Ipotesi sulla formazione dell'immagine della Sindone

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La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931).

Sono state avanzate diverse ipotesi per spiegare la formazione dell'immagine impressa sulla Sindone di Torino. Allo stato attuale delle conoscenze, tuttavia, nessuna di esse appare soddisfacente.

Esse si possono dividere in due gruppi:

  • meccanismi naturali (o anche soprannaturali) che avrebbero impresso l'immagine sulla Sindone mentre essa era distesa sopra e sotto un cadavere;
  • procedimenti artificiali con i quali un artista avrebbe creato l'immagine.

Va detto che il primo caso non implica necessariamente che la Sindone sia autentica: il cadavere potrebbe anche essere stato quello di una persona diversa da Gesù e neppure necessariamente vissuta nel I secolo. L'identificazione con Gesù appare invece necessaria se si assume che l'immagine sia dovuta a un evento di origine soprannaturale: in questo caso la Sindone sarebbe addirittura una prova della resurrezione.

Indice

[modifica] Meccanismi naturali

[modifica] Reazioni chimiche

Per primo Paul Vignon, all'inizio del XX secolo, avanzò una teoria che egli definì "vaporografica", secondo la quale l'immagine sindonica sarebbe il risultato di reazioni chimiche tra il tessuto, gli aromi (mirra e aloe) di cui, secondo le usanze ebraiche e il testo dei Vangeli, la Sindone doveva essere impregnata, e i vapori di ammoniaca prodotti dalla decomposizione del cadavere avvolto nel lenzuolo.

Più recentemente, il chimico statunitense Raymond Rogers[1] e Anna Arnoldi hanno ripreso questa ipotesi[2] e hanno riferito di aver ottenuto un ingiallimento superficiale delle fibre di lino, proprio come nella Sindone. La causa dell'ingiallimento sarebbe la reazione chimica (reazione di Maillard) tra i vapori d'ammoniaca e alcune impurità (zuccheri polisaccaridi) presenti sulla superficie del lino antico a motivo della particolare tecnica di lavorazione usata (descritta da Plinio il Vecchio).

Tuttavia rimangono alcune questioni irrisolte, tra le quali come abbia potuto formarsi un'immagine così netta e dettagliata come quella sindonica, dal momento che il vapore diffonde in tutte le direzioni, oltre al fatto che un simile vapore avrebbe prodotto un'immagine in tutto il telo aderente al corpo, generando un'immagine deformata e non una proiezione verticale come quella della Sindone.

[modifica] Irradiazione

Alcuni studiosi hanno suggerito che l'immagine sia stata prodotta da un flusso di energia radiante (un lampo di luce oppure un flusso di protoni o neutroni). Come prima fase di una ricerca volta a provare la fattibilità di questa ipotesi, Giulio Fanti e collaboratori hanno colorato delle fibre di lino usando un laser a eccimeri[3].

Anzitutto va osservato che nessun meccanismo naturale noto avrebbe potuto produrre questo flusso di energia; occorrerebbe quindi postulare un evento non miracoloso, ma quantomeno inspiegabile (la Sindone costituirebbe perciò una "prova" della Risurrezione di Cristo), quindi non riproducibile e non verificabile scientificamente.

Inoltre, anche questa ipotesi non spiega le caratteristiche microscopiche dell'immagine. Una radiazione di qualunque natura, infatti, sarebbe penetrata ortogonalmente nel tessuto, attenuandosi esponenzialmente con la distanza dalla superficie; nella Sindone invece la colorazione, come già detto, appare soltanto sulla superficie delle singole fibre. Inoltre la radiazione avrebbe anche degradato la struttura molecolare della cellulosa del lino, che invece appare intatta.

[modifica] Effetto corona

L'effetto corona è un tipo di scarica elettrica caratterizzato dalla ionizzazione del fluido conduttore (generalmente aria), con produzione di plasma. Esperimenti effettuati hanno dimostrato la formazione di immagini dettagliate e con le stesse caratteristiche di doppia superficialità dell'immagine sindonica[4].

Tuttavia non è chiaro come avrebbe potuto prodursi il campo elettrico necessario a generare la scarica. È stato suggerito che un terremoto (come quello che, secondo i Vangeli, avvenne alla morte di Gesù) potrebbe generare un campo elettrico se nel sottosuolo sono presenti strati di rocce piezoelettriche, ad esempio il quarzo; la presenza di radon in un ambiente chiuso, quale una tomba, può inoltre abbassare la soglia di potenziale oltre la quale si verifica la scarica[5]. Le prospezioni geologiche però non hanno trovato strati di quarzo nel sottosuolo di Gerusalemme.

