Jacobaea vulgaris

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Senecione
di San Giacomo
Jacobaea vulgaris-3235.jpg
Jacobaea vulgaris
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Genere Jacobaea
Specie J. vulgaris
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Asteroideae
Tribù Senecioneae
Sottotribù Senecioninae
Nomenclatura binomiale
Jacobaea vulgaris
Gaertn., 1791

Il Senecione di San Giacomo (nome scientifico Jacobaea vulgaris Gaertn., 1791) è una pianta erbacea, perenne a fiori giallo-arancio, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico potrebbe derivare da due fonti possibili: (1) da San Giacomo (o Jacobus); oppure (2) in riferimento all'isola di S. Jago (Capo Verde).[1] Il nome specifico (vulgaris) significa “comune”. Mentre il nome italiano si riferisce a San Giacomo.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Jacobaea vulgaris) è stato proposto dal botanico tedesco Joseph Gaertner (1732 – 1791) nel trattato di botanica in latino De Fructibus et Seminibus Plantarum pubblicato nel 1791.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

L'altezza di queste piante varia da 3 a 10 dm (massimo 2 m). La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Il ciclo biologico di questa specie non è ben definito e in alcuni casi sono considerate anche emicriptofita bienni (H bienn). L'habitus di questa specie è prevalentemente glabro. Queste piante possiedono al loro interno delle sostanze chimiche quali i lattoni sesquiterpenici e alcaloidi pirrolizidinici.[3]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea consiste in un corto rizoma.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta e ascendente. La sezione è angolosa; la superficie è solcata ed è rossastra nella parte basale. La ramosità è dicotoma-corimbosa; i rami sono quasi eretti.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Rosetta basale
Foglia caulinare

Le foglie, tutte più o meno profondamente lobate con i segmenti apicali allargati (due denti divergenti quasi a 90°), si dividono in due tipi:

  • foglie radicali: le foglie basali sono presto caduche;
  • foglie cauline: le foglie cauline inferiori hanno una forma lirata, sono partite (divise) con 5 – 7 paia di lacinie laterali di vario sviluppo e con segmento apicale 2-3 volte maggiore di quelli laterali; quelle superiori sono pennatopartite con orecchiette basali laciniate; quelle vicino all'infiorescenza sono amplessicauli.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza

L'infiorescenza è formata da numerosi capolini (da 2 a 60) in formazione corimbosa. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae : un peduncolo sorregge un involucro emisferico composto da 13 squame disposte su un unico rango e tutte uguali fra loro, che fanno da protezione al ricettacolo più o meno piano e nudo (senza pagliette)[4] sul quale s'inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni da 12 a 15 fiori ligulati gialli (a ligule patenti) e quelli interni tubulosi di colore giallo aranciato. Alla base dell'involucro può essere presente un verticillo composto da alcune squame minori (1 – 3 squame esterne lunghe al massimo 2 mm); quelle più interne possono avere le punte annerite. Diametro dell'involucro: 7 mm. Diametro dei capolini: 15 – 25 mm. Lunghezza delle squame: 3 – 4 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori sono zigomorfi e tetra-ciclici (formati cioè da 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da 5 elementi). Sono inoltre ermafroditi, più precisamente i fiori del raggio (quelli ligulati) sono femminili; mentre quelli del disco centrale (tubulosi) sono bisessuali.

* K 0, C (5), A (5), G 2 (infero)[5]
  • Corolla: la parte inferiore dei petali è saldata insieme e forma un tubo; in particolare quelli del disco centrale (tubulosi) hanno delle fauci dilatate a cinque lobi, mentre nei fiori periferici (ligulati) il tubo termina con un prolungamento nastriforme terminante più o meno con cinque dentelli. Dimensione dei fiori ligulati: larghezza 2 mm; lunghezza 8 – 12 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con dei filamenti liberi; le antere invece sono saldate fra di loro e formano un manicotto che circonda lo stilo.
  • Gineceo: lo stilo è unico con uno stimma profondamente bifido. Le branche stilari sono sub-cilindriche, troncate e con un ciuffo di peli alla sommità.[4] Le ramificazione (dello stilo) consistono in linee stigmatiche marginali (i recettori del polline).[3] L'ovario è infero e uniloculare formato da due carpelli concrescenti e contenente un solo ovulo.
  • Fioritura: da giugno a ottobre.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni a forma più o meno cilindrica, striati e glabri. Sono inoltre provvisti di un pappo biancastro di setole disposte in serie multiple. Gli acheni dei fiori tubulosi sono brevemente pubescenti.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama) quali api, mosche, falene e farfalle.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).


