Ja'far al-Nimeyri

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Jaʿfar Muḥammad al-Nimeyrī
جعفر محمد النميري
Gaafar Nimeiry exhib.jpg

Presidente del Sudan
Durata mandato 25 maggio 1969 –
6 aprile 1985
Predecessore Isma'il al-Azhari
Successore ʿAbd al-Rahmān Suwwār al-Dhahab

Dati generali
Partito politico Unione socialista del Sudan
Alleanza delle Forze del Popolo Lavoratore
Partito nazionale del Congresso

Jaʿfar Muḥammad al-Nimeyrī (Wad Nubawi, 1º gennaio 1930Khartum, 30 maggio 2009) è stato un militare sudanese, diventato 5º Presidente della Repubblica sudanese tra il 1971 e il 1985 in seguito a un colpo di Stato militare.

Jaʿfar Muḥammad al-Nimeyrī (altrimenti scritto Jaafar Nimeiry, Gaafar Nimeiry o Ǧa'far Muhammad an-Numayri; in arabo: جعفر محمد النميري, Jaʿfar Muḥammad al-Nimeyrī) nato a Wad Nubawī (Omdurman), nel Sudan centrale, era figlio di un postino e bisnipote di un capo tribù locale, della regione del Wad Nimeyrī, a Dongola, nello Stato settentrionale di al-Shamaliyya.

Gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1952 Nimeyrī si brevettò nell'Accademia Militare sudanese, dove fu grandemente influenzato dalle idee panarabe del raʾīs egiziano Gamal Abdel Nasser, ideologo del Movimento degli Ufficiali Liberi, che assunse il potere in Egitto con un colpo di mano militare in quello stesso anno.

Più tardi Nimeyrī fu assegnato alla guarnigione di Khartum.

1955-1980[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 Nimeyrī si brevettò nell'United States Army Command College di Fort Leavenworth, Kansas.

Primo periodo politico: Primo Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nimeyrī, Nasser e Gheddafi a Tripoli, 1969.

Nel 1969, assieme a quattro altri ufficiali, rovesciò con un putsch il governo di Ismāʿīl al-Azharī, e divenne Primo Ministro e presidente del Consiglio del Comando della Rivoluzione (CCR).[1] Iniziò allora una campagna mirante a riformare l'economia del Sudan attraverso la nazionalizzazione delle banche e delle industrie, ma anche ad avviare una riforma agraria. Sfruttò la sua posizione per avviare un certo numero di riforme di stampo socialistico e panarabo.

Durante gli anni settanta, un certo numero di accordi bilaterali d'investimento furono firmati tra il Sudan e numerosi altri Stati: Paesi Bassi 22 agosto 1970, Svizzera 17 febbraio 1974, Egitto 28 maggio 1977, Francia 31 luglio 1978.

Nimeyrī resistette ad un tentativo di colpo di Stato contro Sadiq al-Mahdi nel 1970, e nel 1971 fu per un breve periodo allontanato dal potere da un colpo di mano comunista, prima di riuscire a recuperare a sua volta il potere. Nel 1971 fu eletto Presidente della Repubblica, vincendo un referendum con una maggioranza (di tipo cosiddetto "bulgaro") voti pari al 98,6 % del corpo elettorale. Firmò gli Accordi di Addis Abeba del 1972, in cui veniva garantita l'autonomia alla regione meridionale non-islamica del Sud Sudan, che inaugurò un periodo di pace e stabilità di 11 anni alla regione, che era stata sconvolta dalla guerra civile fin dal 1955, prima dell'indipendenza del Sudan. Avviò in tal modo una politica più amichevole nei confronti dell'Occidente, tramite la quale le banche furono restituite ai loro proprietari d'un tempo e gli investimenti stranieri furono incoraggiati, come reso evidente dalla firma di un certo numero di accordi d'investimento bilaterali. Nel luglio del 1978 al Summit dell'Organizzazione per l'Unità Africana (OUA) a Khartum, Nimeyrī fu eletto Presidente dell'OUA, fino al luglio del 1979.

Tentativi di colpi di Stato[modifica | modifica wikitesto]

A fine 1975, un colpo di Stato militare di componenti comunisti delle forze armate fu tentato dal brig. gen. Hassan Husayn 'Othman. Esso non riuscì però a scalzare dal potere Nimeyrī. Il generale al-Bāqir, vice di Nimeyri, portò a buon fine un contro-colpo di Stato che reintegrò Nimeyrī al potere in poche ore. Il brig. gen. ʿOthmān fu ferito e più tardi fu giudicato da una Corte Marziale e giustiziato.

