Ipotesi genetiche sul popolamento dell'Europa

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Le ipotesi genetiche sul popolamento dell'Europa sono un insieme di teorie e di rilevazioni scientifiche che si propongono di contribuire alla ricostruzione delle vicende del popolamento del continente europeo a partire dall'analisi genetica dei suoi abitanti attuali. Si tratta di un campo di studi ancora in via di elaborazione, pertanto pochi sono i risultati considerati certi e definitivamente acquisiti dalla ricerca scientifica.

Gli studi si concentrano sull'analisi degli aplogruppi del cromosoma Y; a riguardare specificamente l'Europa sono l'aplogruppo G (maggiori incidenze: Ossezia, Georgia, Turchia, Sardegna e nelle Alpi), l'aplogruppo I (maggiori incidenze: Scandinavia, Sardegna e Balcani) e l'aplogruppo R (maggiori incidenze: Europa occidentale e centro-orientale)

Nel continente europeo sono diffusi 4 aplogruppi: E, J, I e R che è quello che più interessa analizzare e che si divide in due sottogruppi (o aplotipi) R1b nelle popolazioni sud-occidentali e R1a in quelle dell'Europa orientale.

L'origine degli aplogruppi più diffusi in Europa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aplogruppi del cromosoma Y.
Schema delle mutazioni che determinano i principali aplogruppi del cromosoma Y umano

In considerazione della maggior o minore antichità di un aplogruppo, e delle sue incidenze nelle varie aree del mondo, sono state stabilite correlazioni tra gli aplogruppi e determinate culture storiche.

In Europa si sono succedute diversi tipi di umanità, di origine e caratteristica tipicamente europea[senza fonte], ciascuno associato ad un periodo preistorico, che ha sostituito la precedente umanità in una sorta di pulizia etnica. In età del Paleolitico medio l'Europa era popolata da tribù di Homo neanderthalensis ampliamente diversificate tra loro geneticamente. Nel Paleolitico superiore la razza cromagnon di homo sapiens sostituì i neanderthaliani, e a sua volta fu sostituita nel Mesolitico da razze umane di cacciatori-raccoglitori portanti l'aplogruppo Y-DNA di tipo I ancora attualmente diffuse in alcune zone isolate dell'Europa. Nel Neolitico si diffusero in Europa provenienti dal Medio oriente razze di agricoltori portanti aplogruppi del cromosoma Y di tipo G ed E, che furono poi in gran parte eliminate durante l'età del bronzo dai nomadi allevatori di vacche e cavalli indoeropei portatori dell'aplogruppo R che costituiscono infine per la maggior parte l'attuale popolazione europea.

Per quel che riguarda l'Europa, l'aplogruppo G, originato in Medio-Oriente, nel Caucaso o forse nell'odierno Pakistan, intorno a 30.000 anni fa, secondo alcuni studi potrebbe essersi diffuso in Europa nel Neolitico, oppure, vista la sua forte discontinuità, aver raggiunto l'Europa già nel Paleolitico. L'aplogruppo G nella variante G2 è associato a sepolture appartenenti alla Cultura della ceramica lineare del VI millennio a.C., per cui dovrebbe essere stato introdotto in Europa centrale da agricoltori neolitici provenienti dalla prima cultura agricola europea sorta nei Balcani i cui antenati in definitiva vennero dall'Anatolia via terra prima dell'apertura del Bosforo. La mummia del Similaun e probabilmente antiche popolazioni preindoeuropee dei liguri e degli Iberi portavano questo tipo di aplogruppo.

L'aplogruppo G2 del cromosoma Y è caratteristico della popolazioni agricole europee del neolitico. Ma questi antichi agricoltori erano intolleranti al lattosio per cui potevano consumare il latte solo sotto forma di latticini[1]. La successiva comparsa e diffusione del gene della tolleranza al lattosio è stato la base del grande successo delle popolazioni indoeuropee. per cui durante l'Età del bronzo le popolazioni neolitiche europee sono state quasi completamente sostituite da popolazioni indoeuropee provenienti dall'Asia centrale, portatrici degli aplogruppi R che oggi sono i piu comuni in Europa. Dei popoli neolitici europei sono sopravvissuti antichi geni legati al dna mitocondriale che si trasmette per via materna, e che oggi si conservano tra le donne ebree aschenazite[2].