Nel corso di una stagione, una pianta può produrre da 2.000 a 2.500 fiori raggruppati in 20 - 60 per capolino. Il numero di semi prodotti può essere molto grande (da 75.000 a 120.000). Tuttavia pochissimi di questi generano nuovi individui; alcune ricerche hanno dimostrato che la maggior parte dei semi non viaggiano a grandi distanze e quindi cadono vicini alla pianta madre.[6][7]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Distribuzione: questa specie è distribuita più o meno su tutta la parte continentale dell'Italia (sono quindi escluse le isole). Nelle Alpi ha una distribuzione discontinua, ma è presente più o meno in tutte le aree. Oltreconfine, sempre nella Alpi, è presente ovunque; come pure sui vari rilievi europei (a parte le Alpi Dinariche).[9] Oltre all'Europa si trova nella Turchia asiatica, e nell'Africa del Mediterraneo occidentale.[10] Negli Stati Uniti (parte orientale) è naturalizzata (introdotta dall'Europa).[11]
  • Habitat: è una pianta relativamente comune; cresce facilmente nei campi e prati aridi, negli incolti (orti, giardini e terreni infruttiferi), sui muri vecchi e ambienti ruderali; in certe zone è considerata pianta infestante. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere mediamente umido.
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1500 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: montano e collinare (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]

Formazione : comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Molinio-Arrhenatheretea

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

Cladogramma della sezione Jacobaea

La famiglia di appartenenza del Jacobaea vulgaris (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[12] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[13]). Il genere Jacobaea Mill. contiene poche specie (non più di una trentina) distribuite in tutto il mondo ma con habitat in preferenza situati in zone temperate.
Il genere Jacobaea è di recente costituzione (2006)[14]. In realtà questo gruppo di piante era già stato individuato nel 1754 dal botanico scozzese Philip Miller (1691 – 1771), ma in seguito le sue specie confluirono nel più grande genere Senecio (formando una sezione autonoma: Jacobaea). Recenti studi filogenetici (sui plastidi e sul DNA nucleare[14]) hanno dimostrato tuttavia che questa sezione forma un clade ben supportato legato solo lontanamente alle altre specie del genere Senecio, giustificando così pienamente la “riabilitazione” del “vecchio” genere Jacobaea. Per merito del lavoro citato sono state individuate 27 specie da assegnare al nuovo genere. Le ricerche sono ancora in atto, è quindi possibile che altre specie del genere Senecio si trovino in una posizione migliore nel nuovo genere Jacobaea. Inoltre la recente formazione di questo genere non ha permesso alle varie checklist botaniche di essere prontamente aggiornate, creando così una certa confusione nella tassonomia di questo gruppo.
La specie di questa voce (J. vulgaris) secondo alcuni studi fatti all'inizio di questo nuovo millennio[15] venne assegnata alla sopracitata sezione Jacobaea (Mill.) Dumort. (e quindi al genere Jacobaea), caratterizzata da foglie divise (e non), squame dell'involucro erette dopo la caduta degli acheni e piante generalmente perenni.[4] In particolare in base ai studi filogenetici a questa pianta è stata assegnata una posizione relativamente recente nell'evoluzione del gruppo insieme ad altre come Jacobaea subalpina e Jacobaea alpina (vedi il cladogramma parziale tratto dallo studio citato quando ancora Jacobaea era una sezione del genere Senecio).
All'interno del genere J. vulgaris fa parte del Gruppo di Jacobaea erucifolia[16] le cui specie sono caratterizzate da un ciclo biologico perenne o bienne, da squame eretto-patenti alla fruttificazione, da poche squame esterne (1 – 6) e 13 squame interne.[17] Questo aggregato si compone delle seguenti specie (oltre naturalmente quella di questa voce):


Il numero cromosomico di J. vulgaris è: 2n = 40[11][18]

Variabilità[modifica | modifica wikitesto]

Sottospecie dunensis

Per questa specie sono riconosciute due varietà, non presenti in Italia:[10]

  • Jacobaea vulgaris subsp. dunensis (Dumort.) Pelser & Meijden: questa sottospecie è priva dei fiori ligulati (distribuzione: Europa del Nord).
  • Jacobaea vulgaris subsp. gotlandica (Neuman) B. Nord. (distribuzione: Scandinavia).

