Isabella d'Aragona (1470-1524)

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Isabella d'Aragona
La duchessa Isabella d'Aragona
La duchessa Isabella d'Aragona
Duchessa consorte di Milano
In carica 1488-1494
Predecessore Bona di Savoia
Successore Beatrice d'Este
Duchessa di Bari
In carica 1501-1524
Predecessore Federico I di Napoli
Successore Bona Sforza
Nascita Napoli, 2 ottobre 1470
Morte Napoli, 11 febbraio 1524
Sepoltura Napoli
Luogo di sepoltura Basilica di San Domenico Maggiore
Dinastia
Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg

Aragonese di Napoli

Padre Alfonso II di Napoli
Madre Ippolita Maria Sforza
Consorte Gian Galeazzo Maria Sforza
Figli
Religione cattolica

Isabella d'Aragona (Napoli, 2 ottobre 1470Napoli, 11 febbraio 1524) fu duchessa consorte di Milano, duchessa sovrana di Bari e di Rossano. Secondogenita di Alfonso II, erede al trono di Napoli, e di Ippolita Maria Sforza, parve ereditare dal padre il carattere fiero, l'orgoglio per la propria dinastia, l'attitudine al comando; dalla madre apprese l'amore per l'arte e la cultura.

Studio di testa di donna di Madonna Litta, Leonardo da Vinci, c. 1490, Museo del Louvre.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Duchessa infelice[modifica | modifica sorgente]

All'età di soli due anni venne promessa in sposa a Gian Galeazzo Sforza (che aveva quattro anni), figlio del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza. Questo matrimonio rientrava nella politica che aveva intenzione di stringere i rapporti e consolidare l'amicizia tra i due stati. Infatti, precedentemente erano già state stipulate altre due promesse di matrimonio tra Alfonso II, padre di Isabella, e Ippolita Maria Sforza, e tra Sforza Maria Sforza ed Eleonora d'Aragona (che non sposerà Sforza Maria ma il duca di Ferrara Ercole d'Este). Ferdinando I di Napoli, che combinò il matrimonio di Isabella, concesse anche i territori di Bari, Modugno e Palo del Colle a Sforza Maria Sforza che divenne il primo Duca di quelle terre.

Alla morte di Galeazzo Sforza, divenne duca di Milano il giovanissimo Gian Galeazzo che rimase sotto la reggenza della madre, Bona di Savoia. Si occupava degli affari di Stato il cancelliere Cicco Simonetta. I quattro fratelli di Galeazzo (Sforza Maria, Ludovico detto il Moro, Ascanio e Ottaviano) tentarono, senza successo di acquisire la reggenza del Ducato.

Alla morte di Sforza Maria, Ludovico il Moro divenne duca di Bari, ma i suoi interessi riguardavano soprattutto Milano. Infatti, riuscì a convincere Bona di Savoia ad allontanare Cicco Simonetta: in questo modo poté avere mano libera nel governo del Ducato di Milano. Continuò sempre ad avere il potere effettivo nel Ducato anche quando Gian Galeazzo raggiunse un'età sufficiente per regnare da solo.

Il matrimonio tra Isabella d'Aragona e Gian Galeazzo Maria Sforza venne celebrato a Napoli nel dicembre 1488. Da questo matrimonio Isabella ebbe quattro figli: Francesco, Bona, Ippolita e Bianca che morì all'età di 3 anni. Quando Isabella arrivò a Milano trovò una situazione nella quale il marito era succube del potere dello zio Ludovico il Moro, che assegnò ai due sposi il castello di Pavia per tenerli lontani dal governo. Il carattere fiero di Isabella le impediva di accettare questa condizione (aggravata dal fatto che la moglie di Ludovico, Beatrice d'Este era trattata come fosse la vera Duchessa) e già dopo il primo anno di matrimonio si definiva «la peggio maritata donna del mondo»[1].

Lettera al padre e conflitto tra Ducato di Milano e Regno di Napoli[modifica | modifica sorgente]

Il consorte Gian Galeazzo Maria
Il castello di Bari, residenza di Isabella

Nel 1493 scrisse al padre Alfonso per denunciare la sua situazione[2] ma la ferma reazione, voluta da suo padre, venne frenata dalla prudenza del nonno, re Ferrante I. Quando però nel 1494 Alfonso II salì al trono di Napoli, dichiarò subito guerra al Moro. Il 22 ottobre di quell'anno morì Gian Galeazzo nel castello di Pavia all'età di 25 anni; si ritiene sia stato avvelenato dal Moro che il giorno dopo la morte di Gian Galeazzo venne eletto duca di Milano. Ciò non pose termine agli atti ostili di Ludovico nei confronti di Isabella che, nel 1497, venne trasferita con le sue figlie a Milano, mentre il piccolo figlio Francesco, erede legittimo del ducato, veniva lasciato in custodia a Pavia, con molto dolore di Isabella, la quale poté riabbracciare il figlio solo quando i rapporti tra il Ducato di Milano e il Regno di Napoli videro un miglioramento. Ma, nel 1498, Francesco venne di nuovo allontanato dalla madre da Ludovico il Moro, quando questi seppe che, durante una passeggiata a cavallo per Milano Francesco venne acclamato come duca.