L'aplogruppo I si ritiene che si sia originato in Europa prima dell'ultima glaciazione. È probabile che sia stato confinato nel rifugio balcanico durante la glaciazione e che poi si sia ridiffuso verso nord con il ritiro dei ghiacciai. All'aplogruppo appartengono due subcladi, ognuno dei quali marca un'indipendente espansione della popolazione lungo diversi percorsi migratori durante e immediatamente dopo la glaciazione: l'I1a registra le più alte frequenze in Scandinavia, Islanda ed Europa nord- orientale (tanto che una sua mutazione, ricorrente sulle Isole britanniche, è interpretata come marcatore di invasioni scandinave).

L'aplogruppo E1b1b è l'unico aplogruppo tipicamente africano diffuso anche in Europa. Oggi i suoi portatori si trovano concentrati nelle regioni meridionali dei Balcani (Albania, Kosovo, Grecia), ma durante il neolitico medio tra il VI e il V millennio a.C., in gran parte dell'Europa meridionale dominava questo tipo di aplogruppo portato via mare dagli uomini della Cultura della ceramica cardiale.

L'aplogruppo J2 è molto diffuso sulle coste del Mediterraneo in Sicilia e Italia meridionale, e predomina a Cipro a Creta a Malta. Testimonia la costante colonizzazione via mare del Mediterraneo nei secoli a partire dalla preistoria, da parte di popoli marittimi proveneienti dal levante.

L'aplogruppo R si ripartisce in due principali linee evolutive. La prima potrebbe essersi originata nelle steppe euroasiatiche a Nord del Mar Caspio e del Mar Nero ed è associata alla cultura kurgan, nota per la domesticazione del cavallo (circa 5000 anni fa). La seconda è la più comune nelle popolazioni europee (in Irlanda occidentale raggiunge una frequenza prossima al 100%); si è originata prima della fine dell'ultima glaciazione e si è concentrata nei rifugi dell'Europa meridionale, per poi riespandersi verso Nord con il progressivo mitigarsi del clima (a partire da 14.000 anni fa).

[3]Popoli che più recentemente, in periodi storici, hanno fatto ingresso in Europa, sono riconoscibili dal loro profilo genetico estraneo all'ambito Europeo. I popoli nomadi sinti zingari rom, possiedono prevalentemente l'aplogruppo di tipo H del cromosoma Y, che è caratteristico dei popoli dell'India. Gli ebrei europei nonostante gli uomini possiedano spesso aplogruppi estranei come il J1 caratteristico dei semiti, il E1b caratteristico degli egiziani e il G1 diffuso in Iran, nella maggior parte (oltre 1 quarto) sono portatori del aplogruppo R1b caratteristico dei popoli dell'Europa occidentale, mentre la linea femminile originale ebraica è stata sostituita totalmente da donne europee.[senza fonte]

Mentre il DNA del cromosoma maschile Y registra le successive invasioni di popoli guerrieri, il dna mitocondriale si trasmette solo per via femminile e testimonia il successo riproduttivo delle varie popolazioni europee ad economia contadina.

A partire da paleolitico l'Europa fu popolata da portatori del aplogruppo mitocondriale N che si evolse nei millenni in vari sottogruppi del tipo U, tra cui alla fine del paleolitico e nel mesolitico prevaleva l'aplogruppo mt-DNA U8 la cui subclade di tipo K rappresenta uno dei pricipali aplogruppi mitocondriai presenti oggi in Europa.

Con l'ingresso in Europa nel neolitico di popoli agricoltori ampliamente diversificati geneticamente, provenienti dall'Anatolia, sono comparsi portatori degli aplogruppi mitocodriali H,J,V,T,X e altri. Nei millenni successivi sono praticamente scomparsi gli aplogruppi degli appartenenti alle caste sociali superiori come il tipo N1b diffussissimo nel neolitico, o il raro tipo JT degli appartenenti alla aristocrazia etrusca. Oggi gli aplogruppi mitocondrili tipo J2 e soparttutto il tipo H costituiscono la maggiorparte della popolazione europea: in particolare il tipo H sarebbe favorito perché conferisce maggiore resistenza alle infezioni, facendo sopravvivere i portatori alle epidemie che hanno devastato l'Europa nei secoli.[senza fonte]

