John Henry Newman

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John Henry Newman, C.O.
cardinale di Santa Romana Chiesa
John Henry Newman (by Emmeline Deane).jpg
Coat of arms of John Henry Newman.svg
Cor ad cor loquitur
Nato 21 febbraio 1801
Ordinato presbitero 30 maggio 1847
Creato cardinale 12 maggio 1879 da papa Leone XIII
Deceduto 11 agosto 1890
Beato John Henry Newman, C.O.
John Henry Newman by Sir John Everett Millais, 1st Bt.jpg
Nascita 21 febbraio 1801
Morte 11 agosto 1890
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 19 settembre 2010
Santuario principale Oratorio di Edgbaston
Ricorrenza 9 ottobre
Patrono di Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham

John Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801Edgbaston, 11 agosto 1890) è stato un cardinale, teologo e filosofo inglese.

Il cardinale Newman è considerato uno dei più grandi prosatori inglesi e il più autorevole apologista della fede che la Gran Bretagna abbia prodotto, apprezzato anche dai non cattolici[1]. In ambito cattolico, è stato definito uno dei «padri assenti» del Concilio Vaticano II per l'influsso che il suo profondo ed originale pensiero teologico e filosofico ebbe sull'assise vaticana.[2]

Sulla sua tomba è scolpito l'epitaffio scritto da lui stesso, un epitaffio che doveva narrare, secondo il suo intento, la storia del suo pellegrinaggio:

(LA)

« Ex umbris et imaginibus in veritatem »

(IT)

« Dall'ombra e dai simboli alla verità. »

(John Henry Newman)

È stato beatificato il 19 settembre 2010 da papa Benedetto XVI.[3][4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo anglicano[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza (1801-1825)[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia e Walter Mayers (1801-1817)[modifica | modifica wikitesto]
John Henry Newman ritratto nel 1824

John Henry Newman apparteneva ad una famiglia anglicana, e nacque a Londra il 21 febbraio 1801. Primo di sei fratelli, il padre John Newman era banchiere, la madre Jemina Foundrinier (1772-1836) discendeva da una famiglia di ugonotti emigrati in Inghilterra in seguito alla revoca dell'editto di Nantes[5]. La forte fede religiosa di stampo evangelico della madre[6] e della nonna paterna, Elizabeth Newman[7], influirono sull'animo del giovane Newman, già introverso e portato alla riflessione fin dalla prima infanzia. Al contrario, il padre del futuro cardinale era un uomo meno rigido in materia dottrinale. Ricevette un'educazione elevata nella scuola di Ealing[8] (nei pressi di Londra) e, sotto l'influsso del pastore Walter Mayers (vicino agli ambienti della Low Church), nel 1816 aderì ai principi del cristianesimo protestante, in quella che egli chiamò la sua "prima conversione"[9]. Furono infatti le letture di due teologi anglicani (Thomas Newton, vescovo di Bristol, e Joseph Milner, figura di spicco dell'evangelismo) ad imprimere l'animo di Newman di convinzioni protestanti radicali[10].

L'arrivo ad Oxford e l'incontro con i noetics (1817-1825)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1817 entrò nel Trinity College di Oxford, ove si segnalò per la vivacità d'ingegno e intelletto, fatto che lo portò ad essere nominato fellow dell'Oriel College il 12 aprile 1822[11]. Deciso ad intraprendere la vita ecclesiastica, Newman fu ordinato diacono della Chiesa anglicana il 13 giugno del 1824[12] e sacerdote nel 1825. Come primo incarico, Newman divenne vicar[13] di Saint Clements. Nel corso di questi anni, il giovane studente evangelico cominciò ad osservare il pluralismo intellettuale vigente nell'ateneo, entrando lentamente in contatto con il gruppo dei teologi liberali, detti noetics, che cercavano di spiegare razionalmente i dogmi e la fede cristiana[14]. Tra questi spiccavano come figure Edward Hawkins e Richard Whately, che istruirono lentamente Newman nel valore della Chiesa visibile[15], nel valore dei sacramenti, in special modo la successione apostolica. Quando fu ordinato sacerdote, Newman conosceva già da tre anni Whately[16], e aveva cominciato a maturare quei primi dubbi dottrinali impartitegli da Mayers ad Ealing.

L'abbandono dei noetics e l'avvicinamento all'High Church (1825-1832)[modifica | modifica wikitesto]

Froude e l'avanzata del liberalismo[modifica | modifica wikitesto]
William Holl, ritratto di John Keble, stampa, 1863, Metropolitan Museum of Art, New York. John Keble (1792-1866), sacerdote, teologo e poeta, fu il leader morale della frangia conservatrice religiosa anglicana nell'Università di Oxford.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Richard Hurrell Froude e John Keble.

Il rapporto con i noetics s'incrinò definitivamente a partire dalla fine del 1827, quando Newman fu colpito da due gravi avvenimenti: prima un esaurimento nervoso (26 novembre 1827), seguito poi dalla morte della sorellina Mary agli inizi dell'anno successivo (5 gennaio 1828)[17]. Comprese, allora, che la ragione non poteva spiegare il dolore. Robert Strange esplica chiaramente questo stato d'animo, con una frase incisiva:

« Come poteva l'eccellenza intellettuale essere paragonata alla perdita della sorella amata, o persino guastare la propria salute? »
(R.Strange, John Henry newman. Una biografia spirituale, Lindau, Torino 2010, p. 40.)

