Jídlo

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Jídlo
Jidlo (1993) Jan Svankmajer.png
Il braccio amputato del cannibale in Dinner.
Titolo originale Jídlo
Lingua originale senza dialoghi
Paese di produzione Cecoslovacchia, Regno Unito
Anno 1993
Durata
  • 14 min (Cecoslovacchia)
  • 16 (Germania)
  • 17 (USA)
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,66:1
Genere animazione, commedia, fantastico
Regia Jan Švankmajer
Soggetto Jan Švankmajer
Produttore Jaromír Kallista
Produttore esecutivo Keith Griffiths, Michael Havas
Casa di produzione Koninck International, Heart of Europe (co-produzione), Channel 4 (co-produzione)
Animatori Bedrich Glaser
Fotografia Svatopluk Malý
Montaggio Marie Zemanová
Trucco Jiří Budin
Interpreti e personaggi
Episodi
  • Breakfast
  • Lunch
  • Dinner

Jídlo, distribuito anche come Food (traduzione italiana: Cibo), è un cortometraggio del 1993 scritto e diretto da Jan Švankmajer.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il cortometraggio si divide in tre segmenti: Breakfast ("colazione"), Lunch ("pranzo") e Dinner ("cena"). Ognuno degli episodi si concentra su diverse classi sociali da quella lavoratrice, passando per il ceto medio, fino al ceto più alto.[1]

I titoli di testa si aprono con una serie di inquadrature molto brevi di varie portate, che si ripetono anche all'inizio di ogni episodio.

Breakfast

In Breakfast un uomo fa ingresso in una stanza, si accomoda su una sedia di legno e spazza via dal tavolo i resti del pranzo del precedente consumatore facendoli cadere sul pavimento. Di fronte a lui è seduto, immobile, un altro uomo al cui collo è appeso un cartello. Il primo uomo si avvicina al cartello poggiandosi al tavolo per leggere le istruzioni. Quindi introduce delle monete nella bocca dell'uomo-distributore automatico, poi gli infila il dito indice nel bulbo oculare. La giacca e la camicia dell'uomo automatizzato si sbottonano da sole rivelando, al posto della gabbia toracica, un montavivande. Prima di iniziare a mangiare, l'uomo da un pugno sul mento dell'automa, dalle cui orecchie spuntano delle posate in plastica. Con queste divora il pane, il würstel e la salsa giallastra contenuti nel piatto, concludendo con una bevanda. Dopodiché calcia lo stinco sinistro dell'uomo automatizzato servendosi del tovagliolo, spuntato dal taschino della giacca, per pulirsi. Dopo questa serie di operazioni, anche il primo uomo si automatizza abbandonandosi sulla sedia, contemporaneamente l'uomo-distributore si risveglia, mette al collo dell'altro il cartello, si riappropria degli indumenti che aveva appeso all'attaccapanni, traccia una riga sul muro con un pastello e abbandona la stanza. Dalla medesima porta entra un terzo uomo dalla lunga barba rossa che ripete le stesse azioni del primo uomo. Al risveglio, il primo uomo colloca le istruzioni al collo dell'uomo barbuto. Quando lascia la stanza, la porta aperta rivela un'intera fila di uomini in attesa di fare colazione e ripetere le medesime operazioni.

Lunch

Nel secondo segmento, Lunch, due uomini, uno molto distinto, l'altro, il più giovane, piuttosto rozzo, sono seduti al medesimo tavolo di un ristorante. Non riuscendo ad attirare l'attenzione del cameriere diventano sempre più affamati. Ispirato da un gesto del più giovane, l'uomo raffinato mangia i fiori posti a scopo decorativo in un vaso al centro del tavolo, bevendone anche l'acqua. Il giovane ribatte mangiandosi direttamente il vaso, e così via divorando tutto ciò che li circonda: i fazzoletti, le scarpe, le calze, le cinture, i pantaloni, le giacche, le camicie, la biancheria intima, i piatti, la tovaglia, il tavolo e le sedie. Alla fine l'uomo raffinato finge di mangiare anche le posate, prevedendo l'emulazione del giovane. In questo modo rimane l'unico con le posate, si avvicina sogghignando al giovane rimasto senza difese con l'intenzione di divorarlo.