Correlazioni tra aplogruppi e culture storiche[modifica | modifica sorgente]

L'aplogruppo R1a e gli Slavi[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione dell'aplogruppo R1a in Europa e in Asia

In Europa l'aplogruppo R1a si trova maggiormente in Polonia (circa il 60% della popolazione), in Croazia (38%), nella Repubblica di Macedonia (35%) e nella Repubblica Ceca (32%). Si trova a circa il 15-25% nell'Europa settentrionale e al 45% in India secondo l'ipotesi kurgan. In Serbia e Bosnia si trova rispettivamente 15% e 14% di Aplogrupo R1a ( 55% e 48% l'aplogruppo I ).

L'espansione potrebbe essere dovuta alle migrazioni indoeuropee verso i Balcani che seguirono l'Era glaciale. La distribuzione storica del geni può essere validata utilizzando il DNA, ma finora non ci sono dati riguardo all'aplogruppo Y dai corpi preservati nel ghiaccio di Ötzi (era G) o nella mummia di Taklamakan. Infatti, tale aplogruppo può essere associato a popolazioni di origine iranica, come Sciti, Cimmeri, Saci, Parti, Alani, Sarmati che si spinsero in Europa al tempo dell'invasione degli indoeuropei.

In Polonia il 60% dei polacchi possiede il R1a Y-DNA, mentre il 30% è composto dall'aplogruppo R1b e I1. La Germania è una nazione di DNA R1b, con una frequenza del R1a di circa l'16%. Questa chiara corrispondenza tra le lingue tedesche e quelle slave e la configurazione genetica R1a e R1b ha portato i ricercatori genetici a concludere che l'R1a è una valido identificatore dei popoli slavi, anche se questa teoria presenta non poche problematiche.

In contrasto alle credenze popolari[non chiaro], gli svedesi e i norvegesi hanno una frequenza dell'R1a maggiore di quanto ci si possa aspettare (18% e 24% rispettivamente). Nel Regno Unito la distribuzione del R1a corrisponde a quella delle aree di influenza vichinga. Lo stesso aplogrouppo Y significa che i vichinghi sono legati geneticamente a Ludzie, dove la concentrazione del R1a è la più alta in Europa.

Sia in Germania che in Polonia R1b e I1 esistono in proporzione 55%-40% rispettivamente, e sono gli unici paesi nordici ad avere simili proporzioni tra l'r1b e l'I1. Curiosamente, secondo la teoria autoctona, gli slavi occidentali della Germania e della Polonia non sono generalmente riconosciuti come popoli pre-slavi che divennero poi slavizzati. Gli archeologi polacchi additano anche alla cultura della Pomerania come la sorgente della distinzione culturale degli slavi in Europa. Questa era una forma di cultura lusaziana con grandi influenze vichinghe.

Fu la cultura degli slavi occidentali a imporsi su quella degli slavi orientali e meridionali, e ciò portò alla lechitizzazione da parte degli slavi occidentali, i fondatori della civilizzazione dell'Europa orientale. Le distinzioni culturali che appaiono ancora oggi negli abitanti della Rutenia (slavi orientali) è quindi ciò che resta della cultura originale slava.

Potrebbe essere vero che la divisione R1b/R1a risalga a prima dell'attuale confine tra le aree di lingua slava e lingua germanica, e che l'R1a non sia poi così indicativo delle persone slave come si presumeva inizialmente basandosi sulla divisione Polonia-Germania. Potrebbe però indicare, almeno nell'Europa settentrionale, un iniziale movimento est-ovest dei popoli che entrarono in Scandinavia ma furono per qualche ragione incapaci di penetrare nel cuore dell'Europa attraverso la Germania.

Gli esempi sorbi hanno il 63% dell'Y-DNA R1a, e sono considerati almeno parzialmente slavi del sud.

I Venedi sono esempi di slavi occidentali puri, e sono considerati come popoli proto-germanici e proto-slavi: gli scienziati li considerano come i portatori del YDNA I1a in Europa principalmente tra gli slavi, tra i germani del nord e i sardi. I Venedi sono anche menzionati come una delle tre divisioni dei popoli slavi del VI secolo in Europa da Giordane.

