Isola (quartiere di Milano)

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[1]Coordinate: 45°29′16″N 9°11′20″E / 45.487712°N 9.188862°E / 45.487712; 9.188862 Il quartiere Isola di Milano (talvolta anche Isola Garibaldi)[senza fonte] è un quartiere popolare sorto a cavallo fra il XIX e il XX secolo. È posto a nord del centro cittadino, fuori dall'antica Porta Garibaldi, da cui è separato dall'omonima stazione ferroviaria.

La sua denominazione può far riferimento anche ad una particolare condizione che vide la zona, dopo la costruzione della ferrovia e l'interruzione del percorso da porta Garibaldi a Dergano e Como, effettivamente isolata dal tessuto circostante. Anche oggi, il quartiere è raggiungibile principalmente attraverso il ponte di via Farini, esistente anche agli inizi del secolo scorso in forma di sottopassaggio e soprannominato "ponte della Sorgente" per via delle risorgive che caratterizzavano la zona prima della realizzazione dello scalo Farini e della Dogana. Altre vie di minore importanza per raggiungere l'Isola sono il cavalcavia Bussa (imboccabile dalla via Quadrio) e il sottopassaggio pedonale della stazione Garibaldi (che sbuca in via Pepe). Questo isolamento e la presenza del vicino scalo merci, oltre a quella di industrie storiche come la Tecnomasio Brown-Boveri, l'Elvetica e la Pirelli, hanno reso il quartierei quasi immediatamente una zona di abitazioni operaie, come testimonia tutt'oggi la presenza delle sedi di numerose associazioni operaie e sindacali.

Scalo Farini di Milano, anno 2010, dopo la dismissione. Attualmente è usato come deposito per treni guasti

Negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, la zona ha subito numerose trasformazioni, non ultime l'arretramento della stazione in zona più esterna (dove si trova ancora oggi) e la sua trasformazione da scalo merci a stazione passeggeri. Il nuovo piano regolatore del 1953, inoltre, prevedeva la realizzazione ai margini dell'area del "Centro Direzionale" ed il cosiddetto "asse attrezzato", una via a scorrimento veloce prolungamento di viale Zara verso l'arco della Pace. La realizzazione del quartiere venne interrotta dopo molte polemiche, soprattutto da parte degli abitanti della zona che avrebbero dovuto essere sfollati, ed il piano regolatore del 1978 si trovò a dover riconfermare il carattere operaio ed artigianale della zona: nonostante l'annullamento dei lavori, il progetto ha lasciato numerose tracce nel tessuto urbano in forma di punti rimasti a lungo irrisolti come lo spiazzo di fronte alla stazione ed un troncone di ponte sopra lo scalo merci.

Il quartiere presenta numerose abitazioni tipiche rel razionalismo milanese, come le case di Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni, il quartiere di Enrico Agostino Griffini e Manfredo Manfredi per conto della Società Edificatrice Case Operaie, Bagni e Lavatoi Pubblici e destinato ai lavoratori dell'Ospedale Maggiore, lo stabilimento della Italclima di Giò Ponti e Luciano Baldessari. Tra questi edifici, particolarmente interessanti sono la casa Ghiringhelli del 1933, la casa Comolli-Rustici del 1935 e la casa di via Perasto del 1934, tutte di Terragni e Lingeri.

Gli isolati, tutti di circa 120 x 100 m, erano suddivisi in lotti che potevano variare dai 500 ai 2000 m² ed erano caratterizzati da ripartizioni ortogonali. Il piano terreno era occupato da negozi o botteghe artigiane sul fronte strada e magazzini o attività produttive di maggiori dimensioni verso le corti interne, mentre i piani superiori destinati alle abitazioni erano del tipo a pianerottolo o, più spesso, a ballatoio. Il tipo di distribuzione differenziava le abitazioni in base alle destinazioni: il ballatoio era riservato alle abitazioni operaie e distribuiva piccoli locali, generalmente ad altissima densità abitativa; il pianerottolo connotava spazi studiati per il ceto medio, spesso dotati di servizi igienici privati e con dimensioni dai due ai quattro locali.

Nel quartiere era presente la Stecca degli Artigiani, una ex-fabbrica utilizzata per attività artigianali, culturali e ricreative, collocata vicino ai giardini di via Confalonieri di 16.000 m² di superficie.

Il quartiere, con la Stecca e i giardini compresi, è attualmente (2008) in via di riqualificazione al fine di costruire, entro il 2010-2015 diversi edifici, tra cui la nuova sede della Regione e il nuovo nuovo grattacielo del Comune, la cosiddetta Città della Moda, alcuni edifici residenziali e uffici tra i 13 e i 19 piani e, nel centro di tutta quest'area, un parco di forma rettangolare di circa 50.000 m², nel quartiere sorgerà uno spazio verde definito un «bonsai del Central Park» da Andreas Kipar, il paesaggista che l'ha progettato.

[modifica] Monumenti e targhe

Il quartiere Isola tipico quartiere operaistico di una Milano popolare, visse intensamente la Resistenza partigiana. Il 25 aprile 1972 è stato inaugurato in via Sassetti, angolo Melchiorre Gioia un monumento ai caduti del quartiere [2]. A dicembre del 2009 il monumento è stato spostato nel più centrale piazzale Segrino a seguito delle richieste degli abitanti dell'isola. Una grande attenzione è stata posta anche alle lapidi per i singoli caduti. Come per il vicino quartiere di Affori un numero considerevole di abitanti del quartiere svolsero la loro attività alla macchia in val D'Ossola. Tra i caduti in tale zona si distinguono Bruno e Gino Meneghini morti il 9 maggio 1944 i Val Strona [3] Altro caduto nella stessa zona di operazioni fu Giuseppe Cancian,[4]. Siro Marzetti, invece fu un civile, ucciso insieme ad altri 14 a Greco [5] Altre lapidi sono dedicate a Mario Made[6] e a Umberto Chionna, entrambi morti nel campo di Mauthausen [7]

[modifica] Note

  1. ^ Brenna, Volpini, Mandelli : tre assassinati dai partigiani in P.zza Minniti all'Isola nel 1945
  2. ^ Monumento dello scultore Carlo Ramous
  3. ^ vedi stesso sito si trattava del rastrellamento iniziato il 28 aprile come attestato dal testo a cura della sezione Anpi di Affori Per non dimenticare p.110
  4. ^ morto il 20 /6/1944 a Finale di Valgrande in concomitanza con un secondo maggiore attacco di 17.000 uomini Idem pag 113 [1]
  5. ^ La fucilazione avvenne il 15 luglio 1944 a [2] [3]
  6. ^ morto a Mauthausen poco più che sedicenne
  7. ^ Si trattava di un operaio della Pirelli, impegnato in politica e come tale mandato in campo di concentramento [4] morto al campo nazista di Mauthausen il 23.4.1945

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