Iris Berben

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(DE)
« Charisma muss man sich im Leben erarbeiten[1] »
(IT)
« Il carisma bisogna farlo proprio nel corso della vita »
(Iris Berben)

Iris Berben (Detmold, 12 agosto 1950) è un'attrice tedesca, attiva in campo cinematografico, teatrale e - soprattutto - televisivo[2].

Iris Berben

Tra le attrici più popolari nel suo Paese[3], ha partecipato complessivamente, tra cinema e televisione, a partire dalla fine degli anni sessanta, a oltre 120 differenti produzioni.[4] Tra i suoi ruoli principali, figurano quello di Evelyn von Guldenburg nella serie televisiva L'eredità dei Guldenburg e quello di Rosa Roth nell'omonima serie televisiva (1994-...).[4][5]

Si è aggiudicata vari premi e riconoscimenti (come il Premio Bambi e il Premio Adolf Grimme)[6] ed è ambasciatrice per i rapporti tra Cristianesimo ed Ebraismo (dal 2003)[7].

È la madre del regista e produttore televisivo Oliver Berben.[8][9]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Iris Berben nel 2010
Altra immagine di Iris Berben nel 2010
Iris Berben alla Berlinale 2011
Iris Berben alla 59ª edizione della Berlinale

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Iris Berben è nata a Detmold, nella Renania Settentrionale-Vestfalia (allora Germania Ovest), sabato 12 agosto 1950[1][2][3][4][5][8][9], unica figlia di una coppia di ristoratori[2][3][6][7]

All'età di quattro anni, dopo il divorzio dei genitori, si trasferisce con la madre ad Amburgo.[1][2][9]

Terminata la scuola elementare, dopo che la madre è fuggita per sempre in Portogallo[1], a partire dall'età di dodici anni frequenta alcuni collegi[1][2][9], da cui scappa per ben tre volte[1], abbandonando anche gli studi prima del diploma[2][10].

Nel 1967, terminata la guerra dei sei giorni, parte quindi per Israele[1][5][7], paese verso il quale nutre e nutrirà anche in seguito un profondo interesse[7]: lì sperimenta il modo di vivere in un kibbutz[1]. Da quel momento, inizia il suo impegno contro l'antisemitismo[7].

Tornata ad Amburgo, è attiva nel movimento di protesta studentesco cittadino[1][2][3]: proprio grazie al suo impegno politico-sociale, approda anche nel mondo della recitazione[2][3][8], dopo essere apparsa in servizio della NDR sul movimento hippy della metropoli anseatica[8].

In seguito, frequenta una scuola di ballo a Londra e una scuola di canto a Berlino.[1][2][3]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Inizia la propria carriera di attrice nel 1967, interpretando piccoli ruoli in alcuni cortometraggi prodotti dalla Scuola d'Arte Cinematografica di Amburgo.[2][3][9][10]

Nel 1968, esordisce sul grande schermo, recitando nel film di Rudolf Thomes Detektive.[1][2][3][6][9][10] L'anno seguente, recita nel ruolo di Ann nel film, diretto da Alfred Vohrer, L'uomo dagli occhi di vetro (Der Mann mit dem Glasauge)[3][4], mentre nel 1970 interpreta il ruolo della rivoluzionaria nel film di Sergio Corbucci Vamos a matar, compañeros.[1][3][4]

Nel frattempo, ha una breve relazione sentimentale con il cantante israeliano Abo Ofarim[8] e nel 1971 dà alla luce Oliver (che sarebbe diventato in seguito regista produttore televisivo a fianco della madre[9]), senza rendere mai noto il nome del padre[8].

Acquista una notevole notorietà nella metà degli anni settanta[5], grazie a numerose partecipazioni a produzioni cinematografiche quali Der Brandstifter di Klaus Lehmke e televisive, quali Himmlische Töchter.[5][10]

Nel 1977, partecipa ad un episodio della quarta stagione della serie televisiva L'ispettore Derrick, episodio intitolato "Una notte di ottobre" (Eine Nacht im Oktober), dove interpreta il ruolo della vittima, Rosy Kramer.[4]

L'anno seguente, posa per la copertina della rivista per soli uomini Playboy.[1][11]

Negli anni ottanta, viene scritturata per interpretare vari ruoli in commedie cinematografiche, quali Ach, du Lieber Harry (con Dieter Hallervorden) e Siggi, Der Straßenfeger (con Harald Juhnke).[5]

