Invictus (poesia)

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Invictus
Autore William Ernest Henley
1ª ed. originale 1888
Genere poesia
Lingua originale inglese

Invictus è una poesia scritta dal poeta inglese William Ernest Henley.

Origine e storia della poesia[modifica | modifica sorgente]

Il titolo proviene dal latino e significa "non vinto", ossia "mai sconfitto".[1] Fu composta nel 1875 e pubblicata per la prima volta nel 1888[2] nel Book of Verses ("Libro di Versi") di Henley, dov'era la quarta di una serie di poesie intitolate Life and Death (Echoes) ("Vita e Morte (Echi)").[3] In origine non recava un titolo:[3] le prime stampe contenevano solo la dedica A R. T. H. B., un riferimento a Robert Thomas Hamilton Bruce (18461899), un affermato mercante di farina e fornaio scozzese che era anche un mecenate letterario.[4] Il titolo Invictus fu aggiunto dallo scrittore e critico letterario Arthur Quiller-Couch quando incluse la poesia nella sua fondamentale antologia della poesia inglese, Oxford Book of English Verse (1900).[5][6]

All'età di 12 anni, Henley rimase vittima del morbo di Pott, una grave forma di tubercolosi ossea. Nonostante ciò, riuscì a continuare i suoi studi e a tentare una carriera giornalistica a Londra. Il suo lavoro, però, fu interrotto continuamente dalla grave patologia, che all'età di 25 anni lo costrinse all'amputazione di una gamba per sopravvivere. Henley non si scoraggiò e continuò a vivere per circa 30 anni con una protesi artificiale, fino all'età di 53 anni. Henley era amico di Robert Louis Stevenson, che si ispirò a lui per il personaggio di Long John Silver ne L'isola del tesoro.[7]

La poesia Invictus fu scritta proprio sul letto di un ospedale.

La poesia era usata da Nelson Mandela per alleviare gli anni della sua prigionia durante l'apartheid. Per questo è anche citata nel film Invictus - L'invincibile, del 2009, diretto da Clint Eastwood con Morgan Freeman e Matt Damon, in cui doppiaggio e titolatura in italiano hanno preferito la traduzione libera di invictus con invincibile, anziché con il significato più corretto di invitto, imbattuto, indomito.[8]

Testo[modifica | modifica sorgente]

Versione originale (in Inglese)[modifica | modifica sorgente]

Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

Traduzione (in Italiano)[modifica | modifica sorgente]

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Nera come l'abisso da un estremo all'altro,
Ringrazio qualunque divinità esista
Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho arretrato, né gridato.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
Il mio capo è insanguinato, ma indomito.

Oltre questo luogo d'ira e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretta sia la porta,
Quanto carica di punizioni la sentenza,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ English professor Marion Hoctor: The meaning of 'Invictus', CNN, 11 giugno 2001. URL consultato il 21 giugno 2009.
  2. ^ W. C. Brownell, American prose masters: Cooper, Hawthorne, Emerson, Poe, Lowell, Henry James, Harvard University Press, 1963, p. 283, OCLC 271184.
  3. ^ a b William Ernest Henley, A book of verses, London, D. Nutt, 1888, OCLC 13897970.
  4. ^ Ad esempio in William Ernest Henley, A book of verses, 3rd, New York, Scribner & Welford, 1891, OCLC 1912116.
  5. ^ Arthur Thomas Quiller-Couch (ed.), The Oxford book of English verse, 1250–1900, 1st (6th impression), Oxford, Clarendon Press, 1902, p. 1019, OCLC 3737413.
  6. ^ A. N. Wilson, World of books in Daily Telegraph, 11 giugno 2001. URL consultato il 14 dicembre 2009.
  7. ^ Alison Prince, Kenneth Grahame: an innocent in the Wild Wood, London: Allison & Busby, 1994. ISBN 9780850318296. p. 78
  8. ^ Nicola Guerra, Problematiche contestuali e semantiche nella traduzione della poesia lirica. Proposta di traduzione dall’inglese all’italiano della poesia Invictus di W. E. Henley (1875), 1st, Craiova, EDITURA UNIVERSITARIA Craiova Press, 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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