Dinner

Un signore elegante è seduto al tavolo di un ristorante di lusso mentre sta guarnendo con salse, spezie e sott'aceti la propria pietanza, nascosta dai numerosi condimenti disposti sul tavolo. A un certo punto inizia a inchiodare una forchetta alla protesi di legno che ha per braccio rivelando che la portata è il suo braccio amputato, inclusa la fede nuziale. Altri antropofagi sono mostrati mangiare la propria gamba, il proprio seno o i propri genitali che per pudicizia del cannibale vengono nascosti all'occhio della macchina da presa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto è stato scritto da Jan Švankmajer nel 1970, ma il cortometraggio non è stato girato fino al 1991.[1][2][3]

Il corto girato in 35 mm,[4] senza dialoghi, si concentra sull'immagine e sul suono combinando la tecnica di animazione claymation e l'interpretazione di attori in carne e ossa ripresi in alcune inquadrature con la tecnica dello stop-motion.[1]

È il prodotto di una co-produzione di del Minstero della Cultura della Cecoslovacchia e delle case di produzione britanniche Koninck International, Heart of Europe e l'emittente Channel 4.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Jìdlo è stato presentato il 13 settembre 1993 Toronto Film Festival ed è uscito negli Stati Uniti d'America il 14 aprile 1994. Nei paesi anglofoni è conosciuto come Food, in Germania è stato distribuito con il titolo Das kleine Fressen, Jedzenie in Polonia e Trofi in Grecia.[5]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Craig Butler sul sito AllRovi ha commentato l'opera scrivendo «Mentre l'interpretazione del senso ultimo di ogni segmento (e del film nel suo insieme) è lasciato al singolo spettatore, la ricchezza delle immagini e l'animazione assolutamente unica danno l'impressione che sia difficile da dimenticare.»[1]

Sul New York Times Carin James definisce Food: «causticamente spiritoso ma sottile. [...] negli anni settanta [...] sembrava una troppo rischiosa allegoria politica per essere realizzato [...] ora sembra semplicemente una dichiarazione su come le persone sono divorate dalle condizioni meccanicistiche e da se stessi.»[2]

In occasione della personale al Bergamo Film Meeting del 1997 Adelina Preziosi in un articolo per Segnocinema scrive: «si esplicita, puro e semplice, l'automatismo motore del cinema di Švankmajer: ingoiare (demolire) 'tutto' fino a divorarsi (distruggersi) a vicenda. L'animazione collage è il mezzo naturale per percorrere i passaggi di questi procedimenti brutali, di cui non si conosce la ragione e dei quali non esiste né un inizio né una conclusione. Complementarmente, la modellazone dell'argilla riproduce l'arcano dell'afflato vitale nel fango primigenio, pronto però a trasformarsi subito in energia degeneratrice.»[6]

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

Il corto è stato reso disponibile insieme alle edizioni in DVD e VHS del film Spiklenci slasti[7] ed è contenuto nel cofanetto DVD Jan Svankmajer: The Complete Short Films[8].

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Senses of Cinema il corto predice in modo critico l'impatto che catene di fast food come McDonald's hanno sull'alimentazione. Inoltre vi sono riferimenti ad alcuni aspetti di Tempi moderni e cita la scena della scarpa cucinata in La febbre dell'oro entrambi di Charlie Chaplin. Richiama alla memoria anche il cinema dei primi tempi, in particolare i film del visionario Georges Méliès.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Craig Butler, Jidlo (1992), AllRovi. URL consultato il 5 agosto 2012.
  2. ^ a b (EN) Carin James, Review/Film; A Mutant Tom Thumb Born Outside Time in New York Times, 13 aprile 1994. URL consultato il 5 agosto 2012.
  3. ^ (EN) Dirk de Bruyn, Re-animating the Lost Objects d’Childhood and the Everyday: Jan Švankmajer, Senses of Cinema, 13 giugno 2001.
  4. ^ (EN) Technical specifications for Jídlo (1993), IMDb. URL consultato il 5 agosto 2012.
  5. ^ (EN) Release dates for Jídlo (1993), IMDb. URL consultato il 5 agosto 2012.
  6. ^ Adelina Preziosi, La personale di Jan Švankmajer al BFM '97. Meraviglie nel cassetto in Segnocinema, n° 85 - anno XVII, maggio-giugno 1997, pp. pp. 67-69.
  7. ^ (EN) DVD Release Information, Zeitgesit Film. URL consultato l'11 agosto 2012.
  8. ^ (EN) Noel Megahey, Jan Svankmajer: The Complete Short Films, The Digital Fix, 19 giugno 2007. URL consultato l'11 agosto 2012.
  9. ^ (EN) Dirk de Bruyn, Re-animating the Lost Objects d’Childhood and the Everyday: Jan Švankmajer, Senses of Cinema, 13 giugno 2001.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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