Ipotesi alternative sull'AIDS
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| « Sappiamo che errare è umano, ma l'ipotesi HIV-AIDS è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente » | |
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(Kary B. Mullis, Premio Nobel per la chimica nel 1993 per aver scoperto la reazione a catena della polimerasi)
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Alcuni autori hanno ipotizzato che l'AIDS non sia causato dal retrovirus HIV.
L'ipotesi di una mancanza di correlazione tra il virus HIV e la malattia definita come AIDS è sostenuta da un gruppo eterogeneo di attivisti, scienziati e medici.
Tale gruppo, in aperto contrasto con la descrizione dell'eziologia data dalla ricerca scientifica, affermano che secondo loro l'AIDS sarebbe semplicemente una sindrome conseguente all'abbassamento delle difese del sistema immunitario, e non riterrebbero dimostrato che sia il virus a causare questo indebolimento.
Il primo caso di sindrome da immunodeficienza riferito dai trattati di medicina risale al 1912.
Secondo questa ipotesi, l'AIDS deriverebbe dall'interazione di una serie di concause che porterebbero all'indebolimento, a volte irreversibile, del sistema immunitario - ad esempio, l'uso o l'abuso di farmaci. L'enorme diffusione degli antibiotici, che secondo i sostenitori dell'ipotesi sarebbero usati a sproposito, anche quando non è realmente necessario, avrebbe enormemente debilitato il sistema immunitario dei soggetti interessati. Lo stesso discorso varrebbe per i cortisonici (il cui utilizzo terapeutico è volontariamente volto a deprimere una risposta immunitaria), per gli psicofarmaci e, a seconda delle opinioni, per tutti i tipi di farmaci.
In realtà, le opinioni su questo argomento sono diverse, non necessariamente collegate fra loro, e non necessariamente in relazione fra loro. Tali opinioni possono essere così espresse:
- L'HIV non esiste
- L'HIV esiste ma è un retrovirus inoffensivo
- L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma non è stato mai provato
- L'HIV esiste, e potrebbe causare l'AIDS, ma soltanto in combinazione con altri fattori
- L'HIV esiste, ma non causa l'AIDS: altri agenti infettivi provocano la malattia
- L'HIV esiste, ma non è all'origine dell'AIDS: l'AIDS non è, dunque, una malattia infettiva
- L'HIV esiste, ma non è responsabile dell'AIDS: la causa è una combinazione di altri fattori, infettivi e non infettivi.
Simili argomentazioni incontrano obiezioni, e spesso generano ostilità nell'ambito di gran parte della comunità scientifica, che accusa i sostenitori di questa teoria di ignorare la prova scientifica evidente (biologica e clinica) della correlazione tra HIV e AIDS, ed esprime il timore che la loro insistente propaganda possa costituire una minaccia irresponsabile per la salute pubblica. Da parte loro, i critici sono convinti che l'attuale approccio dei media all'AIDS, che definiscono di sostegno aperto alla teoria secondo cui l'AIDS è causato dall'HIV, avrebbe a loro parere prodotto come risultato diagnosi approssimative, panico, terapie controindicate[senza fonte], e uso dei fondi pubblici a favore di una ricerca a senso unico, orientata cioè alla sola ricerca di un agente infettivo per questa patologia. Il dibattito ed il contrasto di opinioni sorto su questo argomento ha suscitato enorme sconcerto e fervore da entrambe le parti, fin dagli anni ottanta.
[modifica] Terminologia
Uno degli argomenti di discussione concerne la questione semantica in merito alla denominazione con cui indicare i fautori delle tesi contrapposte, oppure le teorie e le opinioni divergenti. Mentre il contrasto di idee sui fattori causali dell'AIDS si risolve, alla fine, in una diatriba scientifica, un contesto nel quale la terminologia in uso non ha alcuna rilevanza per la loro valutazione, occorre accennare alla polemica sorta in base all'aspetto semantico. Per esempio, alcuni ricercatori e sperimentatori dell'HIV hanno attribuito il termine negazionisti a coloro i quali mettono in dubbio il ruolo dell'HIV nella malattia dell'AIDS (forse in analogia con coloro che negano la Shoah). Gli oppositori hanno reagito definendosi pragmatici, ossia con una visione più realistica di quella predominante, ed in questa voce vengono chiamati dissidenti. Un altro elemento di disputa tra le due parti riguarda il termine che esprime il parere secondo il quale l'HIV è causa dell'AIDS, definita in modo approssimativo ipotesi HIV o teoria HIV. Secondo l'opinione dei dissidenti, il fatto che l'HIV provochi l'AIDS è, e rimane, soltanto un'ipotesi; invece, secondo gli scienziati fautori della teoria più comune, è un dato di fatto. In questa voce si ricorre all'espressione teoria HIV nella sua accezione scientifica, e non è sinonimo di ipotesi, mentre il termine teoria HIV dell'AIDS si riferisce al modello HIV per comprendere l'AIDS.