A partire dal 1985, conduce, al fianco di Diether Krebs e in sostituzione di Beatrice Richter, del programma televisivo, diretto da Michael Pfleghar, Sketchup, conquistando una notevole notorietà.[5][9]

L'anno seguente, viene scritturata per il ruolo di Evelyn von Guldenburg nella serie televisiva L'eredità dei Guldenburg, ruolo che interpreterà fino al 1990.[4][10]

Nel 1987, posa nuovamente senza veli, stavolta per la rivista Penthouse.[11]

A partire dalla metà degli anni novanta, diventa la protagonista nel ruolo della commissario Rosa Roth dell'omonima serie televisiva diretta da Carlo Rola.[4][5]

Nel 1997, riceve la croce al merito della Repubblica Federale Tedesca.[9].

Sempre alla fine degli anni novanta, nell'ambito del suo impegno contro l'antisemitismo, legge nelle scuole assieme al figlio dalle pagine del libro Mama, was ist Auschwitz?.[10]

Tra il 2000 e il 2008, è impegnata quasi esclusivamente in campo televisivo.[5]

Nel 2002, legge in uno spettacolo teatrale di Michael Verhoeven i diari di Anna Frank e di Josef Goebbels.[7] Nello stesso anno, riceve dal Consiglio Ebraico Tedesco il Leo-Baeck-Preis per il suo impegno contro l'antisemitismo e il razzismo.[1][6][8][9]

Nel 2003, compare nella copertina della rivista TIME come una dei 36 "eroi" europei dell'anno.[7]

Nel 2004, prosegue il suo impegno contro l'antisemitismo, leggendo dei passi da l libro Hitlers Tischgespräche aus dem Führerhauptquartier und Aufzeichnungen von Holocaust-Opfern ("Discorsi di Hitler dal quartier generale e disegni delle vittime dell'Olocausto").[10]

Il 14 giugno 2005, le viene conferito il Bayerischer Verdienstorden ("Ordine al merito bavarese").[7]

Nello stesso anno, recita nel ruolo della protagonista Nina Vandenberg nella miniserie televisiva in tre parti, diretta da Carlo Rola, Die Patriarchin.[4][12]

Sempre nel 2005, viene eletta dai lettori della rivista Best Life la donna più sexy tra quelle di età compresa tra i 50 e i 60 anni.[7]

Nel giugno 2011, le viene assegnato il premio alla carriera presso il Prinzregententheater di Monaco, in occasione della 23ª edizione del Bayerischer Fernsehpreis.[13]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

È stata legata per 32 anni fino al 2006 al ristoratore di Monaco Gabriel Lewy[6][7][8][9], con cui ha gestito numerosi ristoranti e caffè del capoluogo bavarese[6]. In seguito, ha avuto una relazione con lo stuntman Heiko Kiesow, conosciuto nel 2007 sul set della miniserie televisiva Afrika, mon amour.[7]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Programmi televisivi[modifica | modifica wikitesto]

Premi & riconoscimenti (Lista parziale)[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Croce al merito della Repubblica Federale Tedesca
  • Bayerischer Verdienstorden

Doppiatrici italiane[modifica | modifica wikitesto]

Nelle versioni in italiano dei suoi film, Iris Berben è stata doppiata da:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Kino.de: Iris Berben
  2. ^ a b c d e f g h i j k Munzinger Biographie: Iris Berben
  3. ^ a b c d e f g h i j Prisma.de: Iris Berben
  4. ^ a b c d e f g h i IMDb: Iris Berben
  5. ^ a b c d e f g h i Filmportal: Iris Berben
  6. ^ a b c d e f Wine Awards 2012: Iris Berben
  7. ^ a b c d e f g h i j k IMDb.com: Iris Berben - Biography
  8. ^ a b c d e f g h Iris Berben, in: Bunte
  9. ^ a b c d e f g h i j k Was-War-Wann: Iris Berben
  10. ^ a b c d e f g Iris Berben - Sito ufficiale: Vita & Filmografie
  11. ^ a b Promis im Playboy–Ich mach mich nackig!, in: Süddeutsche Zeitung, 10.02.2011
  12. ^ IMDb: Die Patriarchin
  13. ^ Iris Berben: Beim Fernsehpreis flossen die Tränen, in: Bunte, 11.06.2011

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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