L'eccessiva fiducia nella ragione spinsero Newman ad allontanarsi da Whately ed Hawkins nel 1828[18], cominciando invece a frequentare l'altra grande scuola teologica anglicana presente ad Oxford, vale a dire la High Church, caratterizzata da una profonda attenzione verso il rituale eucaristico, l'importanza dei sacramenti e una "simpatia" nei confronti delle tradizioni cattoliche. Newman, fino a quel momento, era visto con sospetto dai principali esponenti di questa fazione (Richard Hurrell Froude, John Keble e altri) per il suo ostentato razionalismo e per i suoi legami (seppur ridotti ormai sul piano formale) con gli evangelici. La situazione mutò definitivamente dal 1828, quando ci fu la rottura definitiva con Whately e la fuoriuscita dalla Evangelical Biblical Society. Da quel momento, Newman sviluppò una solida amicizia sia con Keble che con Froude[19], dei quali condivideva il valore della Tradizione, il rispetto nei confronti dei santi e delle tradizioni cattoliche romane, fuorché il riconoscimento del primato papale. In special modo, Newman strinse un rapporto molto profondo con il tory Richard Hurrell Froude (1803-1836), del quale Newman tracciò questo ritratto morale:

« Froude professava apertamente ammirazione per la Chiesa di Roma e avversione per i Riformatori. Gli piaceva immensamente l'idea di un sistema gerarchico, del potere sacerdotale. Disprezzava la massima scondo cui "la Bibbia, solamente la Bibbia, è la religione dei protestanti", e si vantava di accettare la Tradizione come uno strumento di primaria importanza nell'insegnamento religioso [...] considerava la Beata Vergine il suo grande modello [....] Era profondamente devoto della presenza reale, in cui aveva una salda fede. Si sentiva profondamente attratto verso la Chiesa medievale ma non verso la Chiesa primitiva. »
(J.H.Newman, Apologia, cit., p. 51)

Come già nei precedenti incontri, Newman si sentì influenzato[20] dalle opinioni religiose di chi gli si avvicinava, ma in questo caso non si trattò di un'influenza passeggera. In occasione della proposta, da parte del governo del duca di Wellington, di abrogare il Test Act[21], decreto del 1680 con cui si vietava ai cattolici inglesi di esercitare, Newman e gli altri high churchmen intravidero un'usurpazione del potere parlamentare nella sfera ecclesiastica. Quando poi un riluttante Giorgio IV firmò il decreto di abrogazione (il Relief Act)[21], Newman manifestò apertamente il suo sdegno, paventando l'avanzata del liberalismo in campo religioso, pronto a sottomettere la Chiesa Anglicana ai capricci dello Stato (la dottrina erastiana). Il giovane parroco di St. Mary the Virgin[22] si trovò in piena sintonia con i suoi amici conservatori, maturando così le basi ideologiche che si concretizzeranno nel Movimento di Oxford.

Il viaggio nel Mediterraneo e il contatto con la Chiesa Cattolica (1832-1833)[modifica | modifica wikitesto]

Una svolta significativa nella vita di Newman fu il viaggio nel Mediterraneo insieme a Froude e al padre di quest'ultimo, l'arcidiacono Froude[21]. Infatti, da un po' di tempo, l'amico di Newman aveva cominciato a manifestare i sintomi della tubercolosi che lo porterà alla tomba nel 1836. I medici, ancora impotenti nel curare efficacemente questa malattia, consigliarono Froude a compiere un viaggio di cura nel Mediterraneo[21], perché potesse trovare giovamento dal clima più salubre di quello inglese. Newman, cui Froude chiese di accompagnarlo, accettò l'invito e, nel dicembre del 1832[21], partirono alla volta di Gibilterra, Malta, la Sicilia ed infine Roma. Qui Newman, che da qualche anno aveva cominciato a studiare storia della Chiesa e patrologia, rimase affascinato dalla spiritualità dei luoghi ove versarono il sangue i martiri[23] e, durante la sua permanenza nella Città Eterna (tra il 2 marzo e il 9 aprile del 1833[24]), poté entrare in contatto con la spiritualità e la religiosità della Chiesa Cattolica, annotandone gli aspetti di decadenza e di immoralità. Sempre a Roma, Newman incontrò una delle più importan

ti figure nel panorama religioso inglese del XIX secolo, padre Nicholas Patrick Stephen Wiseman, rettore del Collegio Inglese e futuro primo arcivescovo di Westminster dopo la restaurazione della gerarchia cattolica in Inghilterra (1851). Mentre i Froude decisero di proseguire per la Francia, Newman preferì ritornare Sicilia, dove, a Leonforte, presso Enna, nel 1833, si ammalò gravemente. Da quest'esperienza dolorosa, Newman rifletté sul senso della propria vita e scrisse quel capolavoro letterario che è la lirica spirituale Lead, Kindly Light, espressione sincera dell'abbandono della propria vita nelle mani di Dio[25].

Il Movimento di Oxford (1833-1841)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Movimento di Oxford.
Keble e il Sermone delle Assise (1833)[modifica | modifica wikitesto]

Nel frattempo, il parlamento inglese, dominato dal partito liberale guidato da Lord Grey (1830-1834), continuò la politica erastiana di Wellington e Peel. La situazione, per il gruppo dei conservatori anglicani della High Church di Oxford, divenne pressoché intollerabile[26], spingendo John Keble a pronunciare, in occasione delle Assise[27] del 14 luglio 1833[28], un sermone sull'Apostasia Nazionale (National Apostasy), in cui si proclamò che la Chiesa Anglicana è sì una Chiesa di Stato, ma non dello Stato[29], denunciandone la strumentalizzazione da parte dello Stato[28]. Tale discorso, pubblicato poi nel settembre del medesimo anno[30], trovò l'immediata soddisfazione di Newman e di Froude, ritornati nel frattempo in Inghilterra. Newman identificò quel giorno com la nascita del Movimento di Oxford (The Oxford Movement)[31], il cui scopo precipuo fu quello di contrastare l'ascesa del liberalismo religioso all'interno delle università inglesi[32] e di recuperare lo spirito originario dell'Anglicanesimo attingendo all'insegnamento dei Padri e al valore della liturgia. Ciò costrinse inevitabilmente Newman e i suoi amici a confrontarsi con la Chiesa Cattolica, scatenando le violente polemiche degli evangelicals, i quali giunsero ad accusare Newman e collaboratori di essere segretamente filo-papisti[33].

Newman e il Movimento: l'Antiquity e la Via Media (1833-1839)[modifica | modifica wikitesto]
san Vincenzo di Lérins, il monaco del V secolo che, con il suo Commonitorium, fu la base teologica ed apologetica della via media.