[modifica] Le argomentazioni dei dissidenti
I cosiddetti dissidenti non concordano su molti aspetti della teoria HIV dell'AIDS, ed il loro pensiero è espresso in sintesi nei paragrafi seguenti, anche se va precisato che non tutte le ipotesi sono ugualmente efficaci e che fra le tante opinioni è necessario riconoscere la validità di quelle più importanti dal punto di vista scientifico, in particolare quelle di Peter Duesberg e pochi altri.
[modifica] Affermazione: l'HIV non esiste
La tesi sostenuta dalla maggior parte degli scienziati è che HIV-1 e HIV-2 siano responsabili dell'AIDS nell'uomo, ed entrambi sono stati isolati ed è stato individuato il genotipo. La tesi dei dissidenti non è che il retrovirus HIV non esista, bensì che non è stata provata l'esistenza dell'HIV-1[1] dichiarazione che si basa su due presupposti: vi è un solo sistema per isolare perfettamente un virus, ma non è quello applicato nel caso dell'HIV-1. Entrambe le affermazioni sono false, poiché esistono decine di tecniche per isolare i retrovirus, e tutte sono state impiegate per ricavare l'HIV-1, compresa quello che i dissidenti pretendono sia l'unico metodo, ossia la centrifugazione a gradiente di densità (separazione delle particelle in base alla densità per mezzo di un gradiente di densità variabile) (Sinoussi et al., 1973; Toplin, 1973). Mentre questa tecnica spesso è utilizzata per la sintesi dell'HIV-1 e di altri lentovirus, nei primi anni settanta sono stati ideati sistemi più elaborati, compresa la riproduzione di molecole infette clonate (Monti-Bragadin et al., 1972; Peebles et al., 1976; Canaai et al., 1980; Grisson et al., 2004; Tebit et al., 2003; Adachi et al., 1986). Per fare un esempio, Sinoussi non fu in grado di isolare tre tipi di virus ricorrendo ai sistemi in voga negli anni settanta, e soltanto attraverso la clonazione delle molecole gli scienziati, nel 1980, riuscirono a dimostrare che per far sviluppare gli oncovirus, incapaci di riprodursi, sono utili i virus secondari o aiutanti, in grado, invece, di replicarsi.
[modifica] Affermazione: l'AIDS non soddisfa i postulati di Koch sulle malattie infettive
Affinché l'HIV come causa dell'AIDS avvalori i postulati di Koch, devono sussistere le seguenti condizioni:
- essere presente in tutti gli individui affetti da AIDS
- poter essere isolato in persone malate di AIDS
- far insorgere la malattia se iniettato in un soggetto sano
- poter isolare l'HIV di un individuo nuovamente infetto
Idealmente, ed entro i limiti della sperimentazione etica, la dimostrazione della validità di quei postulati aiuta ad individuare in modo abbastanza efficace la causa di una malattia. I dissidenti sostengono che l'impossibilità di comprovare questi postulati forse mette in dubbio che l'HIV è causa di AIDS. Non tutti gli individui cui è stata diagnosticata l'infezione da HIV hanno quantità rilevabili di HIV nel sangue; quindi, i postulati di Koch non sono del tutto validi, poiché esistono casi in cui il virus non è stato identificato, oppure isolato nuovamente con le tecniche in uso in quegli anni.
Gli avversari controbattono sostenendo che l'HIV conferma i postulati, e che eccezioni sono dovute alla scarsa reattività dell'esame HIV, o all'imperfezione delle tecniche di isolamento, piuttosto che all'inesistenza del virus.