Ancora nel 1976, una forza di un migliaio d'insorti, sotto Ṣādiq al-Mahdī, armati e addestrati dalla Libia, attraversò la frontiera proveniente da Ma'tan al-Sarra. Dopo essere transitati attraverso il Darfur e il Kordofan, i rivoltosi impegnarono combattimenti casa per casa durante tre giorni a Khartum e Omdurman che provocarono la morte di quasi 3.000 persone e il risentimento nazionale esplose contro Muʾammar Gheddāfī. Nimeyrī e il suo governo furono salvati in extremis dopo che una colonna di carri armati era entrata in città.[2]

Nel 1977 una Riconciliazione Nazionale ebbe luogo tra il leader dell'opposizione, che si riconosceva in Ṣādiq al-Mahdī, e Nimeyrī. Fu concessa una limitata misura di pluralismo e Ṣādiq al-Mahdī e i membri del Partito Democratico Unionista parteciparono alla legislatura, col nome di Unione Socialista del Sudan. Le relazioni tra Khartum e la leadership del Sud Sudan peggiorarono dopo la Riconciliazione Nazionale che, dal canto suo, finì prematuramente a causa dei contrasti tra l'opposizione e Nimeyrī.

1980 - 2005[modifica | modifica wikitesto]

Secondo mandato da Primo Ministro[modifica | modifica wikitesto]

Nimeyrī arriva in visita ufficiale negli Stati Uniti d'America, 1983

Nel 1981 Nimeyrī, pressato dai suoi oppositori islamici, avviò una drammatica fase involutiva di avvicinamento alla politica preconizzata dai fondamentalisti islamici. Si alleò pertanto con la Fratellanza Musulmana. Nel 1983, impose la Shari'a come legge da applicare nella società sudanese, indifferente che il meridione del Paese fosse a nettissima prevalenza cristiana e animista e, dunque, reagì in maniera negativa. I confini amministrativi del Sud Sudan furono ritoccati. In violazione degli Accordi di Addis Abeba, Nimeyrī disciolse il governo autonomo del Sud Sudan, provocando la Seconda guerra civile sudanese. Nimeyrī fu il solo leader arabo a mantenere strette relazioni con l'egiziano Anwar al-Sadat dopo la firma degli Accordi di Camp David e partecipò ai funerali del coraggioso Presidente egiziano.

Nel 1985 Nimeyrī autorizzò l'esecuzione del controverso leader musulmano pacifista, riformista e dissidente politico, Maḥmūd Muḥammad Ṭāḥā dopo che Ṭāḥā — che era stato in passato accusato di "sedizione religiosa" negli anni sessanta, quando Presidente del Sudan era Ismāʿīl al-Azharī — fu dichiarato "apostata" ( murtadd ) da una corte sudanese.
Poco dopo, il 6 aprile 1985, mentre Nimeyrī era in visita ufficiale negli Stati Uniti d'America, un incruento colpo di Stato militare, guidato dal suo ministro della Difesa, il generale ʿAbd al-Raḥmān Suwwār al-Dhahab, lo allontanò dal potere e Nimeyrī fu sostituito, nelle elezioni svoltesi l'anno dopo, dall'esponente filo-islamista, Ṣādiq al-Mahdī, che aveva tentato un colpo di mano contro di lui nel luglio del 1977.

Iperinflazione[modifica | modifica wikitesto]

Durante il quinquennio 1980-1985, il Pound ( ghiné) sudanese perse l'80 % del suo valore, a causa di una devastante inflazione e del riesplodere della guerra civile.

Esilio e ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Nimeyrī visse in esilio in Egitto dal 1985 al 1999, in una villa situata a Eliopoli, alla periferia del Cairo. Tornò in Sudan nel maggio del 1999, accolto da uno straordinario e festante tripudio di folla, che sorprese molti dei suoi detrattori. Entrò allora nel Partito Nazionale del Congresso.
Nel 2000 corse per le elezioni presidenziali contro il presidente uscente Omar al-Bashir, ottenendo solo il 9,6% dei voti nelle elezioni boicottate dall'opposizione sudanese e con presunti brogli.
Affermò di voler dar vita a una nuova formazione politica, l'Alleanza delle Forze del Popolo Lavoratore (in arabo: تحالف قوى الشعب العاملة, Taḥālluf quwwāt al-shaʿb al-ʿāmila), che però presto si fuse con il Partito Nazionale del Congresso.

Nimeirī è morto per cause naturali nella sua casa di Omdurman, il 30 maggio 2009. Decine di migliaia di persone hanno partecipato al suo funerale ufficiale, compresi i membri delle forze politiche del Sudan che si erano opposte al suo governo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tale dizione fu per la prima volta usata in Iraq nel 1958, col colpo di Stato militare repubblicano del gen. Abd al-Karim Qassem
  2. ^ Burr, J. Millard and Robert O. Collins, Darfur: The Long Road to Disaster, Princeton, Markus Wiener Publishers, 2006. ISBN 1-55876-405-4, p. 111

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Sudan Successore Flag of Sudan.svg
Isma'il al-Azhari 1969 - 1985 Abd al-Rahman Suwwar al-Dhahab

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