Isola di Passo

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Passo
Paxò/Paxoi/Paxi
Παξοί
Scorcio dell'isola
Scorcio dell'isola
Geografia fisica
Localizzazione Mar Ionio
Coordinate 39°12′N 20°10′E / 39.2°N 20.166667°E39.2; 20.166667Coordinate: 39°12′N 20°10′E / 39.2°N 20.166667°E39.2; 20.166667
Arcipelago Isole Ionie
Superficie 19 Km²
Altitudine massima 218 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Grecia Grecia
Periferia Isole Ionie
Unità periferica Corfù
Comune Paxò
Centro principale Gaios
Demografia
Abitanti 2374 (2001)
Cartografia
Corfu topographic map-en.svg
Mappa di localizzazione: Grecia
Passo

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L'isola di Passo (anche Paxò, Paxo; in greco: Παξοί, traslitt. Paxoi o Paxi) è un'isola della Grecia, una fra le minori delle Isole Ionie.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Veduta del capoluogo, Gaios

Passo è situata a sudest dell'isola di Corfù, da cui dista circa 7 miglia nautiche, nonché a sudovest della città di Parga sulla terraferma greca, da cui è separata da un braccio di mare largo 8 miglia nautiche. Con il contiguo isolotto di Antipasso (1 miglio nautico più a sudest) forma un piccolo arcipelago di cui costituisce l'isola principale; in senso più ampio, Passo e Antipasso fanno parte dell'arcipelago di Corfù.

L'isola, che si sviluppa in direzione NO-SE, raggiunge su quest'asse una lunghezza massima di circa 10 km, mentre solo in pochi punti la larghezza supera i 2 km. La massima elevazione raggiunge i 248 metri s.l.m. e la superficie complessiva dell'isola è di 19 km².

Gli abitanti dell'isola, denominati paxioti, ammontano a poco più di duemila e per la metà sono concentrati nel capoluogo Gaios, un piccolo porto peschereccio ben protetto dagli isolotti di Panaghia e Agios Nikolaos. Altri centri abitati sono i pittoreschi porticcioli di Lakka, all'interno di una baia protetta prospiciente l'isola di Corfù, e Loggos, sulla costa nordorientale a metà distanza tra i precedenti.

A seguito della riforma amministrativa greca (Programma Callicrate del 2010), Paxò fa parte dell'omonimo comune assieme alle sue isole minori. Il comune di Paxò fa parte dell'unità periferica di Corfù, a sua volta appartenente alla periferia (regione) delle Isole Ionie.

Paxò è collegata tramite un servizio di traghetti a Corfù, Parga, Igoumenitsa e Brindisi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Bandiera della Repubblica Settinsulare
La statua di Anemogiannis

Secondo la mitologia greca, Poseidone separò Paxò da Corfù con il suo tridente in modo da creare un nido d'amore per lui e la sua sposa Anfitrite. L'isola, comunque abitata dall'antichità, ha lasciato poche tracce nella storiografia moderna. Dopo la conquista siculo-normanna del XII-XIII secolo, nel 1386 cadde sotto il dominio della Repubblica di Venezia e al pari delle rimanenti Isole Ionie fu soggetta per secoli a ripetute incursioni saracene: nel 1537 il corsaro Barbarossa saccheggiò l'isola trucidando gli abitanti e schiavizzando i superstiti; nel 1571 l'isola venne nuovamente saccheggiata da una flotta turca.

L'isola rimase a Venezia fino alla caduta della repubblica, nel 1797, e anche negli anni a venire seguì la sorte delle Isole Ionie: dopo un'effimera occupazione francese fu poi presa dai russi ed attribuita alla nuova Repubblica Settinsulare; successivamente alla parentesi napoleonica Paxò entrò a far parte degli Stati Uniti delle Isole Ionie sotto protettorato inglese fino al passaggio al Regno di Grecia nel 1864.

Il più celebre figlio dell'isola è il capitano Georgios Anemogiannis, patriota, giustiziato dai turchi nel 1821.

Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Per tutto il periodo della dominazione veneta e fino alla seconda metà dell'Ottocento appare consolidato il nesonimo Paxò e come tale prevale nella letteratura in lingua italiana dell'epoca (opere geografiche[1], portolani[2], dizionari enciclopedici[3], saggi storici[4]). Anche dagli atti ufficiali e amministrativi, sia d'epoca veneziana[5] sia del tempo dell'indipendenza delle Isole Ionie[6] (in cui l'italiano era lingua ufficiale), risulta prevalente l'uso del nesonimo Paxò, come d'altronde ad accentazione tronca sono i nomi delle vicine Corfù e Fanò. Grafie contrastanti dell'epoca sono Paxo[7] e, più raramente, Passo[8], Paxu[9], Pachsu[10] e Pacsù[11].

Col passaggio delle Isole Ionie al regno ellenico, la lingua italiana viene rimpiazzata nell'uso ufficiale da quella greca e ciò provoca il rapido decadimento dell'italiano come lingua di cultura, con la conseguente drastica diminuzione dell'uso scritto del nesonimo italiano e il passaggio da endonimo ad esonimo: è a partire da questo periodo che le varianti Paxo e Passo diventano prevalenti (seppur con grandi oscillazioni nell'uso che perdurano oggi), mentre a partire dal Novecento si registra una relativa tendenza, soprattutto nell'ambito degli atlanti geografici, a ricorrere al toponimo straniero (Paxos, Paxí, Paxoí, Paxoi).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ V. Formaleoni, Topografia Veneta ovvero Descrizione dello Stato Veneto, tomo III, ed. Bassaglia, Venezia 1787, pag. 51 [1]
  2. ^ G. Marieni, Portolano del Mare Adriatico, ed. Imperiale Regia Stamperia, Milano 1830 [2]
  3. ^ C. Vanzon, voce "Isole Jonie" nel Dizionario universale della lingua italiana, tomo VI, ed. Demetrio Barcellona, Palermo 1840, pag. 389 [3]
  4. ^ E. Lunzi, Storia delle Isole Jonie sotto il reggimento dei repubblicani francesi, ed. Tipografia del Commercio, Venezia 1860 [4]
  5. ^ F. Sartori (cur.), Alvise Foscari. Provveditore Generale in Dalmazia e Albania. Dispacci da Zara 1777-1780, ed. La Malcontenta, Venezia 1998 [5]
  6. ^ Le tre costituzioni (1800, 1803, 1817) delle Sette Isole Jonie, ed. Mercurio, Corfù 1849 [6]
  7. ^ L. Lamberti, Portolano del Mare Mediterraneo, del Mar Nero e del Mare di Azof, vol. II, ed. Antonelli, Livorno 1848 [7]
  8. ^ A. Balbi, Compendio di geografia, tomo I, ed. Stabilimento tipografico all'insegna dell'ancora, Napoli 1842 [8]
  9. ^ G. B. Moro, Memorie istoriogeografiche della Morea riacquistata dall'armi venete, ed. Libreria della Verità, Venezia 1687 [9]
  10. ^ A. Zuccagni-Orlandini, Corografia fisico storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, vol. II, Firenze 1844 [10]
  11. ^ P. Spadafora, Prosodia italiana ovvero l'arte con l'uso degli accenti nella volgar favella d'Italia, tomo I, ed. Baglioni, Venezia 1820 [11]

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