Isola (quartiere di Milano)

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Isola
Isola
Dionisio Querques, Milano, piazzale Lagosta (acquarello)
Dionisio Querques, Milano, piazzale Lagosta (acquarello)
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Provincia Milano Milano
Città CoA Città di Milano.svg Milano
Circoscrizione Zona 9
Altri quartieri Porta Garibaldi, Porta Nuova, Centro Direzionale, Isola, La Fontana, Montalbino, Segnano, Bicocca, Fulvio Testi, Ca' Granda, Prato Centenaro, Niguarda, Dergano, Bovisa, Affori, Bruzzano, Comasina, Bovisasca
Mappa di localizzazione: Milano
Isola
Isola (Milano)

Coordinate: 45°29′15.76″N 9°11′19.9″E / 45.487712°N 9.188862°E45.487712; 9.188862

Il quartiere Isola di Milano (talvolta anche Isola-Garibaldi) è un quartiere popolare, sorto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, della Zona 9 di Milano. È posto a nord del centro cittadino, fuori da Porta Garibaldi, da cui è separato dall'omonima stazione ferroviaria. La sua denominazione può far riferimento alla particolare condizione che visse la zona, fisicamente separata dal resto della città dalla ferrovia, nella seconda metà del XIX secolo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La passerella che da via Borsieri portava in Corso Como
La drogheria di via Carmagnola 8, angolo via Pastrengo, nel 1925.
La passerella vista da sopra.

Storicamente l'Isola si sviluppa lungo l'antica strada che da Milano, uscita da Porta Comasina portava fino a Como. L'antico tracciato è costituito attualmente da corso Como e dalla vecchia via Borsieri che un tempo comprendeva anche l'attuale via Thaon di Revel. Tale percorso venne bruscamente interrotto nel 1865 quando vi si costruì in mezzo la ferrovia, dividendo nettamente le due parti della città che ancora stavano lentamente sorgendo. A sostituire il tracciato interrotto venne realizzato il Ponte della Sorgente, che sovrapassava l'attuale via Farini, prendendo il nome dalle risorgive che caratterizzavano la zona.[1] A garantire continuità fra corso Como e la via Borsieri venne invece realizzata una passerella pedonale. L'Isola andò a caratterizzarsi nel corso degli anni per una forte componente operaia, favorita dalla presenza di diverse fabbriche all'interno del proprio tessuto (come per esempio il Tecnomasio Italiano Brown-Boveri) e dalla vicinanza di grossi stabilimenti come quello della Pirelli (in Ponte Seveso) e dell'Elvetica (in Melchiorre Gioia), oltre che ovviamente della ferrovia.

Scampati i bombardamenti, pur rimanendone ferita, nell'immediato Dopoguerra sull'Isola cala lo spettro di un grosso asse attrezzato che la dovrebbe attraversare tagliandola, che collegherebbe l'Arco della Pace con il piazzale Lagosta. Il progetto trova la sua ufficialità nel Piano del '53, a seguito del quale negli anni successivi cominciano gli espropri e le relative demolizioni da parte del Comune.[2] La ferrovia viene arretrata, con la realizzazione della nuova stazione di testa di Porta Garibaldi. Anche al di là della ferrovia si procede a colpi di esproprio sia per la realizzazione della nuova stazione sia per la realizzazione del centro direzionale previsto dal piano. Lo stesso corso Como viene dimezzato nella sua estensione.[3] Tuttavia la forte opposizione degli abitanti dell'Isola, gli eccessivi costi degli espropri e la mutata convinzione sulla necessità di una simile autostrada urbana portarono il Comune a fare un passo indietro. Sorge sopra i binari di Porta Garibaldi un enorme spezzone stradale largo sei corsie che avrebbe costituito lo scavalco della ferrovia per il futuro asse attrezzato, ultimo fra i collegamenti fra il quartiere e la città (visto che la passerella era stata demolita nel 1958 in favore del successivo sottopasso provvisorio di corso Como, che durò fino al 1960). Verrà dedicato a don Eugenio Bussa, storico prete dell'oratorio del Sacro Volto all'Isola, in prima fila egli stesso contro l'attuazione del piano. Dopo diversi anni dalla sua posa venne dotato di due rampe, che consentono tuttora il passaggio (pedonale e, in un solo senso di marcia, veicolare) da Milano all'Isola.