[modifica] Procedimenti artificiali

[modifica] Pittura

L'ipotesi che l'immagine sia dipinta è ovviamente la prima da considerare se si suppone che la Sindone sia stata realizzata da un artista, ed è stata avanzata dagli scettici fin dal XIV secolo. Intorno al 1389 Pietro d'Arcis, vescovo di Troyes, scrisse in una lettera all'antipapa Clemente VII che il suo predecessore, Enrico di Poitiers, aveva raccolto la confessione del pittore (vedi Storia della Sindone).

Per una verifica scientifica si dovette però attendere il 1978, quando gli studiosi dello STURP (Shroud of Turin Research Project) esaminarono la Sindone e prelevarono alcuni campioni. La maggior parte di essi escluse categoricamente, in base ai risultati di diverse analisi (spettrometria all'ultravioletto, all'infrarosso e alla luce visibile; fluorescenza ai raggi X; applicazione di vari reagenti; spettrometria di massa), la presenza di pigmenti di qualunque tipo. Inoltre l'esame della trasformata di Fourier dell'immagine mostrò che essa non possiede alcuna direzionalità, come dovrebbe necessariamente avere se fosse stata dipinta con un pennello.

La sola voce dissonante fu quella di Walter McCrone, che affermò di aver trovato i resti di una pittura a base di ocra rossa (ossido di ferro), fissata con un legante a base di proteine animali. John H. Heller e Alan D. Adler rilevarono però che il reagente usato da McCrone per individuare le proteine (nero d'amido) colora anche la stessa cellulosa del lino. Usando reagenti più specifici essi esclusero la presenza di proteine al di fuori delle macchie di sangue. Quanto all'ossido di ferro, esso risultò presente in percentuale molto piccola e soltanto in parti del lenzuolo dove non è impressa l'immagine.

Inoltre molti[senza fonte] affermano che un artista del XIV secolo o precedente non poteva assolutamente, per ragioni sia tecniche che stilistiche, realizzare un dipinto con le caratteristiche della Sindone. Una trattazione particolarmente approfondita di questo tema è quella della pittrice Isabel Piczek[6].

[modifica] Strinatura

Un'altra ipotesi è quella che l'immagine della Sindone sia stata realizzata per strinatura, cioè bruciando superficialmente il tessuto, probabilmente per contatto con una statua o un bassorilievo riscaldato a temperature dell'ordine dei 200 °C, sufficiente a produrre bruciature visibili, ma non ad incendiare il lenzuolo (come quando si lascia per troppo tempo il ferro da stiro caldo su un tessuto). Alcuni studiosi (Rodante, Moroni e Delfino-Pesce) sono riusciti, con questo metodo, a produrre delle immagini dall'aspetto piuttosto simile al volto dell'Uomo della Sindone, che però non riescono a riprodurne efficacemente la tridimensionalità[7].

Inoltre le caratteristiche microscopiche di queste immagini sono ben diverse. Le strinature infatti penetrano all'interno delle fibre in proporzione alla temperatura; l'immagine sindonica invece è causata dall'ingiallimento soltanto della porzione superficiale di ciascuna fibra, mentre l'interno rimane chiaro. Inoltre i segni delle strinature sono fluorescenti all'infrarosso, mentre l'immagine della Sindone non lo è (lo sono invece le bruciature provocate dall'incendio del 1532).

Un ulteriore problema rispetto a questa ipotesi è dato dal fatto che, come riscontrato da Heller e Adler, non vi è immagine al di sotto delle macchie di sangue. Si deve quindi ritenere che queste fossero già presenti sul lenzuolo quando l'immagine si è prodotta. Sia che siano costituite da vero sangue, sia che siano state realizzate con altre sostanze, esse avrebbero dovuto alterarsi alle temperature necessarie per produrre le strinature.

Rimarrebbe infine da spiegare, così come per l'ipotesi della pittura, come l'ipotetico autore della statua o del bassorilievo possa essere stato capace di ottenere un risultato così accurato dal punto di vista anatomico.

[modifica] Fotografia

Alcuni hanno ipotizzato che l'immagine sia stata realizzata con una primitiva tecnica fotografica, imprimendo sul lenzuolo l'immagine di un modello appositamente realizzato (un cadavere o una statua). Secondo Nicholas Allen, i materiali e i mezzi tecnici necessari erano tutti già disponibili nel XIV secolo[8].

Anche questa ipotesi però, come le precedenti, non spiega la colorazione superficiale delle fibre del lino.

Inoltre non esistono tracce storiche della conoscenza e dell'uso di tecniche fotografiche prima del XIX secolo: nel basso Medioevo era nota la camera oscura, ma questa poteva solo proiettare un'immagine (che poteva essere poi copiata o ricalcata), non imprimerla in modo indelebile su una superficie. Per imprimerla è necessario l'uso di sostanze fotosensibili (ad esempio il nitrato d'argento); la Sindone avrebbe dovuto essere spalmata o impregnata con questi materiali, ma le analisi non ne hanno trovata traccia.