Newman, per la vivacità del suo ingegno e l'enorme cultura storica e teologica che aveva acquisito nei suoi studi ad Oxford[34], divenne ben presto la colonna portante del Movimento. Tra il 1833 e il 1841, infatti, dei 90 libelli scritti in difesa delle loro idee (i famosi Tacts for the Times), ben 30 sono stati scritti da Newman[35]. I Tracts, però, non dovevano soltanto "combattere" le divergenze interne all'anglicanesimo, ma avevano anche l'obiettivo di dimostrare che quest'ultimo fosse il vero erede della Chiesa Unita, prima che si scindesse tra cattolica, ortodossa ed anglicana, tutte e tre accomunate dalla successione apostolica. Sulla base di questa premessa, Newman sviluppò[36] della "via media" in cui riconosceva alla Chiesa Anglicana una posizione intermedia fra gli eccessi dottrinali del protestantesimo[37] da un lato e del cattolicesimo romano post-tridentino[38], che si poggiava su tre cardini: "il dogma, il sistema sacramentale e l'anti-romanismo"[39]. Per testimoniare la correttezza teologica anglicana, Newman affermava che questa si basava direttamente sull'insegnamento dei Padri e dei primi concili ecumenici, avvalorando così l'Antiquity (vale a dire il cristianesimo dei primi secoli) come fondamento basilare:

« ...c'era poi il nostro argomento chiave, l'antichità; è ovvio che con quello noi potevamo solennemente condannare Roma per la sua pretesa peregrina di dominare le altre Chiese...e per di più la giudicavano rea dell'intollerabile colpa di aver fatto aggiunte estrenee alla fede. »
(J.H.Newman, Apologia, cit., p.138)

La base "patristica" della via media trovava luogo nell'opra del monaco Vincenzo di Lérins che, nel 431, aveva elaborato il Commonitorium, scritto con la finalità di derimere le controversie cristologiche della sua epoca. Newman, da questo scritto, estrapolò la seguente locuzione, interpretata come base sicura per dichiarare l'ortodossia o meno di una determinata fede religiosa:

(LATINO)

« in ipsa item catholica ecclesia magnopere curandum est ut id teneamus quod ubique, quod semper, quod ab omnibus creditum est »

(ITALIANO)

« anche nella stessa chiesa cattolica ci si deve preoccupare molto che ciò che noi professiamo sia stato ritenuto tale ovunque, sempre e da tutti »

(Vincenzo di Lérins, Commonitorium, a.c. di 50. R.S. Moxon, Cambridge 1915, p. 10)
Dall'estate del 1839 al Tract 90: il crollo della via media[modifica | modifica wikitesto]

Newman, come lui stesso affermò nell'Apologia, era all'apice della popolarità agli albori del 1839[40]. Nella stagione estiva del medesimo anno[41], però, Newman cominciò a maturare una serie di gravosi dubbi sulla validità della via media da lui formulata, in seguito alla lettura della questione monofisita e al ruolo di papa Leone Magno avuto nel Concilio di Calcedonia. Secondo Newman, l'autorità teologico-morale di Leone presso i padri conciliari (l'inserimento del Tomus ad Flavianum ne può essere considerato un esempio) contrastava con la teologia eutichiana che, come quella del vescovo di Roma, si richiamava al depositum fidei apostolico. Inoltre, la tanto deprecata Chiesa di Roma si dimostrò ortodossa teologicamente proprio in quell'antichità che Newman aveva assunto come paradigma per dimostrare la correttezza teologico-esegetica dell'anglicanesimo, il quale pareva essere ora dalla parte dell'eresia:

« Per la prima volta, gli sorse il dubbio sulla validità dei principi dell'anglicanesimo: se gli anglicani erano ricorsi alle stesse argomentazioni dei monofisiti, e i monofisiti eranos tati dichiarati eretici, anche gli anglicani, evidentemente, lo erano. »
(A.Giannelli - A.Tornielli, Fermate quel convertito", cit. p. 43)

I due anni successivi, Newman li trascorse rimurginando continuamente su quanto apprese e sul fatto che gli anglicani erano una parte minore del cristianesimo[42]. Nel febbraio 1841, pubblicò uno scritto (il celebre Tract 90) in cui si cercassero di interpretare i 39 articoli della fede anglicana[43] in chiave cristiano-cattolica, operando esattamente (secondo quanto scritto da Newman sempre nell'Apologia) come i protestanti al momento della loro stesura[44]. Le violente reazioni del vescovo di Oxford e degli ambienti liberali e protestanti di Oxford spinsero Newman a lasciare definitivamente la sua amata università, rifugiandosi nel villaggio di Littlemore in un periodo di ritiro spirituale che, nel giro di pochi anni, lo porterà a convertirsi al cattolicesimo[45].

Conversione al Cattolicesimo[modifica | modifica wikitesto]

Scrivania di John Newman nell'Oratorio di Birmingham

In seguito a questo evento, Newman rinunciò al suo ufficio di parroco universitario e nel 1842 si ritirò a Littlemore, dove iniziò a scrivere la sua opera Sviluppo della dottrina cristiana. In questo studio sulle origini del cristianesimo, che fu pubblicato nel 1845, arrivò alla conclusione che "la Chiesa Cattolica era formalmente dalla parte della ragione".

Il 9 ottobre di quello stesso anno fu accolto nella Chiesa Cattolica da padre Domenico Bàrberi, passionista (poi proclamato beato),[46] che ebbe una parte non secondaria nella sua conversione.

Se ne andò da Oxford e si stabilì a Birmingham. Dopo un periodo di riflessione, decise di entrare nell'Oratorio di San Filippo Neri e fu ordinato sacerdote cattolico nel 1847 a Roma; fondò quindi a Edgbaston, presso Birmingham (attualmente parte integrante della città), e poi a Londra, i primi oratòri di San Filippo in Inghilterra. Importante fu l'influenza della spiritualità dell'Oratorio nei suoi scritti, come mostra l'opera Dolori mentali di nostro Signore durante la sua Passione, opera che rimanda a quella simile scritta da santa Camilla da Varano, clarissa le cui opere erano lette e meditate non solo da Filippo Neri, ma anche dai membri dell'Oratorio.

Nel 1850 fu coinvolto in una vicenda giudiziaria sfortunata: perse la causa da lui intentata al predicatore evangelico d'origine italiana Giacinto Achilli, che il Newman accusava di calunnia.

