Isatis tinctoria

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Guado
Isatis tinctoria2.jpg
Isatis tinctoria
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Isatis
Specie I. tinctoria
Classificazione APG
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Nomenclatura binomiale
Isatis tinctoria
L.
Isatis tinctoria

La Isatis tinctoria L., altrimenti conosciuta con il termine di guado o gualdo[1], è una pianta della famiglia delle brassicaceae (o cruciferae) con ciclo a scansione biennale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tavola botanica

L'infiorescenza è costituita da una ventina di steli di color blu porpora che portano fiori con sepali e petali gialli, di cui solo alcuni giungono a maturazione.

Il diametro del cespo varia da 3,5 cm a 18 cm. Le dimensioni delle foglie variano da 1,5 cm a 5,0 cm di lunghezza.

Nel suo primo anno di vita la pianta rimane in una fase vegetativa nella quale forma una rosetta di foglie; nel secondo anno si ha lo sviluppo dello stelo fiorale che porta alla successiva fruttificazione.

Origine e distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Di origine asiatica, fu quasi certamente introdotta nell'area europea fin dal neolitico[2]. Secondo altre fonti, tuttavia, potrebbe essere stata importata in Italia dai Catari[3] stabiliti in particolare nella zona del Piemonte corrispondente all'attuale città di Chieri[1].

In Italia è, comunque, diffusa particolarmente sulle Alpi Occidentali e sulle Alpi Marittime (Val d'Aosta, Piemonte e Liguria) e in alcune regioni del centro-nord come Toscana, Umbria e Marche; e del centro-sud come Abruzzo e Lazio. È presente anche nelle isole maggiori Sicilia e Sardegna (in questa seconda isola, dove viene chiamata in lingua sarda guadu, particolarmente nella sottospecie canescens) ed è rintracciabile anche in Veneto, sia pure limitatamente alla zona della provincia di Treviso[4].

Usi[modifica | modifica wikitesto]

Il guado fa parte delle cosiddette piante da blu insieme al guado cinese e persicaria dei tintori[4].

Il colorante si estrae dalle foglie di questa pianta raccolte durante il primo anno di vita. Dopo macerazione e fermentazione in acqua si ottiene una soluzione giallo verde che agitata e ossidata produce un precipitato (indigotina). Il colorante, molto solido, è utilizzabile nella tintura della lana, seta, cotone, lino e juta, ma anche in cosmetica e colori pittorici[2].

Fu coltivato in Italia almeno dal XIII secolo fino alla seconda metà del XVIII quando la concorrenza dell'indaco asiatico e americano ne ridusse drasticamente la produzione[2].

La solidità del colore è provata dagli arazzi medioevali giunti fino a noi: i verdi dell'Arazzo di Bayeux sono stati tinti con guado sormontato sul giallo della ginestra minore[2] e i blu dell'Arazzo dell'apocalisse hanno superato i secoli.

Il guado era tra i coloranti indaco utilizzati, un tempo, per la tintura della tela con cui venivano confezionati i pantaloni blue-jeans.

I blue jeans, grazie alle fibre da cui vengono ricavati, sono molto resistenti ed erano usati come divisa per operai che si strusciavano per terra e avevano bisogno di un abito resistente.

Il guado, come colorante, veniva utilizzato anche dai Britanni per tingersi il volto del caratteristico colore blu/azzurro che rendeva il loro aspetto più terribile in battaglia.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gianni Giacone, Jeans, quel fustagno rigorosamente blu.
  2. ^ a b c d Coloranti Naturali. URL consultato il 24-01-2008.
  3. ^ Si tratta di una setta considerata eretica dalla Chiesa, che aveva avuto contatti con la cultura orientale e diffusa soprattutto in Linguadoca. Molti si dedicavano alla produzione di tessuti e al loro finissaggio come la tintoria
  4. ^ a b Le piante da blu.
  5. ^ Gaio Giulio Cesare, De bello gallico, Libro V, 14

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