L'aplogruppo I (Y-DNA) (M170 Y-DNA) che in Polonia e Germania (il secondo paese che storicamente contiene la più grande popolazione di slavi occidentali oltre la Polonia) è l'unico DNA che può essere associato ai lechiti (23%), che sono slavi occidentali e si trova a più del 20% in tutti i paesi slavi con la rara eccezione della Russia. I nativi esistono solo in Europa e il gene è associato agli antichi "barbari del nord". La grande maggioranza dei cromosomi Y in questi stati "barbari del nord" è comunque compreso negli stessi aplogruppo (il tedesco R1b nell'Europa occidentale, con l'eccezione dell'Italia, della Svizzera e della penisola iberica; negli slavi orientali l'R1a nell'Europa orientale eccetto la Russia e N nell'Europa settentrionale ad eccezione della Finlandia).

L'aplogruppo R1b e i Celti[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione dell'aplogruppo R1b in Europa

Nonostante i risultati delle ultime ricerche genetiche siano ancora provvisorie si diffonde sempre più tra gli studiosi la tesi inizialmente propugnata da pochi storici di una antica origine autoctona dei Celti risalente al mesolitico.

Il responsabile della diffusione di questa tesi è l'aplogruppo R1b del cromosoma Y; gli aplogruppi possono essere immaginati come i grandi rami dell'albero genealogico della componente maschile della specie Homo Sapiens. Questi rami-aplogruppi mostrano come si sono sviluppate le popolazioni e ne definiscono perciò anche l'ambito geografico di sviluppo.

L'aplogruppo R1b, nella sua mutazione M343, compare in Europa già 30000 anni fa con l'Uomo di Cro-Magnon, appartenente alla specie Homo sapiens e diretto progenitore degli attuali europei, ma si attesta verosimilmente solo dopo l'ultima era glaciale.

Le moderne popolazioni celtiche atlantiche sono contraddistinte dall'aplotipo R1b, ma R1b non è esclusivo di queste popolazioni: l'aplotipo R1b caratterizzato dai marcatori SNP e STR è presente in tutta la Spagna, Paesi Baschi, Francia, Galles e Irlanda ma ha alte frequenze anche nel Nord Italia, nelle Marche, Umbria, Toscana e Corsica. Il collegamento tra popolazioni della Spagna e delle Isole britanniche potrebbe essere dovuto a migrazioni di genti mesolitiche (8000 - 5000 a.C.) dalla penisola iberica, che con il mitigarsi del clima si spostavano dai rifugi glaciali per ricolonizzare il nord dell'Europa. Nel resto d'Europa l'aplotipo R1b è presente in maniera degradante da ovest verso est dove praticamente scompare per lasciare il posto all'aplotipo R1a a partire da un confine naturale che va dalle Alpi Orientali al mar Baltico.

È senz'altro molto rilevante notare il fatto che l'epicentro della diffusione della cultura celtica abbia basse frequenze di R1b: ciò dimostrerebbe che il panorama genetico attuale sia sostanzialmente quello disegnato nel periodo mesolitico e che la diffusione della cultura celta sia stata più di tipo culturale (ad esempio imposto da classi dominanti celte) che dovuto alla diffusione di persone, e quindi di geni.

Da segnalare anche una massiccia presenza dell'aplotipo R1b anche nell'Italia del nord, non è ancora chiaro però se la sua presenza sia dovuta alle migrazioni iniziali del paleolitico provenienti da una regione imprecisata dell'Asia occidentale o ad eventi più recenti legati all'ultima glaciazione (tra i 15000 e i 10000 anni fa), durante la quale i contatti tra popolazioni iberiche e quelle italiche erano consentiti e facilitati dal congelamento di ampi tratti del mediterraneo settentrionale che formavano in questo modo ponti naturali facilmente percorribili. Ad ogni modo, poiché l'ultima glaciazione rese inabitabili le regioni settentrionali e centrali dell'Europa, è ovvio che l'apparizione aplogruppo R1b in Italia preceda quella nelle isole britanniche.

