Isotopia (linguistica)

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L'isotopia è secondo Greimas «un insieme di categorie semantiche ridondanti che rendono possibile la lettura uniforme di una storia».[1]

Caratteristica intrinseca al testo, l'isotopia deve necessariamente essere riconosciuta tramite la competenza enciclopedica del lettore. La sovrapposizione delle marche semantiche comuni (sovrapposizione semantica) di due o più lessemi costituirà un amalgama, di cui l'isotopia è il risultato.

La ridondanza prodotta dall'isotopia ha la duplice funzione di contrastare il rumore sul piano sintattico e fornire continuità al testo sul piano semantico.

Le isotopie sono linee guida del testo che ne rendono possibile una lettura coerente. Essa si costituisce come un piano omogeneo del senso, tracciando una griglia di lettura del testo in grado di assicurarne la coerenza. L'isotopia è un concetto estrapolato da Greimas (1966) dal campo della fisica e della chimica per scegliere in un primo momento l'interatività dei classemi, dei semi contestuali, quei semi che garantiscono l'inserzione di un lessema in un campo di compatibilità. In seguito Greimas ha considerato l'isotopia non come una semplice ridondanza di classemi ma come la ripresa, lungo la catena sintagmatica del testo, di semi che si ripetono, si rincorrono, si richiamano che fanno rima e risonanza fra loro. Si intende per isotopia ogni forma di ricorrenza di semi che produce ridondanza semantica. Nelle campagne pubblicitarie le strutturazioni isotopiche si costituiscono come fasce di ridondanza che investono l'universo visivo, musicale, ritmico, assicurando non solo la leggibilità di uno spot, ma anche la sua appartenenza ad una sola marca. Le isotopie di un testo intrattengono fra loro relazioni variabili che possono essere di:

  1. gerarchia
  2. derivazione
  3. incassamento
  4. corrispondenza
  5. disgiunzione

L'isotopia più importante è l'isotopia semantica. Essa consente una lettura uniforme del testo e intrattiene rapporti gerarchici con le altre isotopie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cit. in Volli, Manuale di semiotica, p. 69.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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