Nel 1851 venne scelto dai vescovi cattolici inglesi come rettore della neonata Università Cattolica di Dublino, attività che esercitò effettivamente dal 1854 (anno dell'apertura dei corsi) al 1858. Ritornò in Inghilterra per dedicarsi sia agli studi sia all'attività pastorale.

Nel 1864 scrisse sulla sua conversione quello che è considerato il suo capolavoro: Apologia pro vita sua.

Cardinale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1879, all'età di settantotto anni, Leone XIII lo creò cardinale diacono titolare di San Giorgio in Velabro – nello stesso concistoro in cui nominò cardinale il fratello Giuseppe Pecci, detto il Giovane – senza consacrarlo vescovo. La nomina di Newman fu fortemente voluta dal Papa, infatti si trattava del suo primo concistoro, anche a dispetto dell'opposizione dell'arcivescovo di Westminster cardinale Henry Edward Manning[47].

Nel discorso pronunciato da Newman in occasione della sua nomina a cardinale, spiegò che tale decisione del papa era motivata dal «riconoscimento del mio zelo e del servizio che avevo reso per tanti anni alla Chiesa Cattolica» e dal fatto che «i cattolici inglesi e perfino l'Inghilterra protestante si sarebbero rallegrati del fatto che io ricevessi un segno del suo favore». Nello stesso discorso, Newman condannò a chiare lettere il relativismo e il liberalismo in campo religioso, definiti una «grande sciagura», «un errore che si estende come trappola mortale su tutta la terra».[48]

Continuò a vivere in Inghilterra, pubblicando articoli fino al 1885. Celebrò l'ultima messa nel Natale del 1889 e morì nel 1890 nell'Oratorio di Edgbaston.

Processo di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1958 venne aperta la procedura diocesana di beatificazione presso la diocesi di Birmingham; nonostante la volontà di Paolo VI di poterne celebrare la beatificazione nell'Anno Santo del 1975, solo nel gennaio 1991 il papa Giovanni Paolo II ne decretò l'eroicità delle virtù, con cui gli venne dato il titolo di Venerabile.[49]

Il 3 luglio 2009 papa Benedetto XVI ha approvato il documento che riconosce a Newman l'intercessione per la guarigione del diacono permanente Jack Sullivan nel 2001, guarito da una grave menomazione alla spina dorsale in seguito alle preghiere rivolte al cardinale mentre si trovava in ospedale.

La cerimonia di beatificazione si è tenuta il 19 settembre 2010 nei pressi della Casa dell'Oratorio, a Rednal, dove sono sepolte le spoglie del cardinale, durante il viaggio apostolico di Benedetto XVI nel Regno Unito[50][51]. In deroga a quanto accade per consuetudine, la ricorrenza liturgica è stata fissata nell'anniversario della conversione al cattolicesimo, il 9 ottobre, e non in quello della morte[4][52].

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Statua dedicata al cardinale Newman

Il cardinale Newman, molto popolare in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ha scritto un gran numero di opere, tra le quali l'Apologia pro vita sua e la Grammatica dell'assenso che spiegano perché e a quali condizioni un atto di fede è anche un atto della ragione. Il suo pensiero, abbracciando una enorme vastità di temi e seguendo diversi generi letterari (dal sermone al trattato, dal romanzo alla poesia) riuscì ad enucleare le più grandi questioni teologiche e filosofiche del suo tempo, giungendo ad anticipare sviluppi che si sarebbero compiuti soltanto nel XX secolo, al punto di essere stato annoverato tra i «padri assenti» del Concilio Vaticano II[2][53][54], in particolare per quanto riguarda il primato della coscienza (ripreso poi nella costituzione Dignitatis humanae), la concezione di Chiesa[55], le idee sul laicato.

Nella sua adesione al cattolicesimo, frutto di un percorso interiore, Newman mantenne un modo di pensare "originale" rispetto agli altri pensatori cattolici, che gli diede la fama di pensatore "liberale" e poco "romano"[56]: importante fu il riferimento ai Padri della Chiesa ma anche quello a Joseph Butler, vescovo anglicano del XVII secolo, autore del libro Della analogia della religione naturale.[54]

Il primato della coscienza[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei punti significativi del suo pensiero fu l'indagine sulla coscienza, sviluppata da Newman durante la sua predicazione nei sermoni domenicali e in varie opere tra le quali la Grammatica dell'assenso e la Apologia pro vita sua. Nemwan giudicò la coscienza un elemento innato e irriducibile che contraddistingue l'animo umano, caricato anche di un significato religioso: essa venne definita «un maestro che giudica con autorità», «rappresentante di Dio nel nostro intimo», «anelito tra il Creatore e la creatura» nel quale «la voce di Dio parla chiaramente».

Nel 1874 fu pubblicato un pamphlet polemico scritto da William Gladstone (già primo ministro inglese) in cui venivano presi di mira i documenti del Concilio Vaticano I e in particolare il dogma dell'infallibilità papale che, secondo Gladstone, decretava la fine della libertà di coscienza del fedele in quanto esso si estendeva ad ogni ambito della vita umana. In tale occasione, sollecitato da alcune personalità inglesi tra cui il cattolico duca di Norfolk, scrisse la Lettera al duca di Norfolk in cui approfondì il rapporto tra coscienza e autorità rispondendo alle accuse di Gladstone. In esso, oltre a specificare i limiti entro il quale andava applicata la definizione dell'infallibilità papale, sostenne il primato della coscienza (definita «vicario primitivo di Cristo»), se usata con responsabilità:

« Se uno di noi è in grado di dire a se stesso, come se si trovasse alla presenza di Dio, che non deve agire in conformità di quanto gli viene comandato dal papa, egli è obbligato a obbedire, e, se disobbedisse, commetterebbe un peccato [...] Certamente se sarò costretto a coinvolgere la religione in un brindisi al termine di un pranzo, brinderò al papa - se vi farà piacere -, ma prima alla coscienza, e poi al papa »
(dalla Lettera al Duca di Norfolk[57])

Joseph Ratzinger definì Newman «l'uomo della coscienza».[58]