Nel caso specifico, per quanto riguarda i postulati #1 e #2 in rapporto all'HIV-1, le moderne tecniche di coltura hanno permesso di isolare l'HIV in quasi tutti i malati di AIDS, come pure in quasi tutti i soggetti risultati sieropositivi sia nel primo sia nell'ultimo stadio della malattia. Inoltre, la reazione polimerasica a catena (PCR), sistema di riproduzione di una molecola di DNA, ed altre sofisticate tecniche molecolari hanno consentito ai ricercatori di accertare la presenza di geni HIV in quasi tutti i malati di AIDS, ed anche in soggetti al primo stadio della sindrome; non è stata rilevata nei pazienti negativi all'HIV che non diventano sieropositivi e sviluppano la malattia.
I postulati #3 e #4 sono stati confermati da circostanze che hanno interessato i tecnici di tre laboratori di analisi che non evidenziavano fattori di rischio, e che hanno sviluppato o la malattia dell'AIDS, o una grave immunodepressione dopo essere stati esposti accidentalmente ad un'alta concentrazione di HIV clonato in laboratorio. In tutti e tre i casi, l'HIV è stato isolato dal soggetto infettato, monitorato, e ha dimostrato di essere il ceppo infettivo del virus. In un altro caso, la trasmissione dell'HIV da un dentista della Florida a sei suoi pazienti è stata documentata dagli studi genetici sul virus isolato sia nel medico sia nei pazienti; il dentista e tre di loro si ammalarono di AIDS e morirono, ed almeno uno dei rimanenti ha sviluppato l'AIDS; cinque dei pazienti non erano soggetti a nessun fattore di rischio HIV, a parte le frequenti visite dentistiche a causa di infezioni (O'Brien and Goedert, 1996; O'Brien, 1997; Ciesielski et al. 1994). Inoltre, nel dicembre del 1999 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ha ricevuto i rapporti inerenti 56 persone che esercitanto la professione nel settore sanitario insieme alla prova documentata di un'infezione da HIV contratta sul lavoro, e di questi 25 avevano sviluppato l'AIDS in mancanza di altri fattori di rischio. L'insorgenza dell'AIDS a seguito della produzione di anticorpi da HIV è stata più volte riscontrata nei casi di trasfusione di sangue nei bambini e negli adulti, nella trasmissione madre-figlio e negli studi sull'emofilia, sull'uso di droga per iniezione e sulla trasmissione sessuale, in cui l'aumento degli anticorpi è dimostrabile con dei prelievi ripetuti di sangue (CDC, HIV AIDS Surveillance Report 1999; AIDS Knowledge Base, 1999). Per esempio, in un'indagine condotta per dieci anni nei Paesi Bassi, i ricercatori hanno seguito undici bambini contagiati dall'HIV alla nascita da piccole quantità di plasma appartenenti ad un unico donatore di sangue infettato da HIV. In questi dieci anni, otto bambini sono morti di AIDS; gli altri tre hanno evidenziato una diminuzione progressiva dell'immunità delle cellule, e di questi tre, due hanno manifestato sintomi riconducibili all'infezione da HIV (van den Berg et al., 1994).
I postulati di Koch sono stati confermati anche su esemplari di animali contagiati da AIDS umano: scimpanzé infettati in laboratorio con HIV hanno sviluppato una grave immunodepressione e AIDS; in topi affetti da immunodeficienza grave mista (SCID), una sindrome che colpisce i neonati e provoca infezioni per lo scarso numero di linfociti T e B, l'HIV provoca casi analoghi di distruzione delle cellule e di patogenesi come quelli accertati nell'uomo. L'HIV-2, una variante meno infettiva dell'HIV, causa di AIDS in soggetti umani, è anche all'origine di una sindrome simile all'AIDS nei babbuini; oltre una decina di virus da immunodeficienza delle scimmie (SIV), imparentato con l'HIV, è causa di AIDS nei macachi dell'Asia; inoltre virus con più genomi, gli SHIV, contenenti un ceppo SIV con diversi geni HIV in luogo dei corrispondenti geni SIV, provoca l'AIDS nei macachi; ad ulteriore riprova del legame di questi virus con l'AIDS, i ricercatori hanno avuto la conferma che virus SIV/SHIV isolati in animali malati di AIDS sono all'origine della malattia se trasmessi ad animali sani (O'Neil et al., 2000; Aldrovandi et al. 1993; Liska et al. 1999; Locher et al. 1998; Hirsch et al. 1994; Joag et al. 1996).
