12] La garrota con cui la bambina era stata strangolata era stata ricavata da un pezzo di corda tweed avvolta attorno al manico rotto di un pennello appartenente alla madre e lo strangolamento era avvenuto da dietro,[13] come se l'assassino non avesse voluto guardare in faccia la vittima, il che suggeriva che si trattasse di qualcuno che la conosceva. Inoltre furono trovate delle abrasioni alla parte posteriore del dorso e alle gambe, che vennero attribuite al trascinamento del corpo. Il nastro adesivo con cui la bambina era stata imbavagliata appariva intonso, suggerendo che fosse stato applicato dopo la morte, dal momento che non vi erano tracce di saliva che lasciassero supporre il tentativo della vittima di strapparselo via e comunque tale reperto era stato manomesso dai primi soccorritori che, non appena rinvenuto il cadavere, l'avevano rimosso. La corda con cui i polsi della vittima erano stati legati era stata stretta approssimativamente e lasciando abbastanza spazio alle braccia per muoversi liberamente. Inoltre, non c'era alcuna prova di stupro "convenzionale", anche se la violenza sessuale non poteva essere esclusa poiché vi erano segni ambigui che avrebbero potuto essere stati provocati anche da manovre di pulizia effettuate in modo rude, dopo che la bambina aveva bagnato il letto per l'ennesima volta. La causa ufficiale della morte era avvenuta per asfissia causata dallo strangolamento e associata ad un trauma cranico cerebrale.[14] Le setole del pennello vennero ritrovate in una vasca in cui Patsy Ramsey teneva degli strumenti per dipingere, ma la parte bassa dello strumento non fu mai rinvenuta, nonostante la ricerca in tutta la casa dalle forze dell'ordine nei giorni successivi al delitto. Gli esperti confermarono che la costruzione della garrota aveva richiesto conoscenze specifiche sulla formazione dei nodi.

L'autopsia rivelò inoltre che JonBenét aveva mangiato ananas una o due ore prima di essere uccisa, anche se i genitori sostennero che la bambina era già addormentata quando la famiglia aveva fatto ritorno a casa attorno alle 22:00 e che durante la cena cui avevano partecipato non erano stati serviti piatti a base di ananas. Foto della casa, scattate il giorno in cui fu ritrovato il corpo di JonBenét, mostrano una ciotola sul tavolo della cucina contenente ananas e cucchiaio, sul quale la polizia affermò di avere rilevato le impronte di Burke, il fratello all'epoca di nove anni e di Patsy.[15] Tuttavia sia Patsy che John dissero di non ricordarsi di aver messo la ciotola sul tavolo né di avere dato da mangiare dell'ananas a JonBenét; inoltre sostennero fermamente che Burke aveva dormito tutto il tempo, svegliandosi diverse ore dopo l'arrivo della polizia. Alcune fonti riferirono che non vi erano impronte nei terreni innevati circostanti la casa, ma alcuni giornalisti scoprirono che la neve intorno alle porte della casa era stata spazzata via ed in ogni caso tale elemento si sarebbe rivelato di scarsa utilità, posto l'arrivo a casa Ramsey, fin dalle prime ore del mattino, di numerosi amici e parenti, che si erano mossi in casa e nelle immediate vicinanze. La polizia non riportò segni di effrazione, anche se una finestra del seminterrato, rotta prima di Natale, non era stata sistemata né protetta e alcune porte erano aperte, circostanze che vennero diffuse solo un anno dopo.[16]

I funerali di JonBenét Ramsey si sono svolti il 31 dicembre, presso la Peachtree Presbyterian Church ad Atlanta.