Fede e ragione[modifica | modifica wikitesto]

Altro punto significativo fu la sintesi tra fede e ragione[59] e l'affermazione della necessità di un dialogo tra il mondo della fede e quello della scienza, per cui disse:[60]

« Vorrei che l’intelletto si espandesse con la massima libertà, e che la religione godesse di un’eguale libertà, ma ciò che io ritengo è che essi dovrebbero collocarsi nel medesimo posto ed esemplificarsi nelle stesse persone »
(Discorso all'Università di Dublino)

A pochi anni dalla pubblicazione de L'origine delle specie di Charles Darwin affermò la compatibilità dell'evoluzionismo con la fede cristiana:

« Non mi sembra filare logicamente che venga [in Darwin] negata la creazione per il fatto che il Creatore, milioni di anni fa, abbia imposto leggi alla materia. [...] La teoria del signor Darwin non necessariamente deve essere atea, che essa sia vera o meno; può semplicemente star suggerendo un’idea più allargata di Divina Prescienza e Capacità. [...] A prima vista non [vedo] come “l’evoluzione casuale di esseri organici” sia incoerente con il disegno divino – È casuale per noi, non per Dio. »
(Lettera a J. Walker di Scarborough sulla teoria dell’evoluzione di Darwin[61])

Tale argomento comprendeva anche la ragionevolezza dell'atto di fede e quindi del credere (affermata nella sua Grammatica dell'assenso) ed era anche strettamente connessa al percorso con cui Newman giunse all'adesione alla Chiesa cattolica (ritenuta la vera Chiesa di Cristo), sintetizzato nell'epitaffio sulla sua tomba: «Dall'ombra e dai simboli alla verità». Questo processo di adesione alla verità fu tuttavia per Newman più di un semplice ragionare con gli strumenti della logica, ma richiese un assenso completo da parte della persona:[62]

« Per me non era la logica a farmi andare avanti, [...] si ragiona con tutto l'essere, nella sua concretezza »

La critica al liberalismo[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi della sua vita si distinse per una forte critica al fenomeno sempre più crescente del relativismo e del liberalismo in campo religioso. Nella sua analisi, il rischio del liberalismo consisteva principalmente nel fatto che esso privi la religione di «verità positiva», riducendola invece a «questione di opinioni», a «un sentimento e una preferenza personale; non un fatto oggettivo o miracoloso».[48]

Egli intravedeva in questo fenomeno forti ripercussioni sociali, spiegando che «poiché dunque la religione è una caratteristica così personale e una proprietà così privata, si deve assolutamente ignorarla nei rapporti tra le persone. [...] La religione non è [più] affatto un collante della società». In questo Newman vedeva l'origine della crescente secolarizzazione in atto nel Regno Unito, osservando così il distacco della società e della dimensione pubblica dai valori del Vangelo e del cristianesimo:

« Finora il potere civile è stato cristiano. Anche in Nazioni separate dalla Chiesa, come nella mia, quand'ero giovane valeva ancora il detto: "Il cristianesimo è la legge del Paese". Ora questa struttura civile della società, che è stata creazione del cristianesimo, sta rigettando il cristianesimo. [...] Finora si pensava che bastasse la religione con le sue sanzioni soprannaturali ad assicurare alla nostra popolazione la legge e l'ordine; ora filosofi e politici tendono a risolvere questo problema senza l'aiuto del cristianesimo. Al posto dell'autorità e dell'insegnamento della Chiesa, essi sostengono innanzitutto un'educazione totalmente secolarizzata, intesa a far capire ad ogni individuo che essere ordinato, laborioso e sobrio torna a suo personale vantaggio »

Newman osservò inoltre che l'origine di questa «grande apostasia» non era solo da cercare nella diffusione dell'ateismo; infatti, nell'esperienza anglosassone, tale criterio liberalistico era una conseguenza diretta del pluralismo delle Chiese e delle sette religiose, che imponeva l'accantonamento della sfera religiosa dal dibattito pubblico.

Nonostante ciò, egli non mancò di riconoscere al pensiero liberale dei valori positivi:

« non dimentichiamo che nel pensiero liberale c'è molto di buono e di vero; basta citare, ad esempio, i principi di giustizia, onestà, sobrietà, autocontrollo, benevolenza che, come ho già notato, sono tra i suoi principi più proclamati e costituiscono leggi naturali della società. È solo quando ci accorgiamo che questo bell'elenco di principi è inteso a mettere da parte e cancellare completamente la religione, che ci troviamo costretti a condannare il liberalismo. »

L'ecumenismo[modifica | modifica wikitesto]

Fu inoltre un ispiratore del movimento ecumenico[54]: nella sua visione la «via media» doveva essere anche un ponte di dialogo tra le confessioni cristiane, così come costante fu il riferimento ai Padri della Chiesa indivisa. In molte occasioni evidenziò i punti di unione tra l'anglicanesimo e il cattolicesimo − come la cattolicità e l'apostolicità − e nel suo Tract 90, pubblicato durante il periodo del movimento di Oxford, tentò di interpretare i Trentanove articoli di religione dimostrandone la conformità alla dottrina cattolica; anche dopo la conversione mantenne buoni rapporti con il mondo anglicano.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

L'autore John O'Brien, in un libro intitolato Conversioni che hanno cambiato il mondo, pone il Newman nella schiera di San Paolo, Sant'Agostino e Gilbert Keith Chesterton.

