Isuzu 117 Coupé

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Isuzu 117 Coupé
Isuzu-117Coupe.jpg
Descrizione generale
Costruttore Giappone  Isuzu
Tipo principale Coupé
Produzione dal 1968 al 1981
Sostituita da Isuzu Piazza
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.280 mm
Larghezza 1.600 mm
Altezza 1.320 mm
Passo 2.500 mm
Massa 1.090 kg
Altro
Stile Giorgetto Giugiaro
Altre antenate Isuzu Bellett
Stessa famiglia Isuzu Florian
Note Dati della versione 1972 (1600 cc)
Isuzu-117Couperear.jpg

La Isuzu 117 Coupé è un'autovettura prodotta dalla Isuzu tra il 1967 e il 1981.

Sviluppo[modifica | modifica sorgente]

La vettura venne mostrata per la prima volta al pubblico al salone di Ginevra del 1966. La linea della vettura venne realizzata da Giorgetto Giugiaro, da poco passato alla Carrozzeria Ghia, ispirandosi alla Fiat Dino.

La vettura viene commercializzata a partire dal 1968 in una media di 50 esemplari al mese. La vettura era equipaggiata con un motore quattro cilindri in linea superquadro (alesaggio 82 mm, corsa 75 mm) di 1584 cm³ bialbero derivato dalla Bellett. Il propulsore, alimentato da due carburatori Solex-Hitachi doppio corpo 40 PHH, eroga 120 CV a 6400 giri/min. Accoppiato ad un cambio manuale a quattro rapporti, la vettura raggiungeva i 190 km/h. A questa versione si affiancavano la EC, con motore ad iniezione elettronica Bosch potenziato a 130 CV, e le più tranquille 1800 e 1800 N, con motore di 1817 cm³ monoalbero a carburatore da rispettivamente 115 e 100 CV (lo stesso impiegato sulla berlina Florian)[1].

Una 117 Coupé restyling

Nel 1977 l'auto fu oggetto di un restyling al frontale, ora a quattro fari rettangolari (anziché tondi); l'anno successivo debuttò un motore di 2 litri, e nel 1979 un Diesel di 2,2 litri. Del 1979 è anche la lussuosa serie speciale 117 Giugiaro così chiamata in omaggio al designer italiano.

La produzione termina nel 1981, dopo 86.192 esemplari prodotti. A sostituirla fu la Piazza, anch'essa disegnata da Giugiaro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Catalogo mondiale dell'automobile 1972, Automobile Club d'Italia-L'Editrice dell'Automobile, Roma, 1972, pagg. 354-355

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