Iqbal Masih

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Monumento dedicato ad Iqbal Masih ad Almería (Spagna)

Iqbal Masih, in urdu اقبال مسیح (Muridke, 1983Lahore, 16 aprile 1995), è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite. »

[1]

Iqbal Masih nacque nel 1983 in una famiglia molto povera. A quattro anni già lavorava in una fabbrica di mattoni.[2]

Per ripagare un debito familiare equivalente a 12 dollari, Iqbal fu quindi ceduto a un fabbricante di tappeti.[3] Fu quindi costretto a lavorare 10-12 ore al giorno, incatenato al telaio e sottonutrito, tanto da riportare un danno alla crescita.[4]

Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica e partecipò insieme ad altri bambini ad una manifestazione del Bonded Labour Liberation Front, (BLLF), organizzazione fondata da Ullah Khan che ottenne nello stesso anno la promulgazione del Bonded Labor System Abolition Act.[5] Ritornato nella manifattura, si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le percosse. Il padrone sostenne che il debito anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal, supposti errori di lavorazione eccetera. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio e Iqbal, ospitato in un ostello dalla BLLF, ricominciò a studiare.

Iqbal attivista[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1993 cominciò a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l'opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani, e contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell'infanzia.

Alla fine del 1994 si recò a Stoccolma, partecipando a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani volta a mettere pressione sulle autorità di Islamabad.[4]

Nel dicembre del 1994 presso la Northeastern University di Boston ricevette il premio Reebok Human Rights Award. Vista la giovanissima età venne creata una categoria apposita: Youth in Action.[4][6]

Nel frattempo, sia per la pressione internazionale che per l'attivismo locale, le autorità pakistane avevano preso una serie di provvedimenti, tra cui la chiusura di decine di fabbriche di tappeti. Nel febbraio 1995 partecipò ad un incontro tra rappresentanti del BLLF e dell'industria dei tappeti, su invito del giornale The Nation, in cui il confronto raggiunse toni duri.[7]

L'omicidio[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di Iqbal era cristiana e per tradizione a Pasqua si riuniva presso una chiesa ad Haddoquey, villaggio materno. Le testimonianze circa gli avvenimenti dell'ultima giornata della sua vita, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, sono in buona parte imprecise e contraddittorie. Due cugini che l'accompagnavano, Faryad e Lyakat, riferiscono che ad un certo punto nel tardo pomeriggio non prese l'autobus che doveva portarlo nella capitale e si allontanò con loro in bicicletta.[7]

Secondo il rapporto della polizia e la testimonianza iniziale dei cugini, uno dei quali fu ferito nella sparatoria in cui Iqbal Masih venne ucciso, l'omicida fu un lavoratore agricolo a seguito di una breve lite. Il BLLF però accusò subito dell'accaduto la "mafia dei tappeti". Un rapporto di un noto gruppo indipendente di difesa dei diritti umani, la Human Rights Commission of Pakistan, pubblicato nel mese successivo affermò tuttavia che non vi era alcuna evidenza che dietro la morte di Iqbal vi fosse l'industria dei tappeti. A distanza di tempo permangono diversi dubbi sull'accaduto. Pure i due cugini ritrassero poche settimane dopo la loro testimonianza iniziale.[8]

A seguito della sua morte, il tema del lavoro minorile, in special modo nell'industria pakistana dei tappeti, ha ricevuto ancora maggior attenzione, rendendo Iqbal un vero e proprio simbolo di tale causa.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Una scuola superiore di Quincy, in Massachusetts, dove aveva tenuto un discorso nel dicembre 1994, organizzò subito dopo la sua morte una raccolta di fondi, che ha permesso l'istituzione di una scuola a Kasur. Gli sono state intitolate diverse scuole nel mondo occidentale, ad esempio in Italia un istituto comprensivo statale a Milano, uno a Trieste, una scuola primaria a Lido Adriano, l'istituto comprensivo di Bientina e Buti.

Nel messaggio di fine anno del 31 dicembre 1997, il presidente della Repubblica Italiana Oscar Luigi Scalfaro ricordò il grande sacrificio di Iqbal Masih[9].

Nel 2000 ricevette alla memoria il premio World's Children's Prize per i diritti dei bambini[10].

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia di Iqbal, Tg3, 16 aprile 2013. URL consultato l'11 settembre 2014.
  2. ^ Masih ha pagato con la vita, Corriere della Sera, 26 giugno 1995. URL consultato il 15 marzo 2014.
  3. ^ J.P.Rodriguez, 70-71
  4. ^ a b c (EN) My name is Iqbal Masih. URL consultato l'11 settembre 2014.
  5. ^ J.P.Rodriguez, 140-148
  6. ^ (EN) Robin Broad (a cura di), Global Backlash: Citizen Initiatives for a Just World Economy, Rowman & Littlefield, 2002, ISBN 978-0-7425-1034-0.
  7. ^ a b (EN) Do not buy these carpets!. URL consultato l'11 settembre 2014.
  8. ^ (EN) A bullet cannot kill a dream. URL consultato l'11 settembre 2014.
  9. ^ Messaggio di fine anno agli italiani del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, Sito ufficiale del Quirinale. URL consultato il 7 febbraio 2014.
  10. ^ (EN) Iqbal Masih (2000), Sito ufficiale del World's Children's Prize. URL consultato il 7 febbraio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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