John Grierson
John Grierson (Deanston , Scozia, 1898 – 1972) è stato un produttore cinematografico, critico cinematografico e teorico del cinema britannico.
È considerato il caposcuola del movimento documentaristico britannico degli anni trenta. Nel 1929 ha anche diretto un film.
Tra il 1924 e il 1927 va negli Stati Uniti dove conosce l’ambiente hollywoodiano. Dal 1929 al 1933 guida la sezione cinematografica dell’EMB coordinando il lavoro di registi come Basil Wright, Artur Elton, Edgar Anstey, Harry Watt e Robert Flaherty. L’unico film di Grierson è Drifters (Pescherecci, 1929), documentario sulla pesca delle aringhe nel Mare del Nord.
Dopo la scioglimento dell’EMB il gruppo passa alle dipendenze del GPO fino al 1938, si aggiungono Humphrey Jennings, Norman McLaren, Len Lye e Alberto Cavalcanti. Durante gli anni trenta realizzano una serie di documentari in cui la didattica di accompagna alla sperimentazione formale incentrata sul rapporto tra immagine e suono. Fra le opere più significative:
- Industrial Britain (1933), l’unico film diretto da Robert Flaherty per l’EMB
- Song of Ceylon (1934), di Basil Wright
- Hausing Problems (1935), di Edgar Anstey e John Elton
- Coal Face (1936), di Alberto Cavalcanti
- Night Mail (1936), di Basil Wright e Harry Watt
- North Sea (1938) di Harry Watt
Nel 1938 terminata la collaborazione con il GPO si trasferisce a Ottawa dove fonda il National Film Board, organismo preposto alla realizzazione di film destinati a far comprendere il Canada ai canadesi e agli altri paesi. La presenza del cineasta scozzese Norman McLaren favorisce la nascita di un'importante scuola di animatori. Nel dopoguerra si dimette e torna in Gran Bretagna dove produce programmi didattici per la televisione scozzese. Torna poi in Canada per insegnare all’università di Montreal. Nel periodo successivo all’avvento del sonoro, il tentativo più consapevole e sistematico di porre i fondamenti di un’estetica del cinema non-fiction è rappresentato dalla riflessione di Grierson. In Principi fondamentali del documentario (1934) distingue questo genere dai sottogeneri del cinema “dal vero”. Enuncia i 3 principi del documentario vero e proprio:
1) capacità che il cinema possiede di guardarsi intorno, di osservare e selezionare gli avvenimenti della vita “vera”, si possa ricavare una nuova e vitale forma d’arte;
2) l’attore originale e la scena originale sono la guida migliore per interpretare cinematograficamente il mondo moderno;
3) la materia e i soggetti trovati sul posto sono più belli di tutto ciò che nasce dalla recitazione, il gesto spontaneo ha sullo schermo un singolare valore.
Secondo Grierson il documentario è in grado di rielaborare il materiale autentico in maniera creativa, artistica, ma deve perseguire risultati estetici completamente diversi da quelli del film a soggetto. Egli sottolinea l’importanza di Robert Flaherty, ma se ne distanzia propendendo per un metodo che abbandoni la forma narrativa tradizionale per cercare una struttura e un contenuto più adeguati alla sensibilità del mondo moderno. Si pronuncia per un tipo di documentario che, senza rinunciare all’arte, manifesti un punto di vista preciso sulla realtà filmata. Arte e realtà sono i due poli intorno ai quali ruota tutta la sua riflessione sul cinema non-fiction. Per conciliarli adotta un compromesso: se lo scopo primario del documentario è la rappresentazione del reale, l’istanza della sperimentazione formale risulta giustificata dal suo statuto artistico.