John Bunny

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John Bunny

John Bunny (New York City, 21 settembre 1863Brooklyn, 26 aprile 1915) è stato un attore e comico statunitense, considerato la prima vera stella delle comiche della prima era del cinema muto americano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Bunny crebbe a Brooklyn, dove frequentò le scuole superiori e lavorò come commesso in una drogheria prima di unirsi ad un piccolo minstrel show che andava in tour sulla costa occidentale. Continuò ad affiancare il lavoro di direttore di scena per varie compagnie con le performance sul palco di spettacoli di vaudeville per poi essere attratto dall'allora nascente industria cinematografica. Già nel 1910 era sotto contratto con la Vitagraph, e il suo personaggio di uomo ben pasciuto e spensierato lo rese rapidamente una stella internazionale delle comiche mute. Con la Vitagraph prese parte ad una serie di più di cento comiche formando una popolare coppia con l'attrice Flora Finch, identificata comunemente come i "Bunnyfinches"[1].

La popolarità di Bunny era dovuta ad un tipo di comicità grassa tipica del music hall o del circo, ben diversa dal sottile umorismo delle commedie sofisticate. La sua recitazione era vivace, sfrenata e salace, fatto che creava subito un'identificazione ed un saldo legame con il tipo di pubblico che frequentava i nickelodeon dove le sue pellicole venivano proiettate[2].

Sfortunatamente Bunny non piaceva alla maggior parte dei suoi colleghi attori alla Vitagraph, tra i quali la stessa Finch. Alcune interviste condotte da Anthony Slide negli anni sessanta e settanta ad ex dipendenti della compagnia rivelano come lo trovassero arrogante, irascibile e complessivamente una persona con cui era difficile lavorare, un ritratto in completo contrasto con l'immagine di lui che si ricorda sullo schermo[3].

Il 23 gennaio 1890 Bunny sposò Clara Scallan, con cui ebbe due figli, George e John Jr, che in seguito diventarono anch'essi attori[4]. Anche suo fratello George Bunny faceva l'attore.

Bunny aveva debuttato nel mondo del cinema da soli cinque anni quando morì a causa di una malattia renale[5]. Fu sepolto al Cemetery of the Evergreens di Brooklyn. Grazie al fatto che i film muti non conoscevano barriere linguistiche e alla sua grande popolarità, la notizia della sua morte occupò le prime pagine sia dei giornali statunitensi che di quelli europei.

Dopo la sua morte, i progressi tecnologici e le innovazioni apportate dalla possibilità di effettuare numeri acrobatici fecero subito sorgere nuove stelle nel mondo della comicità muta e Bunny finì per essere dimenticato quasi completamente. In ogni caso, per il grande contributo da lui dato allo sviluppo dell'industria del cinema gli è stata dedicata una stella sulla Hollywood Walk of Fame, al 1715 di Vine Street.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

La filmografia è completa. Quando manca il nome del regista, questo non viene riportato nei titoli

Attore[modifica | modifica wikitesto]

1909[modifica | modifica wikitesto]

1910[modifica | modifica wikitesto]

1911[modifica | modifica wikitesto]

1912[modifica | modifica wikitesto]

1913[modifica | modifica wikitesto]

1914[modifica | modifica wikitesto]

Winsor McCay, the Famous Cartoonist of the N.Y. Herald and His Moving Comics - Little Nemo (1911)

Apparizioni in film e filmati d'archivio[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Donald W. McCaffrey, Jacobs, Christopher P., Guide to the Silent Years of American Cinema, Greenwood Publishing Group, 1999, p. 121, ISBN 0-313-30345-2.
  2. ^ George Marvin, The Coquelin Of The Movies: Mr. John Bunny in The World's Work: A History of Our Time, XXIX, marzo 1915, pp. 566–577. URL consultato il 28 dicembre 2009.
  3. ^ Anthony Slide, Gevinson, Alan, The Big V: A History of the Vitagraph Company, revised edition, The Scarecrow Press, 1987, p. 44, ISBN 0-8108-2030-7.
  4. ^ John Bunny Dies; Moviefunmaker; Fat, Big, Round-Faced Actor Who Made Millions Laugh Succumbs at 52., The New York Times, 27 aprile 1915, pp. 13.
  5. ^ Will Rogers, Wertheim, Arthur Frank; Bair, Barbara; Gragert, Steven K.; Johansson, M. Jane, The Papers of Will Rogers, University of Oklahoma Press, 1996, p. 379, ISBN 0-8061-3267-1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Agnew, Frances. Motion Picture Acting. New York: Reliance Newspaper Syndicate, 1913.
  • Hayes, Helen. On Reflection. New York: M. Evans and Company, Inc., 1968.
  • Pratt, George C. Spellbound in the Darkness. New York: New York Graphic Society Ltd., 1966.
  • Ramsaye, Terry. A Million and One Nights. New York: Simon and Schuster, 1926.
  • Slide, Anthony. John Bunny. The Silent Picture. New York: Arno Press, 1977.
  • Smith, Albert E. Two Reels and a Crank. New York: Doubleday & Company, Inc., 1952.
  • Talmadge, Margaret L. The Talmadge Sisters. Philadelphia and London: J. B. Lippincott Company, 1924.
  • Talmadge, Norma. "Close-Ups". Saturday Evening Post, 12 marzo, 1926.
  • "The John Bunny Show". Variety, 19 marzo, 1915.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 54058206 LCCN: nr97043346