Iperbato

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L'ipèrbato (dal greco ὑπέρβατον, hypèrbaton, "passato oltre") è una figura retorica che prevede un allontanamento di una parola da un'altra alla quale dovrebbe essere vicina.

Mentre l'anastrofe rappresenta un'inversione tra due elementi nell'ordine naturale delle parole all'interno di una frase, l'iperbato rappresenta l'incunearsi di un elemento all'interno di un altro.

Affine all'iperbato è anche l'epifrasi, che consiste nello spostare un gruppo di parole al termine di un enunciato per definirne meglio il significato.

Negli esempi che seguono viene sottolineato il primo termine, spezzato dal secondo che viene invece evidenziato in grassetto

« [...] ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò; »
(Alessandro Manzoni, Il cinque maggio)
« ... tardo ai fiori
ronzìo di coleotteri »
(Eugenio Montale, Derelitte...)
« ...e 'l vago lume oltra misura ardea di quei begli occhi... »
(Francesco Petrarca)
« ...Giovin signore, o a te scenda per lungo di magnanimi lombi ordine il sangue... »
(Giuseppe Parini, Il Mattino)

Nella poesia italiana l'iperbato ha il duplice intento sia di porre in rilievo parole o sintagmi che diversamente apparirebbero trascurabili, sia di rievocare con intento arcaizzante la sintassi della lingua latina in cui quelli che in italiano sono iperbati erano invece percepiti come costrutti di uso comune.

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