[modifica] Affermazione: L'AIDS non si comporta come una malattia infettiva
I dissidenti sostengono che:
- la malattia dell'AIDS ha avuto un decorso diverso dalle più comuni patologie infettive, le quali si diffondono con estrema rapidità, a livelli quasi esponenziali; infatti, in confronto a queste, la propagazione dell'AIDS è avvenuta con una certa lentezza, e ciò dimostra che non è dovuta ad un agente infettivo.
- I dissidenti hanno anche costatato che nell'America settentrionale e nell'Europa occidentale la diffusione non è casuale, poiché si riscontra maggiormente in determinati gruppi sociali, ed inoltre si suddivide in distinte infezioni collaterali, con patologie specifiche riconosciute come AIDS.
- Sempre secondo l'opinione dei dissidenti, l'AIDS in Africa presenta caratteristiche del tutto diverse da quelle dell'analoga sindrome diffusa nei paesi dell'Occidente. Uno fra gli esempi citati è che, in quel continente, colpisce lo stesso numero di uomini e donne, mentre in Nord America e nell'Europa occidentale ne sono affetti più gli uomini che le donne. Viene citata inoltre anche un'altra statistica, secondo la quale l'AIDS nei paesi occidentali è associata soprattutto con l'uso di droghe, mentre in Africa con la malnutrizione e la povertà. Questi vengono presentati come i segnali indicatori dell'origine non infettiva dell'AIDS.
Il punto di vista unanime degli scienziati sostenitori della corrente di pensiero principale, è che:
- la lentezza con cui l'AIDS si diffonde è da attribuirsi ad un lungo periodo di incubazione dell'HIV, oltre che alle nuove cure e campagne di prevenzione che ne hanno rallentato la propagazione. Esistono numerose patologie infettive molto note a progressione e diffusione lenta: ad esempio, il morbo di Creutzfeldt-Jakob e l'epatite C; in realtà, questo fatto non implica che la malattia non sia contagiosa. La trasmissione attraverso il contatto con i fluidi corporei è stata ampiamente dimostrata, ed è tipica di un'infezione; l'HIV, in merito al contagio attraverso il sangue ed il latte materno, si comporta esattamente come tutti gli altri virus. La gran quantità ed incidenza dei dati a disposizione consente di fare previsioni certe, basate sull'assunto che l'AIDS è una malattia contagiosa, e l'epidemiologia non è incompatibile con la causa infettiva.
- Ancora, la diffusione all'interno di gruppi di persone emarginate, come eroinomani ed omosessuali, avviene perché è un morbo contagioso e, in effetti, il contagio avviene per via sessuale o con lo scambio degli aghi.
- A quanto pare, l'HIV induce lo stato di immunodepressione, la quale, a sua volta, è causa di malattie specifiche tra gruppi diversi di individui. Ad esempio, nel caso di due persone entrambe immunodepresse, se una beve acqua pura e l'altra no, è ovvio aspettarsi che chi ha bevuto acqua inquinata abbia maggiori probabilità di soffrire di diarrea, malgrado l'affinità delle difese dell'organismo.
- Molteplici sono gli elementi che potrebbero spiegare perché l'AIDS è presente in diversi gruppi di persone in continenti diversi, uno dei quali è la pura coincidenza dell'insorgere dei primi casi di malattia in gruppi sociali diversi ed in continenti diversi. Le campagne d'informazione possono avere avuto un effetto positivo in Occidente, cosa che non è avvenuta in Africa; le pratiche sessuali negli Stati Uniti probabilmente sono diverse da quelle africane; ma, secondo il più comune punto di vista, nessuno di questi elementi può annullare la certezza che l'HIV è la causa principale all'interno di questi gruppi.
- Dal punto di vista storico, l'insorgenza dell'AIDS nella popolazione mondiale ha accompagnato la comparsa dell'HIV. Negli Stati Uniti, il primo caso di AIDS fu individuato nel 1981 tra omosessuali maschi di New York e californiani, ed in precedenza, un esame su alcuni campioni congelati di sangue appartenenti ad un vasto numero di uomini omosessuali ha rivelato la presenza di anticorpi HIV fin dal 1978, non prima. Negli anni successivi, in ogni regione, paese, città dove è apparso l'AIDS, l'evidenza dell'infezione HIV ha preceduto l'AIDS soltanto di pochi anni (MMWR 1981a; MMWR 1981b; Jaffe et al. 1985; U.S. Census Bureau).
