Isostero

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Gli isosteri sono molecole o ioni che possiedono lo stesso numero di atomi e lo stesso numero di elettroni di valenza nella stessa disposizione.

I composti isosterici hanno spesso proprietà chimico-fisiche molto simili, pertanto è possibile trarre delle conclusioni su composti sconosciuti conoscendo le proprietà degli isosteri noti. Questo principio viene sfruttato dalla chimica farmaceutica nell'ambito della ricerca di nuovi farmaci. In questo ambito i composti vengono definiti anche come bioisosteri, in quanto presentano simile attività biologica.

Alcuni esempi di isosteri sono i seguenti:


Da notare come esistano isosteri non classici che non necessariamente hanno lo stesso numero di atomi o la stessa struttura elettronica di valenza, mantengono però simili proprietà chimico fisiche.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di isostere fu formulato da Irving Langmuir nel 1919,[1] e successivamente modificato da Grimm che enunciò la "legge dello spostamento dell'idruro": l'aggiunta di un idrogeno ad un atomo conferisce all'aggregato la proprietà dell'atomo successivo nella tavola periodica.[2] Hans Erlenmeyer estese il concetto nel 1932 ai cosiddetti "pseudoatomi", aggregati di atomi che presentano simili proprietà chimico fisiche.[3] Fu Friedman ad allargare il concetto in ambito biologico e a coniare il termine "bioisostere".[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Irving Langmuir, Isomorphism, isosterism and covalence in J. Am. Chem. Soc., vol. 41, nº 10, 1919, pp. pp.1543-1559, DOI:10.1021/ja02231a009.
  2. ^ H.G. Grimm, Structure and Size of the Non-metallic Hydrides in Z. Electrochem., vol. 31, 1925, pp. pp.474-480.
  3. ^ Hans Erlenmeyer, Leo Martin, On Pseudoatoms in Helv. Chim. Acta, vol. 15, 1932, pp. pp.1171-1186.
  4. ^ William O. Foye, Thomas L. Lemke; David A. Williams, Foye's principles of medicinal chemistry, Lippincott Williams & Wilkins, 2008, p.49, ISBN 978-0-7817-6879-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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