Irene di Grecia

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Regno di Grecia
Casata di Oldenburg (ramo Glücksburg)
Royal Coat of Arms of Greece.svg

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Irene

Irene di Grecia e Danimarca (Atene, 13 febbraio 1904Fiesole, 15 aprile 1974) fu regina di Croazia e Slavonia dal 1941 al 1943 e fu duchessa d'Aosta.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Irene era la quintogenita di Costantino I di Grecia e di Sofia di Prussia. I suoi nonni paterni erano Giorgio I di Grecia e Olga Konstantinovna della Russia. I suoi nonni materni erano Federico III, imperatore tedesco, e Vittoria, figlia della regina Vittoria del Regno Unito e del principe consorte Alberto. Nel 1917 Irene seguì suo padre in esilio a seguito dell'abdicazione.

Nel 1927, il fratello di Irene, Giorgio, annunciò il suo fidanzamento con il principe Cristiano di Schaumburg-Lippe, un nipote di Cristiano X di Danimarca, ma il fidanzamento venne annullato; in seguito Cristiano sposò sua cugina Feodora di Danimarca.

Matrimonio[modifica | modifica sorgente]

Tornata in Grecia, Irene venne promessa al principe Aimone di Savoia-Aosta, allora duca di Spoleto, che sposò il 1º luglio 1939 in Santa Maria del Fiore a Firenze. Ebbero un figlio:

Aimone divenne il quarto duca d'Aosta il 3 marzo 1942, in seguito alla morte del fratello maggiore il Principe Amedeo, terzo Duca d'Aosta. Il 18 maggio 1941, quando suo marito venne nominato re di Croazia con il nome di Tomislavo II, Irene assunse il titolo di regina di Croazia.

Dopo l'abdicazione di suo marito alla corona di Croazia nel 1943, Irene venne arrestata dai tedeschi e deportata in un campo di concentramento austriaco insieme al figlio Amedeo.

Aimone morì il 29 gennaio 1948 a Buenos Aires e suo figlio Amedeo lo succedette come quinto Duca d'Aosta.

Deportazione[modifica | modifica sorgente]

"La brutalità tedesca non aveva avuto riguardi di sorta nè per la tenera età dei figli, nè per la nobiltà della personale condotta delle due duchesse (Irene era stata deportata assieme ad Anna d'Aosta e alle sue due bambine), rimaste come erano a Firenze, solo per non abbandonare nell'ora del pericolo la popolazione(...). Il loro caso ci commosse...Avrei bisogno di un volume per narrare quegli atti compiuti verso tutti e sempre con delicatezza che non avrebbe potuto essere più intelligente". C. Senise,"Quando ero Capo della Polizia", Ruffolo editore, Roma, 1946.