Jasnaja Poljana

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Jasnaja Poljana, casa museo di Tolstoj

Jàsnaja Poljàna (in russo: Ясная Поляна?, «Radura Serena») è la tenuta in cui visse, operò e fu sepolto lo scrittore russo Lev Tolstoj, ubicata nello Ščëkinskij rajon, a dodici chilometri da Tula, città della Russia europea.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La sala da pranzo

Il luogo fu occupato e parzialmente profanato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, ma gli oggetti più importanti che vi erano custoditi, previamente allontanati dalla tenuta, furono reintrodotti nel museo dopo il 1945. Ad oggi il podere di Tolstoj costituisce una delle attrazioni turistiche più visitate della Russia.

Il semplice sepolcro dello scrittore
Piante di melo centenarie

Tolstoj, ereditata la villa dalla madre, la principessa Volkonskaja, vi trascorse l’infanzia. Ma da giovane dovette venderla per pagare le perdite al gioco: essa fu ceduta ad un vicino di casa che la smontò pezzo per pezzo per ricostruirla sulle proprie terre; rimase a Tolstoj solo la dépendance dell'antica residenza.[1] Dopo il servizio militare ed i viaggi per l'Europa, lo scrittore fece ritorno a quel che restava della villa e, sposatosi, vi risiedette con la famiglia per tutta la vita (eccezion fatta per alcuni anni trascorsi a Mosca).[1] Fu infatti a Jasnaja Poljana che elaborò i suoi capolavori maggiori, tra cui Guerra e pace e Anna Karenina:

« Senza Jasnaja Poljana difficilmente posso raffigurarmi la Russia... Senza quel villaggio vedrei forse più chiaramente le leggi generali riferibili alla mia patria, ma non l'amerei con passione. »
(Lev Tolstoj[2])

Dopo la morte dello scrittore, la residenza fu trasformata in un museo celebrativo, tuttora visitabile, nel quale sono custoditi i ventiduemila volumi della sua biblioteca oltre a numerosi suppellettili ed effetti personali. La prima direttrice del museo fu la figlia dello stesso scrittore, Aleksandra Tolstaja, cui è subentrato attualmente un discendente.

Sull'orlo di un dirupo, nei pressi di Jasnaja Poljana, è situato l'umile sepolcro di Tolstoj, privo di croce e di epitaffio e sommerso interamente dall’erba, così come lo scrittore desiderava che fosse.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lev Tolstoj#La sepoltura.

Le mele di Tolstoj[modifica | modifica wikitesto]

Tolstoj, conformemente ad un'usanza propiziatoria russa, si dedicò personalmente alla realizzazione di un frutteto di 8.550 esemplari all'interno della tenuta. Allo scopo, lo scrittore utilizzò 7.900 alberi di melo dell'Alto Adige, regione allora inclusa nell'impero austroungarico, una varietà corrispondente a quella della Val di Non.[3][4]

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b AA.VV., I giganti – Lev Tolstoj, Mondadori, 1970, pp. 11-19.
  2. ^ Citato in Tatiana Tolstoj, Anni con mio padre, traduzione di Roberto Rebora, Garzanti, Milano, 1978, didascalia alle illustrazioni fuori testo.
  3. ^ Federica Fantozzi, «Il lungo viaggio delle mele di Tolstoj» dal "Fogliettone" dell'L'Unità del 6 giugno 2009
  4. ^ «Le mele di Tolstoj» da RadioTre

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