La camera oscura, poi, prima del XVI secolo non era dotata di lente (l'idea, detta camera oscura leonardiana, è attribuita a Leonardo da Vinci), quindi per ottenere un'immagine a fuoco bisognava usare un foro molto piccolo. Di conseguenza l'illuminazione sarebbe stata molto ridotta e avrebbe richiesto un tempo di posa lunghissimo, di diverse ore se non addirittura di giorni (da raddoppiare per "scattare" le due immagini, frontale e dorsale). Sarebbe stato estremamente difficile, con la tecnologia disponibile nel XIV secolo, mantenere un'illuminazione frontale, uniforme e costante del modello per tutto il tempo necessario (l'immagine della Sindone non presenta variazioni di luminosità, né le ombre che necessariamente un'illuminazione laterale avrebbe prodotto; l'immagine prodotta da Allen invece mostra un'evidente illuminazione laterale e contorni netti che la Sindone non ha[6]). Inoltre se come modello si fosse usato un cadavere, questo si sarebbe probabilmente decomposto durante l'esposizione.

Infine, questa ipotesi non spiega assolutamente la tridimensionalità dell'immagine: l'intensità di un'immagine fotografica è proporzionale alla luminosità della superficie fotografata, non alla sua distanza come sarebbe necessario. Elaborando tridimensionalmente una fotografia non si ottiene praticamente mai un fedele modello in rilievo del soggetto fotografato, come avviene invece per l'immagine della Sindone.

[modifica] Applicazione di acidi

Il professor Luigi Garlaschelli, docente di chimica organica dell'Università di Pavia, ha proposto l'ipotesi che la Sindone sia stata realizzata con un colorante a base di ocra rossa, applicato strofinando con un tampone il telo disteso sopra un corpo umano (un metodo già sperimentato da Joe Nickell nel 1983), ma che tutto il pigmento si sia gradualmente distaccato nel corso dei secoli, e che l'immagine oggi visibile sia stata prodotta dalle impurità presenti nell'ocra rossa, che avrebbero reagito chimicamente con le fibre di lino. Garlaschelli ha realizzato due lenzuoli: il primo con la sola ocra riproduce quello che egli presume fosse l'aspetto della sindone appena prodotta, il secondo invece riproduce l'aspetto attuale, danni dell'incendio inclusi. Secondo Garlaschelli l'esperimento dimostra che il lenzuolo originale può essere stato realizzato con questo metodo[9][10][11].

Per il volto è stato usato un bassorilievo in gesso, così da evitare le distorsioni che si otterrebbero stendendo il lenzuolo sul viso di una persona (effetto detto Maschera di Agamennone) [12]. A mano sono stati aggiunti segni di flagellatura e le tracce di sangue (a tempera). Uno dei lenzuoli è stato invecchiato artificialmente e si è utilizzata una soluzione di acido solforico all'1,2-1,3% mescolata, per riprodurre impurità presenti nell'ocra medievale, ad un pigmento blu (alluminato di cobalto). Dopo un ulteriore invecchiamento ottenuto riscaldando la tela per 3 ore a 140 °C, le tracce di pigmento (assenti sulla sindone di Torino) sono state tolte tramite lavaggio. Il colore blu è stato scelto perché eventuali residui non potessero essere confusi con il colore finale del telo.

Il risultato è un'immagine tenue e sfumata dovuta all'ingiallimento delle sole fibre superficiali e non fluorescente ai raggi ultravioletti.

Garlaschelli precisa che l'invecchiamento artificiale non può produrre un effetto chimicamente del tutto identico ad un invecchiamento naturale: "chiaramente le caratteristiche chimiche fini del telo non possono essere le stesse anche se sono sufficientemente simili da essere accettabili”[11].

Diversi sindonologi hanno però osservato che anche le immagini di Garlaschelli non riprodurrebbero tutte le caratteristiche della Sindone: secondo John Jackson e Keith Propp esse falliscono nel riprodurne correttamente la tridimensionalità (ad esempio le mani appaiono affondate nel corpo), inoltre il metodo di Garlaschelli non seguirebbe la corretta sequenza degli eventi, perché l'assenza di immagine sotto le macchie di sangue, rilevata dallo STURP nel 1978, suggerisce che il sangue si depositò prima della formazione dell'immagine, mentre Garlaschelli ha dipinto le macchie di sangue solo dopo aver sottoposto i teli all'invecchiamento artificiale; se avesse fatto il contrario si sarebbero rovinate[13]. A questo riguardo David Rolfe osserva anche che, se si applica prima il sangue, diventa poi estremamente difficile realizzare l'immagine in modo che le macchie appaiano nelle posizioni giuste, mentre creare prima l'immagine e poi dipingere il sangue è molto più facile[14]. Giulio Fanti aggiunge che a suo parere il metodo usato da Garlaschelli non può generare un'immagine che penetra nel tessuto solo per alcuni millesimi di millimetro, né colorarne in modo uniforme le fibre, come invece avviene per la Sindone, e invita Garlaschelli a consentire l'esame al microscopio delle sue copie per verificarlo[15].

