Ipostasi (filosofia e teologia)

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L'ipostasi (dal greco hypostasis, «sostanza», da hypo, «sotto», e stasis, «stare»),[1] nella filosofia neoplatonica e in Plotino, è la generazione gerarchica delle diverse dimensioni della realtà appartenenti alla stessa sostanza divina, che le produce per una sorta di emanazione, altrimenti detta processione.

In Plotino[modifica | modifica wikitesto]

Nelle Enneadi Plotino afferma che le ipostasi sono le tre sostanze principali del mondo intelligibile, e cioè gerarchicamente:

  • l'Uno;
  • l'Intelletto, che procede dall'Uno;
  • l'Anima, che procede a sua volta dall'Intelletto.

L'ipostasi è "quel che sta sotto" rispetto a ciò che semplicemente appare, è il "fondamento" occulto di una realtà evidente. Secondo Plotino le tre ipostasi stanno infatti a fondamento di tutto l'universo:

« Se la semplice essenza del Bene ci è disvelata altresì come primordiale e come qualcosa che non ha nient'altro in sé oltre all'unità, e se inoltre l'Uno è identico a tale essenza..... quando diciamo Uno e quando diciamo Bene intendiamo tale Essere primordiale [Dio] .... Lo chiamiamo anche primo perché è semplice .... Pertanto se non è "da altro" né "in altro", e non è composto, non vi è nulla che stia al di sopra di Lui. Ma, stabilito il primato dell'Uno, faremo seguire a Lui l'Intelletto e ciò che nativamente pensa e poi, dopo L'Intelletto, l'Anima. E questo è un ordine secondo natura. »
(Plotino, Enneadi, II, 9, Laterza, Bari 1947)

Nel cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Nel Cristianesimo il concetto neoplatonico di ipostasi svolse un ruolo fondamentale nella formulazione della dottrina trinitaria: i caratteri specifici di Padre, Figlio e Spirito Santo furono definiti come ipostasi (sostanza personale), ma posti a un livello paritario e non più gerarchico. Il termine "ipostasi" fu così consacrato dal concilio di Calcedonia (451) che affermò l'esistenza in Cristo di un'unica ipostasi-persona in due nature: umana e divina.[2] Nella religione cristiana si può intendere con ipostasi anche il processo attraverso il quale dal concetto assoluto di Dio si fa derivare necessariamente la sua esistenza sostanziale.

Questo concetto si tramandò nella filosofia scolastica, dove indicò ogni genere di sostanza individuale, in opposizione alla sostanza in generale. Il concetto di ousia, che nel pensiero greco aveva carattere di generalità, nel pensiero cristiano diventa individuazione. San Tommaso precisa:

« Secondo alcuni la sostanza, nella definizione della persona, sta per sostanza prima, che è l'Ipostasi; tuttavia non è superfluo aggiungere individuale; giacché con il nome di Ipostasi o di sostanza prima si esclude il rapporto tra l'universale e la parte. Noi diciamo infatti che sia un'Ipostasi il concetto di uomo o la mano. »
(Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, q.29, a.1)

Nella filosofia moderna[modifica | modifica wikitesto]

Nella filosofia moderna il termine è passato a indicare, in senso negativo, un concetto astratto al quale si conferisce indebitamente una portata ontologica o, più genericamente, l'assolutizzazione di un principio relativo ("ipostatizzazione").

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dizionario etimologico.
  2. ^ Riferendosi a Cristo, la Chiesa Cattolica parla in proposito di «unione ipostatica» (cfr. Udienza Generale di Giovanni Paolo II del 23 maggio 1990).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Plotino, Enneadi, Laterza, Bari 1947
  • Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, San Paolo edizioni, 1999
  • Matteo Andolfo, Plotino. Struttura e fondamenti dell'ipostasi del «Nous», Vita e Pensiero, Milano 2002 ISBN 8834309189
  • Matteo Andolfo, L'ipostasi della «Psyche» in Plotino. Struttura e fondamenti, Vita e Pensiero, Milano 1996 ISBN 8834308638
  • Antonio Fiozzo, Spiritualità trinitaria, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]