Nel frattempo, Ludovico il Moro continuava a comportarsi come il legittimo duca di Milano (ormai era stato riconosciuto come tale) e pensava persino all'eredità: al primogenito Massimiliano Sforza avrebbe lasciato il Ducato di Milano, al secondogenito Francesco intestò i territori nell'Italia Meridionale (Ducato di Bari, Moduno e Palo del Colle, e le città calabre di Rossano, Borello e Longobucco) conservando per sé l'usufrutto.

Alla notizia dell'imminente calata in Italia dell'esercito di Luigi XII di Francia, Ludovico il Moro, prima di fuggire dall'imperatore Massimiliano d'Austria, volle impedire che in sua assenza venisse eletto duca il figlio di Isabella d'Aragona, Francesco; pertanto cercò di portarlo con sé in Germania ma, data l'opposizione di Isabella e della popolazione milanese, adottò un altro stratagemma: concesse ad Isabella i feudi in Puglia e in Calabria, a patto che vi si recasse di persona (successivamente, avrebbe potuto far dichiarare invalida tale concessione perché il Moro era usufruttuario di quei territori, mentre il duca risultava essere suo figlio).

Isabella, mentre mostrava di voler accettare le condizioni, temporeggiava in attesa di Luigi XII, nella speranza che questi facesse eleggere duca suo figlio. Quando Luigi XII arrivò a Pavia, Isabella gli andò incontro proponendo suo figlio Francesco come duca di Milano. Luigi XII, dicendo di volerlo dare in sposa alla propria figlia, lo mandò in Francia dove lo fece rinchiudere in un'abbazia. La perdita del figlio e la notizia dell'imminente ritorno del Moro col proprio esercito, convinsero Isabella a tornare, dopo 11 anni di assenza, a Napoli. Da Napoli cercò di contattare l'imperatore Massimiliano d'Austria per cercare di far tornare il proprio figlio, ma senza successo.

Ad Isabella non rimase altro che occuparsi del suo Ducato di Bari, che l'allora re di Napoli Federico le concesse ufficialmente con un documento datato 10 aprile 1500, che in realtà era stato compilato il 25 luglio 1501, quando il monarca era già stato spodestato da Luigi XII, il quale aveva proseguito nella sua conquista fin nel sud, favorito anche dall'alleanza con Ferdinando il Cattolico intervenuto contro gli Aragonesi italiani, suoi parenti.

Il governo del Ducato di Bari (1501 – 1524)[modifica | modifica sorgente]

La posizione di Isabella d'Aragona quale duchessa di Bari, Modugno e Palo del Colle era del tutto precaria: la donazione del Moro era illegale in quanto il duca di Bari risultava essere il figlio di Ludovico, Francesco Sforza; la conferma della donazione era stata fatta dal re Federico quando era già stato spodestato apponendo una data precedente; inoltre, i nuovi padroni del Sud Italia erano nemici della sua famiglia. Questa situazione causerà problemi alla figlia Bona in quanto le venne contestata la legittimità del possesso del Ducato (ma, per concessione di Carlo V, riuscì a mantenerne il possesso sino alla morte).

Scultura di Isabella d´Aragona, per Francesco Laurana 1487-88
Isabella d'Aragona, Biblioteca Nazionale Austriaca

Ad Isabella non rimase altro che vincere il suo carattere fiero ed orgoglioso e fare atto di sottomissione agli spagnoli che le concessero il permesso di prendere possesso del Ducato e degli altri territori in Calabria: Isabella arrivò a Bari nel settembre 1501, con sua figlia Bona e si stabilì nel Castello Normanno-Svevo di Bari che fece modificare per adeguarlo a contrastare le armi da fuoco, con le più moderne tecniche di difesa. Il Ducato e i territori di Calabria gli vennero confermati da Ferdinando il Cattolico quando si schierò dalla parte degli spagnoli, durante il conflitto che li vide opporsi ai francesi per il possesso dell'Italia Meridionale.