[modifica] Opera di Leonardo

Alcuni autori hanno recentemente proposto l'ipotesi che la Sindone sia stata realizzata con la tecnica fotografica da Leonardo da Vinci (tra questi non vi è Allen, che invece attribuisce l'opera ad un ignoto artefice del XIV secolo). Ovviamente non può trattarsi della stessa Sindone esposta a Lirey alla metà del XIV secolo, poiché Leonardo nacque nel 1452, quasi un secolo dopo: secondo i proponenti di questa ipotesi, i duchi di Savoia, che nel 1453 avevano acquistato la Sindone di Lirey (che secondo questa ipotesi doveva essere un semplice dipinto), alcuni decenni dopo commissionarono a Leonardo la realizzazione di una nuova Sindone di migliore qualità e più credibile.

Questa ipotesi non ha ottenuto credito presso la comunità scientifica; i pochi commenti che ha ricevuto sono stati negativi[6][16][17]. Si fa notare, tra le altre cose, che sebbene Leonardo annotasse dettagliatamente ogni sua attività, nei suoi scritti non si trova alcun cenno alla Sindone, alla crocifissione o alla sperimentazione di tecniche fotografiche e, inoltre, non soggiornò mai a Chambéry.

[modifica] Note

  1. ^ Vedi anche (EN) en:Raymond Rogers.
  2. ^ Raymond N. Rogers, Anna Arnoldi, Scientific method applied to the Shroud of Turin: a review [1].
  3. ^ Giuseppe Baldacchini, Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra, Giulio Fanti, Coloring linens with excimer lasers to simulate the body image of the Turin Shroud, Applied Optics 47(9), 1278 (2008)
  4. ^ G. Fanti, F. Lattarulo, O. Scheuermann, Body Image Formation Hypotheses Based on Corona Discharge, the Third Dallas International Conference on the Shroud of Turin: Dallas, Texas (2005) [2].
  5. ^ G. De Liso, Verifica Sperimentale della Formazione di Immagini su Teli Trattati con Aloe e Mirra in Concomitanza di Sismi, IV Int. Scientific Symposium on the Turin Shroud, Parigi (2002).
  6. ^ a b c Isabel Piczek, Is the Shroud of Turin a Painting? [3]; Alice In Wonderland and the Shroud of Turin [4].
  7. ^ Aldo Guerreschi, The Turin Shroud and photo-relief technique (2000) [5], p.3.
  8. ^ Nicholas P.L. Allen, Verification of the Nature and Causes of the Photo-negative Images on the Shroud of Lirey-Chambéry-Turin [6]; The methods and techniques employed in the manufacture of the Shroud of Turin, Unpublished D.Phil. thesis, University of Durban-Westville (1993); Is the Shroud of Turin the first recorded photograph?, The South African Journal of Art History, November 11, 23-32 (1993); The Turin Shroud and the Crystal Lens, Empowerment Technologies Pty. Ltd., Port Elizabeth, South Africa (1998)
  9. ^ Shroud reproduction [7]
  10. ^ Philip Pullella, Italian scientist reproduces Shroud of Turin, Reuters, 5 ottobre 2009 [8]; Laura Laurenzi, Sindone. È un falso medievale. Ecco la prova, La Repubblica, 5 ottobre 2009 [9]
  11. ^ a b "Ecco come ho riprodotto la Sindone in laboratorio", sito del CICAP, 10 ottobre 2009 [10]
  12. ^ Resa tridimensionale del volto nella riproduzione: http://luigi.garlaschelli.googlepages.com/shroudreprod3D.jpg
    Resa del volto originale: http://luigi.garlaschelli.googlepages.com/shroudturin3D.jpg
  13. ^ Experts question scientist's claim of reproducing Shroud of Turin, Catholic News Agency, 6 ottobre 2009 [11]
  14. ^ David Rolfe (BBC): gli scienziati di Repubblica hanno torto, Il Sussidiario.net, 7 ottobre 2009 [12]
  15. ^ Giulio Fanti, SINDONE/ 2. La copia degli scienziati del Cicap è un falso. Ecco le prove, Il Sussidiario.net, 8 ottobre 2009 [13]
  16. ^ Daniel C. Scavone, Book Review of "The Turin Shroud: In Whose Image?" (1996) [14]
  17. ^ Richard B. Sorensen, Answering the Savoy/Leonardo DaVinci Hypothesis (2005) [15]
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