Ipercorrezione

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In linguistica, con ipercorrezione s'intende un fenomeno di errata correzione di una forma linguistica (pronuncia, ortografia, reggenze, ecc.) in sé corretta, per l'errata convinzione che si tratti di un errore.[1] L'ipercorrezione avviene con "l'intenzione di avvicinarsi ai registri alti e di imitare lo standard"[2]. Il fenomeno che prevede la "correzione" di una forma corretta in una scorretta è denominato come ipercorrettismo.

Esempi[modifica | modifica wikitesto]

Ad esempio, uno scolaro apprenderà sui banchi di scuola che nella lingua scritta si usa spesso il pronome egli, usato spesso laddove nel parlato si preferirebbe la forma lui (pronome peraltro non proprio equivalente). Il ragazzo, nello sforzarsi di migliorare il proprio stile, potrebbe estendere l'utilizzo di egli anche laddove è in ogni caso scorretto, ad esempio in combinazione con una preposizione. Il risultato, ipercorretto, potrebbe essere quindi nessuno andò con *egli al posto di nessuno andò con lui. Egli indica infatti solo il soggetto.

Un esempio di falsa correzione dovuta a pedanteria è la stigmatizzazione scolastica della forma scancellare, in sé corretta, in luogo di cancellare (altrettanto giusta), nell'erronea convinzione che quest'ultima sia l'unica corretta. Tuttavia, dato che la correzione porta comunque a una forma corretta realmente esistente, da un punto di vista strettamente tecnico non si tratta di un vero e proprio ipercorrettismo.[3] Un altro fenomeno di ipercorrettismo riguarda l'uso eccessivo e improprio del congiuntivo: nell'intento di perseguire quella che si ritiene una ricercatezza di linguaggio, ci si abbandona, nella prosa, a un debordante uso del congiuntivo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Doppiaggese#Ipercorrettismi.

Il meccanismo della falsa analogia[modifica | modifica wikitesto]

In genere una forma esatta viene corretta erroneamente basandosi su analogie inesistenti con forme sbagliate.[4] È attestabile ad esempio in latino la forma celum, usata erroneamente al posto del più corretto caelum per dire cielo. L'ortografia ae è infatti rarissima in italiano. È comunque possibile cadere nell'errore contrario, sovrautilizzando questa ortografia durante l'uso del latino imperfettamente appreso, magari scrivendo et cætera invece di usare la forma corretta et cetera per dire eccetera.

Un fenomeno simile può riguardare la parola inglese article, trascritta in maniera errata (magari arcticle). L'errore si basa sul fatto che il gruppo consonantico -ct- si trova in diverse parole inglesi il cui corrispondente italiano sarebbe normalmente -tt- (ad esempio, l'italiano atto, il cui corrispondente inglese è normalmente act).

L'ipercorrettismo e i dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Il più delle volte, l'ipercorrettismo consiste nella correzione di pronuncia e ortografia di una parola in sé corretta, ma considerata per errore come dialettale (ventesi al posto di vendesi o seconto per secondo in Italia del Sud, il raddoppiamento di consonanti nell'Italia settentrionale). Sono infatti abbastanza frequenti ipercorrettismi tra parlanti dell'italiano regionale, animati dal desiderio di avvicinarsi alla pronuncia della lingua standard.[5]

Un esempio classico è quello della differenza tra la pronuncia aperta o chiusa della vocale e, problema che può infatti creare spesso errori del genere. Si consideri ad esempio l'ipercorrettismo di alcuni abitanti dell'Italia centrale che, ritenendo errata la pronuncia aperta del dittongo ie nei loro dialetti (es. ièri, piède, dièci), tendono a chiuderne la e, benché la dizione italiana standard voglia questo dittongo sempre aperto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dictionnaire de linguistique Larousse.
  2. ^ Rita Fresu, Ipercorrettismo, Enciclopedia dell'Italiano (2010)
  3. ^ Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET libreria, glossario dei termini linguistici.
  4. ^ coral
  5. ^ Luca Serianni, Grammatica italiana, UTET libreria, glossario dei termini linguistici.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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