Jikji

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Jikji

Jikji o Chikchi (Hangŭl:직지) è l'abbreviazione del titolo di un libro sul buddhismo coreano.

Il titolo completo del libro è Baegun hwasang Chorok Buljo Jikji simche yojeol (Titolo originale: 白雲和尙抄錄佛祖直指心體要節; coreano: 백운화상초록불조직지심체요절, italiano: Un'antologia di insegnamenti Zen dei patriarchi buddhisti del monaco Baegun).

Stampato durante la dinastia Koryo, è il più antico libro stampato utilizzando caratteri mobili metallici. È stato inserito dall'UNESCO nella Memoria del mondo[1].

Il Jikji è stato pubblicato nel Tempio Heungdeok nel 1377 (come confermato da scavi archeologici nel 1985), 78 anni prima di Johann Gutenberg, autore dell'omonima Bibbia stampata durante gli anni 1452-1455.

Attualmente la maggior parte del Jikji è andata persa, l'ultimo volume dell'opera è conservato presso la Bibliothèque nationale de France.

Paternità[modifica | modifica sorgente]

Il Jikji è stato scritto dal monaco buddhista Baegun (1298-1374, nome buddhista Gyeonghan), che ha servito come abate di Anguk e dei templi Shingwang in Haeju, ed è stato pubblicato in due volumi in Seongbulsan nel 1372. Baegun morì nel Tempio Chwiam di Yeoju nel 1374.

Contenuti[modifica | modifica sorgente]

Il Jikji comprende una raccolta di sunti tratti dai dialoghi dei monaci buddhisti più venerati. È stato creato come guida per gli studenti del Buddhismo, religione nazionale della Corea sotto la Dinastia Goryeo (918-1392).

Il Jikji propone sugli elementi essenziali del Sòn, tradizione coreana parallela al buddhismo Zen e al buddhismo Chán.

Il Jikji si compone di due volumi. La versione a caratteri metallici mobili del Jikji che è stata pubblicata nel Tempio Heungdeok è conservata nella divisione Manuscrits Orientaux della Biblioteca Nazionale di Francia, con la prima pagina dell'ultimo volume (Libro 1, capitolo 38) strappata. Una versione del Jikji stampata con caratteri lignei proveniente dal tempio Chwiamsa contiene i due volumi completi. Questo è conservato nella Biblioteca Nazionale della Corea e nei templi Jangsagak e Bulgap così come nell'Accademia di Studi Coreani.

Stampa[modifica | modifica sorgente]

Nell'ultima pagina del Jikji sono registrati dettagli della sua pubblicazione, indicando che essa è stata pubblicata nel 3º anno del re U di Goryeo (luglio 1377) con caratteri metallici mobili nel tempio Heungdeok a Cheongju. Il Jikji originariamente era costituito da due volumi per un totale di 307 capitoli, ma il primo volume di questa pregiata versione non è più esistente.

Vi è un documento che indica che nel 1377 studenti di Baegun, i sacerdoti Seoksan e Daldam, hanno contribuito alla pubblicazione di Jikji utilizzando i caratteri metallici mobili ed anche la sacerdotessa Myodeok ha contribuito con i suoi sforzi.[1]

Le dimensioni del volume sopravvissuto sono 24,6 x 17,0 cm. La sua carta è molto leggera e bianca. L'intero testo è doppiamente ripiegato con pregevole maestria. La copertina sembra rifatta. Il titolo di Jikji pare anche essere scritto con inchiostro indiano non originale. La copertina del volume superstite dell'edizione stampata con caratteri metallici mobili riporta in francese "Questo è il più antico libro stampato", con la cronaca del 1377, scritto da Maurice Courant.

Le righe non sono perpendicolari, ma leggermente oblique. Si notano vistose differenze di spessore dell'inchiostro sulla carta, con numerose macchie dovute all'imperfezione della stampa. Anche alcuni caratteri, come il 'giorno' (日) o 'uno' (一), sono stampati rovesci, e vi sono caratteri la cui stampa è solo parziale. I caratteri che compaiono sulla stampa di una singola pagina sono tutti unici, mentre vengono ripetuti in altre pagine, dimostrazione che si tratta effettivamente di caratteri mobili.

Biblioteca nazionale di Francia[modifica | modifica sorgente]

Jikji, Selected Teachings of Buddhist Sages and Seon Masters, the earliest known book printed with movable metal type, 1377. Bibliothèque Nationale de Paris.