Le successive indagini[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 ottobre 1999 il Grand Jury (composto da James Plese, Loretta Resnikoff, Elizabeth Annecharico, Michelle Czopek, Frances Diekman, Josephine Hampton, Martin Kordas Jr., Susan LeFever, Barbara McGrathAmold, Martin Pierce, Tracey Vallad e Jonathan Webb). Ritenne di avere prove a sufficienza per incriminare qualcuno, tuttavia il Procuratore Distrettuale di Boulder Alex Hunter, non firmò il mandato di arresto e gli atti vennero secretati.[17] Nel dicembre del 2003 gli investigatori forensi raccolsero da un campione di sangue misto trovato sulla biancheria intima di JonBenét abbastamza materiale da poter creare un profilo DNA. Tale profilo appartiene a un individuo di sesso maschile sconosciuto; sottoposto al sistema DNA combinato dell'FBI Index (CODIS), un database contenente più di 1,6 milioni di profili di DNA, soprattutto di criminali condannati, il campione non ha ancora trovato una corrispondenza. Successive indagini evidenziarono che nei mesi precedenti vi erano stati più di 100 furti con scasso nel quartiere ove risiedevano i Ramsey e che 38 criminali sessuali registrati vivevano entro due miglia (3 km) di raggio dalla casa un'area che comprende metà della popolazione della cittadina di Boulder ma che nessuno di questi aveva alcun coinvolgimento nell'omicidio.

John Mark Karr[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 agosto 2006, il quarantunenne John Mark Karr (Conyers, 11 dicembre 1964), ex insegnante di scuola elementare e padre di tre figli avuti dalla sua seconda ex moglie Lara Knutson,[18] confessò l'omicidio durante il processo a suo carico per pornografia infantile a Sonoma County, California. Le autorità lo avevano rintracciato dopo che aveva fatto diverse telefonate e inviato moltissime e-mail sul caso Ramsey a Michael Tracey, professore di giornalismo presso l'Università del Colorado.[19] Una volta arrestato a Bangkok in Thailandia dalle autorità locali, confessò di essere stato presente nel momento in cui la bimba moriva, affermando che si era trattato di un incidente. Quando gli fu chiesto esplicitamente se fosse innocente, rispose: "No". Tuttavia, una volta estradato negli Stati Uniti e sottoposto agli esami dei fluidi corporei, si scoprì che il DNA di Karr non coincideva con quello trovato sul corpo di JonBenét Ramsey.[20] Il 28 agosto 2006, il Procuratore Distrettuale della Contea di Boulder Mary Lacy, annunciò che non sarebbe stata presentata alcuna accusa a suo carico per l'omicidio di JonBenét Ramsey. Agli inizi di dicembre dello stesso anno, comunque, i funzionari del Dipartimento di Homeland riferirono che gli investigatori federali stavano continuando a controllare una sua possibile complicità nel delitto. Nessuna prova è mai venuta alla luce contro l'allora sposato Karr, residente ad Alabama, vicino a Boulder.[21] La seconda ex moglie Lara Knutson e i due fratelli di Karr, Michael e Nate, affermarono che John non poteva essere l'assassino, in quanto aveva trascorso le vacanze natalizie del 1996 in loro compagnia.[22] Indizi che lo collegano all'omicidio sono molto circostanziali. Per esempio la grafia di Karr è stata giudicata particolarmente affine alla scrittura della richiesta di riscatto, il suo modo di scrivere le lettere E, T e M è stato reputato molto raro. A seguito di questi avvenimenti, John Mark Karr iniziò ad assumere ormoni femminili per femminilizzare il proprio corpo e divenire così un transgender. Cambiò legalmente il suo nome diventando Alexis Valoran Reich.[23]

