István Széchenyi

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Il conte István Széchenyi ritratto da Friedrich von Amerling.

Il conte István Széchenyi (Vienna, 21 settembre 1791Döbling, 8 aprile 1860) è stato un politico, scrittore, teorico e nobile ungherese. Fu uno dei più grandi statisti d'Ungheria.

Gli Széchenyi erano una antica ed influente famiglia ungherese, elevata alla nobiltà solo agli inizi del Settecento. Tradizionalmente leali alla dinastia degli Asburgo, erano legati alle famiglie dei Liechtenstein, degli Esterházy e dei Lobkowitz.

La vita e il letterato[modifica | modifica sorgente]

Széchenyi fa i suoi primi studi privatamente a Vienna e a Nagycenk, subendo molto l'influsso del padre, fervente cattolico. Non dimostrando particolare attitudine allo studio, viene avviato alla carriera militare.
Partecipa alle guerre napoleoniche e si fa notare particolarmente nella battaglia di Lipsia.
Lascia il servizio come primo luogotenente nel 1825 e volge il suo interesse verso la politica. A Vienna, frequenta la vita mondana della capitale, ma ben presto disgustato, preferisce viaggiare, leggere e scrivere i suoi diari, di cui si occuperà per ben quarantasei anni.
Nel 1825, Széchenyi decide di rinunciare all'intero reddito annuo delle sue tenute per utilizzarlo per la Costituzione dell'Accademia Ungherese delle Scienze.
Il suo interesse per la letteratura è tale che impara l'italiano per poter leggere Tasso[1] e l'inglese per leggere Shakespeare.
I suoi viaggi lo portano in tutta Europa (Scozia, Sicilia, Germania, Grecia, Francia) e in Asia Minore. Impara anche il greco. Una lingua che non conosce bene è il latino, allora correntemente usato dagli uomini di cultura ungheresi.

Széchenyi s'innamora sempre di donne sposate. Nel 1836 sposa la contessa Zichy, quando questa rimane vedova. Essa per lungo tempo fu la sua musa e lo aiutò a diffondere i suoi programmi negli ambienti aristocratici.

Nel primo ministero ungherese del 1848 ebbe il portafoglio delle comunicazioni. Il risultato negativo della guerra d'indipendenza lo gettò in una crisi di coscienza che lo portò ad un tentativo di suicidio.
In seguito fu rinchiuso nel sanatorio di Döbling, dove resterà anche dopo la guarigione, sino alla morte. Riprende però la vita intellettuale di un tempo: legge, scrive, riceve visite. Scrive degli Ammonimenti al figlio Béla; Conoscenza di me stesso e La grande satira ungherese.

Si uccise con un colpo di pistola alla vigilia della Pasqua del 1860, per sfuggire al carcere, dopo che la polizia austriaca aveva trovato alcuni suoi testi contro il governo.

Il politico[modifica | modifica sorgente]

Finita la sua carriera militare, Széchenyi volse i suoi interessi verso la politica, dedicando tutta la sua vita al miglioramento economico e sociale del suo paese. Entrò subito in Parlamento e sin dall'inizio della sua vita politica promosse e realizzò numerose riforme. Condannò quasi immediatamente il conservatorismo della nobiltà ungherese, invitandola a rinunciare ai privilegi feudali. Si adoperò per lo sviluppo dei trasporti e delle città di Buda e Pest (all'epoca ancora separate). Fece costruire il primo ponte permanente tra le due città: Lanchìd ("Ponte delle catene"). I suoi rapporti con Kossuth non furono certo idilliaci, ma collaborò con lui quando lo ritenne necessario ed accettò il Ministero delle Comunicazioni nel Governo del 1848.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Strutture[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Di questo fatto approfitta il racconto di S.Malfèr Andrò a Londra. Un incontro tra István Széchenyi e Ugo Foscolo. In: I racconti del Calvados, a cura di Giuseppe Monsagrati, La Lepre Edizioni, Roma 2009, pp. 13-38, ISBN 978-88-96052-17-4.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Hitel (Il Credito)
  • Ammonimenti
  • Conoscenza di me stesso
  • La Grande satira ungherese
  • Ein Blick auf dem amonymen Rǖckblick

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