« Ereditò il Ducato Barese e di esso con armoniosa cura e solerte intelligenza guidò le sorti, lasciandovi uno dei più grati ricordi. Vi fece infatti prosperare i commerci, le industrie, le arti: insomma il suo Ducato è legato a quel breve periodo di rinascita, che vide Bari nell'età moderna. »
(Vito Masellis nella “Storia di Bari”, Edizione Italiana, Bari 1965)

Isabella d'Aragona introdusse, nell'amministrazione del suo piccolo ducato, lo spirito di rinnovamento e la capacità di investire in opere pubbliche, caratteristiche del Ducato di Milano. Col suo governo, autoritario ma illuminato, incrementò la prosperità del suo Ducato. Cercò di incrementare il commercio allargando i privilegi concessi ai Milanesi, ma anche ai commercianti provenienti da altre città.

Scultura per Francesco Laurana

Attuò diverse iniziative a favore del suo popolo: sorvegliò i pubblici ufficiali in modo che non commettessero soprusi sulla popolazione; difese il privilegio di accedere alle saline del Regno di Napoli; difese i cittadini del Ducato nei contenziosi con le città vicine; esentò i contadini dal pagamento dei dazi sulla macinazione delle olive. Favorì la pubblica istruzione ottenendo che ogni convento affidasse a due frati il compito di insegnare alla popolazione; concesse agevolazioni agli insegnanti come l'aumento di stipendio, l'esenzione dalle franchigie e l'alloggio gratuito.

Amò circondarsi di artisti e letterati; chiamò a corte lo scrittore modugnese Amedeo Cornale. In questo periodo venne stampato il primo libro a Bari. Tra le opere pubbliche create a Bari da Isabella d'Aragona si ricordano il rifacimento del molo, la ristrutturazione del castello (le successive modifiche hanno sostituito gli elementi introdotti dalla duchessa) e il progetto di circondare la città con un canale per migliorarne la difesa.

Viene rimproverata ad Isabella la sua politica fiscale oppressiva, promossa dal suo ministro Giosuè De Ruggiero (il quale, dopo la morte della duchessa, venne cacciato) che, con i suoi guadagni, riuscì a comprarsi nel 1511 il feudo di Binetto. L'asprezza fiscale venne incrementata in occasione del matrimonio della figlia Bona Sforza con il re Sigismondo I di Polonia.

Matrimonio di Bona Sforza e ultimi anni di Isabella[modifica | modifica sorgente]

Bona Sforza, figlia di Isabella.

Con la perdita dei figli (le era rimasta solo Bona), Isabella d'Aragona vedeva affievolirsi le speranze di riacquisire il Ducato di Milano. Isabella tentò di concedere la figlia in sposa a Massimiliano Sforza, primogenito di Ludovico il Moro che nel 1513 era diventato duca di Milano approfittando della situazione di caos durante il conflitto tra francesi e spagnoli che si combatté soprattutto in Nord Italia. Nel 1515, però, il nuovo re di Francia Francesco I ritornò in possesso del Ducato.

A quel punto, dopo diversi contatti, ci si orientò verso l'attempato re di Polonia, Sigismondo Iagellone. Bona portò in dote il Ducato di Bari (che avrebbe ricevuto alla morte di Isabella) e 500.000 ducati. Per la dote e per le spese del matrimonio vennero imposte nuove tasse nel ducato.

Il matrimonio venne celebrato a Napoli, il 6 dicembre 1517, con grande sfarzo e lusso e le celebrazioni durarono dieci giorni, anche per evidenziare la grandezza della discendenza reale di Bona. Il 3 febbraio 1518 la giovane donna partì verso la Polonia.[3]

In diverse occasioni Isabella si propose di raggiungere la figlia in Polonia, ma dovette sempre rinunciare. Nell'ottobre del 1519, in occasione della nascita del primogenito di Bona, si mise in viaggio ma, in Polonia scoppiò una guerra e dovette cambiare destinazione e si diresse a Roma dove fu accolta da Papa Giulio II.