La posizione dei Ramsey[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 luglio 2008 l'ufficio del procuratore distrettuale di Boulder annunciò che, a seguito dei campioni di DNA e delle tecniche di prova di nuova concezione, i membri della famiglia Ramsey non erano più considerati sospetti nel caso. Una lettera ufficiale di scuse venne consegnata a John Ramsey dal Procuratore Distrettuale della Contea Mary Lacy. Nel gennaio 2009, Stan Garnett, il nuovo procuratore, dichiarò di voler guardare il caso con occhi nuovi. Il 2 febbraio 2009 il capo della polizia annunciò che Mark Beckner Garnett avrebbe assunto il caso e che la sua squadra avrebbe ripreso a indagare l'omicidio. "Alcuni casi non vengono mai risolti, ma alcuni sì", ha detto Beckner. "E non si può rinunciare".[24] Esperti, media e genitori hanno sostenuto negli anni diverse ipotesi al limite della speculazione. Per molto tempo la polizia locale sostenne l'ipotesi che la madre Patsy Ramsey, in un impeto di rabbia dopo che la bimba aveva bagnato nuovamente il letto, l'avesse ferita gravemente la notte stessa e avesse poi provveduto a ucciderla in un secondo momento, per collera o per coprire la lesione originaria. Nel novembre 1997 gli esperti grafologi annunciarono che era stata Patsy Ramsey, molto probabilmente, a scrivere la richiesta di riscatto.[25] Secondo una relazione del Colorado Bureau of Investigation "Ci sono indicazioni che l'autore della richiesta di riscatto sia Patricia Ramsey, ma non dimostrano definitivamente questa ipotesi". Un'altra ipotesi è che John Ramsey avesse abusato sessualmente di sua figlia uccidendola per coprire il misfatto. Il figlio Burke, che aveva nove anni al momento della morte di JonBenét, entrò nell'inchiesta sia come testimone che come presunto assassino e gli fu chiesto di testimoniare in udienza davanti al Grand Jury. Nel 1999 il governatore del Colorado, Bill Owens, chiese ai genitori di JonBenét Ramsey di "smettere di nascondersi dietro i loro avvocati, smettere di nascondersi dietro la loro società di pubbliche relazioni".[26] I sospetti della polizia erano concentrati quasi esclusivamente sui membri della famiglia Ramsey, anche se i genitori della ragazza non avevano precedenti penali. I Ramseys hanno sempre affermato che il reato era stato commesso da un intruso. Assunsero John E. Douglas, ex capo della Unità di Scienze Comportamentali dell'FBI, per esaminare il caso. Douglas concluse che il crimine era stato molto probabilmente un rapimento andato male, e che non erano coinvolti membri della famiglia Ramsey nell'omicidio. Le sue argomentazioni battevano sui seguenti punti: (A) Nessuna prova fisica collegava John e Patsy all'omicidio, e prove fisiche trovate vicino al corpo di JonBenét suggerivano la presenza di una persona non identificata in casa Ramsey. (B) Non c'era alcun motivo plausibile perché i Ramsey uccidessero la figlia. Douglas considerò l'ipotesi della rabbia perché la bambina aveva bagnato il letto come assurda poiché senza precedenti e in contrasto con il comportamento tenuto sempre da Patsy. (C) Non vi erano indizi di abuso fisico, negligenza, molestie sessuali, o disturbi di personalità gravi in casa Ramsey prima del delitto, comportamenti normalmente associati con la maggior parte dei casi di bambini uccisi dai genitori. (D) Il comportamento di John e Patsy Ramsey dopo il delitto era in linea con i genitori di altri bambini uccisi e non era coerente con casi noti di genitori che hanno ucciso i loro figli. Notando che una grande percentuale di omicidi infantili sono commessi dai genitori e dalla famiglia della vittima, Douglas non incolpò gli investigatori per questo abbaglio; tuttavia criticò le autorità di Boulder per l'indagine profondamente sbagliata, a partire dal non aver chiuso e preservato la scena del crimine), ulteriormente ostacolata da influenze politiche e il rifiuto di chiedere un aiuto esterno di maggior peso ed esperienza. Fino ad allora la polizia di Boulder aveva in genere gestito uno o due omicidi all'anno e aveva poca esperienza: la consulenza FBI o hands-on di indagine in passato avevano già aiutato altre autorità locali a risolvere omicidi sconcertanti. Douglas concluse che era ormai improbabile che qualcuno potesse risolvere il caso. Lo scenario più probabile sulla base delle prove era che JonBenét fosse stata uccisa da un giovane inesperto (ad esempio, la probabile penetrazione digitale della vagina della bimba era in linea con gli altri reati a sfondo sessuale perpetrati da giovani animati da una curiosità immatura sull'anatomia femminile), sessualmente ossessionato dalla bimba e/o desideroso di estorcere denaro dalla sua famiglia benestante. Douglas respinse le ipotesi che Patsy avesse scritto la richiesta di riscatto, sostenendo che essa era stata scritta prima del delitto. Per sua esperienza affermava che sarebbe praticamente impossibile per chiunque rimanere composto abbastanza da scrivere una lettera dettagliata nel periodo immediatamente successivo a un omicidio. Inoltre, per sostenere la sua ipotesi che la nota è stata scritta prima dell'omicidio, Douglas sostenne che essa era farcita da frasi prese in prestito da film come Ransom - Il riscatto (1996) e Speed (1994), che, ipotizzava, avrebbero ispirato l'autore del reato. Lou Smit, un detective esperto che aiutò le autorità Boulder all'inizio del 1997, in origine sospettò i genitori, ma dopo aver valutato tutti gli elementi che erano stati raccolti, concluse che un intruso aveva commesso il reato.[27] Douglas apprezzò la scoperta Smit circa le foto dell'autopsia: quella che sembrava essere la prova precedentemente trascurata di una pistola di stordimento usata per sottomettere JonBenét.[28] Anche se non era più un investigatore ufficiale del caso, Smit continuò a lavorare su di esso fino alla sua morte nel 2010. Stephen Singular, giornalista investigativo e autore del libro Presumed Guilty: An Investigation Into the JonBenét Ramsey Case, the Media, and the Culture of Pornography, suggeriva l'esistenza di un collegamento fra l'omicidio e l'industria della pornografia infantile. Facendo riferimento a consultazioni con specialisti di cyber-crimine, sostenne che JonBenét, a causa della sua esperienza nei concorsi di bellezza, era il prototipo perfetto del bambino che potrebbe essere trascinato nel mondo della pornografia infantile ed era un candidato naturale ad attirare l'attenzione e di pedofili. A causa delle prove contraddittorie, il Grand Jury non è riuscito a incriminare i Ramsey o chiunque altro per l'omicidio di JonBenét. Non molto tempo dopo l'omicidio, i genitori si trasferirono in una nuova casa ad Atlanta. Due dei principali ricercatori coinvolti nel caso si dimisero, uno perché era convinto che l'inchiesta era viziata dal fatto di aver trascurato l'ipotesi intruso, e l'altro perché credeva che l'inchiesta non era riuscita a perseguire con successo i Ramsey. Tuttora gli investigatori stanno cercando di identificare un possibile sospetto.