Papa Giovanni Paolo II annoverò Newman tra i grandi pensatori che hanno saputo coniugare fede e ragione, in quella che venne da lui definita una «sintesi eccezionale».[60]

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

  • An essay on the development of christian doctrine, London, J. Toovey, 1845; (ed. italiana Lo sviluppo della dottrina cristiana)
  • Perdita e guadagno ovvero storia di un convertito, Milano, presso Natale Battezzati succ. Stabilimento Volpato, 1848;

1901-1950[modifica | modifica wikitesto]

  • Fede e ragione, prima traduzione sull'ultima edizione inglese del prof. D. Battaini, Torino, Bocca, 1907;
  • Saggio di discorsi del card. Newman, tradotti dall'inglese da L. Meregalli, Milano, tip. San Giuseppe, 1907;
  • Anglicanesimo, cattolicesimo e culto della vergine. Lettera al dott. Pusey, del 1865, prima traduzione italiana di Domenico Battaini, Piacenza, Società editrice libraria apuana, 1909;
  • Il cardinale Newman, sua vita ed opinioni religiose, tradotta dall'inglese da D. Battaini, Piacenza, Soc. ed. pontremolese, 1909;
  • Discorsi d'occasione, prima traduzione italiana sulla 4. ed. inglese ristampata nel 1904, Roma, Libreria pontificia F. Pustet, 1910;
  • Meditazioni su la dottrina cristiana, versione italiana sulla 3. ed. inglese (1894) di Eugenia Barnes, Milano, Scuola tipografica salesiana, 1913 e successiva edizione del 1926;
  • Note sulla vocazione dei filippini, come manoscritto, Roma, Tipografia Cuggiani, 1918;
  • Lo spirito del cardinal Newman, a cura di C. C. Martindale; traduzione di Bice Masperi, Brescia, Morcelliana, 1931;
  • Racconto dei primi tempi del cristianesimo, tradotto dall'inglese, Alba, Pia Soc. S. Paolo, 1937;
  • Janua coeli, meditazioni mariane, traduzione ed introduzione di Piero Chiminelli, Roma, Ed. Studium, 1940:
  • Filosofia della religione, a cura di Ferdinando Tartaglia, Modena, U. Guanda, 1943;
  • Dolori mentali di nostro Signore durante la sua Passione, premessa di Giuseppe De Luca; traduzione di Maddalena De Luca, Brescia, Morcelliana, 1948;
  • L'anima immortale, e, L'onnipotenza incatenata, due discorsi tradotti da Maddalena De Luca, Brescia, Morcelliana, 195?;
  • Diario spirituale e pagine scelte, a cura di Giovanni Barra, Pinerolo, G. Alzani, 1950;

1951-2000[modifica | modifica wikitesto]

  • Purezza e amore, Uomini non angeli, I preti del vangelo, due discorsi tradotti da Maddalena De Luca, Brescia, Morcelliana, 1955;
  • Apologia pro vita sua, ovvero una storia delle opinioni religiose, traduzione dall'inglese, introduzione e note di Enrico ten Kortenaar, dell'Oratorio, Roma, Edizioni Paoline, 1956;
  • La mente e il cuore di un Grande, Bari, Edizioni Paoline, 1962;
  • Sermoni liturgici, a cura di Giovanni Velocci, Fossano, Esperienze, 1971;
  • La donna vestita di luce, a cura di Giorgio Francini, testi poetici di Newman e altri, Roma, Città nuova, 1980;
  • Sermoni anglicani, a cura di Giulio Colombi e Elio Guerriero, Milano, Jaca book, Brescia, Morcelliana, 1981;
  • Gli ariani del IV secolo, Milano, Jaca book, Brescia, Morcelliana, 1981; (versione digitalizzata)
  • Io e il mio Creatore, meditazioni su Dio, a cura di Giovanni Velocci, Milano, Edizioni Paoline, 1983;
  • Opere. Apologia, Sermoni universitari, L'idea di università, a cura di Alberto Bosi, Torino, Unione tipografico-editrice torinese, 1988;
  • Diario intimo e poesie, di Primo Mazzolari, Vicenza, La locusta, 1990;
  • Il mistero della Chiesa, Roma, Centro degli amici di Newman, 1993;
  • La missione di S. Filippo Neri: due "sermoni dell'Oratorio" tenuti il 15 e il 18 gennaio 1850, Bologna, Edizioni Oratoriane, 1994;
  • Che cosa ci salva, corso sulla dottrina della giustificazione, a cura di Fortunato Morrone, Milano, Jaca book, 1994;
  • Come guardare il mondo con gli occhi di Dio, a cura di Lella Magnabosco, Milano, Paoline, 1996;
  • Lettera al duca di Norfolk, coscienza e libertà, a cura di Valentino Gambi, Milano, Paoline, 1999;

2001-[modifica | modifica wikitesto]

  • Lo sviluppo della dottrina cristiana, introduzione e traduzione di Alfonso Prandi, postfazione di Gaetano Lettieri, Nuova ed., a cura di Luca Obertello, Milano, Jaca book, 2003;
  • La via della croce, a cura di Luigi Guglielmoni e Fausto Negri, Piacenza, Berti, 2003;
  • Sermoni su temi di attualità. Sermoni all'Universita di Oxford, traduzione e introduzione a cura di Luigi Chitarin, Bologna, ESD, 2004;
  • Sermoni sulla chiesa. Conferenze sulla dottrina della giustificazione. Sermoni penitenziali, traduzione e introduzione a cura di Luigi Chitarin, Bologna, ESD, 2004;
  • L'idea di Università, a cura di Angelo Bottone, Edizioni Studium, 2005;
  • La Chiesa dei Padri, profili storici, traduzione e note di Stefano Maria Malaspina, introduzione di Inos Biffi, Milano, Jaca Book, 2005;
  • Grammatica dell'assenso, a cura di Bruno Gallo, introduzione di Luca Obertello, Milano, Jaca Book, 2005;
  • Scritti filosofici, monografia introduttiva, traduzione, note e apparati di Michele Marchetto, Milano, Bompiani Il pensiero occidentale, 2005;

Lettere e carteggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Lettere scelte, a cura di Carlo Lovera di Castiglione, Torino, Paravia, 1946;
  • Lettere sulla vocazione dei Filippini, Roma, Arti grafiche dell'Urbe, 1959;
  • Lettera al rev Pusey su Maria e la vita cristiana, introduzione e traduzione di Giovanni Velocci, Roma, Città nuova, 1975;

