Jízàng

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jízàng (吉藏) con in mano un fúzí (拂子, giapp. hossu). Il fúzí è un strumento composto di un bastone alla cui estremità sono legati dei fili di canapa, seta o peli di animali come la estremità della coda di una mucca o di un cavallo, atto ad allontanare le mosche senza ucciderle ed è uno dei sette oggetti che un monaco buddhista può possedere (七事隨身, qīshì suíshēn, giapp. shichiji zuishin).
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Jízàng (吉藏, Wade-Giles: Chi-tsang, giapponese: Kichizō; 549Cháng'ān, 623) è stato un monaco buddhista cinese.

Importante maestro e monaco buddhista cinese, anche se per parte di padre di origine partica, Jízàng fu tra i più importanti, se non il più importante, esponente della scuola Sānlùn (三論宗, Sānlùn zōng) così denominata per i "Tre trattati (Sānlùn)" di strettisima impronta Madhyamaka che ne caratterizzavano le dottrine[1].

Divenuto sramanera (monaco novizio, cinese 沙彌 shāmí) sotto la guida del maestro di scuola sānlùn Fǎlǎng (法朗, 508-581) risiedette presso il tempio di Xinghuang-sì (興皇寺) a Jinling (oggi Nanchino) capitale delle dinastie che governavano la Cina meridionale.

Morto il maestro nel 581 si reco sul monte Qingwan e risiedette nel locale monastero di Jiāxiáng-sì (嘉祥寺).

Il figlio dell'imperatore della Dinastia Sui Wén (文, conosciuto anche come Yáng Jiān, 揚堅, regno: 581-604), Yáng (煬, conosciuto anche come Yáng Guǎng, 楊廣), allora principe di Jin (晋王) e profondo devoto del Buddhismo, lo invitò nel 597 a recarsi nel monastero di Huìrì Dàochǎng (慧日道塲) da lui fatto erigere[2], ma nel 599 lo stesso principe Yáng gli richiese di recarsi nella capitale dell'impero, Cháng'ān (長安), dove risiedette nel monastero di Riyan (日嚴寺) fino alla morte.

Le dottrine e le opere[modifica | modifica sorgente]

Autore prolifico per i tempi, Jízàng scrisse soprattutto opere di carattere esegetico riguardante la letteratura religiosa dei Prajñāpāramitā sūtra elaborando il primo tentativo di organizzare il Canone cinese secondo raggruppamenti dottrinali e testuali (教相判釋, jiàoxiāng pànshì anche 判教 pànjiào).

Approfondì anche le dottrine madhyamaka proprie della scuola Sānlùn nel Sānlùn xuányì (三論玄義, Il profondo significato dei Tre trattati, conservato nel Zhūzōngbù al T.D. 1852).

Per quanto concerne le dottrine riportate nel Mahāyāna Mahāparinirvāna-sūtra (Grande sutra mahayana della totale estinzione, cin. 大般泥洹經 Dà bān níhuán jīng, giapp. Dainehankyō, conservato nel Nièpánbù), Jízàng fu il primo autore cinese a ritenere che la natura di Buddha (佛性 fóxìng) non riguardasse esclusivamente gli esseri senzienti (衆生 zhòngshēng) ma anche gli "esseri insenzienti" (無情 wúqíng) come il legno o la pietra. L'intero universo era natura di Buddha. In questo fu ripreso dalla scuola buddhista cinese Tiāntái (天台宗) in particolar modo nell'opera Jīngāngpí (金剛錍 giapp. Kongō bei, La Spada di diamante, T.D. 1932) di Zhànrán (湛然, 711-782).

Nel Canone cinese tra le altre sue opere conserviamo:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I tre trattati, conservati nel Zhōngguānbù, a fondamento di questa scuola sono: il Madhyamakaśāstra anche Mūlamadhyamakakārikā (Le Stanze di mezzo, 中論 pinyin Zhōnglùn, giapp. Chūron) di Nagarjuna, opera centrale di tutta la scuola Madhyamaka, tradotto da Kumārajīva nel 409 e conservato anche in sanscrito e tibetano. Questa opera possiede numerosi commentari ed è alla base di tutto il Buddhismo Mahāyāna; il Dvādaśanikāya-śāstra (Trattato dei dodici aspetti, 十二門論 pinyin: Shíèr mén lùn, giapp. Jūnimon ron) di Nagarjuna, tradotto da Kumārajīva; il Śata-śāstra (百論 pinyin Bǎilùn, giapp. Hyakuron) di Āryadeva, il discepolo di Nagarjuna. Fu tradotto da Kumārajīva nel 404 e consiste in una critica dell'ātman dal punto di vista della vacuità (sunyata).
  2. ^ Victor Cunrui Xiong. Emperor Yang of the Sui dynasty: his life, times, and legacy. Suny Press, 2006, pag.157.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aaron K. Koseki. Jizang in Encyclopedia of Religion vol.7. NY, MacMillan, 2005, pagg. 4926-7.
  • Alan Fox. Jizang (Chi-Tsang) [A.D. 549–623]. in Great Thinkers of the Eastern World: The Major Thinkers and the Philosophical and Religious Classics of China, India, Japan, Korea, and the World of Islam (a cura di Ian P. McGreal) NY, 1995, pagg. 84–8.
  • Hirai Shun'ei. Chūkogu hannya shisōshi kenkyū. Tokyo, Shunjūsha, 1976.

Controllo di autorità VIAF: 110588243