La diffamazione mediatica[modifica | modifica wikitesto]

L. Lin Wood è l'avvocato che da sempre ha rappresentato e fornito assistenza legale alla famiglia Ramsey[29] e che nel corso degli anni successivi all'omicidio ha citato in giudizio diverse riviste, giornali e canali televisivi come il St. Martin's Press, il Time Inc., la Fox News Channel, l'American Media, Inc, la Star, The Globe, il Court TV e il New York Post con l'accusa di diffamazione nei confronti dei suoi clienti. John e Patsy Ramsey sono stati a loro volta citati in giudizio in due cause distinte per diffamazione, a seguito della pubblicazione del loro libro The Death of Innocence (La Morte dell'Innocenza), le denunce sono state presentate da due persone che in quel libro venivano citate perché sospettate di aver commesso l'omicidio di JonBenét. I Ramseys, erano difesi in quelle cause da L. Lin Wood e da altri tre avvocati di Atlanta, James C. Rawls, Eric P. Schroeder e S. Derek Bauer. John e Patsy Ramsey vinsero entrambe le cause poiché il giudice della Corte Distrettuale Julie Carnes, arrivò alla conclusione che ci sono "prove abbondanti" che l'omicidio di JonBenét sia stato commesso da un intruso.[30] Nel novembre 2006, Rod Westmoreland, un amico di John Ramsey, ha intentato una causa per diffamazione contro Keith Greer,[31] il quale aveva postato un messaggio su un forum di Internet (utilizzando lo pseudonimo di "undertheradar"), dove Greer accusava Westmoreland di aver partecipato al rapimento e all'omicidio della bambina.[32] Greer ha difeso la sua dichiarazione.[33]

La morte di Patsy Ramsey[modifica | modifica wikitesto]

Patricia "Patsy" Ramsey è morta di cancro alle ovaie il 24 giugno 2006, all'età di 49 anni ad Atlanta. Il suo avvocato disse che la donna lottò per la sua vita fino alla fine, solo per poter vedere l'assassino di sua figlia in manette. I suoi funerali si sono svolti il 29 giugno presso la Roswell United Methodist Church a Roswell. E' sepolta al cimitero St. James Episcopal di Marietta in Georgia, accanto a sua figlia. John Ramsey si è risposato con Jan Rousseaux il 21 luglio 2011.