Inoltre, il tipo secondario di HIV, molto diffuso in Africa, è diverso da quello presente in Nord America ed in Europa; anche questo è un dato interessante.
[modifica] Affermazione: l'HIV è innocuo
Oltre a quanto asserito a proposito dei modi diversi con cui l'AIDS si manifesta in America settentrionale, Europa occidentale ed Africa, un altro elemento citato a sostegno dell'indiscutibilità che l'HIV è inoffensivo, è il fatto che un esiguo numero di individui positivi all'HIV non contrae alcuna malattia neppure 15 o 20 anni dopo essere risultati positivi al retrovirus; mentre, in alcuni soggetti sieronegativi insorgono quelle che sarebbero diagnosticate come patologie di tipo AIDS, in caso fossero risultati positivi. È stato dimostrato che individui con mutazioni per le molecole (CD4; CCR5; CXCR4) che mediano l'ingresso del virus all'interno dei linfociti e delle altre cellule infettate, non presentano malattia, anche in caso di infezione, perché il virus non può entrare all'interno di queste. Ciò depone per il ruolo dell'HIV nella patogenesi dell'AIDS. Secondo il punto di vista corrente, prima che l'AIDS si manifesti, è prevedibile un lungo periodo di infezione da HIV, poiché il virus impiega anni per dare origine all'immunodepressione, condizione indispensabile per permettere l'insorgere della malattia opportunistica, ossia quando si verificano determinate circostanze. Prima della scoperta di una terapia, si riteneva che tra l'infezione da HIV e l'insorgere dell'AIDS trascorressero da otto a dieci anni, un periodo lungo che, però, secondo l'opinione corrente degli scienziati, non deve far pensare che il virus sia innocuo. Per quanto riguarda i soggetti affetti da malattie riconducibili all'AIDS in assenza di HIV, gli scienziati affermano che il loro sistema immunitario risultava già compromesso da altri fattori, e non vi è alcuna relazione con la capacità dell'HIV di causare immunodepressione, la quale, in assenza del retrovirus, può anche avere origine da cure chemioterapiche, da gravi difetti genetici, da leucemia e da grave malnutrizione. Gli scettici citano un'altra statistica sulle percentuali di infezione HIV nel corso degli anni. Per quanto riguarda la popolazione degli Stati Uniti, negli ultimi venti anni l'incidenza di HIV è rimasta relativamente costante, suggerendo ai dissidenti l'ipotesi che il retrovirus esisteva già nei primi anni ottanta, quindi è anteriore all'AIDS, opinione alla quale gli scienziati replicano che questo fatto indica soltanto che il numero di nuove infezioni è quasi uguale a quello dei decessi, e per questo motivo si attesta su livelli costanti. Ciò di cui i dissidenti non si rendono conto o vogliono ammettere, è che l'HIV utilizza un sistema di trascrizione del suo materiale genetico diverso dagli organismi a DNA (è un retrovirus a doppia catena di RNA+), questo sistema di trascrizione è molto "infedele" e compie molti errori e, tra quelli isolati, ha moltissime varianti, anche nello stesso paziente si possono trovare due cloni diversi dello stesso virus, ciò spiega anche la comparsa della resistenza ai farmaci antiretrovirali oggi in commercio. Il fatto è che il virus, nei primi anni dell'infezione, si trova in un equilibrio dinamico con il sistema immunitario, inoltre ci sono fonti di infezione inaccessibili alla terapia, quali il sistema nervoso, i linfonodi e i macrofagi. Il virus è comunque in attiva replicazione all'interno dei linfociti CD4+, ma il numero di cellule infettate e che muoiono viene rimpiazzato da nuove cellule che vengono a loro volta infettate. Inoltre condizioni di stress, infezioni virali, promuovono la replicazione del virus e l'infezione di nuove cellule CD4+. Si arriva così ad uno squilibrio per la progressiva riduzione dei linfociti e alla malattia conclamata, in un arco di tempo che può variare da 8 a 12 anni . A questa affermazione se ne aggiunge un'altra, secondo la quale tutti i retrovirus sono innocui; ma poiché è ampiamente dimostrato il legame tra alcuni tipi di leucemia da linfocita T e di linfomi con il retrovirus RNA, chiamato virus linfotropo T umano di tipo I (HTLV-1), causa di una grave forma di leucemia diffusa ai Caraibi, in Africa e Giappone, questa affermazione ora è meno frequente; in effetti, l'HIV stesso, in origine, fu ritenuto una variante di HTLV ovvero HTLV-3.