Negli ultimi anni il quartiere ha subito una progressiva rivalutazione, protagonista in parte anche di una più lenta ma progressiva sostituzione del caratteristico ceto popolare e operaio che la contraddistingueva. È inoltre interessata dalla costruzione del Bosco verticale, all'interno del più generale Progetto Porta Nuova,

Ubicazione del Cimitero della Mojazza

La Mojazza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cimitero della Mojazza.

Il Cimitero della Mojazza è un antico cimitero storico dell'Isola, che deriva il suo nome dalle caratteristiche del terreno su cui sorgeva, fortemente imbevuto d'acqua e quindi estremamente fangoso. Nel cimitero avevano trovato sepoltura, nel corso dei secoli, personaggi illustri quali Cesare Beccaria, Giuseppe Parini, Melchiorre Gioia e Francesco Melzi d'Eril. L'intera struttura faceva capo alla vicina Chiesa di Santa Maria alla Fontana, mentre l'ingresso era in via Perasto, allora conosciuta come strada della Magna, da cui prese il suo nome l'ampia area incolta a est dell'Isola.

Il cimitero venne soppresso il 22 ottobre 1895 con l'apertura del Monumentale, in cui vennero trasferiti i resti dei personaggi più famosi sepolti alla Mojazza. A causa dell'estrema approssimazione delle operazioni e dell'impossibilità, in molti casi, di individuare con precisione la loro esatta sepoltura, nella maggior parte dei casi i resti andarono perduti con la soppressione del cimitero.

La Magna[modifica | modifica sorgente]

Passata ormai alla storia ma ancora viva nei ricordi, la cosiddetta Magna era un largo spazio situato in fondo a via Sebenico, che prendeva il nome da una storica cascina che qui vi sorgeva[4]. L'area era quella adiacente il Bivio della Magna[5], sul vecchio tracciato per Monza dismesso dalle Ferrovie a seguito dell'attivazione del nuovo nodo ferroviario nel 1931 e della nuova Stazione Centrale.[6]

Successivamente, cresciuta a pratone incolto, era diventata luogo di ritrovo per i giovani dell'Isola, unico spazio all'aria aperta, lontano dai malconci cortili delle abitazioni popolari del quartiere. Nell'agosto del '43, quando i bombardamenti anglo-americani distrussero diversi stabili anche dell'Isola, vennero accumulate nella Magna (così come in piazzale Archinto) le macerie degli edifici distrutti. L'area a prato si ridusse drasticamente, rimanendo solo un passaggio che collegava via Sebenico con via Pola, mentre ciò che restava libero venne in seguito trasformato in orto. La situazione si è mantenuta sostanzialmente immutata per molti anni prima che la costruzione di nuovi edifici (attualmente fronteggianti il Palazzo della Regione) occupassero l'area.

Curiosamente, per la generazione successiva la Magna era riconosciuta come l'area analogamente dismessa e incolta più prossima alla via Melchiorre Gioia.

Tessuto edilizio e edifici di rilievo[modifica | modifica sorgente]

Una casa a corte in via Jacopo Dal Verme.

Gli isolati, conformemente al Piano Beruto, misurano tutti all'incirca 120 x 100 m; erano suddivisi in lotti che potevano variare dai 500 ai 2000 m² ed erano caratterizzati da ripartizioni ortogonali. Il piano terreno era occupato da negozi o botteghe artigiane sul fronte strada e magazzini o attività produttive di maggiori dimensioni verso le corti interne, mentre i piani superiori destinati alle abitazioni erano del tipo a pianerottolo o, più spesso, a ballatoio. Il tipo di distribuzione differenziava le abitazioni in base alle destinazioni: il ballatoio era riservato alle abitazioni operaie e distribuiva piccoli locali, generalmente ad altissima densità abitativa; il pianerottolo connotava spazi studiati per il ceto medio, spesso dotati di servizi igienici privati e con dimensioni dai due ai quattro locali.

Il quartiere presenta numerose abitazioni tipiche del razionalismo milanese, come le case di Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni, il quartiere di Enrico Agostino Griffini e Manfredo Manfredi per conto della Società Edificatrice Case Operaie, Bagni e Lavatoi Pubblici e destinato ai lavoratori dell'Ospedale Maggiore, lo stabilimento della Italclima di Giò Ponti e Luciano Baldessari. Tra questi edifici, particolarmente interessanti sono la Casa Ghiringhelli del 1933[7], la Casa Toninello del 1934[8] e la Casa Comolli-Rustici del 1935[9], tutte di Terragni e Lingeri.

