Invasione del Golfo di Lingayen

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Invasione del Golfo di Lingayen
La Pennsylvania guida la Colorado, la Louisville, la Portland e la Columbia verso il Golfo di Lingayen
Data 9 gennaio 1945
Luogo Golfo di Lingayen, Luzon, Filippine
Esito Vittoria decisiva degli Alleati
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
203.608 soldati
800+ navi
Sconosciuti
Perdite
24 navi affondate
67 navi danneggiate
Sconosciute
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L'Invasione del Golfo di Lingayen fu uno sbarco anfibio operato dagli Alleati su Luzon, nelle Filippine, durante la seconda guerra mondiale

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, il Golfo di Lingayen si rivelò un importante teatro bellico tra le forze statunitensi e quelle giapponesi. Il 22 dicembre 1941 la 14th Army dell'esercito imperiale giapponese, ai comandi del tenente generale Masaharu Homma, sbarcò nella parte orientale del Golfo di Lingayen, occupando le municipalità di Agoo, Caba, Bauang e San Juan. I soldati di Homma incontrarono scarsa resistenza, e dopo alcune piccole schermaglie con le male equipaggiate truppe di difesa, in prevalenza soldati statunitensi e filippini, riuscirono a prendere il controllo del Golfo. Dopo la sconfitta, il generale Douglas MacArthur ordinò alle truppe di lasciare Luzon e di ritirarsi a Bataan, penisola all'estremo sud dell'isola. Per i successivi tre anni la zona del Golfo di Lingayen rimase in mano alle forze giapponesi.

Sbarco[modifica | modifica sorgente]

I preparativi per lo sbarco iniziarono il 6 gennaio 1945 e proseguirono fino all'8 gennaio. L'Underwater Demolition Team effettuò dei sopralluoghi, non trovando però alcun ostacolo sulla spiaggia e incontrando forze nemiche sparse per tutto il Golfo. Le forze statunitensi effettuarono attacchi aerei e bombardamenti navali preventivi nelle zone di sbarco, a cui seguirono in risposta attacchi kamikaze, che raggiunsero l'apice nella giornata del 7 gennaio. Il giorno successivo, in seguito ai bombardamenti su Lingayen, si formò per le vie della città un corteo di cittadini con bandiere degli Stati Uniti e delle Filippine, al che le forze statunitensi spostarono i loro attacchi da quella zona.[1] Alle 9:30 del 9 gennaio, dopo un pesante bombardamento costiero, 68.000 uomini ai comandi del generale Walter Krueger del Sixth United States Army sbarcarono sulle spiagge del Golfo di Lingayen, senza incontrare alcuna opposizione. Nei giorni successivi continuarono gli sbarchi, fino ad un totale di 203.608 soldati, che andarono a formare una testa di ponte che si estendeva per 32 km, dalle città di Sual, Lingayen e Dagupan ad ovest fino alla città San Fabia a est. Il numero di uomini ai comandi di MacArthur arrivò quindi a superare il totale di quelli di cui Dwight D. Eisenhower poteva disporre in Europa. Nel giro di pochi giorni, le truppe statunitensi catturarono senza difficoltà le città costiere, compresa San Fabian, mettendo in sicurezza oltre 30 km di spiagge. Nonostante il successo ottenuto dalle truppe di terra, le forze statunitensi soffrirono pesanti perdite, in particolare i convogli navali, a causa di attacchi kamikaze. Dal 4 al 12 gennaio, 24 navi furono affondate e 67 rimasero danneggiate dai kamikaze, incluse le corazzate Mississippi e Colorado, quest'ultima anche colpita accidentalmente da fuoco amico, l'incrociatore pesante Australia, l'incrociatore leggero Columbia e i cacciatorpediniere Long e Hovey. Il Golfo di Lingayen fu trasformato in un vasto magazzino rifornimenti, a supporto delle truppe impegnate nella battaglia di Luzon.

Commemorazione[modifica | modifica sorgente]

Il 9 gennaio 2008, il governatore Amado Espino, Jr e il vice governatore Marlyn Primicias-Agabas istituirono una commemorazione in onore dei veterani che parteciparono allo sbarco. Il 9 gennaio divenne il Pangasinan Veterans’ Day. Nel 63esimo anniversario dell'invasione, il Presidente delle Filippine Fidel Valdez Ramos fece appello allora Presidente degli Stati Uniti George W. Bush, in nome dei 24.000 veterani ancora in vita, di far passare due proposte di legge, depositate alla Camera dei Rappresentanti dal 1968. La Filipino Veterans’ Equity Act e la Filipino Veterans’ Equity furono infine approvate col sostegno formale del senatore Daniel Inouye.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Robert Ross Smith, Triumph in the Philippines, United States Army in World War II. The War in the Pacific, Washington D.C., Office of the Chief of Military History, Department of the Army, pp. 67-68, ISBN 978-1-4102-2495-8.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) William B. Breuer, Retaking the Philippines: Americans Return to Corregidor and Bataan, July 1944–March 1945, New York, St. Martin's Press, dicembre 1986, ISBN 978-0-312-67802-9.
  • (EN) Samuel Eliot Morison, The Liberation of the Philippines: Luzon, Mindanao, The Visayas, 1944–1945, XIII, Boston, Littel, Brown, 1959, ISBN 978-0-7858-1314-9.
  • (EN) Robert Ross Smith, Triumph in the Philippines, United States Army in World War II. The War in the Pacific, Washington D.C., Office of the Chief of Military History, Department of the Army, ISBN 978-1-4102-2495-8.