Iscrizione della notizia di reato

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La giustiza

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Procedimento e processo penale

Iscrizione della notizia di reato
(querela, denuncia, istanza, richiesta, autorizzazione a procedere)
Indagini preliminari
(PM, polizia giudiziaria, GIP, Difensore)

possibilità di
Incidente probatorio

Richiesta di archiviazione
oppure
Rinvio a giudizio
Per casi previsti da art.550 c.p.p.
Citazione diretta a giudizio
Negli altri casi
Udienza preliminare
(GUP)
possibilità di

giudizio abbreviato
patteggiamento
giudizio immediato
sentenza di non luogo a procedere

Fase dibattimentale
Sentenza
Impugnazioni
Giudicato penale

L'iscrizione della notizia di reato è un istituto del diritto penale italiano. Esso è l'incipit del procedimento penale e delle indagini preliminari.

La notizia di reato è qualsiasi informazione scritta od orale fatta all'autorità giudiziaria o a un'autorità che deve darne conto alla prima, dove si ravvisano elementi di reato.

Disciplina legislativa[modifica | modifica sorgente]

Essa è disciplinata dall'art. 330 c.p.p., il quale afferma

« 1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma degli articoli seguenti. »
(art. 330 c.p.p. - Acquisizione delle notizie di reato)

Secondo quando stabilito dall'art. 335 c.p.p., il pubblico ministero iscrive nell'apposito registro tutte le notizie di reato acquisite di propria iniziativa o comunicategli da altri, comprese le condizioni di procedibilità (cioè querela, istanza e richiesta di procedimento) che rechino la prima notizia di un reato[1].

I registri delle notizie di reato presso le procure della Repubblica sono quattro[1]:

  • registro delle notizie di reato a carico di persone ignote;
  • registro delle notizie di reato a carico di persone note;
  • registro delle notizie anonime di reato;
  • registro degli atti che non costituiscono una notizia reato.

Talvolta il giornalismo utilizza erroneamente l'espressione "Registro degli indagati" per indicare il "Registro delle notizie di reato"[2].

Procedimento[modifica | modifica sorgente]

Una volta ricevuta la notizia di reato il Pubblico Ministero ha il dovere di iscriverla nell'apposito registro custodito nel suo ufficio immediatamente, inserendo - se disponibile - anche il nome dell'indagato (ex art. 335 c.p.p.). Iscritta la notizia, essa deve essere aggiornata o con il nome della persona alla quale la notizia di reato è attribuita (dal momento in cui detta circostanza sia nota - in questo caso avremo il fatto più l'autore) oppure, se più di una, con il nominativo delle persone alle quali sia risultato attribuibile il fatto reato inizialmente iscritto (in quest'altro caso avremo il fatto più gli autori). Dal momento in cui la notizia di reato è riferibile ad almeno una persona il P.M. ha un periodo di tempo predeterminato dal codice di procedura penale (ma suscettibile di essere prorogato) per la conclusione delle indagini preliminari, all'esito delle quali può, o richiedere al G.I.P. l'emissione del decreto di archiviazione, ovvero esercitare l'azione penale.

I reati sono solitamente procedibili d'ufficio, vale a dire che il procedimento penale ha inizio dopo la notizia di reato senza manifestazioni di volontà dirette a determinarne l'inizio. Qualora non fosse così, per procedere è necessaria la sussistenza di una condizione di procedibilità. Vale a dire l'impulso deve provenire dalla persona offesa con la presentazione di querela ovvero con un'istanza del Ministro della Giustizia nel caso di reati compiuti all'estero. Nel caso, invece, di delitto in danno al Presidente della Repubblica, è necessaria una richiesta del Ministro della Giustizia.

Termini per la conclusione delle indagini preliminari[modifica | modifica sorgente]

Il legislatore, nell'intento di stabilire una durata ragionevole di tale fase, ha stabilito che per i reati di maggiore allarme sociale - indicati nell'art. 407 c.p.p. - il termine è di un anno dalla data d'iscrizione del nome della persona sottoposta a indagini; per tutti gli altri reati il termine è di sei mesi. Tuttavia possono essere concesse proroghe di ulteriori sei mesi dal G.I.P. - con richiesta motivata da parte del pubblico ministero - sulla base di una oggettiva impossibilità a portare a termine le indagini nel termine ordinario. In ogni caso il termine massimo non può superare i 2 anni per i reati di maggiore allarme sociale e i 18 mesi negli altri casi.

Se invece si tratta di indagini contro ignoti, come già detto, non esiste un termine massimo essendo previsto solo che dopo sei mesi dall'iscrizione della notizia di reato il pubblico ministero chieda al G.I.P. alternativamente o la richiesta di archiviazione o l'autorizzazione a continuare le indagini. Il giudice per le indagini preliminari può anche ordinare l'iscrizione del nome della persona qualora ritenga che sia individuato l'indagato. Gli atti d'indagini compiuti fuori dei termini sono inutilizzabili.

Qualora il magistrato del pubblico ministero lasci spirare i termini senza determinarsi né per l'esercizio dell'azione penale né per la richiesta di archiviazione, il procuratore generale della repubblica presso la corte d'appello potrà disporre, ex officio ovvero su istanza dell'indagato o della persona offesa l'avocazione delle indagini ed entro trenta giorni formulare le sue richieste.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Giovanni Conso, Vittorio Grevi, Compendio di procedura penale, CEDAM, 2008, p. 505 e ss., ISBN 9788813281526.
  2. ^ Il Codice di procedura penale italiano fa infatti riferimento esclusivamente al Registro delle notizie di reato (ad es: art. 117 c. 2-bis; art. 335; art. 344 c. 1; art. 405 c. 2; art. 449 c. 5; art. 459 c. 1 ), a differenza di quanto accade in ambito giornalistico (cfr.: archivi storici de La Repubblica e del Corriere della Sera.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]