Jürgen Klinsmann

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Jürgen Klinsmann
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Dati biografici
Nome Jürgen Klinsmann
Nato 30 luglio 1964
Göppingen
Paese bandiera Germania Ovest
Nazionalità {{{codicenazione}}}
Passaporto {{{passaporto}}}
Morto
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Altezza 181 cm
Peso 75 kg
Dati agonistici
Disciplina Calcio
Specialità {{{specialità}}}
Categoria {{{categoria}}}
Record
Ranking {{{ranking}}}º
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo Allenatore (ex attaccante)
Squadra
Ritirato 2004 - giocatore
Carriera
Giovanili
1973-1974
1974-1980
1980-1981
TB Gingen
SC Geislingen
Stuttgarter Kickers
Squadre di club1
1981-1984 Stuttgarter Kickers 41 (22)
1984-1989 Stoccarda 156 (79)
1989-1992 Inter 123 (40)
1992-1994 Monaco 65 (29)
1994-1995 Tottenham 41 (21)
1995-1997 Bayern Monaco 65 (31)
1997 Sampdoria 8 (2)
1997-1998 Tottenham 15 (9)
2003-2004 OC Blue Star 8 (5)
Nazionale
1987-1990
1990-1998
Bandiera della Germania Ovest Germania Ovest
Bandiera della Germania Germania
28 (9)
80 (38)
Carriera da allenatore
2004-2006 Bandiera della Germania Germania
2008-2009 Bayern Monaco
Incontri disputati

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Palmarès
Bandiera olimpica  Olimpiadi
Bronzo Seoul 1988
 Mondiali di calcio
Oro Italia 1990
Bronzo Germania 2006
 Europei di calcio
Argento Svezia 1992
Oro Inghilterra 1996
 Confederations Cup
Bronzo Germania 2005

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1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 8 ottobre 2008

Jürgen Klinsmann (Göppingen, 30 luglio 1964) è un allenatore di calcio ed ex calciatore tedesco, da giocatore attivo nel ruolo di attaccante.

Indice

[modifica] Carriera

[modifica] Calciatore

Fra i migliori centravanti tedeschi di tutti i tempi, ha mosso i primi passi della sua carriera nelle file dei Stuttgarter Kickers, con i quali ha disputato tre campionati di seconda divisione tedesca fra il 1981 e il 1984, segnando ben 19 reti nell'ultima stagione.

Proprio in quest'anno esordì in Bundesliga tra le file dello Stoccarda, dimostrandosi fin dal primo anno un eccellente centravanti, dalla potenza non comune e con un ottimo fiuto del gol. Vinse il titolo di capocannoniere tedesco nel 1987-1988 con 19 reti e il 12 dicembre 1987 cominciò la sua lunga avventura con la nazionale.

Lasciata la Germania nel 1989, approda all'Inter dove già giocano i suoi connazionali Lothar Matthäus e Andreas Brehme, con i quali formerà un favoloso trio in nerazzurro per tre stagioni. A Roma vince il campionato del mondo 1990 con la sua nazionale e la Coppa UEFA 1990-1991 con l'Inter.

Si trasferisce quindi in Francia al Monaco e, dopo buoni anni nel Principato, si trasferisce in Inghilterra al Tottenham, con il quale segna 20 reti.

Nel 1995-1996 torna in Germania, al Bayern Monaco, con il quale vince nuovamente la Coppa UEFA, torneo nel quale realizza la cifra-record di 15 reti, e il campionato nella stagione successiva. Nel 1996 è capitano della Germania campione d'Europa per la terza volta: è lui ad alzare il trofeo a Wembley.

Chiamato nuovamente in Italia, tenta l'avventura alla Sampdoria, che durerà però pochi mesi, fino a dicembre, quando tornerà in Inghilterra, a chiudere la carriera negli Spurs, dimostrandosi ancora una volta un grandissimo cannoniere.

Si ritira dal calcio giocato dopo i mondiali del 1998, nel quale segna 3 reti, salvo una breve parentesi negli Stati Uniti, dove indossa per 8 partite la maglia degli Orange County Blue Star nella stagione 2003-2004.

[modifica] Allenatore

Jürgen Klinsmann mentre era allenatore della Germania

Inserito da Pelé all'interno del FIFA 100, la speciale classifica che include i più forti calciatori della storia, dal 2004 egli è stato l'allenatore della nazionale di calcio tedesca, con cui ha raggiunto il terzo posto nei mondiali in Germania nel 2006.

L'11 gennaio 2008 fu annunciato come nuovo tecnico del Bayern Monaco a partire dalla stagione 2008-2009. L'esperienza di Klinsmann alla guida del club di Monaco di Baviera non è stata brillante (sette sconfitte in campionato, tre in casa) e si è conclusa con l'esonero, avvenuto il 27 aprile 2009 in seguito alla sconfitta casalinga contro lo Schalke 04 per 1-0. Il Bayern, estromesso dalla Champions League ai quarti di finale dal Barcellona (vittorioso per 4-0 all'andata), era stato eliminato anche dalla Coppa di Germania dal Bayer Leverkusen ai quarti di finale ed era terzo in classifica a tre punti dalla capolista.

[modifica] Statistiche

[modifica] Numeri

  • Ha giocato 506 partite di campionato (445 di prima divisione) segnando 226 reti (204 in prima divisione) in tutta la sua carriera.
  • Ha giocato in 4 dei massimi campionati europei: in Germania (221 partite e 110 gol in Bundesliga), in Italia (103 partite e 36 reti in Serie A), in Francia (75 gare e 29 gol in Ligue 1) e in Inghilterra (56 gare e 29 reti in Premier League).
  • In Nazionale ha giocato 108 gare (secondo solo a Lothar Matthäus) segnando 47 reti, come Rudi Völler e secondo solo a Gerd Müller.
  • Ha disputato 3 campionati mondiali, con 17 partite (7 in Italia, 5 negli Stati Uniti e 5 in Francia, segnando in totale 11 reti (3 nel 1990, 5 nel 1994 e ancora 3 nel 1998)

[modifica] Cronologia presenze in Nazionale

[modifica] Curiosità

  • Quando giocava con la squadra di dilettanti statunitense dell'Orange County Blue Star, giocava in incognito. Il suo pseudonimo era "Jay Goppingen", dove Jay sta per l'iniziale del suo nome di battesimo, e Goppingen per la città in cui è nato. Secondo le sue dichiarazioni dice che ha voluto giocare in una squadra di quarta divisione solo per tenersi in forma dopo il ritiro, escludendo un ritorno al calcio professionistico. I giornali californiani al periodo, prima della rivelazione, parlavano di questo calciatore misterioso descrivendolo come un ex campione del mondo che giocava sotto mentite spoglie (e così era infatti).
  • La Gialappa's Band coniò per lui il soprannome di Pantegana bionda con cui ancor oggi è ricordato in Italia[1].

[modifica] Palmarès

[modifica] Club

[modifica] Competizioni nazionali

Bayern Monaco: 1996-1997
Inter: 1990

[modifica] Competizioni internazionali

Inter: 1990-1991
Bayern Monaco: 1995-1996

[modifica] Individuale

1987-1988 (19 gol)
1988, 1994
1995

[modifica] Note

  1. ^ La pantegana diventò grigia, La Gazzetta dello Sport, 2004

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali