Ippolito d'Este

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Ippolito d'Este
cardinale di Santa Romana Chiesa
Cardinal Ippolito d’Este, by Bartolomeo Veneto (1502-1531).jpg
Cardinal Ippolito d’Este (1479–1520), coat of arms.jpg
Nato 20 marzo 1479, Ferrara
Creato cardinale 20 settembre 1493 da papa Alessandro VI
Deceduto 3 settembre 1520, Ferrara
« Quel ch'in pontificale abito imprime
del purpureo capel la sacra chioma
è il liberal, magnanimo, sublime
gran cardinal della Chiesa di Roma
Ippolito, ch'a prose, a versi, a rime
darà materia eterna in ogni idioma;
la cui fiorita età vuole il ciel iusto
ch'abbia un Marone, come un altro ebbe Augusto. »
(Ludovico Ariosto, Orlando furioso cap.III ottava 56)

Ippolito d'Este (Ferrara, 20 marzo 1479Ferrara, 3 settembre 1520) è stato un arcivescovo cattolico e cardinale italiano, figlio di Ercole I d'Este, Duca di Modena e Ferrara e della principessa Eleonora d'Aragona. Vescovo di varie sedi - tra le altre Milano, Modena, Ferrara, Capua e in Ungheria a Strigonio ed Eger), fu conosciuto come Cardinale d'Este o il Cardinale di Ferrara. Fu un famoso mecenate e protettore di Ludovico Ariosto.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Come quartogenito del duca Ercole, venne immediatamente avviato alla carriera ecclesiastica. Sfruttando le parentele e le conoscenze di famiglia, nel 1485, a sei anni di età, fu già affidatario di un'abbazia. Grazie all'intercessione della zia Beatrice d'Aragona, moglie di Mattia Corvino, re d'Ungheria, nel 1487, ad otto anni, fu nominato arcivescovo di Strigonio e quindi primate d'Ungheria. Papa Innocenzo VIII non volle confermare la sua consacrazione fino al compimento del diciottesimo anno di età, quindi gli affiancò nell'amministrazione Beltramo Costabile, chierico di Ferrara. Studiò per 7 anni alla corte del re ungherese. Dopo la sua morte (1490), tornò sempre più spesso in Italia. In occasione di uno di questi viaggi, dietro insistenza del Duca di Ferrara, fu creato cardinale diacono, nel concistoro del 20 settembre 1493, da papa Alessandro VI.

Nel 1496, incalzato dalla peste, tornò stabilmente in Italia, anche grazie allo scambio di vescovato con Agria (che non prevedeva la residenza obbligatoria) autorizzato dal papa. A questo titolo ecclesiastico ungherese aggiunge a quello civico di főispán della contea ungherese di Heves.

Il 28 settembre 1497, dopo aver a lungo rimandato, scrisse al papa notificandogli che si stava dirigendo a Roma dove era stato convocato. Arrivò a Roma l'11 dicembre con un seguito di 250 persone. Ricevette la berretta rossa l'8 gennaio 1498.

La potenza economica della famiglia è documentata anche dalla imposte pagate nel 1500 dal cardinale, che risultò il quinto per censo della Curia Romana.

La sua influenza crebbe nel 1501 in occasione del matrimonio tra il fratello Alfonso I e Lucrezia Borgia. Questo matrimonio gli fruttò la nomina ad arciprete di San Pietro.

Il 9 dicembre 1501, il cardinale partì da Ferrara con un seguito di 500 persone per accompagnare Lucrezia nel suo viaggio verso Roma, dove arrivarono il 23 dicembre; il matrimonio fu celebrato in Vaticano il 30 dicembre. Ippolito si trattenne a Roma fino al concistoro del 15 febbraio 1503.

Ducato di Ferrara
Este
Coat of arms of the House of Este (1535).svg

Borso
Ercole I
Figli
Alfonso I
Figli e nipoti
Ercole II
Alfonso II
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L'anno successivo i suoi rapporti con il Papa si deteriorarono a causa della politica filofrancese del padre Ercole I. Morto il Borgia, il suo successore Pio III lo nominò vescovo di Ferrara, ma con l'avvento di Giulio II i rapporti col Pontefice tornarono ad essere tesi. A causa di contrasti politici con il pontefice, nel 1507, Ippolito lasciò la Curia, tuttavia l'anno successivo il papa stesso si dovette congratulare con lui per la gestione della congiura dei Bentivogli. Durante la guerra tra il Papa e Venezia contro la famiglia estense, si comportò in maniera egregia spalleggiando il fratello Alfonso I. Il 22 dicembre 1509, alla guida della famosa artiglieria ferrarese, affondò nel Po la flotta della Repubblica di Venezia nella battaglia di Polesella e bloccò l'avanzata delle armate della Serenissima, che erano giunte a minacciare la stessa Ferrara dopo aver riconquistato il Polesine di Rovigo.

Il 27 luglio dell'anno successivo il Papa lo richiamò a Roma, ma sentendosi poco sicuro in Italia, Ippolito si rifugiò in Ungheria.

Il 16 maggio 1511 fu uno dei cardinali firmatari della citazione ad apparire per il Papa al Concilio di Pisa (scismatico), ma ad ottobre, su suggerimento del fratello, lasciò le posizioni scismatiche e fu autorizzato dal pontefice a tornare a Ferrara.

Nel 1513, a causa dei cattivi rapporti con il Papa, tornò in Ungheria, ma due mesi dopo, senza aver partecipato al conclave, con l'elezione di papa Leone X rientrò a Ferrara. Il 22 aprile 1514 il cardinale ed i suoi parenti furono perdonati da tutte le censure in cui erano incorsi per aver partecipato alle guerre in Italia. Dopo una parentesi di quattro anni, alla morte di Ladislao II, temendo di perdere la sede arcivescovile di Agria, tornò per l'ultima volta in Ungheria.

Il 29 gennaio 1518 fu autorizzato dal Papa ad accettare dal fratello, per sé e per i suoi eredi e successori, chiese e proprietà. Nell'agosto 1517 Ippolito intendeva recarsi ad Eger (Ungheria) in compagnia dei fratelli Alessandro e Ludovico Ariosto e del suo segretario Ludovico da Bagno. Ma Ludovico Ariosto si rifiutò adducendo motivi di salute e familiari. Il cardinale minacciò il poeta di privarlo di tutti i benefici e rendite che gli aveva in precedenza concesso. L'Ariosto scrisse per questo evento una satira, indirizzata ai due che si erano recati con Ippolito ad Eger:

« A messer Alessandro Ariosto et messer Ludovico da Bagno/Io desidero intendere da voi,/Alessandro fratel, compar mio Bagno,/s'in corte è ricordanza più di noi;/se più il signor me accusa;/[...]/So mia natura come mal conviensi/co' freddi verni; e costà sotto il polo/gli avete voi più che in Italia intensi./ma il caldo de le stuffe, c'ho sì infesto,/che più che da la peste me gli involo/Né il verno altrove s'abita in cotesto/paese: vi mangia, giuoca e bee,/e vi si dorme e vi si fa anco il resto./Che quindi vien, come sorbir si dee/l'aria che tien sempre in travaglio il fiato/de le montagne prossime Rifee?/Dal vapor che, dal stomaco elevato,/fa catarro alla testa e cala al petto,/mi rimarei una notte soffocato./E il vin fumoso, a me vie più interdetto/che 'l tòsco, costì a inviti si tracanna,/ e sacrilegio è non ber molto e schietto./Tutti li cibi son con pepe e canna/di amomo e d'altri aròmati, che tutti/come nocivi il medico mi danna./Qui mi potreste dir ch'io avrei ridutti,/dove sotto il camin sedria al foco,/né piei, né ascelle odorerei, né rutti;/e le vivande condiriemi il cuoco/come io volessi, et inacquarmi il vino/potre' a mia posta, e nulla berne o poco./Dunque voi altri insieme, io dal mattino/alla sera starei solo alla cella, solo alla mensa come un certosino?/[...]/A me, per esser stato contumace/di non voler Agria veder né Buda,/che si ritoglia il suo sì non mi spiace" »

Ippolito d'Este non fu però l'unico vescovo italiano di Eger. Tra 1475 e 1486 Eger ebbe come vescovo il francescano veronese Gabriele Rangone (1420-1486), una delle più importanti personalità della corte di Mattia Corvino, nonché noto inquisitore degli ussiti. Nel 1519, lasciò l'arcidiocesi di Milano in favore del nipote Ippolito II d'Este.

