James K. Glassman

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James K. Glassman
James K Glassman.JPG

Sottosegretario di Stato per la diplomazia e gli affari pubblici
Durata mandato 16 dicembre 2003 - 30 giugno 2004
Predecessore Karen Hughes
Successore Judith McHale

Dati generali
Partito politico Repubblicano
Tendenza politica conservatore

James K. Glassman (Washington, 1º gennaio 1947) è un giornalista, politico e diplomatico statunitense, sottosegretario di Stato per la diplomazia e gli affari pubblici durante l'amministrazione Bush.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli studi ad Harvard, Glassman intraprende la carriera giornalistica, dapprima sulla carta stampata e poi in televisione.

Con il passare degli anni si affermò come editorialista e nel 1999 fu co-autore di un libro, Dow 36,000. In questo scritto, Glassman espose la sua idea secondo cui l'indice di borsa del Dow Jones, che in quel periodo si aggirava intorno a quota 10.000, sarebbe salito a 36.000 nei successivi cinque anni[1]. La profezia di Glassman tuttavia non si avverò e addirittura dopo tre anni l'indice decrebbe del 30%, arrivando a 6.300 nel giro di un decennio. Glassman però dichiarò anche a distanza di anni di non essersi pentito di aver scritto il libro e che non riteneva di doversi scusare con chi aveva prestato fede alle sue parole[2].

Negli anni successivi Glassman si avvicinò al Partito Repubblicano, divenendo noto per la sua ideologia conservatrice. Nel 2007 fu nominato presidente del consiglio di amministrazione del Broadcasting Board of Governors e l'anno seguente il Presidente George W. Bush lo scelse per sostituire Karen Hughes in veste di sottosegretario di Stato per la diplomazia e gli affari pubblici.

Dopo la fine dell'amministrazione Bush, Glassman è tornato al lavoro di giornalista, collaborando con vari quotidiani come il Washington Post, il Wall Street Journal e il New York Times.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Wall Street? Ma è ancora sottovalutata", Corriere della Sera. URL consultato il 05-09-2011.
  2. ^ (EN) OUTSPOKEN: A Conversation With James K. Glassman, The Washington Post. URL consultato il 05-09-2011.

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