Alla fine della dinastia Joseon, un diplomatico francese portò il secondo volume del Jikji dalla Corea alla Francia, ed ora è conservato nella Biblioteca Nazionale francese a Parigi.

Secondo alcuni dati dell'UNESCO, il Jikji "è stato parte della collezione di Victor Emile Marie Joseph Collin de Plancy, un incaricato dell'ambasciata francese a Seul nel 1887, durante il regno di re Gojong. Il libro giunse poi nelle mani di Henri Véver, un collezionista di classici, durante un'asta all'Hotel Drouot nel 1911; quando questi morì, nel 1950, fu donato alla Biblioteca Nazionale francese, dove da allora è rimasto".[2].

Nel maggio 1886, Corea e Francia stipularono un trattato militare e commerciale, e questo portò, un anno dopo, alla normalizzazione delle relazioni diplomatiche ufficiali attraverso la piena ratificazione del trattato da parte di Kim Yunsik (1835-1922) e Victor Emile Marie Joseph Collin de Plancy (1853-1924). Plancy, laureato in giurisprudenza e buon conoscitore del cinese, per sei anni lavorò come traduttore presso la delegazione francese in Cina (1877-1883). Nel 1888 si recò in Corea nella veste di primo console francese nel Paese, e vi rimase per otto anni, prima come console e poi come ambasciatore. Durante la sua lunga permanenza nella penisola, Victor Emile Marie Joseph Collin de Plancy collezionò ceramiche e libri antichi, permettendo al suo segretario personale, proveniente da Seul, di catalogarli.

Nonostante non siano del tutto noti i canali attraverso cui Plancy collezionava le sue opere, sembra che la maggior parte delle sue acquisizioni risalgano agli inizi del Novecento. Gran parte dei libri antichi da lui raccolti in Corea venne comperata dalla Biblioteca Nazionale francese all'asta del 1911, ma il Jikji in quel occasione fu comperato da Henri Véver, un gioielliere e collezionista di libri antichi assai noto, che a sua volta lo donò per testamento alla Biblioteca Nazionale francese.

Riscoperta[modifica | modifica sorgente]

La versione stampata in metallo del Jikji divenne mondialmente nota nel 1901, quando venne include nell'appendice del Hanguk Seoji, compilato dal sinologo francese Maurice Courant (1865-1935). Nel 1972 il libro venne esposto all'International Book Year ospitato dalla Biblioteca Nazionale francese a Parigi, guadagnando per la prima volta il centro del palcoscenico mondiale.

Il Jikji fu stampato nel luglio del 1377 presso il tempio di Heungdeok, alla periferia di Cheongjumok, utilizzando matrici di metallo, un dato documentato da una postilla del volume stesso. Il luogo di stampa del libro venne invece ulteriormente confermato quando la Cheongju University nel 1985 compì alcuni scavi archeologici presso il sito del tempio di Heungdeok.

Il tempio fu ricostruito nel marzo del 1992. Nello stesso anno fu aperto, sempre a Cheongju, un museo dedicato alle stampe antiche che dal 2000 ha come tema centrale proprio il Jikji.

Nel dipartimento di manoscritti orientali della Biblioteca Nazionale francese è invece conservato solo l'ultimo volume del Jikji.

Il 4 settembre 2001 l'opera venne ufficialmente aggiunta alla lista di "Memorie del Mondo" dell'UNESCO. Il Premio Jikji venne invece creato nel 2004 per commemorare la stesura del libro.

Polemica[modifica | modifica sorgente]

Il diritto di proprietà sul Jikji è ancora conteso: la Biblioteca Nazionale francese desidera continuare a tenerlo, mentre la Corea vorrebbe le venisse restituito in virtù del significato storico che esso ricopre per il popolo coreano.[3] L'istituzione francese porta come argomento il fatto che il Jikji non è un artefatto di importanza nazionale per la Corea, ma di eccezionale rilievo per tutta l'umanità e non appartiene a nessuno stato in particolare. In più per i sostenitori della causa francese il libro potrebbe essere conservato meglio in Francia, grazie al prestigio e alle risorse di cui la Biblioteca dispone. Al momento il volume è ancora in Francia, nonostante l'operato intenso di molte organizzazione coreane.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Portail Unesco : Mémoire du Monde
  2. ^ carnegiecouncil.org
  3. ^ cceia.org

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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