Possibili soluzioni[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di JonBenét Ramsey

Il giallo dell'uccisione della baby-modella rimane tuttora irrisolto. I principali indiziati rimasero i genitori; la polizia del Colorado aveva seguito inizialmente la pista (poi rivelatasi sbagliata) della colpevolezza dei genitori della bimba che erano stati poi scagionati. Un'ipotesi investigativa fu anche la possibilità che l'assassino fosse il fratellino, geloso delle attenzioni che la sorellina minore riceveva grazie alla sua bellezza. Prove e indizi emersi in un secondo tempo giustificherebbero anche la teoria di un intruso; il tempo perduto seguendo la pista (forse) sbagliata aveva reso poi più difficile mettersi sulle tracce di un assassino alternativo. Tutte le persone vicine alla famiglia o in qualche modo collegate a questa storia furono contattate, tra cui tutti i dipendenti dell'azienda del padre (più di 360), al quale fu chiesto di sostenere un test grafologico. Lo strsso accadde a tutte Le persone che avevano partecipato alla festa di Natale, incluso l’uomo che aveva impersonato Santa Claus, Bill McReynolds, che fornì campioni di sangue e capelli alla polizia e si sottopose al test grafologico, lo stesso fece sua moglie Janet. Anche Randy Simons, il fotografo che aveva immortalato JonBenét pochi giorni prima, venne interrogato. I genitori della bambina negli anni successivi all'omicidio hanno partecipato a numerosi talk show dove hanno professato la loro innocenza. Nel 2000 hanno scritto anche un libro dove dichiarano la loro estraneità ai fatti.

Il 27 gennaio 2013, venne rivelato che nel 1999 un Gran Jury del Colorado aveva raccolto prove sufficienti per incriminare John e Patricia Ramsey con l'accusa di abuso di minore che ha provocato la morte della bambina, Tuttavia, l'allora Procuratore Distrettuale Alex Hunter decise di non firmare l'atto d'accusa, dicendo che le prove erano insufficienti.[34]

Nel settembre 2013, il giornalista del Daily Camera Charlie Brennan, assieme al Comitato dei cronisti per la libertà di stampa hanno intentato una causa per costringere Stan Garnett a rendere pubblici gli atti d'accusa del 1999.[35] A metà ottobre, il giudice ha stabilito che tali atti devono essere di pubblico dominio.[36] Il 25 ottobre 2013, i documenti del tribunale precedentemente secretati sono stati resi pubblici.

In quei documenti, si legge quanto segue:[37]

(EN)
« On or between December 25, and December 26, 1996 in Boulder County, Colorado, John Bennett Ramsey and Patricia Paugh Ramsey did unlawfully, knowingly, recklessly and feloniously permit a child to be unreasonably placed in a situation which posed a threat of injury to the child's life or health, which resulted in the death of JonBenét Ramsey. Render assistance to a person, with intent to hinder, delay and prevent the discovery, detention, apprehension, prosecution, conviction and punishment of such person for the commission of a crime, knowing the person being assisted has committed and was suspected of the crime of Murder in the First Degree and Child Abuse Resulting in Death. »
(IT)
« Tra il 25 dicembre e il 26 dicembre 1996 nella Contea di Boulder, Colorado, John Bennett Ramsey e Patricia Paugh Ramsey hanno consapevolmente violato la legge permettendo che una bambina fosse coinvolta in una situazione di pericolo che minacciasse la sua salute, la sua incolumità e che ha portato alla morte di JonBenét Ramsey. Hanno inoltre fornito assistenza a una persona con l'intento di ritardare o impedirne la sua prosecuzione, l'azione penale, la condanna e la punizione a seguito del suo aver commesso un Omicidio di Primo Grado e Abuso di Minore con Conseguente Morte. »