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Santa messa con beatificazione del venerabile cardinale John Henry Newman - Omelia del santo padre Benedetto XVI
  2. ^ a b Mimmo Muolo, Il cardinale Newman, padre invisibile del Concilio in Avvenire, 30 ottobre 2009.
  3. ^ Pope to Meet Queen on Visit to Scotland, 2 febbraio 2010.
  4. ^ a b Beatificazione del cardinale John Henry Newman in Vatican Information Service, 10 settembre 2010.
  5. ^ W.S. Lily, Newman, John Henry, in L. Stephen - S. Lee , Dictionary of National Biography,Vol.XIV, Oxford University Press, London 1959-1960, pp. 340-351.
  6. ^ R. Gout, John Henry Newman, 1801-1845, notes psychologiques, Genève, J. H. Jeheber, 1906, pp. 1-2.
  7. ^ (FR) P. Vaiss, L'évolution de la pensée de J.H.Newman jusqu'a la veille du mouvement d'Oxford (1816-1832), 1988, p. 1.
  8. ^ R. Gout, ohn Henry Newman, 1801-1845, notes psychologiques, p. 18.
  9. ^ J.H. Newman, Apologia pro vita sua, p. 21.
  10. ^ J.H. Newman, Apologia pro vita sua, p. 25.
  11. ^ (EN) W.S.Lily, Newman, John Henry in Sidney Lee (a cura di), Dictionary of national biography, XL, Smith, Elder & Co, 1894, p. 341. URL consultato il 24/04/2015.
  12. ^ W.S. Lily, Newman, John Henry, in Dictionary of National Biography, XVI, cit., p. 342.
  13. ^ Vicar è il termine inglese per indicare il parroco (si veda qui).
  14. ^ (EN) David Newsome, The Convert cardinals: Newman and Manning, p. 52.
    «moderate High Churchmen with a reputation for disputatiousness and a determination to emply the tools of logic to think things thorugh to their first principles / Uomini di Chiesa dalle tendenze moderate, conosciuti per le loro disquisizioni e la determinazione nell'usare gli strumenti della logica per ragionare sugli elementi attraverso i loro primi principi.».
  15. ^ Intesa la comunità "fisica" dei credenti, e non soltanto gli eletti secondo la dottrina della predestinazione. Valida può essere la definizione data da Newman ne Apologia, cit., p. 34:"...egli [Whately] m'insegnò l'esisteenza della Chiesa come Corpo sostanziale o Società..."
  16. ^ J.H.Newman, Apologia pro vita sua, p. 27.
    «...tra il 1822 e il 1825 frequentai l'attuale prevosto di Oriel, dottor Hawkins, che allora era vicario di St. Mary.».
  17. ^ Andrea Gianelli e Andrea Tornielli, John Henry Newman: fermate quel convertito, p. 21.
  18. ^ Whately, divenuto arcivescovo di Dublino nel 1831 (cfr. Apologia, cit., p. 33), si mantenne su posizioni ostili nei confronti di Newman fino alla fine della sua vita. Anche Hawkins raffreddò i suoi rapporti con Newman, per poi riallacciare i rapporti in seguito alla pubblicazione dell'Apologia nel 1864 (cfr. Apologia, cit., p. 28 nota 28).
  19. ^ J.H.Newman, Apologia, p. 42.
  20. ^ Newman utilizza proprio questo termine, nell'Apologia. Si legga in Apologia, cit., p. 27: «Nel 1822 fui esposto ad influenze...»; Ivi, p. 38: «Inoltre a quel tempo ero sotto l'influsso...».
  21. ^ a b c d e J.A. Hamilton, George IV in Dictionary of National Biography, VII, p. 1082.
  22. ^ Newman divenne parroco di St.Mary nel 1828. Cfr W.S.Lily, Newman, John Henry, in Dictionary of national biography, cit., p. 342.
  23. ^ Fu proprio l'aura mistica di Roma che spinse Newman e Froude a comporre la raccolta di poesie religiose che verrà poi pubblicata sotto il nome di Lyra Apostolica (Cfr. W.S.Lily, Newman, John Henry, cit., p. 343)
  24. ^ Ian Ker e Thomas Gornall (a cura di), The letters and diaries of John Henry Newman, Oxford, Clarendon Press, 1979, pp. XVI-XVII dell'Introduzione. URL consultato il 25/04/2015.
  25. ^ ZENIT - Il cammino della conversione di Newman partì dall’Italia
  26. ^ Il partito liberale era in procinto di promulgare l'Irish Church Temporary Bill, con cui venivano soppressi alcune diocesi anglicane (Cfr. B. Hilton, A Mad, Bad, and Dangerous People? England. 1783-1846, Clarendon Press, Oxford 2006, p. 468)
  27. ^ "ASSIZE, or Assise (Lat. assidere, to sit beside; O. Fr. assire, to sit, assis, seated), a legal term, meaning literally a “session,” but in fact, as Littleton has styled it, a nomen aequivocum, meaning sometimes a jury, sometimes the sittings of a court, and sometimes the ordinances of a court or assembly." (Vedi voce dell'Encyclopedia Britannica). Nello specifico, Keble parlò davanti ai giudici che si riunivano annualmente ad Oxford.
  28. ^ a b (EN) James E. Kiefer, John Keble, Priest, Poet, Renewer of the Church su http://justus.anglican.org. URL consultato il 25/04/2015.
  29. ^ J.H. Newman, Apologia, p. 64, nota 123.
  30. ^ J.H.Newman, Tracts for the times, a cura di J. Tolhurst, Gracewing, 2013, p. XVI.
  31. ^ J.H.Newman, Apologia, p. 64.
  32. ^ J.H.Newman, Apologia, p. 77c.
    «La mia battaglia eera contro il liberalismo: per liberalismo intendevo il principio antidogmatico e le sue conseguenze».
  33. ^ J.H. Newman, Che cosa ci salva: corso sulla dottrina della giustificazione, a cura di F.Morrone, Milano, Jaca Book, 1994, p. 19.
    «Tali posizioni procureranno a Newman e ai suoi amici l'accusa di papismo o di romanismo.».
  34. ^ Newman mostrò il frutto dei suoi studi nella pubblicazione del saggio storico-teologico Gli Ariani del IV secolo, edito nel 1833.
  35. ^ Cfr Tracts for the Times