[modifica] Affermazione: Il termine AIDS è improprio
Gli assertori dell'inesistenza dell'AIDS sono del parere che, per accertare la malattia, risulta di fondamentale interesse il test per la ricerca degli anticorpi HIV. Una trentina di patologie riconducibili all'AIDS, tra cui il sarcoma di Kaposi e la polmonite interstiziale plasmacellulare, sono diagnosticate come AIDS solo se è indubbia la prova sierologica del virus HIV, senza il quale queste malattie hanno origine da altre ridotte capacità immunitarie. In altre parole, l'individuazione della sindrome è un esempio di ragionamento vizioso: dal momento che, per formulare una diagnosi di AIDS è necessaria la presenza di anticorpi HIV, per definizione non può esistere AIDS se non esiste l'HIV. Inoltre, aggiungono i critici, molte malattie riconducibili alla sindrome, come il cancro della cervice uterina, non sono direttamente collegate all'immunodeficienza e non devono essere ritenute una forma di AIDS. Il carcinoma della cervice, ad esempio, è provocato dal virus HPV, responsabile anche dei papillomi genitali, il quale, reso neutrale dalle difese immunitarie, non è in grado di evolvere in cancro; il legame con l'AIDS si spiega unicamente con il fatto che un sistema immunitario già compromesso non è in grado di bloccare il virus HPV. Il termine AIDS significa Sindrome da immunodeficienza acquisita e indica l'insieme dei sintomi e delle infezioni associate ad una inadeguatezza non congenita del sistema immunitario nel contrastare le malattie, a causa dell'infezione da HIV. La sindrome, in origine, per motivi di necessità non era riferita all'HIV, dal momento che la definizione è precedente alla sua scoperta; quando fu approvata la teoria che è l'HIV a provocare l'AIDS, il virus fu associato per approfondire la malattia. Nel campo della medicina è molto frequente descrivere una patologia sulla base della sintomatologia e, successivamente, modificare la terminologia medica quando si precisano le cause. Ad esempio, la sindrome della pericardite acuta inizialmente fu descritta in base ai sintomi di dolore toracico, sfregamento del pericardio e versamento pericardiale; una volta stabilito il quadro clinico, in base all'eziologia fu possibile classificare i diversi tipi - infettiva (virale, tubercolare, da fungo), reumatica e non infettiva. Oggi, una diagnosi di pericardite acuta senza una chiara sintomatologia è considerata imperfetta. Come è accaduto in caso di sindromi ancora sconosciute, gli studiosi sono riusciti a conoscere progressivamente l'evoluzione dell'AIDS, rilevando prima i sintomi più evidenti e gravi, e più tardi scoprendo quelli meno comuni od irriconoscibili. La prima definizione di AIDS da parte del CDC nel settembre del 1982 includeva un elenco di tredici malattie, da ritenersi con cautela sintomatiche di un difetto nell'immunità delle cellule in un soggetto del quale non è nota la causa della minor resistenza a quella malattia. La scoperta dell'HIV risale al 1984; l'anno successivo, a seguito di una controversia con gli esperti di epidemiologia, il CDC modificò la definizione corrente di AIDS introducendo una serie di patologie che si sarebbero dovute associare all'AIDS soltanto se si presentavano in concomitanza con un test HIV positivo, e che continuarono a diagnosticare casi di AIDS con o senza un test HIV positivo. A seguito dell'esperienza dei diversi tipi di malattia, venne accertatato che il morbo era correlato ad un numero maggiore di affezioni rispetto a quelle classificate in origine, al punto che, nel 1987 il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) ne aggiunse alcune, tra cui l'encefalopatia e la tisi, precedentemente escluse dall'elenco perché non menzionate durante l'indagine epidemiologica. Apparve comunque chiaro che il termine vigente non era suffragato da un'opportuna sperimentazione clinica. Alcuni pazienti avevano contratto il contagio da HIV e soffrivano di malattie riconducibili alla sindrome AIDS; altri erano affetti da malattie derivate dalla sindrome (come una lesione cutanea da sarcoma di Kaposi), eppure erano in salute. Nel gennaio 1993 la definizione di AIDS negli USA venne modificata, e la diagnosi fu formulata prendendo come valore di riferimento un numero di cellule CD4 inferiore a 200, oppure una percentuale inferiore a 14, e vennero aggiunte altre patologie sintomatiche sulla base di uno studio epidemiologico: il carcinoma invasivo della cervice uterina, la tubercolosi e la polmonite cronica.
