Insurrezione della Cornovaglia del 1497

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L'insurrezione della Cornovaglia del 1497 fu una rivolta popolare delle genti della Cornovaglia, regione all’estremo sud ovest della Gran Bretagna. La causa scatenante fu l'aumento delle tasse, su di una regione fortemente impoverita, deciso dal re d’Inghilterra Enrico VII per finanziare la guerra contro la Scozia. I minatori di stagno, che formavano una compatta corporazione rappresentata da un parlamento, furono esacerbati dall’annullamento dei privilegi prima concessi da Edoardo I d'Inghilterra e confluirono nei ranghi della ribellione.

La rivolta[modifica | modifica sorgente]

Contro le tasse decise da Enrico VII Michael Joseph (An Gof), un fabbro di St. Keverne, e Thomas Flamank, avvocato di Bodmin, incitarono la gente della Cornovaglia alla ribellione armata.

Raccolsero un'armata di circa 15.000 uomini e si diressero nel Devon.

Presso Wells si unirono a James Touchet, il settimo Barone di Audley, noto condottiero militare. Il comando dell’armata rimase comunque a Michael Joseph. L’armata si diresse incontrastata verso Winchester attraverso l’Inghilterra del sud, senza particolari episodi di violenza o devastazione, tranne l’uccisione di due esattori del Re a Taunton. Vista l’inerzia del Re, sia ad opporre una reazione militare sia a dare ascolto alle richieste dei rivoltosi, essi si diressero verso il Kent, dove pensavano di poter allargare la base della loro insurrezione in una regione patria di precedenti rivolte. Non riuscirono nel loro intento, anzi il Kent riaffermò la sua fedeltà alla corona inglese. L’armata tornò indietro e il 13 giugno del 1497 raggiunse Guildford (50 km a sud-ovest di Londra). Intanto il Re aveva richiamato la sua armata di 8000 uomini inviata al confine con la Scozia, mentre a Londra si mobilitava ogni uomo per la difesa della città e la famiglia reale si era rifugiata nella Torre di Londra. L’armata degli insorti si diresse nella piana di Blackheat da dove si poteva vedere la valle del Tamigi e Londra. Molti, intanto, avevano disertato lasciando l’armata con non più di 10.000 uomini.

La battaglia di Deptford Bridge[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Deptford Bridge (detta anche battaglia di Blackheat) si svolse la mattina del 17 giugno del 1497 presso l'attuale località di Deptford a sud-est di Londra. Enrico VII schierava un'armata forte di 25.000 uomini e i ribelli non disponevano né di artiglieria né di cavalleria. Le forze del re, divise in tre copri diretti dai Lord di Oxford, Essex e Suffolk, ebbero facile ragione dei ribelli già alle 2 del pomeriggio. La battaglia costò la vita a circa 200 ribelli cornici e a Lord Audley (varie stime contano da 200 a 2000 tra morti e feriti). Flamank fu catturato sul campo di battaglia.
Michael Joseph fu catturato più tardi mentre fuggiva per Greenwich e raggiunse gli altri capi della rivolta nella Torre di Londra. Gran parte della battaglia ebbe luogo sul lato est di Ravensbourne, nel lato della collina su fino all'altopiano di Blackheath. Le perdite inglesi si limitarono a non più di una decina di soldati.

An Gof e Flamank furono giustiziati a Tyburn il 27 giugno 1497, patirono l'impiccagione e il loro corpo in seguito venne fatto a pezzi, come si usava per i traditori. Lord Audley fu decapitato il 28 giugno a Tower Hill. Le loro teste impalate furono esposte sul Ponte di Londra. An Gof dichiarò poco prima dell'esecuzione che avrebbe avuto 'un nome eterno e una fama perenne e immortale'. Si riporta che Thomas Flamnak disse: "Di' la verità e solo allora sarai libero dalle catene". I ribelli rimasti furono mandati a casa, esaurendo così la ribellione.

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