I documenti dell'accusa non indicano chi ha ucciso la piccola JonBenét. Gli atti non accusano direttamente i Ramsey di aver ucciso la loro figlia, ma di averla messa consapevolmente in una situazione di pericolo che l'ha portata alla morte. Avrebbero inoltre aiutato/facilitato l'assassino, il quale non è mai stato assicurato alla giustizia.[38]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 4240573 LCCN: n98002393

  1. ^ http://www.nndb.com/people/935/000044803//
  2. ^ http://www.nndb.com/people/934/000044802/
  3. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/crimescn3.htm
  4. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/crimescn2.htm
  5. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/crimescn1.htm
  6. ^ http://www.crimelibrary.com/notorious_murders/famous/jonbenet_profiled/7.html
  7. ^ http://edition.cnn.com/US/9701/21/ramsey.update/index.html
  8. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/bsmtcs.htm
  9. ^ http://www.crimeshots.com/forums/showthread.php?t=12271
  10. ^ http://www.acandyrose.com/crimescene-thebody.htm
  11. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/headwound.htm
  12. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/weapon.htm
  13. ^ http://www.jameson245.com/autopsy.htm
  14. ^ http://www.thesmokinggun.com/file/coroner-jonbenet-ramsey-autopsy
  15. ^ http://www.acandyrose.com/s-evidence-pineapple.htm
  16. ^ http://braveheart.users4.50megs.com/ramsey/windowless_room.htm
  17. ^ http://www.acandyrose.com/s-ramsey-grand-jury.htm
  18. ^ http://www.nndb.com/people/819/000118465/
  19. ^ http://jonbenetramsey.pbworks.com/w/page/11682464/Documents%20Related%20to%20John%20Mark%20Karr
  20. ^ http://edition.cnn.com/2006/LAW/08/28/ramsey.arrest/index.html
  21. ^ http://edition.cnn.com/2006/LAW/10/16/karr.interview/
  22. ^ http://www.ilgiornale.it/news/killer-bimba-forse-solo-mitomane.html
  23. ^ http://mostlikelytokill.blogspot.it/2010/07/john-mark-karr-aka-alexis-reich.html
  24. ^ http://www.coloradodaily.com/ci_13112748
  25. ^ http://news.google.com/newspapers?nid=875&dat=19970904&id=SdQLAAAAIBAJ&sjid=M1YDAAAAIBAJ&pg=6638,205639
  26. ^ http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/5260914.stm
  27. ^ http://www.forumsforjustice.org/forums/showthread.php?9775-Ramsey-house-plans-and-exterior-photos/page2
  28. ^ http://gemart.8m.com/ramsey/stungun.html
  29. ^ http://www.cbsnews.com/news/searching-the-interrogation-tapes/
  30. ^ http://www.nationallawjournal.com/id=1202429072171&slreturn=1
  31. ^ http://www.thesmokinggun.com/documents/crime/man-sues-over-jonbenet-murder-claim
  32. ^ http://jonbenetramsey.pbworks.com/w/page/11682492/Legal%20Issues%20Surrounding%20JBR%20Case#LibelSuitAgainstPoster
  33. ^ http://jonbenetramsey.pbworks.com/w/page/11682521/undrtheradar%20biosketch
  34. ^ http://edition.cnn.com/2013/10/25/justice/jonbenet-ramsey-documents/
  35. ^ http://www.dailycamera.com/news/boulder/ci_24124759/camera-reporter-sues-boulder-da-seeking-release-ramsey
  36. ^ http://www.dailycamera.com/news/boulder/ci_24331072/judge-orders-boulder-da-show-why-ramsey-indictment
  37. ^ http://crimefeed.com/2013/10/jonbenet-ramsey-grand-jury-documents-unsealed/
  38. ^ http://www.dailycamera.com/guest-opinions/ci_24389428/stan-garnett-boulder-district-attorney-jonbenet-ramsey-case