Da queste poche evidenze si deduce che l'aplotipo R1b presente nelle moderne popolazioni celtiche e già presente nelle popolazioni del mesolitico, non può essere stato introdotto da migrazioni di popoli indoeuropei in epoca più recente, attestando così, secondo i dati biologici, l'originalità e l'europeicità dei Celti di ogni epoca.

Questa prospettiva autoctona è compatibile con la teoria della continuità proposta da Colin Renfrew, ma tuttavia viene generalmente rigettata dagli studiosi di linguistica, che da più di un secolo si sono posti il problema dell'origine dei popoli celti, e per un lungo periodo del secolo scorso furono gli unici studiosi a presentare ipotesi, frutto delle loro ricerche, riguardo a tale origine. La loro obiezione è imperniata sulla constatazione delle strette prossimità dialettali tra le varie lingue celtiche: se si fossero effettivamente sviluppate in un'area tanto vasta, per millenni, senza scrittura e in assenza di qualsiasi unità politica, avrebbero dovuto differenziarsi tra loro molto di più di quanto non sia storicamente attestato. La linguistica storica, quindi, indica un periodo di separazione rispetto alla lingua protoceltica di poche centinaia di anni[4].

Da queste considerazioni si può concludere che le popolazioni indoeuropee, spingendosi verso il centro-ovest dell'Europa diedero origine e diffusione ai Celti, in altre aree europee si amalgamarono più o meno pacificamente con popolazioni autoctone preesistenti (arrivate dal Paleolitico al Mesolitico) dando origine (soprattutto con il ceppo R1b1c, che i marcatori M269, S3, S10, S13, S17) ai protogermani e ai Germani nel centro-nord Europa e ai popoli Italici nella penisola italiana.

Studi genetici sulle popolazioni baltiche[modifica | modifica sorgente]

Largamente in contraddizione con le ricerche di base linguistica, che ascrivono i popoli baltici alla famiglia linguistica indoeuropea, negli ultimi anni sono emersi i dati delle ricerche genetiche. Secondo la ricerca finlandese (Laitinen et al, 2001) e Richard Villems (2001, Estonia), che hanno compiuto le analisi di alcune linee genetiche maggiori, i parenti più vicini dei balti moderni sembrano essere gli odierni estoni e mari (repubblica autonoma di Mari El in Russia), mentre i russi ed i polacchi avrebbero una somiglianza genetica minore. Ciò ha portato alcuni scienziati a ritenere che i popoli conosciuti al giorno d'oggi come balti fossero inizialmente di origine in larga parte ugro-finnica (o viceversa, che gli odierni popoli di lingua ugrofinnica fossero di origine baltica); in questo modo, le lingue parlate oggi da questi gruppi si sarebbero diffuse soppiantando altre lingue precedentemente usate dallo stesso popolo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.nature.com/news/archaeology-the-milk-revolution-1.13471.
  2. ^ http://www.nature.com/ncomms/2013/131008/ncomms3543/full/ncomms3543.html.
  3. ^ http://www.nature.com/ncomms/2013/131008/ncomms3543/full/ncomms3543.html.
  4. ^ Francisco Villar, Gli Indoeuropei e l'origine dell'Europa, pp. 447-448

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Origine degli aplogruppi[modifica | modifica sorgente]

Celti[modifica | modifica sorgente]

  • Michael E. Weale, Y Chromosome Evidence For Anglo-Saxon Mass Migration, in "Society For Molecular Biology And Evolution", 2002.
  • Brian McEvoy, Martin Richards, Peter Forster, Daniel G. Bradley, The Longue Durée of Genetic Ancestry: Multiple Genetic Marker Systems and Celtic Origins on the Atlantic Facade of Europe, in "The American Journal of Human Genetics", ottobre 2004.
  • Brian Sykes, The Blood of the Isles. Exploring the genetic roots of our tribal history, Bantam Press, 2006. ISBN 978-0-593-05652-3
  • Stephen Oppenheimer, The Origins of the British: a Genetic Detective Story, Constable and Robinson, 2006. ISBN 978-1-84529-158-7
  • Andrea Novelletto; Fabio Di Giacomo, "Analisi di due linee evolutive del cromosoma Y in Eurasia occidentale", Tesi di dottorato, Università degli Studi di Roma Tor Vergata, 2005 Abstract Full article download (.doc)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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