Per questo motivo, la corrente principale degli scienziati ritiene che la modifica della definizione di AIDS è semplicemente il riflesso di una migliore comprensione della malattia, e non un'argomentazione viziosa che richiede un quadro clinico specifico. Essi sostengono che esiste, ed è sempre esistita, una stretta correlazione tra HIV ed AIDS, ed è talmente evidente perché sono gli anticorpi dell'HIV a definire le caratteristiche della sindrome. La corrente antagonista dichiara che non esiste una definizione omogenea di AIDS dal punto di vista politico o territoriale, portando come esempio l'Africa, dove non è richiesto un esame di laboratorio per diagnosticare la sindrome, poiché le nazioni svantaggiate dal punto di vista economico ritengono che i costi siano inaccessibili perché possa diventare una consuetudine. Questo fa sì che l'epidemiologia dell'AIDS nel mondo non abbia modelli ed una regolamentazione uniforme. Comunque gli scienziati si oppongono e replicano che le incongruenze tra le diverse definizioni di AIDS non derivano dal fatto che l'HIV è responsabile dell'AIDS, e che mentre esse indicano le difficoltà nel mettere a confronto i valori di prevalenza e di incidenza della malattia, esse non sono in relazione con il fattore causale. Inoltre, si tratta di un fenomeno che non riguarda soltanto le questioni dell'HIV o dell'AIDS; le definizioni di colesterolo alto ed anemia e molti altri disturbi fisici variano secondo i confini politici o le culture. Al giorno d'oggi, per definire l'AIDS, si fa riferimento a due sistemi importanti, uno consigliato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (WHO) con la frase regole da utilizzare in ambienti con risorse limitate, e l'altro raccomandato dai Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), sistema da utilizzare nei paesi in via di sviluppo.
[modifica] Affermazione: Il test HIV è inaffidabile
Coloro che mettono in dubbio la teoria HIV come causa di AIDS dichiarano che la tecnica dell'esame della ricerca del virus HIV nell'uomo è difettosa. Uno degli esempi comunemente citati è la possibilità di avere a che fare con un falso positivo, ossia un soggetto sarebbe riscontrato positivo all'HIV, mentre in realtà è negativo. Viene anche affermato che la presenza di anticorpi all'HIV dovrebbe comprovare che il virus all'interno dell'organismo sta per essere annientato dal sistema immunitario, piuttosto che essere un sintomo che il virus è attivo. Ciò non è assolutamente vero. La presenza di anticorpi specifici, sta a significare che il sistema immunitario ha riconosciuto qualcosa di estraneo, non che lo sta eliminando. Molte altre malattie danno anticorpi, ma non risoluzione della malattia. Solo per citarne alcuni, i virus dell'epatite B, C e gli herpes sono virus che rimangono latenti all'interno dell'organismo. Gli esperti sono consapevoli che da tutti i test emergono dei falsi positivi e dei falsi negativi, e si adoperano affinché la percentuale di entrambi sia sempre più bassa; in ogni modo, i ricercatori si basano sui dati relativi ad un gruppo, e non ad un singolo individuo, in modo che ogni riscontro ingannevole non travisi i risultati. In effetti, le infezioni diagnosticate per mezzo del test sugli anticorpi sono uno dei più apprezzati principi della medicina. Sebbene l'ortodossia sostenga che i risultati dei test degli anticorpi HIV sono superiori alla maggior parte dei test sulle malattie infettive sia in termini di reattività (il test di valutazione può dare un riscontro negativo quando l'individuo che vi si sottopone è affetto, in realtà, dalla malattia), sia in termini di specificità (il test può dare un riscontro negativo quando i soggetti testati non hanno contratto la malattia in fase di studio), la realtà è molto diversa. Tutti i test attualmente effettuati ed approvati dal governo superano del 98% dopo 3 mesi e del 100% dopo i 6(instituto superiore di sanita) la reattività e la specificità (tranne l'HIV-TEK G della Sorin Biomedica), e perciò sono più che affidabili. (WHO, 2004). E tutti i test ammessi