John e Roy Boulting

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

John Edward Boulting (Bray, 21 dicembre 1913Sunningdale, 17 giugno 1985) e Roy Alfred Clarence Boulting (Bray, 21 dicembre 1913Oxford, 5 novembre 2001) sono stati due registi, sceneggiatori e produttori cinematografici inglesi, noti anche come Fratelli Boulting, conosciuti soprattutto per una serie di commedie satiriche degli anni cinquanta e sessanta. Per la maggior parte della loro carriera, hanno l'uno prodotto i film diretti dall'altro e viceversa, dirigendo insieme solo una manciata di film.

I gemelli Boulting hanno inoltre contribuito allo sviluppo dell'industria cinematografica britannica dirigendo la compagnia di distribuzione indipendente British Lion, alternativa al duopolio Rank/ABPC.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La carriera cinematografica di John e Roy Boulting ha inizio nel 1937 quando fondano la Charter Films, con cui producono diversi cortometraggi. Il loro primo film di rilievo è Pastor Hall (1940), diretto da Roy e prodotto da John, un'aperta critica del nazismo, ben accolta da critica e pubblico.[1] Anche il successivo Thunder Rock (1942) ha una forte valenza politica, in quanto allegoria anti-isolazionista.

Nel 1941 Roy si unisce alla Army Film Unit, per la quale realizza gli importanti documentari bellici Desert Victory (1943) e Burma Victory (1945). John si unisce invece alla RAF Film Unit, per cui realizza Journey Together (1945), con protagonista il quasi esordiente Richard Attenborough.

Negli anni fra il 1947 e il 1951 i fratelli Boulting raggiungono gli esiti più alti della loro carriera, realizzando film di forte impegno sociale.[1] Roy dirige Fame Is the Spur (1947), sulla perdita di ideali di un politico laburista e The Guinea Pig (1948), sui pregiudizi di classe nella scuola inglese. John dirige un adattamento da Graham Greene, Brighton Rock (1948), di grande successo e destinato a diventare un classico della storia del cinema britannico.[1] I successivi Minaccia atomica (Seven Days to Noon) (1950), girato in coppia, e S.O.S. Scotland Yard (High Treason) (1951), girato da Roy, sono dei thriller, ma con una preminente connotazione d'attualità e con un taglio semi-documentaristico: il primo affronta il tema degli armamenti nucleari, il secondo quello del terrorismo interno.

A partire dai primi anni cinquanta la loro carriera prende una piega diversa, quando cominciano a lavorare per case di produzione hollywoodiane e con star americane. Roy dirige Marinai del re (Single-Handed) (1953), dal romanzo d'avventura navale Brown on Resolution di Cecil Scott Forester, già portato sullo schermo nel 1935, e La preda umana (Run for the Sun) (1956), secondo remake di La pericolosa partita (1932). Insieme al fratello realizza per la MGM-British Il siluro della morte (Seagulls Over Sorrento) (1954), da un dramma di Hugh Hastings.

Nella seconda metà degli anni cinquanta, i Boulting danno vita ad una serie di commedie satiriche di grande successo commerciale che colpiscono le istituzioni nazionali (l'esercito, la chiesa, il sistema giuridico, la finanza, i sindacati, ecc.), fra cui Nudi alla meta (I'm All Right Jack) (1959). Alla riuscita contribuiscono collaboratori abituali, quali lo sceneggiatore Frank Harvey, il direttore della fotografia Max Greene, il compositore John Addison, gli attori Peter Sellers, Ian Carmichael e Terry-Thomas.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

John Boulting ha vinto nel 1960 un Premio BAFTA per la miglior sceneggiatura inglese con il film Nudi alla meta.

Due film da lui diretti sono stati inseriti dal British Film Institute nella lista dei migliori cento film britannici del XX secolo: Brighton Rock al quindicesimo posto e Nudi alla meta al quarantasettesimo posto.[2]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Co-regia[modifica | modifica wikitesto]

Regia di John Boulting[modifica | modifica wikitesto]

Regia di Roy Boulting[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Screenonline - Boulting, Roy (1913-2001). URL consultato il 03-7-2009.
  2. ^ (EN) The BFI 100. URL consultato il 18-6-2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]