Morì nella sua città in occasione del suo ultimo rientro in Italia, il 3 settembre 1520, per un'indigestione di gamberoni. Fu sepolto nella cattedrale di Ferrara. Nel 1607, i suoi resti furono spostati ai piedi del sepolcro di Papa Urbano III, insieme a quelli del cardinale Giovanni Salvati, e posti in un'urna di marmo.

Lasciò in eredità al fratello un patrimonio stimato in duecentomila ducati. Dalla sua amante Dalida de' Puti ebbe due figli illegittimi: Ludovico d'Este (legittimato nel 1551 dal conte palatino Antonio Campeggi di Bologna) ed Elisabetta d'Este che sposò Gilberto Pio, signore di Sassuolo

Vita di Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Nella Storia d'Italia, il Guicciardini scrive che Ippolito e il suo fratellastro Giulio si erano innamorati della medesima donna. Ippolito le chiese perché preferiva il fratello, e lei rispose che aveva gli occhi più belli. Allora il cardinale, approfittando di una battuta di caccia, gli fece tendere un agguato e gli fece cavare gli occhi in sua presenza. Correva l'anno 1505.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Albero genealogico di tre generazioni di Ippolito d'Este
Ippolito d'Este Padre:
Ercole I d'Este
Nonno paterno:
Niccolò III d'Este
Bisnonno paterno:
Alberto V d'Este
Bisnonna paterna:
Isotta Albaresani
Nonna paterna:
Ricciarda di Saluzzo
Bisnonno paterno:
Tommaso III di Saluzzo
Bisnonna paterna:
Marguerite de Pierrepont
Madre:
Eleonora d'Aragona
Nonno materno:
Ferdinando I di Napoli
Bisnonno materno:
Alfonso I di Napoli
Bisnonna materna:
Gueraldona Carlino
Nonna materna:
Isabella di Chiaromonte
Bisnonno materno:
Tristano di Chiaromonte
Bisnonna materna:
Caterina di Taranto

Incarichi ricoperti[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Immagine Blasonatura
Ornements extérieurs Cardinaux.svg
Coat of arms of the House of Este (1452).svg
Ippolito d'Este
Cardinale

Stemma della famiglia d'Este. Lo scudo, accollato a una croce astile patriarcale d'oro, posta in palo, è timbrato da un cappello con cordoni e nappe di rosso. Le nappe, in numero di trenta, sono disposte quindici per parte, in cinque ordini di 1, 2, 3, 4, 5.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Annuaire Pontifical Catholique 1935, Maison de la Bonne Presse, Paris, 1935

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Abate Commendatario di Pomposa Successore TerritorialAbbotCoA PioM.svg
 ? 1485-1492  ?
Predecessore Arcivescovo di Esztergom Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovanni d'Aragona 1487-1497 Tamás Bakócz
Predecessore Abate Commendatario di Saint Genes de Brixello Successore TerritorialAbbotCoA PioM.svg
 ? 1492-1520  ?
Predecessore Cardinale Diacono di Santa Lucia in Silice Successore CardinalCoA PioM.svg
Hélie de Bourdeilles 1493-1520 Giacomo Savelli
(dal 1540)
Sede vacante dal 1520 al 1540
Predecessore Arcivescovo di Milano Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Ottaviano Arcimboldi 1497-1520 Ippolito II d'Este
Predecessore Arcivescovo di Eger Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Gabriele Rangone 1497-1520 Pál Várdai
Predecessore Arcivescovo di Capua Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Giovanni Battista Ferrari 1502-1520 Niccolò Schomberg
Predecessore Vescovo di Ferrara Successore BishopCoA PioM.svg
Juan Borgia 1503-1520 Giovanni Salviati
Predecessore Vescovo di Modena Successore BishopCoA PioM.svg
 ? 1507-1520  ?
Predecessore Abate Commendatario di Nonantola Successore TerritorialAbbotCoA PioM.svg
 ? 1507-1520  ?

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