contengono una clausola che afferma che non esiste un valore in base al quale stabilire l'assenza o la presenza di HIV nel sangue umano.Tener conto dell tepo finestra masimo che e di 6 mesi. Grazie a tecnologie come la reazione polimerasica a catena o i campioni di DNA, oggi applicate con regolarità in tutti i pazienti nelle nazioni progredite, l'HIV è rintracciabile in quasi tutti i malati sintomatici di AIDS. I test attuali sulla struttura genetica del virus, sugli antigeni e sul virus stesso nei fluidi e nelle cellule, sono molto più reattivi ed affidabili di quelli sulla ricerca degli anticorpi. È anche risaputo che non tutti gli anticorpi hanno un effetto neutralizzante, e sono stati individuati molti altri anticorpi generati dall'infezione da HIV. Sebbene non siano diffusi come esami di routine a causa dei costi elevati e di specifiche attrezzature di laboratorio, queste analisi tecniche dirette hanno confermato la validità dei test sugli anticorpi. (Jackson et al., 1990; Busch et al., 1991; Silvester et al., 1995; Urassa et al., 1999; Nkengasong et al., 1999; Samdal et al., 1996).
[modifica] Breve storia del movimento dissidente
Il movimento dissidente è spesso associato a Peter Duesberg, professore di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'University of California, Berkeley, il quale ha contribuito più di ogni altro scienziato dissidente al dibattito. Tuttavia c'è stato chi ha messo in discussione la "teoria dell'HIV" prima di Duesberg, e fra questi anche ricercatori appartenenti alla stesso NIH. Prima del 1984, molte furono le ipotesi avanzate per spiegare la nuova epidemia. Fattori come l'abuso occasionale di droga e di farmaci, determinati ambienti sociali, infezioni da malattie veneree, modelli comportamentali, ed altro, furono presi in esame dai ricercatori. A seguito dell'aumento a livello mondiale dei casi di AIDS tra i soggetti sottoposti a trasfusioni di sangue, emofiliaci, partner sessuali infetti, ed altri gruppi di individui, si appurò che la malattia si trasmetteva attraverso il contatto con il sangue ed i rapporti sessuali e si affermò l'ipotesi dell'HIV come causa predominante (Cohen, 1994a; Horton, 1995).
Uno dei primi a mettere in dubbio il ruolo HIV nel morbo AIDS fu Casper Schmidt, il quale nel 1984 scrisse un articolo sul Journal of Psychohistory intitolato "The Group-Fantasy Origins of AIDS" (Schmidt, 1984) in cui sostiene che l'AIDS sarebbe un esempio di "epidemic hysteria" (isteria epidemica), in cui gruppi di persone inconsciamente darebbero forma concreta ai conflitti sociali, e paragona la malattia a casi documentati di isteria epidemica del passato, che furono ritenuti erroneamente di origine infettiva. L'elevato livello di speculazione teorica dell'articolo, unito alle scarsissime conoscenze allora disponibili sulla biologia dell'HIV, rendono però la tesi dell'autore scientificamente del tutto infondata, sia da un punto di vista psicologico che biologico.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
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[modifica] Voci correlate
[modifica] Collegamenti esterni
[modifica] Dissenso
- Virusmyth
- Peter Duesberg website
- HEAL Toronto
- The Memory Hole > HIV=AIDS controversy
- Alive & Well
- The Perth Group
- AIDS Wiki
- List of dissident websites
- Link to recent literature reviews: http://hivnotaids.homestead.com/Abstracts.html
[modifica] Consenso
- National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID): Focus on the HIV-AIDS Connection
- NIAID fact sheet: How HIV Causes AIDS
- AIDS Treatment News Denialist Series
- AVERT.org: Evidence that HIV causes AIDS
- AEGiS: News and Views on AIDS Causality
- The Relationship Between the Human Immunodeficiency Virus and the Acquired Immunodeficiency Syndrome - NIH
- Polo informativo HIV portale in italiano
[modifica] Riferimenti generali
- HIV-AIDS 2001 Surveillance Report
- HIV DNA sequence database
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- Grmek, MD (1993) History of AIDS Princeton University Press ISBN 0691024774

