Italia-Germania 4-3 (film)

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Italia-Germania 4-3
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1990
Durata 84 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Andrea Barzini
Sceneggiatura Andrea Barzini e Umberto Marino
Fotografia Enzo Ghinassi
Montaggio Giancarlo Raineri
Musiche Alessio Vlad, Claudio Capponi
Scenografia Raffaello Carabini
Costumi Nicoletta Ceccolini
Interpreti e personaggi

Italia-Germania 4-3 è un film italiano del 1990 diretto da Andrea Barzini. Il titolo è ispirato alla semifinale di calcio dei Mondiali di calcio di Messico 1970.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Federico (Massimo Ghini), Antonio (Giuseppe Cederna) e Francesco (Fabrizio Bentivoglio), già compagni di liceo e di militanza politica, fanno una rimpatriata per rivedersi, vent'anni dopo, la semifinale dei campionati mondiali di calcio di Mexico '70 la partita Italia-Germania, finita 4-3 per i colori azzurri, nuovamente ritrasmessa dalla RAI in quanto partita storica. Sede della rimpatriata è la magnifica villa fuori città di proprietà di Giulia Treves, dove la donna vive con il marito Francesco e il loro figlio di circa 10 anni.

Vi convergono separatamente il rampante Federico, pubblicitario di successo e autore, tra l'altro, del famoso slogan "Milano da bere", e Antonio, insegnante in una modesta scuola media di periferia. Dopo una partitella nel parco della villa, i tre tornano in casa per preparare la medesima "cena" (polpette fritte) consumata nel '70 in occasione della semifinale dei campionati del mondo in Messico. I divertenti aneddoti ricordati insieme in parte rivisti grazie ad alcuni flashback non bastano a nascondere l'atmosfera di tensione che si percepisce e che è dovuta anche al fatto che Giulia, nonostante le richieste del marito - che le ricorda come Antonio e Federico fossero anche suoi amici - ha deciso di uscire e quindi di non partecipare alla serata. La situazione precipita quando lei, fasciata in un elegante e sensuale tubino nero, viene notata da Federico che, scherzosamente, le domanda dove stia andando vestita in modo così attraente. Quando Francesco, provocatoriamente, le chiede di rispondere all'amico, emerge prepotentemente la crisi di coppia che ha investito Francesco: lei ha un nuovo compagno e i due, già separati, sono ormai prossimi al divorzio.

In questo clima, che ormai ha ben poco a che vedere con un'allegra serata tra vecchi amici, si inserisce lo sfogo di Federico per una vita sempre di corsa e priva di affetti importanti, ma soprattutto il rancore che Antonio prova nei suoi confronti. Durante gli anni Settanta, infatti, la polizia aveva rinvenuto nella cantina di quest'ultimo delle bottiglie Molotov che, a sua insaputa, erano state nascoste l'amico. Oltre ad un periodo in prigione, l'episodio avrebbe significato per Antonio anche la rinuncia ai suoi sogni: questi, che voleva diventare magistrato democratico e scrivere un libro, si è ritrovato a fare l'insegnante di scuola media. Quando Federico gli domanda come aveva fatto a sapere che fosse lui il responsabile, Antonio risponde: "Eravamo sempre insieme, e proprio tu sei stato l'unico che non è mai venuto a trovarmi in carcere".

La lontananza, fisica e morale, dagli anni della giovinezza è simboleggiata dai discorsi che ora hanno come tema i rimedi contro la colite nervosa ("lo spasmoplus è ottimo"), consiglia Francesco, e dalla perdita di interesse per la partita. Riconquistato un minimo di serenità, gli amici decidono comunque di restare ancora un po' insieme, ma improvvisamente rientrano in villa Giulia, il suo nuovo fidanzato e tutti i partner d'affari (di varie nazionalità) della Disney che stanno concludendo con lei un contratto. Tutto sommato questa inattesa confusione distoglie Federico, Antonio e Francesco dai loro pensieri più cupi e così pensano di proseguire la serata uscendo, destinazione il bar vicino al liceo che i tre erano soliti frequentare. Al posto del bar, però, c'è un locale alla moda che, oltretutto, non serve vino. Gli amici sono quindi costretti a rinunciare al "bianchino" e, superata una certa diffidenza iniziale, a prendere la specialità della casa, il cocktail "happy sedan". Un episodio simbolico che segna il superamento dei vecchi rancori e dei problemi quotidiani e la voglia di essere, ancora una volta, i tre amici di sempre.

I tre escono piuttosto euforici, camminano lungo una via buia e, sentendo in lontananza l'arrivo di un tram, Federico propone una prova di coraggio: sdraiarsi sui binari come facevano ai tempi della contestazione per bloccare il traffico in occasione dei cortei. Resistono allo scampanellare del manovratore, lo costringono a fermarsi e poi soddisfatti si alzano lasciando la strada libera. Memorabile l'ultima scena, quando i tre corrono dietro al vecchio tram milanese abbaiando e ridendo, mentre affacciati al finestrino due ragazzi si accorgono stupefatti che uno dei tre "pazzi" è Antonio, quello stesso professore che qualche ora prima li aveva redarguiti per aver confuso lo scrittore Marcel Proust con il pilota Alain Prost.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Il film si inserisce nel filone dedicato alla perdita della giovinezza, filone che proprio in quegli anni vive un periodo di grande fervore grazie alla trilogia della fuga di Gabriele Salvatores. Il film ha molti punti in comune in particolare con Marrakech Express: non solo per la scelta degli attori (Bentivoglio e Cederna sono presenti anche nel film di Salvatores) ma anche per la situazione: in entrambi abbiamo vecchi rancori, un amico che ha deciso di emigrare in un Paese lontano (Baffo, il quarto amico del film di Barzini, ha deciso di fuggire a Cuba così come Rudy, nel film di Salvatores, ha deciso di costruirsi una vita in Marocco), ma soprattutto la voglia di rivivere lo spirito e gli ideali della giovinezza che però cede il posto all'amara consapevolezza del passare degli anni e del mutare delle situazioni.

Le recensioni al film sono state perlopiù positive. Il Morandini afferma che il film "sfiora, ma schiva, i rischi del piangersi addosso e l'idealizzazione compiaciuta del passato", mentre loda le qualità degli attori[1].

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nel film è presente anche l'attore Giuseppe Battiston, citato erroneamente nei titoli di coda come Giuseppe Battistoni, errore riportato anche nel Dizionario del cinema italiano - I Film dal 1990 al 2000 (Volume VI, parte prima, Gremese Editore).

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Film Italia - Germania 4-3 (1990) - Trama - Trovacinema

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]