Monumenti[modifica | modifica sorgente]

L'Isola, forte della propria tradizione popolare e operaia, visse intensamente la Resistenza partigiana. A perpetuarne la memoria venne posto il 25 aprile 1972, in via Sassetti, all'altezza dello sbocco in Melchiorre Gioia, un monumento ai caduti del quartiere[10], che verrà poi, nel dicembre del 2009, trasferito nel più centrale piazzale Segrino, a seguito delle richieste degli abitanti. Una grande attenzione è stata posta anche alle lapidi per i singoli caduti. Come per la vicina Affori, un numero considerevole di abitanti del quartiere svolsero la loro attività "alla macchia" in val d'Ossola. Tra i caduti in tale zona si distinguono Bruno e Gino Meneghini morti il 9 maggio 1944 in Val Strona[11] Altro caduto nella stessa zona di operazioni fu Giuseppe Cancian,[12]. Siro Marzetti, invece fu un civile, ucciso insieme ad altri 14 a Greco[13] Altre lapidi sono dedicate a Mario Made[14] e a Umberto Chionna, entrambi morti nel campo di Mauthausen [15]

Persone legate all'Isola[modifica | modifica sorgente]

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Banchina del binario 1 della stazione Isola M5

Stazioni della Metropolitana di Milano:

Stazioni ferroviarie:

L'Isola storicamente è delimitata a sud dal tracciato ferroviario, sul quale sorge dal 1963 la Stazione di Porta Garibaldi, accessibile attraverso i sottopassaggi di via Pepe, dai quali si può raggiungere anche la stazione della metropolitana (attiva dal 1971). Un'altra fermata della M2 è sita in fondo alla via Sassetti, all'incrocio con via Melchiorre Gioia ed è la fermata di Gioia, anch'essa attiva dal 1971. In via Volturno vi è infine la fermata Isola, della M5, inaugurata il 1º marzo 2014.

L'Isola è inoltre attraversata da una linea tramviaria, il 33 (piazzale Lagosta - Rimembranze di Lambrate), che corre da piazzale Lagosta lungo le vie Perasto, Porro Lambertenghi e Ugo Bassi. In piazzale Lagosta ha inoltre capolinea la linea 7, per Precotto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Negli anni sessanta in concomitanza con la realizzazione della nuova stazione il sottopasso stradale venne sostituito con l'attuale ponte.
  2. ^ I segni delle demolizioni e degli espropri sono ancor oggi ben visibili all'interno del tessuto edilizio che si affaccia fra le vie Pepe e Borsieri.
  3. ^ Lo storico corso Como arrivava quasi a congiungersi con la via Borsieri, separato solo dai binari della ferrovia. L'attuale corso Como si interrompe a metà dell'originale, perdendosi nello slargo di piazza Freud.
  4. ^ Carta di Milano di Giovanni Brenna, 1865 (dettaglio)
  5. ^ Ricordi di Rotaie, nodo di Milano
  6. ^ Ricordi di Rotaie
  7. ^ Casa Ghiringhelli, Milano (MI) – Architetture – Lombardia Beni Culturali
  8. ^ Casa Toninello, Milano (MI) – Architetture – Lombardia Beni Culturali
  9. ^ Casa Comolli Rustici, Milano (MI) – Architetture – Lombardia Beni Culturali
  10. ^ Monumento dello scultore Carlo Ramous
  11. ^ vedi stesso sito si trattava del rastrellamento iniziato il 28 aprile come attestato dal testo a cura della sezione Anpi di Affori Per non dimenticare p.110
  12. ^ morto il 20 /6/1944 a Finale di Valgrande in concomitanza con un secondo maggiore attacco di 17.000 uomini Idem pag 113 [1]
  13. ^ La fucilazione avvenne il 15 luglio 1944 a [2] [3]
  14. ^ morto a Mauthausen poco più che sedicenne
  15. ^ Si trattava di un operaio della Pirelli, impegnato in politica e come tale mandato in campo di concentramento [4] morto al campo nazista di Mauthausen il 23.4.1945
  16. ^ http://vecchiamilano.files.wordpress.com/2012/03/isola2-lapide-garibaldi.jpg

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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