Operazione Husky
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| Operazione Husky | |||||||
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| Parte della seconda guerra mondiale | |||||||
Piano di sbarco e dislocazione delle forze dell'Asse in Sicilia |
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| Schieramenti | |||||||
| Comandanti | |||||||
| Effettivi | |||||||
| 230 000 italiani, 60 000 tedeschi |
250 000 americani, 228 000 inglesi |
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| Perdite | |||||||
| 8 603 morti, 20 000 feriti e dispersi 140 000 prigionieri di guerra |
USA: 2 237 morti, 6 544 tra feriti e dispersi; Gran Bretagna: 2 721 morti, 10 122 tra feriti e dispersi |
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| Fronte del Mediterraneo (1941-45) |
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| Guerra Greco-Italiana – Jugoslavia – Grecia – Creta – Nord Africa – Italia |
L'operazione Husky fu la prima invasione alleata del suolo italiano che durante la seconda guerra mondiale permise, con l'utilizzo di sette divisioni di fanteria (tre britanniche, tre statunitensi e una canadese) l'inizio della campagna d'Italia. L'operazione Husky costituì una delle più grandi azioni navali mai realizzate fino ad allora. Le grandi unità impegnate appartenevano alla 7ª Armata USA al comando del generale George S. Patton, e l'8ª Armata britannica al comando del generale Bernard Law Montgomery, riunite nel 15º Gruppo di Armate, sotto la respondabilità del generale inglese Harold Alexander.
Si tratta della campagna all'interno della quale si verificò lo sbarco in Sicilia (tra Licata e Gela e tra Pachino e Siracusa) delle forze alleate, tra il 9 e il 10 luglio 1943, cui presero parte circa 160 000 uomini.
Indice |
[modifica] Casablanca e le forze in campo
L'attacco all'Italia fu deciso da americani ed inglesi durante la Conferenza di Casablanca del 14 gennaio 1943 (a tal proposito, celebre rimase la definizione dell'Italia di Winston Churchill: «L'Italia è il ventre molle dell'Asse») e la pianificazione e l'organizzazione venne affidata al generale Dwight Eisenhower.
Le forze contrapposte erano sulla carta di consistenza quasi pari, dato che la Sesta Armata italiana (generale Alfredo Guzzoni) poteva contare su circa 220 000 uomini, solo 170 000 dei quali erano però combattenti. Le grandi unità italiane erano inoltre carenti sotto tutti i punti di vista (armamento e motorizzazione soprattutto), e molte erano unità costiere prive di armamento pesante. Alcune eccezioni erano costituite da un battaglione di artiglieria semovente aggregato alla Divisione Livorno, che aveva in carico un certo numero di semoventi da 90/53,in grado di mettere fuori combattimento qualunque mezzo corazzato alleato. Il corpo d'armata tedesco, forte di 30 000 uomini circa, aveva a sua volta alcuni carri armati Tigre, e a differenza degli italiani era perfettamente equipaggiato.
[modifica] Pantelleria si arrende
| Per approfondire, vedi la voce Operazione Corkscrew. |
I primi segnali dell'invasione si ebbero già un mese prima (11 giugno), con la presa dell'isola di Pantelleria, primo lembo di terra italiana a cadere in mano alleata. Dopo un violentissimo bombardamento aereo, il comandante italiano chiese e ottenne da Mussolini il permesso di arrendersi, facendo credere di non avere scorte idriche. In realtà le capaci caverne dell'isola, che già ospitavano degli hangar per l'aviazione, erano in grado di offrire un riparo sicuro a tutta la popolazione civile e militare dell'isola, e le scorte idriche e alimentari erano tutt'altro che esaurite. Gli alleati fecero circa 11 000 prigionieri tra le forze italiane.
[modifica] Le forze in campo
[modifica] Le forze navali alleate
Le forze da sbarco, precedute da uno sfortunato lancio di paracadutisti (oltre al fatto che nessuna delle unità scese nel luogo stabilito e che molti parà vennero catturati, 23 dei 144 Dakota, lungo la rotta di ritorno, sorvolarono le navi alleate,e scambiati per bombardieri dell'Asse vennero abbattuti) erano protette e scortate da una formidabile flotta combinata.
Il comando della Regia Marina, nonostante le solenni promesse, si guardò bene dal frapporre la propria flotta da battaglia, che pure era intatta, tra le coste siciliane e le forze navali alleate. La decisione fu in qualche modo giustificata dal fatto che, in assenza di adeguata copertura aerea, le corazzate e gli incrociatori italiani sarebbero salpati per una missione suicida. Tuttavia neppure i sommergibili in agguato a sud della Sicilia ottennero risultati.
La flotta alleata contava quattro corazzate (HMS Nelson, HMS Rodney,HMS Warspite e HMS Valiant, quest'ultima appena rientrata in servizio dopo l'attacco di Alessandria), più altre due di riserva ad Algeri ("Forza Z" con le corazzate HMS Howe e HMS King George V), le portaerei HMS Formidable e HMS Indomitable, gli incrociatori HMS Orion, HMS Newfoundland, HMS Mauritius e HMS Uganda, gli incrociatori contraerei HMS Aurora, HMS Penelope, HMS Euryalus, HMS Cleopatra, HMS Sirius e HMS Dido , e 27 cacciatorpediniere. Le forze di appoggio diretto contavano 2 monitori, l'incrociatore Dehly, 8 cacciatorpediniere, 4 cannoniere, 5 mezzi da sbarco trasformati in batterie galleggianti, e 6 mezzi da sbarco con lanciarazzi. La US Navy per parte sua schierava cinque incrociatori (USS Boise, USS Savannah, USS Philadelphia, USS Brooklyn e USS Birmingham), oltre a 25 cacciatorpediniere e a un monitore britannico. Da notare anche la presenza tra queste forze di unità appartenenti a paesi occupati, come Olanda e Grecia.Con l'appoggio di queste forze le prime truppe toccarono terra nelle prime ore del 10 luglio.