  36. ^ Newman non "inventò" questa corrente dottrinale. La via media fu elaborata infatti da quei teologi anglicani del XVII secolo vicini al cattolicesimo dal punto di vista liturgico (i Caroline Divines), ma "il termine 'via media' figura [per la prima volta] nel titolo dell'opera del non juror scozzese Patrick Middleton (1662-1736), a caratterizzare una posizione intermedia, propria della Chiesa inglese, fra i papisti e gli erastiani" (J.H. Newman, Apologia, cit., p. 97 nota 53).
  37. ^ In quanto sostenitore della successione apostolica, Newman non poteva considerare le chiese nate dalla Riforma del XVI secolo perché la negavano.
  38. ^ Newman rifiuta il Concilio di Trento perché ha proclamato come dogmi degli "errori dominanti" in campo teologico, quali l'assolutismo papale, il dogma della transustanziazione e le preghiere per i defunti tutti approvati nella Professio fidei tridentina di Pio IV (1564, bolla Benedictus Deus)
  39. ^ J.H. Newman, Apologia, p. 98.
  40. ^ J.H. Newman, Apologia, p. 122.
    «Nella primavera del 1839 la mia posizione nella Chiesa anglicana raggiunse il suo zenit. Avevo una fiducia grandissima nel mio «status» nella controversia, e avevo un grande successo, sempre in aumento, quando la consigliavo agli altri».
  41. ^ J.H. Newman, Apologia, p. 143.
    «Verso la metà di giugno comincia a studiare e ad approfondire la storia dei monofisiti. Ero assorto nella questione dottrinale. Questo durò dal 13 giugno (circa) al 30 agosto. Fu durante questa serie di letture che mi colse per la prima volta un dubbio sulla possibilità di sostenere l'anglicanesimo».
  42. ^ Dubbio sorto dalla lettura del Securus non judicat orbis terrarum, motto agostiniano ricavato dalle opere Contra donatistas.
  43. ^ Articles of Religion su www.churchofengland.org. URL consultato il 26/04/2015.
  44. ^ J.H.Newman, Apologia, p. 109.
  45. ^ (EN) Father Richard G. Cipolla, The End of the “Reform of the Reform”: Father Kocik’s "Tract 90" su Rorate Caeli.blogspot.com, 2/12/2014S. URL consultato il 26/04/2015.
    «The suppression of the Tracts by the bishop and the furious reaction against them began that process of thought and spiritual discernment in Newman that found its fruit in his entering the Catholic Church».
  46. ^ Wilson C.P., Alfred (1963). Blessed Dominic Barberi, Apostle of Christian Unity, pag. 11
  47. ^ Carlo Snider, Il cardinalato di Newman
  48. ^ a b Una trappola mortale su tutta la terra. Discorso di Newman in occasione della sua nomina a cardinale in L'Osservatore Romano, 9 aprile 2010.
  49. ^ Newman and Beatification.
  50. ^ Newman to be beatified by pope Benedict XVI during his UK visit, 16 marzo 2010. URL consultato il 20 agosto 2010.
  51. ^ Omelia del 19.09.2010
  52. ^ Il Papa da tedesco: "Vergogna per il nazismo". E scandalo pedofilia "mina credibilità Chiesa" in repubblica.it, 19 settembre 2010. URL consultato il 22 settembre 2010.
  53. ^ «Newman fu un pioniere solitario del laicato nella Chiesa altamente clericale del xix secolo e fu l'autore di ciò che si considera il testo classico sul laicato, ovvero l'articolo Sulla consultazione di fedeli in questioni di dottrina» ( Ian Ker, Newman e i concili in L'Osservatore Romano, 26 novembre 2010. URL consultato il 28 novembre 2010.)
  54. ^ a b c Francesco Cossiga, Newman, mio maestro in Il Foglio, 18 agosto 2010.
  55. ^ Giovanni Paolo II, Ai partecipanti al simposio nel centenario della morte del Cardinale John Henry Newman, 27 aprile 1990.
  56. ^ Paolo Giulisano, La beatificazione di Newman per far risorgere l’Europa cristiana in ZENIT, 22 luglio 2009.
  57. ^ citato in John Henry Nemwan, La coscienza in Giovanni Velocci (a cura di), Opere, Milano, Jaka Book, 1999, pp. 53-55.
  58. ^ Joseph Ratzinger, Discorso nel centenario della morte del Card. John H. Newman, 28 aprile 1990.
  59. ^ Recensione del libro "Una ragionevole fede. Logos e dialogo in John Henry Newman".
  60. ^ a b Giovanni Paolo II, Lettera in occasione del secondo centenario della nascita di John Henry Newman, 27 febbraio 2001.
  61. ^ (EN) C.S. Dessain e T. Gornall (a cura di), The Letters and Diaries of John Henry Newman, Oxford, Clarendon Press, 1973, pp. 77-78.. Traduzione italiana di Paolo Zanna
  62. ^ Dionigi Tettamanzi, "Finalmente libero dopo un viaggio faticoso e triste". John Henry Newman e la ricerca della verità in L'Osservatore Romano, 29 marzo 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Regina, Il cardinale Newman nei suoi scritti, Edizioni Paoline, 1956. IT 1956 8240
  • Angelo Bottone, Newman e Wittgenstein sulla certezza, Napoli, CUEN, 1998;
  • Jose Morales, John Henry Newman, la vita, (1801-1890), edizione italiana a cura di Luca Obertello, Milano, Jaca book, 1998;
  • Luca Obertello, La grammatica dell'assenso di John Henry Newman, Milano, Jaca book, 2000;
  • Giovanni Velocci, Newman, il coraggio della verità, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2000;
  • Lina Callegari, Newman, la fede e le sue ragioni, Milano, Paoline, 2001;
  • Don Davide Brighi, Assenso reale e scienze profane, il contributo di John Henry Newman ad una rinnovata ragione teologica, Roma, Pontificia universita gregoriana, 2007;
  • Luca Obertello, Newman Poeta, Milano, Jaca Book, 2010; ISBN 978-88-16-30488-8
  • Edoardo Aldo Cerrato, John Henry Newman, Cinisello Balsamo, San Paolo, 2012; ISBN 978-88-215-7441-2
  • Carlo Caffarra, John Henry Newman: una proposta educativa per la comunicazione oggi, ne Il Nuovo Areopago, nn. 3-4/2011, pp. 30–36.

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