Ammalatasi di idropisia, nel 1523 si trasferì nel Ducato di Bari per assicurare una successione alla figlia; in seguito ritornò definitivamente nella corte di Castel Capuano, a Napoli, dove morì l'11 febbraio 1524. Dopo funerali fastosi, venne sepolta nella sagrestia nuova della basilica di san Domenico Maggiore in Napoli, accanto ai suoi avi aragonesi.[4]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Copia di Mona Lisa di Anonimo, al Museo del Prado di Madrid, forse un ritratto della Duchessa di Milano, Isabella d´Aragona.
  • Dalla sua fuga da Milano iniziò a firmare le sue lettere definendosi “unica nella disgrazia” con riferimento alla perdita del Ducato, alla morte dei suoi figli, di suo marito, e di molte persone a lei care. Smise di firmarsi in quel modo solo dopo il matrimonio di Bona Sforza, unica figlia superstite.
  • In occasione del suo arrivo a Milano col marito, Bernardo Bellincioni scrisse i versi per una solenne festa di nozze, rappresentata al Castello Sforzesco, e realizzata con un'imponente macchina scenica da Leonardo da Vinci (allora ingegnere e artista di corte per Ludovico il Moro); per la sua magnificenza fu subito denominata Festa del Paradiso, e di essa tutti i contemporanei parlarono con stupore e ammirazione.
  • Per quanto riguarda al ritratto dell'opera di Mona Lisa del Museo del Prado a Madrid, si pensa che può essere la Duchessa di Milano Isabella d´Aragona, in opposizione dell'attribuzione a Lisa Gherardini.
  • Isabella nella sua stanza in Milano come duchessa, e anche dopo della morte del suo marito, fu ritratata come una santa, di questa manera tutti i ritrati di madonne nella corte di Milano con il pelo rosso fanno referenza alla figura di Isabella d´Aragona, principalmente ritratti dei pintori come Giovanni Ambrogio de Predis o Giovanni Antonio Boltraffio, così come il proprio Leonardo da Vinci, un esempio è la opera di Madonna Litta di Leonardo o la Madonna e bambino di Boltraffio del National Gallery di Londra, che fanno referenza a le sue caratteristiche facciale.
  • Nella sua morte nel 1524, il pintore Benardino Luini pinta a Villa Pelucca un affrescho di Santa Caterina d´Alessandria portata in volo dagli angeli sul Sinai, in referenza a Isabella d´Aragona. Il proprio Raffaello Sanzio nel 1507, in base all´opera della Mona Lisa di Leonardo da Vinci, pinta Santa Caterina d´Alessandria, sicuramente anche in referenza a Isabella d´Aragona.


Ascendenza

Regno di Napoli (1441-1503)
Trastamara
Coat of Arms of Ferdinand I of Naples.svg

Alfonso I (1441-1458)
Ferdinando I (1458-1494)
Alfonso II (1494-1495)
Ferdinando II (1495-1496)
Federico I (1496-1503)
Modifica
Isabella d'Aragona Padre:
Alfonso II di Napoli
Nonno paterno:
Ferdinando I di Napoli
Bisnonno paterno:
Alfonso V d'Aragona
Trisnonno paterno:
Ferdinando I di Aragona
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Alburquerque
Bisnonna paterna:
Giraldona Carlino
Trisnonno paterno:
Enrico Carlino
Trisnonna paterna:
Isabella Carlino
Nonna paterna:
Isabella di Chiaromonte
Bisnonno paterno:
Tristano di Chiaromonte
Trisnonno paterno:
Bartolomeo de Clermont-Lodève
Trisnonna paterna:
Caterina Orsini
Bisnonna paterna:
Sibilla Orsini Del Balzo
Trisnonno paterno:
Raimondo Orsini Del Balzo
Trisnonna paterna:
Maria d'Enghien
Madre:
Ippolita Maria Sforza
Nonno materno:
Francesco I Sforza
Bisnonno materno:
Giacomo Attendolo
Trisnonno materno:
Giovanni Attendolo
Trisnonna materna:
Elisa Petraccini
Bisnonna materna:
Lucia Terziani
Trisnonno materno:
 ?
Trisnonna materna:
 ?
Nonna materna:
Bianca Maria Visconti
Bisnonno materno:
Filippo Maria Visconti
Trisnonno materno:
Gian Galeazzo Visconti
Trisnonna materna:
Caterina Visconti
Bisnonna materna:
Agnese del Maino
Trisnonno materno:
Ambrogio del Maino
Trisnonna materna:
Ne de Negri

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Don Nicola Milano, Modugno. Memorie storiche, Edizioni Levante, Bari 1984
  2. ^ il testo della lettera, nella traduzione italiana dall'originale latino, è riportato in Achille Dina, Isabella d'Aragona Duchessa di milano e di Bari, Archivio storico lombardo
  3. ^ Russo, p. 41
  4. ^ ISABELLA d'Aragona, duchessa di Milano Treccani.it. Dizionario Biografico degli Italiani. Riportato il 9 aprile 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Don Nicola Milano, Modugno. Memorie storiche, Edizioni Levante, Bari 1984.
  • Renato Russo, Isabella d'Aragona duchessa di Bari, Rotas, Barletta 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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