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente è indicati un ibrido interspecifici:

  • Senecio × reisachii Gremblich (1837) – Ibrido di Jacobaea vulgaris con Jacobaea alpina.

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Senecio flosculosus Jord.
  • Senecio foliosus Salzm.
  • Senecio jacobaea L. (1753)
  • Senecio jacobaea L. (1753) subsp. erucoides Fiori
  • Senecio jacobaea L. (1753) var. flosculosus
  • Senecio jacobaeoides Willk.
  • Senecio nemorosus Jord.
  • Senecio praealtus subsp. foliosus (DC.) Cout.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

Le varie specie di Jacobaea (almeno quelle della flora spontanea italiana) nei capolini non sono molto dissimili tra di loro. Il portamento, ma soprattutto le foglie (in particolare il loro habitus) sono utili per distinguere una specie dall'altra. Questa specie a volte può essere scambiata con la Jacobaea aquatica (Hill) G.Gaertn., B.Mey. & Scherb. che comunque predilige gli ambienti umidi e in Italia è presente solo al nord, oppure con la Jacobaea erratica (Bertol.) Fourr. che si distingue in quanto le foglie di quest'ultima presentano solamente 2-4 copie di lobi laterali. Anche la Jacobaea subalpina (Koch) Pelser & Veldk. ha le foglie molto simili al Senecione di San Giacomo anche se i suoi lobi sono più irregolari e in Italia si trova solo all'estremo nord. Anche la Jacobaea erucifolia (L.) P.Gaertn., B.Mey. & Schreb. è abbastanza simile al Senecione di S. Giacomo, ma si distingue per l'involucro con un numero maggiore di squame esterne (4 – 6) che sono inoltre lunghe metà involucro; e in genere i lobi delle foglie sono più sottili.

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla medicina popolare apprendiamo che il Senecione di San Giacomo è una pianta usata per diverse patologie. Le sue sostanze chimiche e i suoi succhi sono usati per i suoi effetti emollienti, rinfrescanti e restringenti (contro la diarrea); mentre nel passato vennero usati per l'epilessia. La pianta contiene alcuni alcaloidi pirrolizidinici come la senecionina e glucidi come l'inulina; è presente inoltre una sostanza ad azione "istaminosimile" sull'utero, per cui è usata nell'industria farmaceutica per preparare prodotti ad azione emmenagoga.[19]
Dall'esame delle sue ceneri si ricavano, tra l'altro, le seguenti percentuali:[19]

Per il bestiame è tossica e nociva, viene considerata pianta infestante.[11]

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Senecione di S. Giacomo in altre lingue viene chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Jakobs-Greiskraut
  • (FR) Séneçon jacobée o Herbe de Saint-Jacques
  • (EN) Common Ragwort

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 19 luglio 2011.
  2. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 28 luglio 2011.
  3. ^ a b Judd 2007, op. cit., pag. 523
  4. ^ a b c Motta 1960, op. cit., Vol. 3 – pag 694
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 22 aprile 2009.
  6. ^ Poole, A. and D. Cairns. 1940. Botanical aspects of ragwort (Senecio jacobaea L.) control. Bulletin of the New Zealand Department of Science and Industrial Research 82: 1-66..
  7. ^ McEvoy P.B. and Cox C. S. Wind Dispersal Distances in Dimorphic Achenes of Ragwort, Senecio Jacobaea Ecology 68(6) 1987 pp 206-2015.
  8. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 164
  9. ^ a b c Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 544
  10. ^ a b Global Compositae Checklist. URL consultato il 28 luglio 2011.
  11. ^ a b c eFloras - Flora of North America. URL consultato il 28 luglio 2011.
  12. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  13. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  14. ^ a b Pelser et al. 2006, op. cit., pag. 1-2
  15. ^ Pelser et al. 2002, op. cit., pag. 933
  16. ^ EURO MED – PlantBase. URL consultato il 28 luglio 2011.
  17. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 – pag 118
  18. ^ Tropicos Database. URL consultato il 28 luglio 2011.
  19. ^ a b Motta 1960, op. cit., Vol. 3 – pag 695

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]