Italia.it
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| Italia.it | |
|---|---|
| URL | http://www.italia.it/ |
| Tipo di sito | |
| Proprietario | Governo italiano |
| Creato da | |
| Lancio | febbraio 2007 |
| Stato corrente del sito | chiuso |
Italia.it era un portale internet voluto dal governo Berlusconi III per promuovere l'Italia nel mondo via web. È diventato tristemente famoso a causa di un ingente spreco di fondi pubblici. Prima di cadere il governo Prodi II, che aveva ereditato il progetto del precedente governo, aveva deciso di dargli nuova vita e ne aveva previsto la riattivazione per la metà del 2008.
All'inizio del 2009 il governo Berlusconi IV ha fatto ripartire il progetto con un finanziamento iniziale di dieci milioni di euro. [1]
Indice |
[modifica] Storia
Il governo Berlusconi ebbe l'idea di immettere sul web un portale che facesse da vetrina per l'Italia all'estero e, tramite uno stanziamento di diversi milioni di euro, affidò la sua realizzazione al consorzio Sviluppo Italia, che a sua volta si rivolse alle ditte IBM Italia S.P.A, ITS S.p.A e Tiscover AG.
Responsabile dello sviluppo del sito fu nominato Lucio Stanca, ministro per l'Innovazione e le Tecnologie nel secondo e terzo Governo Berlusconi, che nel marzo 2004 ottenne un primo stanziamento di 45 milioni di euro, e successivamente un ulteriore stanziamento di 25 milioni di euro, per arricchire i contenuti del sito con progetti co-finanziati dalle Regioni.
Ciò nonostante, il sito venne completato e messo online solo nel febbraio 2007 e, fin dall'inizio, suscitò parecchie polemiche per le notevole quantità di errori e bug di vario tipo presenti in esso: sito poco attraente e poco poco navigabile, mancanza del rispetto della legge Stanca, bug sparsi per tutto il sito e vulnerabilità agli attacchi XSS.
A fomentare ulteriormente le polemiche sopraggiunse il fatto che un privato, di nome Marco Pugliese, una volta ottenuto l'accesso al codice del sito, lo ristrutturò per intero da solo in una settimana rendendolo molto più funzionale dell'originale (e mettendo quindi ancor più in evidenza lo spreco di denaro pubblico effettuato). Venne inoltre creato un sito[2], con relativo blog, per denunciare pubblicamente lo spreco, chiedendo l'accesso agli atti di realizzazione del progetto.
Il sito trascinò stancamente la propria esistenza per un anno, fino a quando non venne chiuso definitivamente nel gennaio 2008. Ciononostante dopo appena un mese venne diffusa la volontà di rilanciare il portale affidandolo questa volta all'ENIT, il cui progetto attualmente in via di realizzazione è quello che era stato ideato inizialmente quando si cominciò a progettare il portale, prevedendo di dare fondi alle regioni perché contribuissero con dei contenuti al sito. In quell'occasione le regioni rifiutarono creando addirittura un sito concorrente, con un ulteriore spreco di soldi; in quest'occasione hanno deciso di accettare, anche in virtù dei fondi stanziati a loro favore per il progetto (21 milioni di euro).
[modifica] Recenti sviluppi
Nel 2009, il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta ed il Sottosegretario di Stato con delega al Turismo, poi nominata ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla hanno siglato un protocollo d'intesa: verranno stanziati ulteriori 10 milioni di euro nella realizzazione di un nuovo portale, nel quale potranno trovare spazio i migliori contenuti ospitati dall'ormai defunto Italia.it.
[modifica] Note
- ^ (IT) «Italia.it rivive con 10 milioni di euro». Punto Informatico, 20-gennaio-2009. URL consultato in data 22-03-2009.
- ^ Scandalo Italiano
[modifica] Collegamenti esterni
- il sito, ora chiuso
- Il video introduttivo del sito con il discorso di Rutelli
- Il portale Italia.it riletto da Pugliese
- annuncio sul sito del giornale La Stampa della chiusura del portale nel gennaio 2008
- intervista di Altroconsumo a Enrico Paolini, vicepresidente dell'Enit sulla riattivazione del portale
- Articolo approfondito sugli sprechi del portale Italia.it e approfondito esame del sito 'parallelo' voluto dalle regioni