[modifica] Le forze terrestri
Le forze dell'8ª Armata (il XXX Corpo d'armata formato dalla 1ª Divisione canadese, la 51ª Divisione e la 231ª Brigata Malta, e il XIII Corpo d'armata costituito dalla 5ª e dalla 50ª Divisione) sbarcarono nei tratti di costa compresi tra la penisola di Pachino e la piazzaforte di Siracusa-Augusta, sul versante ionico, ad eccezione della 1ª Divisione canadese che sbarcò più a sud. Due brigate, la 1ª Brigata Paracadutisti e la 1ª Brigata Aviotrasportata (su alianti), distaccate dalla 1ª Divisione Aviotrasportata britannica furono aviosbarcate dietro le linee italiane per conquistare dei punti chiave.
La 7ª Armata di Patton sbarcò quattro divisioni (la 1ª, la 2ª corazzata, la 3ª e la 45ª) nel tratto di costa compreso fra Gela e Licata. L'82ª Divisione Aviotrasportata fù invece aviosbarcata tra Gela e Scoglitti. Di fronte a queste forze c'erano delle divisioni denominate costiere, in particolare la 206ª nell'estremo sud-est dell'isola, la 207ª tra Agrigento e Licata e la 18ª Brigata costiera sulla costa di Gela. Furono queste unità, oltre alle batterie costiere, a sopportare l'urto dello sbarco americano. Il fuoco di controbatteria delle navi da guerra e l'appoggio aereo favorirono la rapida attestazione delle forze di invasione, anche se nei punti maggiormente muniti di artiglieria costiera la lotta fu piuttosto aspra. Nei numerosi tratti di costa privi di difesa le truppe alleate poterono avanzare dai punti di sbarco senza difficoltà. Nell'entroterra erano presenti la divisione Livorno e la divisione Hermann Göring, oltre alla male armata Napoli. In riserva momentanea la 15ª Divisione corazzata tedesca, divisa in gruppi tattici, non aveva più di 65 carri. A ovest erano schierate le divisioni italiane Aosta e Assietta. Al comando delle forze dell'Asse, da Berlino fu inviato Hans-Valentin Hube.
[modifica] La Sicilia si arrende
Dopo una serie di bombardamenti dalle navi e di attacchi aerei la settima armata americana alle 2,45 iniziò lo sbarco nella notte a Licata di 20 mila uomini. Gli altri sbarchi avvennero a Gela, dove tremila paracadutisti furono lanciati nell'entroterra, e a Scoglitti, nel ragusano. In 24 ore 160 mila uomini furono sbarcati. Tra il 10 e l’11 luglio la divisione tedesca “Hermann Goering” e quella italiana “Livorno” contrattaccarono gli americani nella piana di Gela, dove fu combattuta una terribile battaglia; sul fiume Simeto fu combattuta un’altra durissima battaglia che impegnò gli inglesi dell’Ottava Armata, bloccando la loro avanzata verso Catania. Il 16 luglio gli americani arrivarono ad Agrigento. Nonostante l'eroismo di gran parte delle forze dell'Asse, la Sicilia fu liberata in soli 38 giorni quando, il 17 agosto, le truppe Alleate entrarono a Messina, dopo aver conquistato Palermo il 22 luglio e Catania il 5 agosto. I tedeschi con un ponte di barche riuscirono a trasferire in Calabria la gran parte delle loro truppe.
A capo dell'amministrazione militare alleata della Sicila occupata fu indicato Charles Poletti.
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Bibliografia
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- Alfio Caruso, Arrivano i nostri, Longanesi, 2006
- Attanasio, S. Sicilia senza Italia. Luglio-Agosto 1943. Milano, Mursia 1983.
- D'Este, C. 1943. Lo sbarco in Sicilia. Milano, Mondadori 1990. ISBN 978-8804330462
- Li Gotti, C. Gli americani a Licata. Dall'amministrazione militare alla ricostruzione democratica (capitolo I - L'operazione Husky). Civitavecchia, Prospettiva editrice 2008. ISBN 978-8874183777
- Maltese, P. Sbarco in Sicilia. Milano, Mondadori 1981.
- Mangiameli, R. "La regione in guerra (1943-1950)" in Storia d'Italia - Le regioni dall'Unità ad oggi, a cura di M. Aymard e G. Giarrizzo. Torino 1987.
- Santoni, A. Le operazioni in Sicilia e Calabria. Roma, S.M.E. 1983.
- Zingali, G. L'invasione della Sicilia. Catania 1962.
- Costanzo, E. "Sicilia 1943. Breve storia dello sbarco alleato", Le Nove Muse Editrice, 2003
- Costanzo, E. "Mafia & Alleati. Servizi segreti americani e sbarco in Sicilia. Da Lucky Luciano ai sindaci uomini d'onore", Le Nove Muse, 2006
[modifica] Voci correlate
- George Patton
- Bernard Montgomery
- Harold Alexander
- Hans-Valentin Hube
- Massacro di Biscari
- Operazione Ladbroke
- Armistizio di Cassibile

